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Campagna Acqua Pubblica


RELAZIONE DI ACCOMPAGNAMENTO ALLA PROPOSTA DI LEGGE D?INIZIATIVA POPOLARE ?PRINCIPI PER LA TUTELA, IL GOVERNO E LA GESTIONE PUBBLICA DELLE ACQUE E DISPOSIZIONI PER LA RIPUBBLICIZZAZIONE DEL SERVIZIO IDRICO?

L?acqua è fonte di vita. Senza acqua non c?è vita. L?acqua costituisce pertanto un bene comune dell?umanità, un bene irrinunciabile che appartiene a tutti. Il diritto all?acqua è un diritto inalienabile: dunque l?acqua non può essere proprietà di nessuno, bensì bene condiviso equamente da tutti.
Oggi sulla Terra più di un miliardo e trecento milioni di persone non hanno accesso all?acqua potabile. Si prevede che nel giro di pochi anni tale numero raggiunga i tre miliardi. Il principale responsabile di tutto ciò è il modello neoliberista che ha prodotto una enorme disuguaglianza nell?accesso all?acqua, generando oltretutto una sempre maggior scarsità di quest?ultima, a causa di modi di produzione distruttivi dell?ecosistema.
E tuttavia, le pressioni ai diversi livelli (internazionale, nazionale e locale), finalizzate ad affermare la privatizzazione e l?affidamento al cosiddetto libero mercato della gestione della risorsa idrica, continuano imperterrite e travalicano trasversalmente le diverse culture politiche ed amministrative.
Per questo affermiamo che arrestare i processi di privatizzazione dell?acqua assume, nel XXI secolo, sempre più le caratteristiche di un problema di civiltà, che chiama in causa politici e cittadini, che chiede a ciascuno di valutare i propri atti, assumendosene la responsabilità rispetto alle generazioni viventi e future.
Le istituzioni economiche, finanziarie e politiche che per decenni hanno creato il degrado delle risorse naturali e l?impoverimento idrico di migliaia di comunità umane oggi dicono che l?acqua è un bene prezioso e raro e che solo il suo valore economico può regolare e legittimare la sua distribuzione.
Noi sappiamo che non è così. Dopo decenni di ubriacatura neoliberista, gli effetti della messa sul mercato dei servizi pubblici e dell?acqua dimostrano come solo una proprietà pubblica e un governo pubblico e partecipato dalle comunità locali possano garantire la tutela della risorsa, il diritto e l?accesso all?acqua per tutti e la sua conservazione per le generazioni future.
In questa battaglia, insieme globale e locale, è ormai largamente diffusa la consapevolezza delle popolazioni riguardo alla necessità di non mercificare il bene comune acqua e non esiste quasi più territorio che non sia attraversato da vertenze per l?acqua.
Le lotte per il riconoscimento e la difesa dell?acqua come bene comune hanno acquisito in questi anni una rilevanza e una diffusione senza precedenti, assumendo anche nuovi significati ed approfondimenti.
Da una parte, le lotte contro la privatizzazione e per il diritto d?accesso all?acqua e alle risorse naturali sono state il motore di cambiamenti sociali e politici epocali in un continente come l?America Latina (basti pensare alla Bolivia che oggi, primo paese al mondo, ha un Ministro per l?Acqua o all?Uruguay che ha deciso, attraverso referendum, di inserire l?acqua come diritto umano e bene comune nella Costituzione) e in diverse aree geografiche planetarie (prima fra tutte, la lotta delle donne e dei contadini indiani contro le dighe del Narmada); dall?altra, le lotte per l?acqua tendono sempre più a divenire strumento di costruzione di pace contro la guerra globale, oggi sempre più determinata dalla competizione per il controllo delle risorse naturali strategiche, di cui l?acqua è la più importante.
Anche nel nostro Paese l?importanza della questione acqua ha raggiunto nel tempo una forte consapevolezza sociale e una capillare diffusione territoriale, aggregando culture ed esperienze differenti e facendo divenire la battaglia per l?acqua il paradigma di un altro modello di società.
E? un percorso che parte da lontano. Nel 2003, dichiarato dall?ONU Anno mondiale dell?acqua, proprio a Firenze si svolse il Forum Mondiale Alternativo dell?Acqua che, ispirandosi al concetto di acqua come bene comune necessario alla vita, bocciò le politiche fondate sulla trasformazione dell?acqua in merce, anche mediante l?introduzione del cosiddetto ?partenariato pubblico-privato?, chiedendone con forza la proprietà e la gestione pubblica come garanzia di libero accesso per tutti.
Da allora sono state decine e decine le vertenze che si sono aperte nei territori contro la privatizzazione dell?acqua e per un nuovo governo pubblico e partecipato della stessa : dall? Abruzzo alla Sicilia, dalla Campania alla Lombardia, dal Lazio alla Toscana, dove nel 2005 sono state raccolte più di 43000 firme in calce ad una legge regionale di iniziativa popolare.
La necessità di mettere in rete e collegare fra loro queste diverse esperienze, unita alla consapevolezza che per poter produrre un cambiamento effettivo occorreva costruire sull?acqua una vertenza di dimensione nazionale, sono state il terreno di coltura che ha permesso nel marzo 2006 l?effettuazione a Roma del primo Forum Italiano dei Movimenti per l?Acqua, cui hanno partecipato centinaia di realtà territoriali e decine di reti nazionali, associative, sindacali e politiche.
Il Forum, attraverso i suoi seminari, ha messo a fuoco l?intera questione acqua, dagli aspetti di politica globale a quelli territoriali, dalla tutela della risorsa alla sua gestione, dalla critica delle liberalizzazioni e delle privatizzazioni alla ricerca di nuovi modelli di pubblico basati sulla democrazia partecipativa.
Con un? importante conclusione condivisa : la necessità di un cambiamento normativo nazionale, che segnasse una svolta radicale rispetto alle politiche, trasversalmente condivise negli ultimi vent?anni, che hanno fatto dell?acqua una merce e del mercato il punto di riferimento per la sua gestione. Provocando dappertutto : degrado e spreco della risorsa, precarizzazione del lavoro, peggioramento della qualità del servizio, aumento delle tariffe, riduzione dei finanziamenti per gli investimenti, diseconomicità della gestione, espropriazione dei saperi collettivi, mancanza di trasparenza e di democrazia. Ovvero, il totale fallimento degli obiettivi promessi da una martellante campagna di promozione comunicativa in ordine ai benefici della privatizzazione e del cosiddetto partenariato pubblico-privato – maggiore qualità, maggiore economicità, maggiori investimenti- che, alla prova dei fatti si sono dimostrati totalmente inconsistenti.
Nel frattempo, il cambiamento realizzatosi con le elezioni politiche dell?aprile 2006 ha portato al governo la coalizione dell?Unione che, nel suo programma contiene il principio del mantenimento nelle mani pubbliche della proprietà e della gestione del servizio idrico integrato. Un importante passaggio, frutto anche della mobilitazione sociale che in questi anni ha reso cultura di massa l?idea dell?acqua come bene comune non mercificabile.
Proprio perché tale cultura diventi politica concreta ed esperienza consolidata, le realtà territoriali e le reti nazionali che hanno promosso il Forum Italiano dei Movimenti per l?Acqua hanno deciso di darsi e di fornire al Paese uno strumento normativo che disegni il quadro della svolta auspicata: una proposta di legge d?iniziativa popolare con gli obiettivi di tutela della risorsa e della sua qualità, di ripubblicizzazione del servizio idrico integrato, di gestione dello stesso attraverso strumenti di democrazia partecipativa.

Proposta di legge che passiamo ad illustrare.
L?articolo 1 stabilisce le finalità della legge, identificate come la definizione dei principi con cui deve essere gestito il patrimonio idrico nazionale e la definizione di un governo pubblico e partecipativo del ciclo integrato dell?acqua.

L?articolo 2 stabilisce i principi generali, definendo l?acqua come bene finito da tutelare anche per le generazioni future, l?accesso all?acqua come diritto umano inviolabile, l?indisponibilità dell?uso della stessa secondo logiche di mercato, la subordinazione del prelievo alla concessione da parte delle pubbliche amministrazione, la priorità dell?uso per l?alimentazione e l?igiene umana, la priorità dell?uso produttivo per l?agricoltura e l?alimentazione animale, la necessità che ad ogni prelievo concesso corrisponda un contatore dell?uso.

L?articolo 3 stabilisce i principi relativi alla tutela e alla pianificazione della risorsa acqua, definendo l?obbligatorietà per ogni bacino idrografico di dotarsi entro due anni di un bilancio idrico di bacino e di una pianificazione delle destinazioni d?uso dell?acqua, vincolando all?esistenza di questi ultimi le concessioni al prelievo; designando l?esclusività di destinazione all?uso umano per le acque così definite per le loro caratteristiche qualitative; stabilendo gli strumenti per la conservazione della qualità della risorsa; vincolando al rispetto di quanto stabilito sopra ogni nuova concessione relativa alle acque minerali.

L?articolo 4 stabilisce i principi relativi alla gestione del servizio idrico, definendo tale servizio privo di rilevanza economica e sottratto ai principi della libera concorrenza, poiché persegue finalità sociali e ambientali di pubblico interesse.

L?articolo 5 stabilisce i principi del governo pubblico del ciclo integrato dell?acqua, definendo le modalità della gestione integrata, la proprietà pubblica e inalienabile delle infrastrutture e delle reti e l?affidamento della gestione in via esclusiva ad enti di diritto pubblico.

L?articolo 6 stabilisce le modalità della fase di transizione verso la ripubblicizzazione della gestione del servizio idrico, stabilendo la decadenza degli affidamenti in essere in concessione a terzi, e definendo i tempi e i vincoli per la trasformazione degli affidamenti in essere attraverso società a capitale misto pubblico-privato o attraverso società a totale capitale pubblico. Il medesimo articolo definisce anche il ricorso ai poteri sostitutivi in caso di mancata ottemperanza a quanto previsto.

L?articolo 7 stabilisce, al fine di attuare i processi previsti dalla fase di transizione, l?istituzione del Fondo Nazionale per la ripubblicizzazione, delegando il Ministero dell?Ambiente e della Tutela del Territorio ad emanare apposito regolamento entro tre mesi.

L?articolo 8 stabilisce le modalità di finanziamento del servizio idrico integrato attraverso la fiscalità generale, definendo a carico della stessa la copertura in parte dei costi di investimento e la copertura dei costi di erogazione del quantitativo minimo vitale giornaliero per persona.

L?articolo 9 stabilisce le modalità di finanziamento del servizio idrico integrato attraverso la tariffa, definendo l?erogazione gratuita di 50 litri per abitante come quantitativo minimo vitale giornaliero; definendo i principi cui dovranno conformarsi le normative regionali per la definizione delle fasce tariffarie per consumi superiori; definendo come interna alla tariffa per gli usi non domestici una quota parte da destinare alla copertura dei costi di investimento, dei costi delle attività di bonifica dagli inquinanti e delle attività di prevenzione e controllo.

L?articolo 10 stabilisce i principi del governo partecipativo del servizio idrico integrato che le normative regionali dovranno disciplinare.

L?articolo 11 stabilisce, al fine di favorire l?accesso all?acqua potabile per tutti gli abitanti del pianeta, l?istituzione di un Fondo Nazionale di solidarietà internazionale, finanziato dal prelievo in tariffa di 1 cent/euro per metro cubo di acqua erogata e dal prelievo fiscale nazionale di 1 cent/euro per ogni bottiglia di acqua minerale commercializzata; il Fondo sarà destinato a progetti di cooperazione internazionale decentrata e partecipata dalle comunità locali per il sostegno all?accesso all?acqua.

L?articolo 12 stabilisce la copertura finanziaria della legge, definendo l?allocazione di risorse per il Fondo Nazionale per la ripubblicizzazione attraverso una riduzione pari al 5% delle somme destinate nell?anno finanziario 2005 alle spese militari; la destinazione di quota parte, pari a 2 mld/euro annui, delle risorse derivanti dalla lotta all?elusione e all?evasione fiscale; la destinazione dei fondi derivanti dalle sanzioni emesse in violazione delle leggi di tutela del patrimonio idrico; la destinazione di una quota parte, non inferiore al 10%, dell?IVA applicata sul commercio delle acque minerali; l?allocazione di risorse derivanti dall?introduzione di una tassa di scopo relativa al prelievo fiscale sulla produzione e l?uso di sostanze chimiche inquinanti.

L?articolo 13 stabilisce l?abrogazione di tutte le disposizioni incompatibili con quanto definito nella legge.

Da sabato 13 Gennaio 2007 x 6 mesi ci saranno banchetti raccolta firme in tutto il territorio nazionale

il sito del coorrdinamento nazionale

aggiornamenti sul coordinamento locale nel Meetup Beppe Grillo di Cagliari

~ di Blog Admin on 11 Gennaio 2007. Tagged: , ,

7 Risposte to “Campagna Acqua Pubblica”

  1. Credo sia necessario che anche noi ci attiviamo per allestire un banchetto per la raccolta delle firme a favore di questa legge di inziativa popolare. Paolo Erasmo

  2. Una legge per riprenderci l’acqua: non è una merce e non può essere privatizzata
    di Elvira Corona – L?Altra Voce 4 Febbraio 2007

    Acqua come risorsa sprecata, acqua come causa di morte e disastri, acqua come diritto e bene comune. Acqua come vita. Tanta acqua nelle immagini di fotografi importanti come Peter Marlow, Leonard Freed, Francesco Zizola ed altri, che ieri ed oggi sono esposte a Cagliari, a Villa Muscas, in via Sant’Alenixedda. La mostra apre la strada a una raccolta di firme in tutta Italia per ri-pubblicizzare l’acqua. Sono necessarie 50mila adesioni per presentare in Parlamento una proposta di legge di iniziativa popolare che permetta di superare l’attuale legge ?Galli?.
    Un obiettivo possibile per il Movimento italiano per l’acqua pubblica, composto da 55 tra associazioni e organizzazioni nazionali e oltre duecento comitati locali. A livello nazionale la campagna è iniziata il 13 gennaio con lo slogan ?Acqua pubblica, ci metto la firma!?, e ad oggi sono state già superate 35.000 firme. A Cagliari la campagna è stata aperta ufficialmente ieri ma in tutta la Sardegna le adesioni raccolte sono già 2000. Per sei mesi si potranno trovare banchetti nelle piazze di tutta Italia: a Cagliari oggi i volontari saranno in mattinata al parco di Monte Claro, accanto all’ingresso di via Cadello, dalle 10 alle 13.
    La legge che disciplina i sistemi idrici in Italia, la n. 36 del 1994, era nata con l’intento di superare la frammentazione delle gestioni, promuovendo il concetto del servizio idrico integrato, di migliorare il servizio idropotabile offerto agli utenti e incrementare l’efficienza tecnica ed economica nella gestione dell’acqua. Per far fronte a tutto questo la legge Galli ha previsto la costituzione di Ambiti Territoriali Ottimali (ATO), in modo da raggiungere adeguate dimensioni in termini di popolazione servita e di volumi idrici distribuiti.
    Il punto più discusso è che – favorendo l’aggregazione dei soggetti fornitori dei servizi idrici e creando le condizioni per l’ingresso di operatori privati – si è consegnata di fatto a questi ultimi l’intera gestione che fino ad allora era delle ex aziende municipalizzate, cioè i gestori pubblici, che garantivano a tutti i cittadini l’accesso all’acqua a prezzi contenuti, spesso con pesanti inefficienze. Oggi la situazione è migliorata? Sul versante dell’efficienza della gestione e del contenimento dei costi i progressi non sempre ci sono stati, mentre l’aumento nel costo del servizio sembra inevitabile.
    In Sardegna il gestore unico del servizio idrico è Abbanoa Spa, società a maggioranza pubblica ma che di fatto si comporta come un qualsiasi imprenditore privato, per molti aspetti. Gli utenti sardi (stando al piano industriale 2006/2012 della società) vedranno salire entro il 2012 il costo medio dell’acqua a 1,99 euro al metro cubo, contro 1,21 euro del 2006 e 0,70 euro del 2004. Il tutto senza adeguate garanzie di tutela delle fasce deboli della popolazione.
    La proposta di iniziativa popolare invece prevede innanzitutto un cambiamento radicale: vedere l’acqua come diritto e non come merce. L’accesso alle risorse idriche come diritto umano universale e inalienabile e che quindi va sottratto alle logiche del mercato e della concorrenza. La legge, composta da 13 articoli, prevede i ?Principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque e disposizioni per la ripubblicizzazione del servizio idrico?.
    Secondo i promotori, è necessario modificare l’idea che i cittadini debbano farsi carico in bolletta di reperire i fondi necessari agli investimenti indispensabili per garantire un livello adeguato del servizio. La legge propone che questi vengano coperti con la fiscalità generale. Secondo i promotori, destinando al servizio idrico anche solo il 5% della spesa militare prevista nella Finanziaria, il Governo ricaverebbe i fondi necessari a finanziare le opere di manutenzione e ammodernamento di cui necessita la rete idrica italiana. Anche parte dei fondi raccolti nella lotta all’evasione fiscale potrebbe essere investita nell’ammodernamento del sistema idrico.
    Oltre gli obiettivi specifici, l’iniziativa si propone anche come un momento di sensibilizzazione: la raccolta firme servirà ad organizzare incontri di educazione della popolazione, per creare una nuova cultura dell’acqua. Senza dubbio educativo, per la partecipazione del cittadino alla gestione della cosa pubblica, è la riscoperta di uno strumento legislativo sottoutilizzato come l’iniziativa popolare.
    Non possiamo dimenticare che il problema dell’acqua è un problema globale. Per noi si traduce in un aumento della bolletta, ma in molte parti del Sud del mondo oggi un miliardo e trecento milioni di persone non hanno accesso all’acqua potabile. Si prevede che nel giro di pochi anni questo numero già inaccettabile arrivi ai tre miliardi. Il modello neoliberista ha prodotto una enorme disuguaglianza nell’accesso all’acqua, generando una sempre maggior scarsità di risorse a causa di modi di produzione distruttivi dell’ecosistema.
    I vari istituti di aiuto ai paesi in via si sviluppo come la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale hanno concesso dei prestiti a condizioni insostenibili, che hanno portato molti governi a doversi sostenere le entrate anche attraverso la privatizzazione dell’acqua. Le lotte per il riconoscimento e la difesa dell’acqua come bene comune hanno raggiunto in questi anni una rilevanza e una diffusione senza precedenti e sono state il motore di cambiamenti sociali e politici epocali in un continente come l’America Latina.
    La Bolivia – dopo violente rivolte che hanno mobilitato intere citta – è oggi il primo paese al mondo ad avere un Ministro per l’Acqua. E l’Uruguay ha deciso, attraverso un referendum, di inserire l’acqua come diritto umano e bene comune nella Costituzione. La presa di coscienza della società civile nei paesi con scarso accesso alle risorse sta iniziando a dare risultati positivi. Queste popolazioni stanno ottenendo (anche se molto lentamente) il riconoscimento di alcuni diritti fondamentali, spesso negati per le logiche di mercato e per il controllo delle risorse naturali strategiche. Ma in certi casi la mobilitazione è naturale: come l’acqua.

  3. LA PIOGGIA è DI TUTTI

    Nel 1993 viene proclamata dall’Assemblea delle Nazioni Unite, la giornata mondiale dell?acqua, anno dopo anno, diventa sempre più attuale e urgente come occasione per sensibilizzare istituzioni e società civile su una emergenza mondiale e sulle possibili soluzioni per fronteggiarla.

    Due importanti incontri mondiali dei Movimenti mondiali dell?acqua tenutisi a Caracas e Messico sanciscono i principi e le dichiarazioni sull?acqua

    L’accesso all’acqua potabile ed ai servizi sanitari per tutti in tanto che diritto umano.
    La valorizzazione e l’utilizzo dell’acqua come bene comune, patrimonio dell’umanità.
    Il finanziamento pubblico delle attività e servizi relativi all’acqua per la vita ed all’acqua per la sicurezza d’esistenza collettiva.
    La realizzazione di strutture democratiche partecipi nel quadro di un governo pubblico dell’acqua.
    L?acqua è una fonte insostituibile di vita, patrimonio dell?umanità, diritto inalienabile e universale. Ma la risorsa acqua è anche grave emergenza in molte aree del mondo: ogni giorno 30.000 persone muoiono per cause connesse alla scarsità d’acqua o alla sua cattiva qualità e igiene. Approfittiamo dell’acqua day del 22 marzo 2007 per iniziare a risparmiare gocce preziose.

    Nel 2005 nasce a Roma il Forum Italiano dei movimenti dell?acqua al quale hanno aderito una miriade di associazioni, movimenti, comitati, onlus, comuni, province e partiti politici.

    L?obbiettivo è quello di far diventare l?accesso all?acqua un bene universale e quindi rendere le gestioni pubbliche e non private attraverso la presentazione di un disegno di legge di iniziativa popolare in parlamento che necessita almeno 50.000 firme. A tutt?oggi siamo oltre le 100.000!!

    Perché è importante pubblicizzare l?acqua

    Il principio fondante dell?economia di mercato si basa sul profitto.

    Possiamo quindi dedurre che una SPA debba fare necessariamente utili per esistere.

    L?utile lo si fa vendendo una merce o un servizio.

    Bene, l?acqua è stata inserita nell?elenco di queste merci, utilizzabili per fare profitto.

    Ritengo assurdo un principio del genere che di fatto nega l?acqua a chi non può pagare.

    Il caso Sardo di Abbanoa, società privata ad intero finanziamento pubblico si caratterizza per una contraddizione di fondo: utilizza principi di gestione che si rifanno all?economia di mercato, cioè?PROFITTO!!Entrano in gioco la competitività che altro non è che rivalità tra aziende per ottenere un miglior risultato. Tutto ciò porta all?esasperazione del prodotto acqua ridotto ad una semplice merce condizionata dal mercato.

    L?acqua è diventata il petrolio azzurro, infatti oggi conviene di più investire in affari che riguardano l?acqua piuttosto che investire in altri settori. Vale più del petrolio ed è per questo che nel Mondo sono già in atto guerre per contendersi questa preziosa risorsa e presto questi scontri cresceranno, basti pensare ai grandi fiumi che attraversano più paesi. Di chi sarà quell?acqua?

    Da questo nasce l?esigenza di un movimento mondiale per l?acqua.

    Un attento risparmio dell?acqua potrebbe farci raggiungere ottimi risultati come per esempio chiudendo semplicemente il rubinetto durante il semplice lavaggio dei denti ognuno di noi risparmierebbe 2600 litri di acqua all?anno!

    Preziosi litri che vanno a finire delle condotte di scarico, un eccesso se pensiamo che le previsioni FAO sostengono che nel 2020 3 miliardi di persone non avranno accesso all?acqua .

  4. Acqua del rubinetto, gli italiani iniziano ad apprezzarla
    Da http://www.greenreport.it , 30 Marzo 2007

    FIRENZE. Sembra che la situazione stia lentamente cambiando e i pregiudizi immotivati verso le acque potabili (quelle del rubinetto) vadano cadendo. Un´indagine del Cra (Centro di ricerca dell?acqua) per l´associazione AquaItalia (Anima-Confindustria) del 2006, rivela che oltre sette italiani su 10 hanno adottato come bevanda abituale l´acqua del rubinetto: perché è sicura, comoda e soprattutto economica.

    Il consumo di acqua del rubinetto fa registrare infatti incrementi a doppia cifra anche in Italia, che si va così ad allineare agli altri Paesi europei e al Nord America, dove la maggior parte dei cittadini è abituata ad utilizzare l´acqua di acquedotto per i pasti e a trattarla o affinarla tra le pareti domestiche per averla refrigerata o arricchita con CO2.

    E il mercato delle minerali sembra risentirne. La ragione di questo incremento è sicuramente riconducibile all?economia familiare sempre più ristretta anche se le acque del ?sindaco? come si diceva una volta (ora non più), sono migliorate in qualità organolettica anche se non da tutte le parti.

    Secondo la ricerca suddetta l´acqua del rubinetto, costa in media circa 0,001 euro a litro a fronte dei circa 26 centesimi di euro (in media) della minerale in bottiglia; ciò significa che l´acqua imbottigliata, distribuita e pubblicizzata arriva quindi a costare dalle 300 alle 1000 volte in più rispetto all´acqua del rubinetto. Non vi è dubbio che il risparmio per le famiglie possa cominciare intanto da qui.

    Gli acquedotti italiani forniscono in media un´acqua buona ma si sta espandendo anche il mercato dell?acqua naturizzata cioè acqua dell?acquedotto che viene ulteriormente trattata per eliminare eventuali cattivi odori, sapori e i rischi (non molto elevati in realtà).

    Il sistema di trattamento naturizzatore per l?acqua potabile è approvato dal ministero della Salute e se i cittadini ritengono opportuno (non necessario) migliorare l?acqua che arriva al proprio rubinetto è bene che si rivolgano a ditte autorizzate e certificate evitando il ?fai da te?. Associato al naturizzatore vi è poi l?apparecchio frigocarbonatore per la refrigerazione e l?eventuale aggiunta di anidride carbonica. E in questo caso è una questione di gusti.

    Ma torniamo a ribadire che avere acqua buona dal punto di vista organolettico (potabile lo è sempre) è un diritto dei cittadini e in tal senso andrebbero estese le richieste. La tecnologia per avere acqua di elevata qualità è conosciuta e la sua applicazione dipende da una questioni di costi economici e dal vetusto sistema di distribuzione. Tutti ovviamente però saremmo d?accordo nel definire una spreco di acqua, energia e denaro tirare lo sciacquone con acqua ad alta qualità. E quindi l?unica strada da percorrere è l?acquedotto duale da attuare almeno nelle nuove urbanizzazioni.

    Cioé acqua tutta potabile ma di diversa qualità per i vari usi all?interno delle nostre case. Non fantascienza ma traguardi raggiungibili indirizzando in modo appropriato gli investimenti. Della risposta ?elitaria? del mondo delle acque minerali per sollecitare i consumatori e far breccia in nuove fasce di mercato abbiamo già dato notizia nel numero di ieri. Ma è bene non fare di tutte le erbe un fascio: gli ?affezionati? alla minerale possono sempre consumare acque locali (della propria Regione, ugualmente buone rispetto a quelle prodotte dalle multinazionali che godono solo di notorietà grazie al mercato distorto della pubblicità), che imbottigliano in normali contenitori di vetro (la regione Toscana attraverso la L.R. 38/04 incentiva i produttori in tal senso) contribuendo alla diminuzione dello smaltimento di tonnellate di Pet (per produrlo tra l?altro ci vuole petrolio e si consuma parecchia acqua), e limitando anche l?inquinamento dovuto a migliaia di camion che percorrono la penisola da nord a sud e viceversa per trasportare acqua minerale lungo il Paese.

  5. Acqua bene comune. La Camera dei Deputati approva la moratoria sui processi di privatizzazione dell’acqua.
    Da Greenreport 31/05/2007 Acqua

    Privatizzazione dell´acqua, sì alla moratoria
    Approvato oggi, alla Camera dei Deputati, l´emendamento al Disegno di Legge Bersani contenente il provvedimento di moratoria sui processi di privatizzazione dell´acqua.
    di Federico Gasperini

    FIRENZE. I movimenti per l?acqua cantano vittoria. E´ stato approvato oggi, alla Camera dei Deputati, l´emendamento al Disegno di Legge Bersani contenente il provvedimento di moratoria sui processi di privatizzazione dell´acqua. L´emendamento prevede che, fino all´approvazione di una nuova normativa, in attuazione dei decreti correttivi del decreto ambientale, relativa alla gestione del servizio idrico integrato, siano sospesi tutti gli affidamenti a soggetti privati, compresi quelli attualmente in corso.

    «Il Parlamento dunque recepisce quanto da tempo, a partire dalla grande manifestazione nazionale di Palermo del 10 marzo scorso, i movimenti per l´acqua chiedono, attraverso le mobilitazioni territoriali e la campagna nazionale di raccolta firme per una nuova legge d´iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell´acqua» dichiarano dal Forum Italiano dei Movimenti per l?acqua (composto da più di 70 realtà nazionali e oltre 1000 adesioni territoriali).

    «Con questo provvedimento, che chiediamo sia rapidamente approvato anche dal Senato – continuano dal Forum – vengono sconfitte tutte le accelerazioni verso la privatizzazione dell´acqua che a livello regionale e locale erano state portate avanti dalle lobbies del capitale finanziario, per respingere la campagna in corso per la ripubblicizzazione dell´acqua e per far trovare di fronte al fatto compiuto ogni possibile conquista normativa in direzione dell´acqua bene comune e diritto umano universale».

    Dal 13 gennaio scorso (data di inizio della campagna di iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell´acqua) sono state raccolte oltre le 300.000 firme. «L´approvazione della moratoria dimostra una volta di più le ragioni del Forum dei Movimenti per l´Acqua che chiede che l´intero ciclo dell´acqua sia tolto dal mercato e restituito, come bene comune e risorsa da conservare, allo spazio pubblico e alle comunità locali per una gestione che sia pubblica e partecipativa».

  6. segnala i ristoranti che servono acqua di rubinetto

    http://www.imbrocchiamola.org/

    + campagna METTIAMOLA FUORI LEGGE

    La pubblicità, non l’acqua in bottiglia

    Oggi le acque minerali sono uno dei maggiori inserzionisti pubblicitari in Italia: per convincerci a comperare “l’acqua da bere” nel 2005 gli imbottigliatori hanno acquistato spazi pubblicitari per 379 milioni di euro.

    Perché tanto sforzo? L’acqua in bottiglia ha un concorrente formidabile, che è l’acqua degli acquedotti: buona (poche le eccezioni), controllata (più dell’acqua in bottiglia, come hanno dimostrato diverse inchieste), comoda (arriva in casa), e poco costosa.

    Se le acque minerali non fossero sostenute da una pubblicità martellante, nessuno o pochi sentirebbero il bisogno di comperarle.

    Di fatto l’acqua in bottiglia fa concorrenza a un bene comune, lo ha riconosciuto anche l’Antitrust nel 2005 nel caso “Mineracqua contro Acea”. Solo che le forze in campo sono impari: contro i 379 milioni di euro che l’industria spende per sostenere l’acqua in bottiglia, gli acquedotti non investono una lira per pubblicizzare il proprio servizio.

    Senza pensare di ridurre la libertà di produrre e vendere acqua minerale, non si potrebbe invece legittimamente pensare di limitarne l’invadenza pubblicitaria?

    C’è già almeno un caso in cui non si può fare pubblicità di prodotti pur buoni: in quasi tutto il mondo è vietato promuovere latte in polvere per la prima infanzia (e ad altri prodotti di questo genere) perché fa concorrenza all’allattamento al seno, che è riconosciuto come “un bene primario”.

    Ma non c’è solo questo: in 14 regioni su 20 le aziende non pagano alcun canone per la quantità di acqua effettivamente prelevata e imbottigliata, ma solo un “canone di coltivazione”, in pratica l’affitto del terreno all’interno del quale si estrae l’acqua.

    E a fare affari d’oro sulla dabbenaggine dei nostri consumi sono i soliti noti: Nestlé, ad esempio, che vende nel mondo 19 miliardi di litri d’acqua e anche in Italia è leader del mercato. In Trentino imbottiglia tra i 90 e i 110 milioni di litri d’acqua (“Pejo fonte alpina”) ma paga al Comune di Peio meno di 30 mila euro l’anno. Uno scandalo.

    Per difendere l’acqua degli acquedotti (buona, controllata, comoda e poco costosa) e garantirle un futuro forse è necessario limitare l’invadenza pubblicitaria delle acque minerali.

    http://www.imbrocchiamola.org/

  7. Don’t have enough cash to buy a car? Do not worry, just because this is possible to get the credit loans to work out such kind of problems. Hence get a short term loan to buy all you want.