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Il Piano Regionale degli Inceneritori.

Il Piano regionale dei rifiuti: autorità unica e una sola tariffa La Giunta regionale ha approvato la delibera sul Piano regionale dei rifiuti. Prevede due impianti di termovalorizzazione a Ottana e a Cagliari, la chisura di tutte le discariche, lo smaltimento orientato al recupero e al riciclaggio, e una sola autorità di gestione, con una sola tariffa. CAGLIARI, 12 DICEMBRE 2006 – Una sola autorità d’ambito, al posto della serie di enti che gestiscono la raccolta e lo smaltimento, con alti costi e molte differenze fra un’area e l’altra della Sardegna. E’ la proposta fatta ieri Consulta delle Autonomie locali, discussa oggi dalla Giunta. Il Piano, illustrato dall’assessore all’Ambiente, Cicito Morittu, è sottoposto da oggi a una fase di concertazione che interesserà tutti i soggetti istituzionali e sociali. Parte da un indirizzo già fornito dal piano energetico, che ha individuato due termovalorizzatori, a Ottana e Macchiareddu, per la produzione di energia dai rifiuti. Dallo smaltimento in discarica si passa allo smaltimento con termovalorizzazione. L’obiettivo che la Regione si pone è di portare al 50 per cento nel 2010 la raccolta differenziata, oggi al 10 per cento in Sardegna. E’ ciò che tra l’altro consente di alimentare la filiera del riciclo, che serve a trattenere gli ingenti quantitativi di materiali che vengono trasferiti nella Penisola, e che servono a creare impresa e lavoro in Sardegna. Un segmento del trattamento, è quello destinato alla produzione di composte di umido stabilizzato il cui impiego è possibile nel recupero delle cave dismesse. Obiettivi generali: la diminuzione della tendenza all’aumento dei rifiuti, la diminuzione della tendenza all’aumento della tassa, o delle tariffe, e la perequazione, con una tariffa unica per tutte le famiglie sarde. L’abbattimento di alcuni costi la Regione lo vuole ottenere riorganizzando tutto il sistema, favorendo un sistema di trasporto più razionale anche con l’uso della ferrovia, e un sistema di governo, una autorità unica, che sia costituita dall’assemblea dei sindaci e da un direttivo di sindaci, senza indennità. Ha detto il Presidente Soru, in riferimento alla frammentazione del sistema di raccolta e smaltimento dei rifiuti in Sardegna: "E’ evidente che in futuro tutto questo deve essere portato a unità. Questi impianti non potranno essere gestiti dalle comunità montane e nemmeno da consorzi industriali o Zir in maniera quasi privatistica. La gestione dovrà essere messa necessariamente a gara e dovrà essere assegnata a chi garantisce il prezzo più basso di smaltimento. C’è una cosa importante per il termovalorizzatore di Cagliari: non si può più far finta di non sapere che smaltisce i rifiuti a 130-140 euro a tonnellata, laddove i privati che si finanziano il loro impianto di smaltimento, lo smaltiranno a 60, massimo 70 euro". A proposito delle ipotesi di autorità d’ambito, Soru ha detto: "Noi non abbiamo nessuna indicazione definitiva, ma è ovvio che le province dovranno farsi carico di sensibilizzare i comuni, e noi le aiuteremo a farlo, per arrivare piano piano, gradualmente, ad avere dei contratti collettivi e fare sì che i singoli comuni non siano lasciati soli a fare contratti ciascuno per sé. Se ogni provincia ha un unico contratto per lo smaltimento di rifiuti, con un un’unica società o associazione temporanea di impresa che li smaltisce, queste società che smaltiscono avranno contestualmente la gestione degli impianti di trattamento". "Tutto questo – ha concluso il Presidente della Regione – ci sembra un sistema coordinato che può funzionare, soprattutto può far risparmiare soldi ai cittadini". Documenti correlati:

Piano regionale gestione rifiuti: Sezione Rifiuti Urbani – Sintesi

Linee Guida per la Progettazione della Centrale Termica di Ottana 

Delibera 12 dicembre 2006 Modifica Piano Rifiuti
Riferimenti: efficienza e risparmio nella raccolta differenziata

~ di Blog Admin on 17 Gennaio 2007. Tagged: , , ,

298 Risposte to “Il Piano Regionale degli Inceneritori.”

  1. L?UNIONE SARDA 16 Gennaio 2007
    L’inceneritore divide il centrosinitra”

    Ottana. Intanto Irs mobilita le associazioni agricole del Nuorese e dell’alto Oristanese
    L’inceneritore divide il centrosinistra
    Rifondazione rilancia il fronte del no, la Cgil invita all’unità

    Il nuovo termovalorizzatore di Ottana divide il centrosinistra nuorese. C’è chi, come la Quercia, col nuovo impianto punta a creare il terzo polo energetico sardo. E chi, invece, protesta nel nome dei rischi ambientali. In occasione del congresso provinciale di Rifondazione, che si è svolto domenica a Nuoro ed è finito con l’elezione all’unanimità di Giuseppe Dessena alla segreteria, le divaricazioni sono emerse in modo netto.

    Fronte del no
    Michele Piras, segretario uscente di Rifondazione destinato alla guida regionale del partito, parla di “schizofrenia politica” a proposito del termovalorizzatore di Ottana, capace di smaltire 180 mila tonnellate di rifiuti. «È un modello di sviluppo che non vogliamo, che siamo pronti a respingere con decisione attraverso una estesa campagna di sensibilizzazione della popolazione locale e di mobilitazione di massa, anche con la disobbedienza», dice. Sulla stessa linea il neo segretario Dessena. Rifondazione fa appello al presidente della giunta regionale Soru. «Chiediamo coerenza tra teoria e pratica sul terreno della tutela dell’ambiente». Del fronte del no fanno parte i Verdi.
    Il leader provinciale, Tonino Deriu, assessore all’Ambiente di Nuoro, ospite al congresso di domenica, insiste sui pericoli legati all’emissione nell’atmosfera di polveri velenose. E boccia nettamente l’impianto di Ottana.

    I sostenitori
    I Ds guidano il fronte del sì. Al nuovo impianto di Ottana affidano la creazione di un polo industriale forte che smaltisca i rifiuti e produca energia. Sulla stessa linea la Cgil. Il leader provinciale Gianfranco Mussoni, alla platea di domenica, sottolinea l’importanza del termovalorizzatore per il rilancio industriale del centro Sardegna. La tecnologia – assicura – è tale da rispettare l’ambiente. «Chiediamo di non dividerci sui temi del lavoro e dello sviluppo», dice Mussoni all’assemblea di Rifondazione che, però, resta ferma sul no all’inceneritore.

    Irs
    Anche Irs si mobilita. Nei giorni scorsi ha nominato Gigi Erittu responsabile del comitato sardo contro gli inceneritori. Domani, alle 20, in via Chironi 36 a Nuoro, è in programma un nuovo incontro.
    Intanto, Irs fa appello alle associazioni agricole chiedendo «un incontro urgente per discutere le conseguenze che l’inceneritore porterà a tutte le produzioni agricole del circondario di Nuoro, Ottana, del Barigadu, del Marghine e del Goceano.
    Particolarmente a rischio risultano le produzioni attualmente certificate con i marchi Igp e biologiche, nel settore agricolo e in quello zootecnico». (m. o.)

  2. L?UNIONE SARDA 17 Gennaio 2007

    Un comitato contro l?inceneritore
    «Il nuovo impianto rischia di uccidere il territorio»

    Vincenzo Migaleddu, medico radiologo e ambientalista, è convinto che il nuovo inceneritore porterebbe più danni alla salute e all?ecosistema che benefici economici alla Sardegna centrale.
    DAL NOSTRO INVIATO ANTHONY MURONI

    OTTANA . Ora c?è anche un comitato popolare. Con tanto di sigla che richiama la vecchia Unione delle Repubbliche socialiste sovietiche: il CPCC (che, molto meno enfaticamente, sta per Comitato popolare comunità contrarie) è pronto a scendere in campo per dire no al progetto della giunta Soru, che ha da tempo messo nero su bianco l?intenzione di realizzare un mega-termovalorizzatore dei rifiuti nella zona industriale di Ottana.
    Una proposta già avversata da ambientalisti, indipendentisti e Rifondazionecomunista.
    IL COMITATO. Ne fanno parte cittadini e consiglieri comunali di Ottana, Olzai, Sarule, Bolotana,
    Ollolai, Orani, Gavoi e persino Sedilo e Noragugume:
    tutti denunciano la minaccia ambientale che un nuovo termovalorizzatore porterebbe nella media valle del Tirso, già fortemente compromessa da più di trent?anni di presenza industriale. «La scelta della Regione di realizzare un termovalorizzatore a Ottana rappresenta un ulteriore attacco all?ambiente, alle comunità del territorio, alla loro salute e, come diretta conseguenza, allo sviluppo economico complessivo – dice il documento firmato dai fondatori del neonato movimento, che farà il suo esordio ufficiale nel corso di un convegno in programma sabato alle 17.30 a Sarule – un
    impianto d?incenerimento dei rifiuti capace di produrre energia ma insieme di immettere nell?atmosfera un?enorme quantità di sostanze tossiche (ceneri e fumi inquinanti), in grado di attentare all?integrità fisica delle persone, di porre a dura prova il patrimonio naturalistico e le dotazioni delle aziende zootecniche».
    I PROTAGONISTI. Chi si è preso la briga di iniziare una battaglia che comprende una capillare
    campagna di informazione ha nomi, storie ed esperienze diverse: «Le popolazioni del territorio, di fronte a questo progetto, stentano a capire l?intervento e anzi si allarmano per i deleteri effetti che
    questa attività dovrebbe determinare ? racconta Ester Satta, consigliere comunale di minoranza a
    Olzai, ma impegnata nel comitato «solo come cittadina » – la comunità scientifica e la parte che
    si ritrova nel gruppo dei ?medici per l?ambiente? (composta da biologi, genetisti, biochimici,
    oncologi, epidemiologi, immunologi, pediatri), insieme ad altri esperti del settore ha già fatto
    notare l?elevato carico inquinante per l?atmosfera e il terreno, determinato dalla presenza di una struttura come quella prevista dalla Regione».
    L?AMBIENTE. Secondo lo studio fatto dalla sezione Gallura del Wwf, oltre Ottana la bomba ecologica colpirebbe frontalmente territori e popolazioni di Noragugume, Sedilo, Olzai, Sarule, Orani e Bolotana, senza lasciare immuni ambiti geografici meno prossimi alla media valle del Tirso, come quelli del Marghine, del Goceano, sino ai paesi alle falde del Gennargentu.
    L?ESPERTO. Vincenzo Migaleddu, medico radiologo e ambientalista sassarese, interverrà all?assemblea di sabato: «Posso solo anticipare che informeremo la popolazione e la stampa dei risultati delle ricerche da noi effettuate sui rischi che un grande impianto di termovalorizzazione
    potrebbe portare alle popolazioni e all?ecosistema del territorio».

  3. L?ALTRA VOCE, 21 Gennaio 2007

    «Inceneritore? Dannoso e antieconomico»
    La sfida degli indipendentisti con Aera
    di Marco Murgia

    La produzione di energia pulita dal futuro inceneritore di Ottana? Un falso. L’economicità della nuova struttura ed i nuovi posti di lavoro? Tutte favole facilmente smentibili con studi seri e approfonditi. Il no degli attivisti dell’iRS al progetto della Regione per la costruzione di un termovalorizzatore nella zona industriale nuorese è netto: suffragato da dati e studi che certificano i possibili danni ambientali e quelli per la salute dei cittadini.
    Allora, chiedono gli uomini di Gavino Sale, quali sono i veri interessi dietro l’atteggiamento favorevole di alcuni gruppi politici sardi «in particolare i Ds, ma anche quello della Cgil?». L’azione di sensibilizzazione degli indipendentisti passa per il comitato ?Aera?: un gruppo di lavoro allargato che vuole coinvolgere il maggior numero possibile di abitanti, associazioni, esperti e istituzioni per affrontare i problemi ambientali della Sardegna.
    Già nel pomeriggio, a Sarule si riuniranno cittadini e amministratori locali del circondario di Ottana per decidere quali interventi adottare per contrastare il progetto della giunta regionale: è il primo risultato dopo la conferenza promossa un mese fa e tenuta dal professor Stefano Montanari, dell’Istituto di diagnostica dell’Università di Modena e Reggio Emilia.
    La campagna del movimento indipendentista muove da alcuni punti fermi. A iniziare dal nome che si vorrebbe dare all’impianto: «Il termine termovalorizzatore non è esatto», spiegano Bobore Bussa, responsabile Irs per Nuoro, e Luigi Erittu, responsabile del centro di elaborazione ?Energia e Ambiente?. «Parliamo invece di un vero e proprio inceneritore: l’energia che si produrrà sarà un terzo di quella che verrà utilizzata».
    Uno spreco non giustificato, secondo iRS, nonostante la necessità di eliminare 480mila tonnellate di rifiuti solo nel centro-nord dell’isola: «Anche perché», spiegano, «per incenerire una tonnellata di rifiuti se ne producono altre due. Una di fumi, causa di linfomi e malattie gravi, che sono cresciute dal 30 al 3000% nelle zone dove è già presente un inceneritore; l’altra formata da 650 litri d’acqua carica di sostanze inquinanti, 30 chili di ceneri leggere e 300 chili di ceneri da combustione». Per smaltire queste ultime, classificate come rifiuti tossici speciali, servono discariche ad hoc: «Non è vero, quindi, che saranno eliminate».
    Gravi anche i danni dal punto di vista economico: «Nel medio periodo si danneggeranno tutti i prodotti specifici della zona, soprattutto quelli che oggi possono vantare la denominazione d’origine controllata». Inutile poi appellarsi alla necessità di creare nuovi posti di lavoro: a fronte dei venti o quaranta addetti che farebbero marciare l’impianto, continuano gli indipendentisti, si rovinerebbe il lavoro di centinaia di agricoltori.
    Per questo «è inconcepibile anche l’ostinazione dei Ds e della Cgil nel sostenere con veemenza il progetto», hanno aggiunto Erittu e Busta. «Soprattutto alla luce dell’ultima disposizione della Finanziaria del Governo Prodi che ha eliminato il contributo obbligatorio del 7% nella bolletta degli utenti Enel, destinato al finanziamento degli impianti di incenerimento».
    Decisione che metter fine a una anomalia tutta italiana: «Il kilowattora prodotto da una fonte naturale viene pagato di più in tutta l’Europa. Ma in Italia il ministro Bersani ha aggiunto alla disposizione europea la dicitura ?e da fonti assimilate?: includendo quindi l’energia prodotta dall’incenerimento dei rifiuti. Questi però nono sono fonti naturali: e i cittadini pagano la multa da 14 milioni di euro che l’Europa ha comminato al paese».
    «Non capiamo l’atteggiamento contraddittorio e incomprensibile della Giunta» osservano gli indipendentisti di iRS: «Da una parte promuove le energie di tipo naturale: il gas, il fotovoltaico, l’olio di colza. Dall’altra si mostra troppo permissiva riguardo la realizzazione dell’impianto. Si vorrebbe curare la malattia anziché sradicarla».
    Le alternative non mancherebbero: Irs vorrebbe affrontare direttamente il problema partendo dalla riduzione della quantità di rifiuti prodotta, proponendo soluzioni quali l’obbligo per i produttori di eliminare dalla confezioni imballaggi inutili, limitare l’uso del tetrapak e delle buste di plastica, oltre a incentivare la distribuzione self-service di detersivi o detergenti.
    «Giustificare un nuovo impianto con la necessità di approvvigionamento energetico è un ulteriore falso: la Sardegna, negli ultimi cinque anni, ha prodotto più energia di quella che consuma». Da qui l’appello: gli indipendentisti invitano i cittadini sardi («anche chi non fa parte del nostro movimento, perché l’ambiente è una questione che riguarda tutti») a contattare il comitato ?Aera? attraverso il sito internet http://www.comitauaera.blogspot.com oppure al numero telefonico dedicato 340.4256520.

  4. A fine novembre in occasione del Salone del Riciclo, l’amministratore delegato di Tecnocasic, Sandro Usai dava per scontato che l’impianto di Ottana avrebbe usufruito dei cip6 per 8 anni dall’inizio dell’attività. Dopo la vicenda del maxiemendamento e la sua modifica avvenuta ai primi di gennaio non si capisce piu quali impianti vengano finanziati con cip6 e quali no…)cioè Bersani riconoscerà l’applicabilità o no all’impianto di Ottana???

  5. Inceneritori ? da L?ALTRA VOCE 26 Gennaio 2007

    Rifiuti, sognare la Svizzera
    e risvegliarsi quando si parla dei costi
    di Carlo Manca

    «La Sardegna deve diventare la Svizzera d’Italia per la gestione dei rifiuti». Un traguardo ambizioso quello indicato da Cicito Morittu, assessore regionale alla Difesa dell’Ambiente, per spiegare i progetti della Giunta Soru su questo tema. L’assessore lo ha fatto ieri durante l’incontro con gli amministratori locali da tutta l’isola: la prima occasione di ampio respiro in cui si è parlato del nuovo piano regionale sui rifiuti, presentato a fine 2006 e che attende di essere discusso dal Consiglio.
    Il Piano precedente data 1988, quasi vent’anni fa. Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti: specialmente negli ultimi anni, lo smaltimento dei rifiuti è diventato il primo problema di sindaci, assessori e amministratori vari. Negli ultimi sei anni il costo medio pro capite del servizio è raddoppiato, mentre lo smaltimento in certi casi è addirittura quadruplicato.
    La raccolta differenziata invece è rimasta al palo: 10 per cento di media per l’isola. E allora c’è bisogno di intervenire, su questo sono tutti d’accordo. Ma la proposta di modifica turba comunque i sonni di molti. Con domande tipo: è realistico prevedere una raccolta differenziata del 50% dei rifiuti entro quattro anni? Sarà possibile una tariffa unica? E poi: i famosi termovalorizzatori servono davvero?
    Partiamo dall’ultima questione. Il piano prevede due soli impianti capaci di incenerire i rifiuti e produrre energie: uno per il nord, a Ottana, e uno per il sud a Cagliari. «Da quest’anno però il governo per questo tipo di impianti non concede più i contributi Cip6 (che vengono ancora erogati per la produzione di energia da fonti rinnovabili come sole e vento, ndr). Ma senza questi aiuti i costi rischiano di non essere più sostenibili» ha sostenuto Priamo Farci, responsabile dell’Associazione dei Comuni italiani per la Sardegna: «Ci sono poi le proteste per i risvolti sanitari. In Germania e in Svezia, per esempio, si stanno costruendo impianti con tecnologie più avanzate, più economiche e meno impattanti?.
    E i costi del servizio? Il piano prevede il passaggio da tassa a tariffa e l’introduzione di una tariffa unica regionale per tutte le famiglie. Questo è ovviamente un punto su cui i sindaci sono molto sensibili: la previsione è che i costi per lo smaltimento aumentino del 30 per cento entro il 2010. In realtà, sostiene Farci, «si rischia di non avere abbastanza concorrenza e controllo. E senza controllo i costi rischiano di lievitare ulteriormente». Anche perché le distanze tra una situazione e l’altra (cioè tra chi paga molto e chi molto meno) sono oggi profonde, secondo alcuni incolmabili in tempi brevi.
    Multe per chi sgarra. Il sistema sanzionatorio finora applicato per chi non raccoglie separatamente l’umido, a molti amministratori non piace: perché, dicono, è una punizione troppo gravosa, che oltretutto non incoraggia certo la raccolta differenziata. «Il mio Comune aveva già in essere un contratto che non prevedeva questo tipo di raccolta» ha affermato Luciano Casula, sindaco di Assemini. «E non potevamo certo disattendere gli impegni presi: allora perché multarci?».
    Ci sono poi casi paradossali, come ha spiegato Rosaria Congiu, assessore all’ambiente della provincia di Cagliari: «In alcuni Comuni si fa una raccolta privata della componente umida, che però naturalmente non risulta nei conteggi. Con il risultato che si penalizza chi ha il suo bel contenitore per produrre compost. Ma così si rischia di buttar via il bambino con l’acqua sporca».
    L’assessore Morittu ha cercato di tranquillizzare. Non c’è da preoccuparsi, è il succo del suo discorso, ma è necessario guardare al futuro: «Il costo dei rifiuti cresce in Sardegna più di quanto aumenti il Pil», ha affermato. «Questo è inaccettabile per una regione che fa della sua natura un punto di forza. Perché non basta possedere l’ambiente, bisogna anche tutelarlo». Sulla raccolta differenziata, l’assessore ha poi ammesso che la filiera complessiva, dalla fase di raccolta allo smaltimento, costerà di più: ?Ma già ora il costo è in costante crescita. Dobbiamo cercare di mitigare questa crescita senza dimenticare il rispetto per la natura. In altre zone d’Italia che su questo punto sono molto più avanti di noi, i costi della differenziata sono altissimi. Noi non possiamo certo permetterci una spesa così alta, si tratta insomma di far quadrare il cerchio?.
    I problemi sono però anche altri, a partire dal riutilizzo. ?Qui ci sono delle difficoltà?, ha affermato Morittu:, ?ogni anno esportiamo 35 mila tonnellate di rifiuti che non siamo in grado di riciclare. Qualche azienda della filiera del riciclo è nata in Sardegna, ma sono ancora troppo poche. Eppure sarebbe un modo per creare lavoro e sviluppo?.
    E i termovalorizzatori? «Non ci sono indagini scientifiche che ne attestino una eccessiva pericolosità» è stata la risposta. «Del resto con le discariche di oggi i problemi per la salute sono molto maggiori. Per questo ai termovalorizzatori non c’è alternativa, a meno di riciclare il 100 per cento, che è impossibile».

  6. Inceneritori – Suggerirei al nostro Assessore all?Ambiente di leggersi qualche articolo su Nanodiagnostic:
    http://www.nanodiagnostics.it/FontiInquinamento.aspx?ID=2

    Riporto un articolo di Stefano Montanari.

    Caso: INCENERITORI E NANOPATOLOGIE

    Ormai non esiste più alcun dubbio a livello scientifico: le micro- e nanoparticelle, comunque prodotte, una volta che siano riuscite a penetrare nell?organismo innescano tutta una serie di reazioni che possono tramutarsi in malattie. Le nanopatologie, appunto.

    Se è vero che le manifestazioni patologiche più comuni sono forme tumorali, è altrettanto vero che malformazioni fetali, malattie infiammatorie, allergiche e perfino neurologiche sono tutt?altro che rare. A prova di questo, basta osservare ciò che accade ai reduci, militari o civili che siano, delle guerre del Golfo o dei Balcani o a chi sia scampato al crollo delle Torri Gemelle di New York e di quel crollo ha inalato le polveri.
    ?Comunque prodotte?, ho scritto sopra a proposito di queste particelle che sono inorganiche, non biodegradabili e non biocompatibili. E l?ultimo aggettivo è sinonimo di patogenico. Il fatto, poi, che siano anche non biodegradabili, vale a dire che l?organismo non possieda meccanismi per trasformarle in qualcosa di eliminabile, rende l?innesco per la malattia ?eterno?, dove l?aggettivo eterno va inteso secondo la durata della vita umana.

    Le particelle di cui si è detto hanno dimensioni piccolissime, da qualche centesimo di millimetro fino a pochi milionesimi di millimetro, e più queste sono piccole, più la loro capacità di penetrare intimamente nei tessuti è spiccata; tanto spiccata da riuscire perfino, in alcune circostanze e al di sotto di dimensioni inferiori al micron (un millesimo di m millimetro), a penetrare nel nucleo delle cellule senza ledere la membrana che le avvolge. Come questo accada sarà il tema di un incipiente progetto di ricerca europeo che vedrà coinvolto come coordinatore il nostro gruppo.

    Se è vero che la natura è una produttrice di queste polveri, e i vulcani ne sono un esempio, è pure vero che le polveri di origine naturale costituiscono una frazione minoritaria del totale che oggi si trova sia in atmosfera (atmosfera significa ciò che respiriamo) sia depositato al suolo, ed è pure vero che la loro granulometria media è, tutto sommato, relativamente grossolana.

    È l?uomo il grande produttore di particolato, soprattutto quello più fine. Questo perché la tecnologia moderna è riuscita ad ottenere a buon mercato temperature molto elevate a cui eseguire le più svariate operazioni, e, in linea generale e a parità di materiale bruciato, più elevata è la temperatura alla quale un processo di combustione avviene, minore è la dimensione delle particelle che ne derivano. A questo proposito, occorre anche tenere conto del fatto che ogni processo di combustione, nessuno escluso, produce particolato, sia esso primario o secondario. Per particolato primario s?intende quello che nasce direttamente nel crogiolo, per secondario, invece, quello che origina dalla reazione tra i gas esalati dalla combustione (tra gli altri, ossidi di azoto e di zolfo) e la luce, il vapor d?acqua e i composti principalmente organici che si trovano in atmosfera.
    Al momento attuale, la legge prescrive che l?inquinamento particolato dell?aria sia valutato determinando la concentrazione di particelle che abbiano un diametro aerodinamico medio di 10 micron – le ormai famose PM10 – e prescrive che la valutazione avvenga per massa. Nulla si dice ancora, invece, a proposito delle polveri più sottili: le PM2,5 (cioè particelle con un diametro aerodinamico medio di 2,5 micron), le PM1 (diametro da 1 micron) e le PM0,1 (diametro da 0,1 micron). Sono proprio quelle le polveri realmente patogene, con una patogenicità che cresce in modo quasi esponenziale con il diminuire del diametro. E per avere un?idea degli effetti sulla salute di queste poveri occorre che le particelle siano non pesate ma classificate per dimensione e contate. Dal punto di vista pratico, la massa di una particella da 10 micron corrisponde a quella di 64 particelle da 2,5 micron, oppure di 1.000 da un micron, oppure, ancora, a quella di 1.000.000 di particelle da 0,1 micron. Perciò, valutare il particolato in massa e non per numero e dimensione delle particelle non dà indicazioni utili dal punto di vista sanitario e può, anzi, essere fuorviante.
    Venendo al problema dell?inquinamento da rifiuti, è ovvio che questi debbano, in qualche modo, essere smaltiti.
    A questo punto, è necessario ricordare la cosiddetta legge di Lavoisier o della conservazione della massa. Questa recita che in una reazione chimica la massa delle sostanze reagenti è uguale alla massa dei prodotti di reazione. Il che significa che, secondo le leggi che regolano l?universo, noi riusciamo solo a trasformare le sostanze, ma non ad annullarne la massa.
    Ciò che avviene quando s?inceneriscono i rifiuti, dunque, altro non è se non la loro trasformazione in qualcosa d?altro, e questa trasformazione è ottenuta tramite l?applicazione di energia sotto forma di calore.
    Stante tutto ciò che ho scritto sopra e che è notissimo sia tra gli scienziati sia tra gli studenti delle scuole medie, se noi bruciamo l?immondizia, altro non facciamo se non trasformarla in particelle tanto piccole da farle scomparire alla vista e, con i cosiddetti ?termovalorizzatori? ? una parola che esiste solo in Italiano e che evoca l?idea ingenuamente falsa che si ricavi valore economico dall?operazione ? la trasformazione produce particelle ancora più minute e, dunque, più tossiche.
    Malauguratamente, non esiste alcun tipo di filtro industriale capace di bloccare il particolato da 2,5 micron o inferiore a questo, ma, dal punto di vista dei calcoli che si fanno in base alle leggi vigenti, questo ha ben poca importanza: il ?termovalorizzatore? produce pochissimo PM10 (peraltro, la legge sugl?inceneritori prescrive ancora la ricerca delle cosiddette polveri totali ed è, perciò, ancora più arretrata) e la quantità enorme di altro particolato non rientra nelle valutazioni. Ragion per cui, a norma di legge l?aria è pulita. Ancora malauguratamente, tuttavia, l?organismo non si cura delle leggi e le patologie da polveri sottili (le PM10 sono tecnicamente polveri grossolane), un tempo ignorate ma ora sempre più conosciute, sono in costante aumento. Tra queste, le malformazioni fetali e i tumori infantili.
    Tornando ala legge di Lavoisier, uno dei problemi di cui tener conto nell?incenerimento dei rifiuti è la quantità di residuo che si ottiene. Poiché nel processo d?incenerimento occorre aggiungere all?immondizia calce viva e una rilevante quantità d?acqua, da una tonnellata di rifiuti bruciata escono una tonnellata di fumi, da 280 a 300 kg di ceneri solide, 30 kg di ceneri volanti (la cui tossicità è enorme), 650 kg di acqua sporca (da depurare) e 25 kg di gesso. Il che significa il doppio di quanto si è inteso ?smaltire?, con l?aggravante di avere trasformato il tutto in un prodotto altamente patogenico. E in questo breve scritto si tiene conto solo del particolato inorganico e non di tutto il resto, dalle diossine (ridotte in quantità ma non eliminate dall?alta temperatura), ai furani, agl?idrocarburi policiclici, agli acidi inorganici (cloridrico, fluoridrico, solforico, ecc.), all?ossido di carbonio e quant?altro.
    Affermare, poi, che incenerire i rifiuti significa non ricorrere più alle discariche è un ulteriore falso, dato che le ceneri vanno ?smaltite? per legge (decreto Ronchi) in discariche per rifiuti tossici speciali di tipo B1.
    Si mediti, poi, anche sul fatto che l?incenerimento comporta il mancato riciclaggio di materiali come plastiche, carta e legno. I ?termovalorizzatori? devono funzionare ad alta temperatura e, per questo, hanno bisogno di quei materiali che possiedono un?alta capacità calorifica, vale a dire proprio le plastiche, la carta e il legno che potrebbero e dovrebbero essere oggetto di tutt?altro che difficile riciclaggio.
    Tralascio qui del tutto il problema economico perché non rientra nell?argomento specifico, ma il bilancio energetico è fallimentare e, se non ci fossero le tasse dei cittadini a sostenere questa forma di trattamento dei rifiuti, a nessuno verrebbe mai l?idea di costruire impianti così irrazionali.
    Rimandando per un trattamento esaustivo dell?argomento ai numerosi testi che lo descrivono compiutamente, compresi i siti Internet dell?ARPA e di varie AUSL, la conclusione che qualunque scienziato non può che trarre è che incenerire i rifiuti è una pratica che non si regge su alcun razionale. Ma, al di là della scienza, il sensus communis del buon padre di famiglia che per i Romani era legge può costituire un?ottima guida. Usare i cosiddetti ?termovalorizzatori? spacciandoli per un miglioramento tecnico, poi, non fa che peggiorare la situazione dal punto di vista del nanopatologo, ricorrendo questi a temperature più elevate.
    Perciò, una pratica simile non può essere in alcun modo presa in considerazione come alternativa per la soluzione del problema legato allo smaltimento dei rifiuti, se non altro perché i rifiuti non vengono affatto smaltiti ma raddoppiati come massa e resi incomparabilmente più nocivi.

    Stefano Montanari ? Direttore Scientifico del laboratorio Nanodiagnostics
    Via E. Fermi, 1/L ? 41057 San Vito (Modena)
    http://www.nanodiagnostics.it

  7. INCENERITORI: QUALI ALTERNATIVE

    Da http://www.ecquologia.it/sito/rifiuti/superamento_inceneritori.pdf pag 15

    venerdì 29 settembre 2006

    Rifiuti. Enea: possibile smaltimento in modo pulito

    Smaltire i rifiuti urbani in modo pulito, con un impatto ambientale minimo, producendo eco-energia.

    Dopo gli esperimenti in Germania e Islanda anche in Italia si sta facendo strada la tecnica del futuro, che dovrebbe sostituire quella degli inceneritori: la pirolisi. A proporre la nuova tecnologia e’ l’Enea, che sta vagliando le varie ipotesi possibili allo scopo di rendere una questione ambientale ed economica in una risorsa, per trasformare la maggior parte dei rifiuti
    in energia termica ed elettrica. E’ questo l’obiettivo dell’Enea: ottenere la massima resa dal punto di vista energetico con il minor impatto ambientale. ”Penso proprio che possiamo cominciare a pensare che in un futuro molto prossimo i termo-valorizzatori saranno messi al bando perche’ troppo inquinanti – spiega Angelo Moreno, ricercatore dell’Enea della Casaccia – Una nuova tecnologia, chiamata pirolisi, gia’ in funzione in Germania e in Islanda, sembra avere un futuro molto promettente”. Secondo Moreno ”con particolari accorgimenti tecnici come l’utilizzo di un particolare tipo di forno (kiln), l’assenza totale di ossigeno, la dissociazione molecolare a 400 C (contro i 1300 C degli inceneritori), la pirolisi puo’ raggiungere punti di eccellenza, quali la totale assenza di diossine e furani, oltre ai fumi con le polveri”.
    Inoltre, con la nuova tecnologia c’e’ la possibilita’ di trattare la frazione umida insieme con la frazione secca del rifiuto, con performance che possono toccare punte del 90% di produzione di gas e 10% di residuo inerte in discarica, contro circa il 50% dei termo-valorizzatori. ”In questo modo – precisa Moreno – si consente la minimizzazione dell’impatto ambientale, vale a dire, un minor numero e minore uso delle discariche, che e’ tra i primi obiettivi ambientali nella
    gestione rifiuti in Italia. Inquinanti quali i composti dello zolfo, gli ossidi di azoto, il monossido di carbonio diminuiscono fino alla meta’ mentre quelli pesanti si riducono del 50%. Se poi – prosegue il ricercatore dell’Enea ? un tale sistema venisse accoppiato con una tecnologia ad alta efficienza, quali le celle a combustibile ad alta temperatura che possono sfruttare in maniera ottimale il syngas prodotto, questa potrebbe rappresentare la soluzione tecnologica ottimale al problema dei rifiuti, dal punto di vista ambientale, energetico, sociale ed economico”. Una alternativa
    sostenibile, quella proposta dall’Enea, una delle risposte al dibattito sullo smaltimento dei rifiuti. Il problema in Italia ormai e’ all’ordine del giorno, nel tentativo di trovare soluzioni non inquinanti e accettate dalle comunita’ locali. Un punto fermo sembra essere l’importanza dell’incremento della raccolta differenziata, con una forte riduzione di imballaggi secondari inutili, prodotti usa e getta e l’introduzione del vuoto a perdere, come gia’ accade in molti Paesi del Nord Europa. Certo, gli inceneritori bruciano i rifiuti, ma rilasciano nell’aria fumi, scorie di combustione e perfino fanghi prodotti dai sistemi di abbattimento dei fumi. E questo vale, in gran parte, anche per gli impianti di ultimissima generazione?(Ansa)

  8. Inceneritori – L’ambiente è finito nell’inceneritore
    di Beppe Grillo e Maurizio Pallante

    La beffa-truffa dei soldi pubblici destinati allo sviluppo delle fonti rinnovabili

    L’antefatto è che, con una manovra degna del gioco delle tre carte, i finanziamenti previsti dalla legge per incentivare lo sviluppo delle fonti rinnovabili erano stati dirottati sull’energia elettrica prodotta con gli scarti di raffineria e con l’incenerimento dei rifiuti (30 miliardi di euro dal 1991 al 2003). Il fatto è che con un emendamento alla Finanziaria quei finanziamenti sono stati restituiti alla loro legittima destinazione. La conseguenza è che chi contava su quei soldi per far quadrare i conti fallimentari degli inceneritori progettati e non ancora autorizzati si è visto sottrarre il babà su cui stava affondando i denti e non l’ha presa bene. “Per colpa degli estremisti della legalità dovremo aumentare la tassa raccolta rifiuti”, hanno protestato, inghiottendo con rabbia l’ormai inutile produzione delle loro ghiandole salivari. “Confidiamo che il governo con un altro giochino delle tre carte inserisca i rifiuti tra le biomasse per ridarci quei soldi”, hanno aggiunto subito dopo i più navigati nel mare della politica.

    Una vicenda, tra le tante che costellano l’inglorioso declino di un sistema istituzionale nato in un contesto morale di tutt’altra tempra, su cui non si può evitare di svolgere qualche riflessione. La prima è proprio l’assenza, dall’orizzonte mentale di questi personaggi, dell’etica e del diritto. Nessun riferimento al fatto che quei soldi fossero stati sottratti con una truffa legalizzata alle fonti rinnovabili cui erano destinati. Nessun accenno al fatto che per questo l’Italia ha subito più di un procedimento d’infrazione dall’Unione europea. Nessun collegamento al fatto che i finanziamenti pubblici a una tecnologia costituiscono una palese violazione della concorrenza. Eppure, a beneficio dei gonzi, mentre rivendicavano il diritto a soldi che non gli spettavano per sostenere gli investimenti di una tecnologia che non ripaga i suoi costi, si permettevano anche di sventolare la bandiera del liberismo. “Il tema dell’ambiente non è appaltabile a chi ha posizioni ideologiche contro il capitalismo”, ha avuto la faccia tosta di affermare il presidente della Provincia di Torino, per difendere la sua posizione oggettivamente anticapitalista.

    La seconda riflessione attiene alla progressiva riduzione delle differenze tra destra e sinistra. Il gioco delle tre carte con cui dapprima – carta vince – alle fonti rinnovabili sono state affiancate le ‘assimilate’, poi – carta perde – nelle assimilate sono state inserite fonti non rinnovabili, infine – carta vince – i finanziamenti previsti per le rinnovabili sono stati dirottati sulle non rinnovabili, lo ha fatto il governo Berlusconi, ma lo difende la maggioranza dei partiti di questo governo, accusando di essere estremista chi lo ha smascherato. Si può ancora definire di sinistra chi difende la continuità di scelte fatte dalla destra? È estremista chi ne deduce che la distinzione tra destra e sinistra è superata e che i politici si giudicano, come tutte le persone, del resto, da ciò che fanno e non dalle magliette che indossano? Non avevamo ancora finito di scrivere queste considerazioni che il presidente della Provincia di Torino (ancora lui) lanciava un appello ai deputati torinesi della destra perché si affiancassero a quelli della sinistra in un’azione di lobbying parlamentare per indurre il governo a reinserire tra le fonti rinnovabili una sostanza non rinnovabile, come la plastica dei rifiuti, l’unica che genera una quantità significativa di energia nei forni inceneritori. In barba al diritto, alla scienza e ai procedimenti d’infrazione dell’Unione europea. Tutti i partiti insieme per scucire agli elettori i soldi necessari a danneggiare la loro salute.

    Era un pericoloso estremista quell’unico bambino che gridò “Il re è nudo”, quando tutti lodavano l’eleganza dei suoi vestiti inesistenti?

    La terza riflessione riguarda la validità tecnico-economica dell’incenerimento dei rifiuti, a prescindere, direbbe Totò, da ogni valutazione ambientale. “Se non ci arriveranno i milioni di euro degli incentivi, le discariche diventeranno più convenienti degli inceneritori, oppure si dovrà aumentare la tassa raccolta rifiuti”, hanno sostenuto all’unisono gli aspiranti fuochisti sull’orlo di una crisi di nervi. Ciò significa che la tecnologia dell’incenerimento non è in grado di stare in piedi da sé. È anti-economica. Costa più di quello che rende. Ha costi che non si ammortizzano. La sua inefficienza, in nome del capitalismo e del liberismo, deve essere pagata dalla collettività. O da tutta la popolazione italiana attraverso la sovrattassa sulla bolletta elettrica prevista per le energie rinnovabili (ma questa è una quisquiglia, direbbe sempre Totò), o solo dalla popolazione delle province in cui è prevista la costruzione dei nuovi inceneritori, attraverso un ulteriore aumento della tassa rifiuti. Con lo specchietto per le allodole che i forni sarebbero l’alternativa della discarica. Come se le ceneri e i fanghi di depurazione non dovessero essere smaltiti in una discarica molto più pericolosa delle altre. Come se la loro quantità fosse inferiore ai residui, inerti, di una raccolta differenziata porta a porta con tariffa proporzionale ai rifiuti conferiti in modo indifferenziato.
    Ma se i rifiuti non fossero gestiti per legge in condizioni di monopolio da società private a capitale totalmente pubblico (una bella invenzione da commedia dell’arte), i loro bilanci potrebbero andare in pareggio semplicemente aumentando le tariffe a ogni aumento dei costi? Se agli incrementi della raccolta differenziata corrispondessero proporzionali aumenti di riciclaggio, i costi della gestione dei rifiuti diminuirebbero progressivamente. Per ogni chilo di materiali raccolti in modo differenziato che non si portano allo smaltimento si avrebbe un risparmio, ma per non smaltirli occorre rivenderli come materia prima secondaria. Quindi ne deriva anche un guadagno. Una volta che, sommando i guadagni ai risparmi, siano state ammortizzate le maggiori spese per la raccolta differenziata, si avrebbe una progressiva riduzione dei costi che, trattandosi di società controllate da enti pubblici, si dovrebbero tradurre in una riduzione della tassa. Come mai non succede? Come mai ogni volta che aumenta la raccolta differenziata aumenta anche la tassa raccolta rifiuti? Qualcuno ha mai verificato i conti delle aziende pubbliche che gestiscono le raccolte differenziate?

    Con queste considerazioni si arriva all’ultimo punto di riflessione. Che si rivolge agli estremisti della legalità tra cui indegnamente ci annoveriamo. Siamo proprio sicuri che il monopolio sia la condizione migliore per gestire i rifiuti? Il monopolio è un reale superamento del mercato, o invece è un mercato in cui l’unico operatore può permettersi di aumentare le tariffe a ogni aumento dei costi, proprio perché non c’è concorrenza? Chi fosse vincolato a far quadrare i conti in una situazione di mercato sarebbe incentivato a riciclare la maggior quantità di rifiuti raccolti in maniera differenziata, perché quanto più ricicla tanto meno spende in discarica e tanto più guadagna vendendo materie prime secondarie. Per fare un esempio: il legno proveniente dalla raccolta differenziata è più conveniente economicamente bruciarlo o farne nuovi pannelli di truciolato?

    Se c’è un solo operatore in condizioni di monopolio, che ha investito i nostri soldi e utilizza le nostre tasse per bruciare i rifiuti in un inceneritore, potrà porsi questa domanda privandosi del babà su cui sta per affondare i denti?
    Da L?Espresso 29/01/2007

  9. Inceneritori ? Il Sardegna, 5 Febbraio 2007
    Olzai. Il segretario della Cgil sfida la platea e chiede un confronto sul progetto definitivo

    CRESCE IL FRONTE ANTI-INCENERITORE
    Nuove adesioni al comitato durante l?assemblea di sabato

    Il medico Vincenzo Migaleddu ha ribadito i pericoli ambientali che il termovalorizzatore dei rifiuti provocherebbe nella zona di Ottana.

    Continua a ingrossarsi il fronte dei cittadini della media valle del Tirso che hanno aderito al comitato popolare nato contro la realizzazione del termovalorizzatore dei rifiuti di Ottana. Un risultato insperato fino a qualche
    giorno fa, quando solo alcune associazioni ambientaliste e pochi partiti si erano schierati al fianco dei promotori. La conferma si è avuta nella serata di sabato quando a Olzai, al secondo appuntamento della campagna di sensibilizzazione lanciata dal comitato, c?erano 150 persone di tutte le età.
    In cattedra ancora una volta Vincenzo Migaleddu, medico radiologo esperto in problematiche legate alla salute
    e alla tutela dell?ambiente.

    NO AI RIFIUTI. Nella sua analisi a tutto campo sull?incenerimento dei rifiuti solidi urbani un netto no all?iniziativa della Regione, conferma delle tesi già esposte a Sarule quindici giorni fa: «Non ci possono etichettare come il comitato del ?no? – ha detto lo studioso ? ma solo come contrari a questo modello di sviluppo, che potrà dare ricchezza a pochi ma non rispetta l?ambiente e danneggia la salute delle persone».

    LA CITAZIONE. Il termovalorizzatore sarebbe in linea con un modello di sviluppo ritenuto sbagliato dal medico sassarese, che ha citato Lavoisier per corroborare la sua tesi: «Nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto può essere trasformato – ha detto – un inceneritore riduce ma non elimina la quantità di rifiuti». Che anzi ha un potere inquinante molto più alto e quindi va smaltito in discariche speciali. Queste ultime, oltre a essere più costose, garantirebbero la conservazione e la non pericolosità dei rifiuti solamente per venti anni a fronte di una durata centenaria degli inquinanti.
    «E nel progetto della Giunta regionale non è spiegato dove si vogliono portare questi residui tossici».

    CGIL FAVOREVOLE. La voce della controparte arriva quasi subito dopo l?apertura del dibattito, su richiesta insistente della platea. «Il mio sarà un intervento che creerà forse qualche incomprensione », ha esordito il segretario provinciale della Cgil Mussoni, che si è dapprima soffermato «sulle manifestazioni e lotte che hanno visto in prima linea il sindacato per salvaguardare l?incolumità e la salute degli operai. In Sardegna siamo
    vicini al collasso nel sistema di smaltimento dei rifiuti. Per questo siamo favorevoli alla loro termodistruzione, solo se compatibile con l?ambiente e la salute della popolazione e come ultimo anello di una gestione armoniosa. È chiaro – ha concluso Mussoni – che siamo per aprire il dibattito e per coinvolgere la popolazione e gli amministratori locali, come del resto la nostra storia conferma».

    M ICHELE ARBAU

  10. Inceneritore, il Wwf bacchetta la Cgil – La Nuova Sardegna, 6 Febbraio 2007
    Il sì al megaimpianto proposto dalla Regione scatena il dibattito

    NUORO. Prima la Uil, ora il Wwf: tutti contro la Cgil che, un po? controcorrente rispetto all?aria che tira, ha
    detto pubblicamente sì, sia pure a certe condizioni, al termovalorizzatore (o inceneritore) che la giunta regionale vuole piazzare a Ottana. Per il maxi impianto è in corso dalla scorsa primavera un bando internazionale da 160 milioni di euro. Per mesi, dopo l?annuncio dell?ex assessore regionale Tonino Dessì, l?operazione è quasi passata in silenzio. Ora è improvvisamente scoppiato il dibattito.

    Tonino Dessì, a suo tempo, era arrivato a Ottana per presentare il progetto e aveva ottenuto un nì. La scelta di Ottana aveva invece provocato molti mugugni a Macomer, dove il business dei rifiuti vale parecchie decine di posti di lavoro. I primi no sono stati quelli di Irs e Sardigna Natzione. Un po? alla volta, però, l?allarme per i rischi
    di inquinamento si è esteso ai paesi intorno a Ottana, dove sono nati comitati anti-inceneritore.
    Il sindacato, come le istituzioni locali, è rimasto per lo più a guardare. Non sono mancate perplessità, ma hanno riguardato il possibile conflitto con la centrale elettrica del gruppo Clivati, che serve le aziende della Sardegna centrale.
    La Regione, infatti, oltre che per smaltire i rifiuti di mezza Sardegna (860mila abitanti), ha proposto il termovalorizzatore come risposta alla desertificazione industriale e come una vera e propria centrale a rifiuti, capace di produrre 20 megawatt (più altri 20 con le biomasse).
    La scorsa settimana, la Filcem-Cgil, il sindacato di categoria dei chimici, ha però rotto gli indugi: «Sì al termovalorizzatore perché il progetto rappresenta una delle soluzioni ambientali positive sulle modalità e sui costi di raccolta dei rifiuti solidi urbani». Sì, ovviamente, a un impianto tecnologicamente avanzato. Apriti cielo.
    La Uilcem, i chimici della Uil, ha risposto nel giro di poche ore. Non è né contraria né,favorevole «ma ? dice ? un impianto che crea in qualche modo allarme per l?ambiente e la salute dei cittadini, non può essere calato dall?alto, né può passare sulla testa di tutti».
    Non s?era mai visto, in tempi recenti, uno scontro così aperto tra i sindacati.
    In questo confronto, adesso, si inserisce il Wwf nuorese.
    Che bacchetta la Cgil che ? dice ? «considera il termovalorizzatore una delle soluzioni ambientali positive, trascurando il fatto che l?incenerimento come strumento prioritario è in antitesi alla corretta gestione dei rifiuti. E tale pratica oltreché sconsigliabile per gli effetti nocivi sulla salute pubblica e l?ambiente è ritenuta anche antieconomica a fronte di benefici solo apparenti». Prima della distruzione, dice il Wwf, vengono prevenzione, riduzione della produzione e della pericolosità dei rifiuti, quindi recupero e riciclaggio. Secondo il Wwf, inoltre, la Cgil sbaglia anche quando sostiene che l?incenerimento elimina le discariche: perché le ceneri della combustione vanno in discarica.
    Il Wwf contesta anche l?aspetto energetico: «Con riciclaggio e compostaggio si risparmia più energia di quanta
    se ne produca con l?incenerimento ». Il Wwf invita la Cgil, le forze politiche e i governi di vario livello a «promuovere percorsi virtuosi nella gestione e prevenzione delle problematiche ambientali».
    Il no al termovalorizzatore è netto. Ma la presa di posizione della Cgil ha il pregio di aver aperto una discussione pubblica.
    Oltre a quelle dei contrari, si conoscono le ragioni dei favorevoli.
    Ora si attende che dicano la loro le istituzioni locali.
    (a.se.)

  11. Inceneritori ? Interrogazione parlamentare del Senatore Bulgarelli.
    Atto n. 4-01291 Pubblicato il 8 febbraio 2007 Seduta n. 105

    BULGARELLI – Ai Ministri dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, dello sviluppo economico e della salute. –

    Premesso che:
    in data 28 aprile 2006 la Regione Sardegna pubblicava sulla Gazzetta Ufficiale un bando per la progettazione, costruzione e gestione di una centrale termica integrata da finanziare con capitali privati mediante procedura ai sensi degli art. 37-bis e seguenti della legge 11 febbraio 1994, n. 109, e successive modificazioni e integrazioni;

    l’impianto di termovalorizzazione in oggetto dovrebbe sorgere nella zona di Ottana, all’interno del locale agglomerato industriale, dovrebbe avere una durata di esercizio anche superiore ai trent’anni e comporterà una spesa di circa 160 milioni di euro;

    il termovalorizzatore dovrebbe smaltire i rifiuti di 860.000 abitanti (circa la metà della popolazione complessiva dell’isola) e produrre 20 megawatt (più altri 20 attraverso lo sfruttamento delle biomasse): la costruzione dell’impianto, tuttavia, ha suscitato i timori e le proteste degli abitanti della zona e le prese di posizione del sindacato Uilcem (Uil chimica) e delle associazioni ambientaliste, in particolare il WWF, che si sono espressi risolutamente contro il progetto, adducendo a sostegno della loro opposizione i gravi rischi per l’ambiente e per la salute della popolazione che i termovalorizzatori comportano;

    in effetti, sono ormai numerosissime le evidenze scientifiche circa i rischi connessi all’attività dei termovalorizzatori: insigni studiosi italiani e stranieri indicano chiaramente l’esistenza di ricadute sanitarie negative non solo nelle aree in cui sorgono gli impianti ma anche a parecchi chilometri di distanza e recentemente sono stati pubblicati studi epidemiologici che fotografano l’aumento dell’incidenza di una serie di patologie nelle popolazioni interessate dall’attività di impianti di incenerimento; il Centro Nanodiagnostics di Modena, ad esempio, ha analizzato gli effetti devastanti sulla salute delle micro e nanoparticelle (PM10, PM2.5 e PM0.1) emesse soprattutto dai processi di combustione di inceneritori, termodistruttori e termovalorizzatori, che generano particelle inorganiche finissime, facilmente assimilabili dall’organismo, aumentando il rischio di scatenare patologie gravi o letali, come vari tipi di neoplasie; da studi recenti condotti dall’Istituto Superiore di sanità si evince, inoltre, che proprio nelle zone attigue agli inceneritori aumentano gli effetti cancerogeni e vi è un significativo incremento di mortalità; non meno gravi sono gli effetti nocivi sulle colture orticole presenti in prossimità degli impianti, tanto che l’Unione europea è prossima a legiferare il divieto di commercializzazione delle stesse;

    da rilevare, infine, la posizione dell’Associazione Medici per l’ambiente (ISDE Italia) che si è dichiarata fortemente preoccupata per l’aumento dell’incenerimento dei rifiuti (RSU e CDR) che in Italia si sta proponendo anche nelle cosiddette centrali a biomasse, e lo “studio sul rischio di sarcoma in rapporto all’esposizione ambientale da diossine emesse dagli inceneritori” redatto dalla Regione Veneto e dalla Provincia di Venezia in collaborazione con l’Istituto Oncologico Veneto – IRCCS;

    va, segnalato che vari studi hanno messo in forte discussione i benefici energetici che deriverebbero dall’utilizzo di termovalorizzatori, che sarebbero molto inferiori a quelli stimati; per quanto concerne la problematica dello smaltimento dei rifiuti, inoltre, possono essere particolarmente efficaci metodologie alternative, come la raccolta differenziata e il riciclaggio, che certamente non avrebbero ripercussioni sulla salute pubblica paragonabili a quelle indotte dall’utilizzo dei termovalorizzatori,

    si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non ritengano opportuno intervenire per bloccare il progetto di costruzione del termovalorizzatore in oggetto, predisponendo, di concerto con la Regione Sardegna, soluzioni alternative ed ecosostenibili per lo smaltimento dei rifiuti.

  12. Inceneritori ? Proposta del Parlamento Europeo
    Frassoni: “Gli inceneritori non potranno essere spacciati come recupero”
    13.02.2007 – Nuova direttiva quadro sui rifiuti

    Il Parlamento europeo ha adottato oggi, in prima lettura, il rapporto della deputata Caroline Jackson (Regno Unito, popolari) sulla proposta di nuova direttiva quadro sui rifiuti. Sono stati adottati una serie di emendamenti presentati dal gruppo dei Verdi che, insieme a quelli presentati dal gruppo socialista e dalla sinistra unitaria europea, rafforzano la prevenzione, il riutilizzo e il riciclo dei rifiuti.

    La presidente dei Verdi/ALE, Monica Frassoni, ha così commentato il voto di questa mattina:

    “Il bilancio del voto di stamane è complessivamente positivo, in particolare se si tiene conto del fatto che siamo riusciti a non far considerare gli inceneritori (indipendentemente dal loro grado di efficienza energetica) come una forma di recupero. Almeno in prima lettura, siamo così riusciti a sventare il tentativo fortemente voluto dalla Commissione e dalle lobby di far passare l?incenerimento come un processo virtuoso di recupero di energia e poter così accedere, come accade ancora in vari Stati membri tra i quali anche l?Italia, a soldi e incentivi che dovrebbero essere destinati alle vere energie rinnovabili.

    Di fondamentale importanza è inoltre l?adozione di una gerarchia di 5 livelli chiaramente distinti l?uno dall?altro e con un ordine di priorità ben preciso, all?interno del quale gli Stati membri devono impegnarsi prima di tutto per la prevenzione e la riduzione dei rifiuti, poi il riutilizzo, poi il riciclaggio e altre forme di recupero e solo infine per lo smaltimento (naturalmente sicuro ed ecologico) dei rifiuti.

    Molto importante infine è l?aver stabilito che tutti gli Stati membri dovranno adottare tutte le misure necessarie per stabilizzare la propria produzione globale di rifiuti entro il 2012 rispetto alla propria produzione annuale di rifiuti del 2008. Un primo passo concreto per ridurre la montagna di rifiuti che ogni anno si produce nel nostro continente (534 kg di rifiuti domestici per ogni europeo in un anno!).”

    Tratto da http://www.monicafrassoni.it

  13. Tecnocasic in tilt

    Sommersi dai rifiuti?sarà il caso di rivedere i nostri consumi e privilegiare una spesa con il packaging minimo o se possibile pari a zero?

    Da Unioneonline del 14.02.07

    Vertenza tra le discariche Emergenza rifiuti: cassonetti colmi per diversi giorni

    Una guerra tra le discariche mette in ginocchio lo smaltimento dei rifiuti. Nei prossimi giorni è attesa l’ennesima emergenza nel servizio di nettezza urbana. Per scongiurare l’invasione d’immondezza nei cassonetti, il Comune invita i cittadini a tenerla in casa e a utilizzare al meglio la raccolta differenziata. Il Tecnocasic, che gestisce l’inceneritore di Macchiareddu, non potrà accogliere più del 70 per cento dei rifiuti solitamente prodotti in città. Questo perché è sorto un contrasto con la discarica di Villacidro, dove finisce la frazione organica dei materiali lavorati dal Tecnocasic. Il risultato sarà una marea di rifiuti che stagioneranno per giorni e giorni nei cassonetti. Non c’è alcuna certezza sulla fine dell’emergenza. Per evitare che la situazione divenga esplosiva (anche perché gli stessi problemi si verificheranno in altri Comuni) si è mosso l’assessorato regionale all’Ambiente, che nelle ultime ore sta tentando una mediazione tra i due impianti di smaltimento, punti di riferimento per tutta l’area metropolitana. «La diminuzione della raccolta», si legge in una nota del Comune, «potrebbe determinare temporanei disagi. I tecnici dell’amministrazione cittadina e della società De Vizia stanno approntando una serie di misure per attutire gli effetti». Qualsiasi iniziativa, però, dovrà fare i conti con la solita produzione massiccia dei rifiuti. «Ai cittadini si chiede di osservare con massimo scrupolo le norme sulla raccolta differenziata, depositando tutti gli sfalci di giardini, orti e balconi soltanto nei cassoni appositi, installati sul litorale, o usando il ritiro domiciliare che riguarda le abitazioni del centro». La stessa cura dovrà essere riservata a carta e vetro: «Devono essere depositati nelle campane dislocate in vari punti della città». Anche se la vertenza degli impianti di conferimento si dovesse risolvere in tempi brevi, i disagi potrebbero ripercuotersi nei giorni successivi, necessari per smaltire l’eccessivo accumulo di rifiuti. «La situazione potrà ristabilirsi nel giro di una o due giornate lavorative. Bisogna limitare, per quanto possibile, la produzione di rifiuti non riciclabili fino alla ripresa a pieno regime dei servizi assicurati dal Tecnocasic». Giovanni Manca di Nissa (Unioneonline)

  14. Rifiuti, crescono premi e penalità della raccolta differenziata Per Cagliari il traguardo si allontana
    di Marco Murgia ? L?Altra Voce 15 Febbraio 2007

    Premi e penalità funzionano. E la Regione sposta il traguardo un po’ più in là, fissando nuovi parametri nel sistema di incentivazione alla raccolta differenziata introdotto nel marzo 2004. Ma la delibera proposta dall’assessore all’Ambiente Francesco Morittu e approvata dalla Giunta nella seduta di martedì rischia di far franare i buoni propositi del Comune di Cagliari, che vede superata la bozza di piano preparata in questi mesi. Un ritardo che potrebbe costare carissimo all’ amministrazione Floris.
    Secondo il provvedimento regionale, infatti, dal 1º aprile premi e sanzioni non saranno più calcolati sulla sola differenziazione dell’umido ma rispetto a tutte le categorie di rifiuti: vetro, plastica, alluminio, carta e cartone. Il nuovo limite minimo, quello che farà scattare le agevolazioni, è fissato al 35%. Una percentuale che riguarda tutte le frazioni di rifiuti. Cambia anche la quantità minima di umido da differenziare, che passa dal 10 al 15%.
    La via da seguire è tracciata: il meccanismo degli sconti sull’umido differenziato (30% in meno lo sgravio tariffario per i comuni virtuosi) ha permesso, dal 2003 al 2006, di passare dal tre al 20% nella separazione dei rifiuti. Inoltre, l’obiettivo del 50% entro il 2010, fissato dal nuovo piano regionale dei rifiuti, spinge a una accelerata per incentivare il sistema di raccolta. Da qui la decisione di inserire nei parametri i diversi tipi di rifiuti.
    A sforzi maggiori corrispondono sconti diversi nelle tariffe di smaltimento. Anche in questo caso, l’obiettivo è quello di incentivare le amministrazioni a intensificare la differenziata. In pratica, i Comuni che raggiungeranno il 35% avranno uno sconto pari al 15%, mentre per quelli che arriveranno al 50% il premio sarà una diminuzione della tariffa del 30%.
    Il provvedimento della Regione fissa poi a 80 euro per tonnellata la tariffa unitaria di smaltimento. Le sanzioni, a partire dal prossimo trimestre, saranno calcolate su quella cifra. Sarà applicato un surplus del 25% (contro il precedente 30%) sul prezzo da pagare: i Comuni saranno sanzionati sia nel caso in cui non raggiungano il 35% di differenziata complessiva, sia nel caso in cui non differenzino il 15% di umido.
    La modifica degli indirizzi regionali arriva a pochi giorni dalla discussione in Consiglio comunale che dovrebbe segnare l’avvio della raccolta differenziata in tutta Cagliari. E se non è una mazzata poco ci manca: «Di sicuro è una doccia fredda», sottolinea l’assessore alla Pianificazione dei servizi, Gianni Giagoni.
    La bozza di programma preparata dagli uffici dell’assessorato poneva come obiettivo per il 2007 il 27% di rifiuti differenziati, con il 12% di umido separato. Un obiettivo non esaltante ma utile per superare il 10% previsto sino a ieri dal piano regionale e non incorrere in ulteriori multe. Lontano però dal nuovo obiettivo del 15%.
    «Cagliari non può raggiungere nell’immediato il 35% complessivo», dice Giagoni, «ma neanche la nuova quantità di umido fissata». L’ottimismo dell’ultimo periodo lascia spazio ai dubbi: «Sul fatto che il piano comunale possa cambiare o meno, a questo punto è necessario un incontro con il sindaco e con la Regione. Quello che stupisce è che non si sia tenuto conto della bozza che avevamo presentato anche negli uffici regionali».
    Anche se, questo bisogna sottolinearlo, il ritardo con cui l’amministrazione Floris si sta organizzando non ammette scusanti. Si pagano, a questo punto, e tutte le incertezze nell’avvio del progetto. La conferma arriva da un altro ritardatario cronico, il Comune di Sassari: nel capoluogo turritano la raccolta differenziata era partita, in tutta la città e su tutte le tipologie di rifiuti, a giugno. Già a settembre era stato raggiunto il 10% di umido separato. Nei giorni scorsi, davanti alla Commissione ambiente del Comune, l’assessore Salvatore Demontis ha espresso fiducia su ulteriori progressi in tempi brevi: tutte le categorie sono a buon punto. Segno che una partenza decisa è fondamentale.
    Non è vero comunque che la Regione ha messo Cagliari con le spalle al muro: una scappatoia esiste. La delibera regionale concede ai Comuni con più di 30mila abitanti di raccogliere il 30% complessivo di rifiuti differenziati, con il 10% di umido. Ma la deroga vale solo fino al prossimo 30 settembre: due trimestralità (premi e sanzioni si calcolano ogni tre mesi) per i grossi Comuni che hanno già avviato la raccolta. Una sola per Cagliari, considerato che il sistema non partirà prima di luglio. Poi pero sarà di nuovo punto e a capo.
    - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - –
    La Delibera del 13 Febbraio 2007 n° 6/5:
    http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_73_20070214142649.pdf

  15. Inceneritori – Ambientalisti contro il nuovo inceneritore
    Ottana. Documento di sostegno alla protesta del Comitato che contesta la scelta della Regione
    Luca Contini ? L?Unione Sarda 19 Febbraio 2007

    Medici per l?ambiente, Legambiente e Wwf, ribadiscono il loro no al mega inceneritore di Ottana e si schierano col Comitato popolare che si oppone alla realizzazione dell?opera. Le tre associazioni hanno inviato alla Regione e alle istituzioni coinvolte un documento dai forti connotati politici in cui viene denunciato il «frammentario e irrazionale metodo usato dai Consigli comunali, provinciale e regionale, nell? affrontare le politiche legate ai rifiuti solidi urbani e speciali». Il termovalorizzatore di Ottana- Bolotana, secondo gli ambientalisti, rischia di trasformarsi in «un ulteriore attacco alla salute delle popolazioni, all? ambiente e allo sviluppo economico della zona». E mentre non si coglie la contrapposizione tra nuova struttura e raccolta differenziata, secondo Medici per l?ambiente, Wwf e Legambiente «per produrre l?energia prevista, l?inceneritore di Ottana dovrebbe bruciare ogni anno 200 mila tonnellate di Cdr (combustibile da rifiuto che si ricava dalla raccolta differenziata spinta) per circa un milione di tonnellate all?anno di rifiuti generici laddove in Sardegna se ne producono solo 850 mila». Da qui la paura di dover importare e bruciare una quota consistente di ?Cdr? da altre regioni d?Italia o a incenerire rifiuti indifferenziati, vanificando gli interventi sul riciclaggio Per questi motivi le tre associazioni chiedono, partendo dal caso Ottana, la definizione di un nuovo Piano regionale che sia slegato dal Piano energetico e preveda il progressivo ridimensionamento e la dismissione degli inceneritori esistenti, coerente con la normativa nazionale ed europea.
    Piano da redarre coinvolgendo le amministrazioni comunali e provinciali e i soggetti interessati perché la politica dei rifiuti sia affrontata anche dal punto di vista sanitario, tecnico-scientifico e non solo economico.
    Intanto, sempre nella zona di Ottana-Bolotana, si continua a discutere di Contratto d?area. Il presidente della Provincia Roberto Deriu ha illustrato a Oristano al viceministro per lo Sviluppo con delega al Mezzogiorno Sergio D?Antoni la proposta già inviata a tutti i responsabili unici d?Italia, su alcune modifiche alla normativa per far utilizzare e rendere produttivi strutture e macchinari costruiti ed acquistati con fondi dei Contratti d?area.
    D?Antoni si è detto disponibile ad affrontare la questione da un punto di vista normativo e tecnico ed ha assicurato che la proposta verrà verificata dai tecnici del ministero dopodiché sarà convocato a Roma il tavolo dei responsabili unici. L?ipotesi di riforma sarà discussa anche in un seminario a Nuoro a cui hanno
    già aderito alcuni presidenti di Regione e di Provincia, titolari dei controlli dei Contratti. «Non accettiamo che il territorio sia stato consumato inutilmente nell?edificazione dei capannoni e che tutto si risolva in una grande speculazione edilizia», dichiara Deriu: «Il nostro scopo resta la produzione e la creazione di nuovi posti di lavoro».
    LUCA CONTINI

  16. Piano regionale dei rifiuti. Cresce la protesta dell’Anci.

    RIFIUTI: ANCI CONTRO DELIBERA
    GIUNTA,MAGGIORI COSTI PER UTENTI

    Cresce il dissenso dell’Anci, associazione che riunisce la quasi totalita’ dei Comuni della Sardegna, contro le scelte della Giunta regionale in tema di raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani. In un documento il presidente Tore Cherchi e l’esecutivo dell’organizzazione contestano la delibera del governo Soru del 13 febbraio scorso che anticipa di un anno e mezzo, rispetto al Piano regionale dei rifiuti, l’obiettivo del 35% di raccolta differenziata per i Comuni, sotto i 30.000 abitanti, a partire dal primo aprile prossimo. Contrariamente al Piano, approvato in Giunta nel mese di dicembre, dove erano previsti termini cadenzati del 18% a fine 2006 e del 25% al 2007, fermo restando comunque l’obiettivo del 50% entro il 2010, la delibera contestata, secondo quanto sostiene l’Anci, colpirebbe il 65% della popolazione sarda residente nei Comuni che, ancora oggi, utilizzano il sistema della raccolta stradale con i cassonetti. In particolare, l’associazione, come denunciato stamane in una conferenza stampa, teme ripercussioni sui costi in bolletta per la Tarsu, la tassa regionale sui rifiuti solidi urbani, che ricade interamente sui cittadini, passando dagli attuali 80 euro pro capite ad almeno 130 euro. “Il recente provvedimento adottato dalla Giunta regionale rischia – come ha sottolineato il presidente di Anci Sardegna e sindaco di Carbonia Tore Cherchi – di scaricare sull’utenza un costo, anche di 40 euro in piu’ rispetto agli 80 pagati oggi per il conferimento in discarica”. Il Comitato esecutivo dell’associazione chiede, infatti, all’Esecutivo Soru di rimodulare gli obiettivi della raccolta differenziata cosi’ come previsti nella delibera per riconsiderare, invece, quelli a cadenza graduale indicati nel Piano. L’obiettivo e’ perseguibile solo con la raccolta basata sul sistema porta-a-porta – ha aggiunto Cherchi – e’ occorre dare il tempo ai Comuni di adottare nuovi contratti o adattare, se possibile, quelli in essere basati sulla raccolta stradale”. Riguardo lo smaltimento dei rifiuti, inoltre, l’Anci e’ particolarmente critica sulla scelta di ricorrere alla tecnica della termovalorizzazione, con la suddivisione del territorio regionale in due aree, con la realizzazione di un impianto, a servizio del Nord, nell’area industriale di Ottana, e l’altro, a disposizione della Sardegna centro-meridionale, da aggiungere ai forni gia’ esistenti nell’area Casic di Cagliari. “La nuova Finanziaria 2007 – come ha precisato Priamo Farci, componente del Comitato esecutivo – non garantisce piu’ i contributi ‘Cip 6 – certificati verdi’ ai nuovi termovalorizzatori, determinando un mancato guadagno per chi costruisce gli impianti pari a circa 35 milioni di euro l’anno. Fino al 31 dicembre dello scorso anno, infatti, in linea con le disposizioni europee, era garantito un contributo governativo di 125,3 euro a megawattora, mentre dal 1 gennaio 2007 il finanziamento e’ attribuito solamente ai soli termovalorizzatori gia’ progettati e in fase di realizzazione avanzata.

    Abstract: Agi del 2 marzo 2007

  17. Raccolta Differenziata – Il presidente di Anci Sardegna e sindaco di Carbonia Tore Cherchi afferma “Il recente provvedimento adottato dalla Giunta regionale rischia di scaricare sull’utenza un costo, anche di 40 euro in piu’ rispetto agli 80 pagati oggi per il conferimento in discarica”

    A mio parere non è il provvedimento regionale a far si che il costo si scarichi nelle tasche dei cittadini ma l?inefficienza di molte amministrazioni che per anni hanno fatto poco o nulla per la raccolta differenziata.
    In Sardegna esistono comuni che da anni lavorano per migliorare il sistema della raccolta dei rifiuti e ormai sono ben oltre il 35% di raccolta differenziata (L?Unione dei Comuni del Parteolla, per esempio, nel 2006 è arrivata al 63%).
    Bene ha fatto e fa la Regione a premiare i comuni virtuosi e ad aumentare i costi per chi non ha fatto nulla o, come il Comune di Cagliari, ha investito soldi ed energie per la raccolta con i cassonetti.
    Voglio ricordare che il Decreto Ronchi del 1997 prevedeva che si arrivasse al 35% di raccolta differenziata entro il 2003.
    Quindi l?inadempienza è della Regione o dei Comuni ?

  18. Il boom dei termovalorizzatori fabbriche di cancro o di energia?
    Da Brescia fino alla Sicilia è scontro sul nuovo sistema di trattamento dei rifiuti
    Giuliano Capecelatro ? Il Sardegna, 3 Marzo 2007

    Il nome è arcigno: nanopatologie. L?ha coniato una ricercatrice italiana dell?università di Modena e Reggio Emilia, Antonietta Gatti, responsabile del laboratorio dei Biomateriali.
    Annuncia la peste prossima ventura. Subdole particelle ultramicroscopiche che aggirano le difese dell?organismo e lo devastano.
    I nuovi untori l?Italia se li starebbe allevando e coccolando con amorosa sollecitudine.
    L?accusa chiama in causa, con lo stato che li finanzia, i termovalorizzatori, inceneritori di nuova generazione. In grado, ribatte la difesa, di estrarre dai rifiuti energia a basso costo. L?allarme degli ambientalisti, delle popolazioni interessate, e segnali inquietanti giungono anche dalla comunità scientifica, è grande. Tra qualche anno, una rete di centoquaranta termovalorizzatori attraverserà l?Italia ,dal Trentino alla punta della Sicilia passando per Ottana in Sardegna.

    A FARE DA CAVIA, la Campania. Acerra dovrà ospitare il più grande termovalorizzatore d?Europa, capace di 120 megawatt di potenza elettrica. Togliendo lo scettro all?impia nto di Brescia (Asm), che si ferma a 84 Mw, con 750.000 tonnellate di rifiuti smaltiti ogni anno. Con altri due megaimpianti a Salerno e Santa Maria la Fossa. La rivista ?The Lancet-oncology? ha parlato senza mezzi termini, per gli alti indici di decessi da cancro, di ?triangolo della morte? per la zona di Nola, Acerra, Marigliano. «Li chiamano termovalorizzatori, ma sarebbe più corretto dire termoinquinatori», sostiene Marco Cattini, docente alla Bocconi diMilano, portavoce di ?Modena salute e ambiente ?, inflessibile nella battaglia per fermare il raddoppio dell?inceneritore a Modena.
    Il trucco starebbe in quelle che il professore definisce «trappole percettive». L?inquinamento c?è ma non si vede. I fumi degli inceneritori salgono a 1.500- 2.000 metri di altezza, ricadono e si spandono per chilometri. E resta il problema delle ceneri superinquinanti, un 30% dei rifiuti bruciati da sistemare comunque in una discarica. Una pioggia continua di diossina e polveri sottili. Le Pm10 e le nanopolveri generate dalle altissime temperature, Pm 0,25 e Pm0,1. Con le quali non c?è filtro che tenga.
    Le nanoparticelle sono il cavallo di Troia delle nanopatologie. Tumori. «Ma anche malformazioni fetali, malattie infiammatorie, allergiche e perfino neurologiche sono tutt?altro che rare», spiega Stefano Montanari, direttore
    scientifico del laboratorio Nanodiagnostics di Modena. L?Italia ha scommesso sui termovalorizzatori.
    Dribblando con disinvoltura scelte alternative: raccolta differenziata, riciclaggio (solo un 20% dei rifiuti è riciclato), compostaggio. E ha favorito un business più che redditizio, sostengono gli ambientalisti: da 9 a 14 centesimi per chilowattora finiscono nelle tasche dei gestori, attraverso marchingegni legislativi come i certificati verdi e il Cip6 per le energie rinnovabili; la favola del basso costo la paga il contribuente sulla bolletta della luce. Tra i primi beneficiari l?Edison di Milano.
    Un profitto facile facile. Da qui, forse, nasce la vocazione meridionalista dell?Asm di Brescia, interessata a scendere nel napoletano. Con i nuovi tre impianti a regime ogni anno, per otto anni di fila, pioveranno circa 160 milioni di euro.

  19. Inceneritori – Viva il termovalorizzatore, no abbasso
    Molto meglio la raccolta differenziata
    Di Agostino Murgia ? La nuova Sardegna 11 Marzo 2007

    GAVOI. Il problema dello smaltimento dei rifiuti urbani e le scelte della Regione per la Sardegna centrale hanno da qualche tempo innescato un vivace dibattito e la costituzione di un comitato spontaneo, che contesta la costruzione di un termovalorizzatore nella zona industriale di Ottana. Un progetto che però ha anche dei sostenitori, che portano avanti tesi in netto contrasto con quelle dei comitati per il no. Per cercare una sintesi, e soprattutto un confronto, l?Unione dei comuni montani della Barbagia (della quale fanno parte Gavoi, Lodine, Ollolai, Olzai, Oniferi, Orani e Sarule) ha organizzato un convegno-dibattito con esperti del settore e con l?assessore regionale all?Ambiente Cicito Morittu.
    L?incontro ? coordinato da Efisio Arbau e introdotto da Antonio Gaia e Salvatore Lai ? sembra aver raggiunto lo scopo: le ragioni del sì e del no al termovalorizzatore, ma anche le basi scientifiche a favore o contrarie alle varie posizioni, hanno avuto la stessa dignità, consentendo ai relatori e al pubblico un confronto alla pari.
    «La giornata odierna ? ha detto Federico Valerio, dell?Istituto nazionale della ricerca sul cancro ? è una novità nazionale perché in genere gli amministratori, seppur invitati, sono sempre i grandi assenti». Valerio, dopo aver elencato una serie di dati scientifici, è giunto alla conclusione, seppur non perentoria, che i sistemi di raccolta differenziata e di riciclo siano da preferire all?incenerimento.
    Adelmo Benassi, ingegnere ambientale e già direttore dell?azienda che gestisce gli impianti di termovalorizzazione a Modena, ha illustrato le ragioni del sì più che quelle del no, anche in questo caso con una grossa messe di dati scientifici, soprattutto per quanto riguarda gli inceneritori di nuova generazione, dal momento che le ultime tecniche consentono emissioni migliori dei limiti previsti dallalegge.
    Sui rischi correlati alla costruzione di grossi inceneritori si è soffermato Marco Caldiroli, chimico di Medicina Democratica, mentre Sergio Bartolini, tecnico dell?Agripower di Pesaro, ha illustrato i motivi dell?interessamento della sua società al progetto regionale, ma solamente per quanto riguarda la linea di produzione di energia da biomasse.
    Le ragioni del no, ancora una volta, sono state illustrate da Francesco Pirisi, del comitato per il no, il quale ? dopo aver elencato una serie di motivazioni tecniche ? ha contestato la scelta della Regione, che sarebbe colpevole di non aver sufficientemente coinvolto le popolazioni locali. «Ci sono validi motivi ? ha detto ? per indurre la Regione a scartare il progetto».
    A dare manforte, dalla provincia di Lucca è arrivato Rossano Ercolani, della rete nazionale ?Rifiuti zero?.
    Ciriaco Davoli, consigliere regionale di Rifondazione, rifacendosi anche a un?interrogazione presentata dal suo gruppo nel maggio dello scorso anno, ha invitato la Regione ad avere un attimo di riflessione.
    Secco no anche da Bustianu Cumpostu, di Sardigna Natzione, e da Vincenzo Tiana, di Legambiente, il quale ha contestato alla Regione di aver inserito il progetto del termovalorizzatore all?interno del piano energetico e non di quello dei rifiuti.
    Un netto sì al progetto, in parte sfidando la parte più contestataria della platea, è stato dato da Giorgio Asuni della Cgil, il quale ha detto che il processo di smaltimento, dopo le varie fasi di raccolta differenziata e quant?altro, debba trovare la sua fine in una valorizzazione energetica.«Il termovalorizzatore di Ottana ? ha detto ? consentirebbe di fermare una caldaia che attualmente inquina molto di più, senza però perdere i vantaggi della produzione di energia in loco».
    Un ulteriore confronto è stato chiesto dal sindaco diOlzai Francesco Noli, mentre il senatore Gianni Nieddu ha invitato ad affrontare il problema in maniera razionale. Ricordando però che, attualmente, l?alternativa è l?impianto di Tossilo, con tecnologie antiquate, che emette notevoli quantità di sostanze inquinanti.
    Non facile, dopo tanti interventi, il compito dell?assessore regionale all?Ambiente Cicito Morittu, il quale ha sottolineato che il confronto è aperto: i sindaci devono ancora essere chiamati ad esprimersi sul piano energetico, e quindi sull?ipotesi di un temovalorizzatore nella piana di Ottana. «Stiamo governando con il massimo riguardo per la tutela ambiantale ? ha sottolineato ? con azioni anche forti. Il piano sull?energia non è un santuario e può essere modificato, ma solo se si trovano soluzioni migliori. Se ce ne sono siamo pronti a prenderle in considerazione ma senza stumentalità».
    Un dato finale. In diversi centri della Sardegna centrale, e non solo, le prime prove di raccolta differenziata stanno dando risultati positivi. Parallelamente, però, sta aumentando la quantità di rifiuti di ogni genere abbandonati nelle campagne e ai bordi delle strade.

  20. Termovalorizzatore, si allarga il fronte del no
    Orani, dopo il dibattito prosegue la campagna per promuovere la raccolta differenziata

    di Andreina Zichi, La Nuova Sardegna, 12 Marzo 2007

    ORANI. L?alternativa al termovalorizzatore di Ottana?
    Una raccolta differenziata efficiente che consenta il recupero della maggior parte dei rifiuti. È quanto è emerso dal dibattito «Non bruciamoci il futuro», che si è svolto sabato nell?auditorium comunale di Orani.

    L?evento, al quale sono intervenuti Vincenzo Migaleddu, l?ambientalista Rossano Ercolini e il senatore dei Verdi, Mauro Bulgarelli, è stato organizzato dal comitato popolare delle comunità contrarie alla realizzazione dell?impianto, che prosegue la campagna informativa nei centri abitati del territorio. Ad aprire gli interventi, in un auditorium gremito, è stato Francesco Pirisi, che ha spiegato le ragioni che hanno portato alla nascita del comitato popolare.
    In seguito il dottor Migaleddu, con l?ausilio delle immagini, ha illustrato gli effetti che la presenza di questo tipo di impianto potrebbe avere sul territorio e quindi sulle popolazioni che lo abitano.
    Le emissioni dell?impianto, come emerge dai dati rilevati in recenti studi, avrebbero infatti gravissime conseguenze sulla salute, perché contengono sostanze cancerogene, quindi in grado di favorire la formazione di tumori, polveri sottili che causerebbero malattie polmonari e altre sostanze in grado di danneggiare il sistema nervoso. Ad illustrare un?alternativa a questo scenario poco rassicurante è stato invece Rossano Ercolini, della rete nazionale?Rifiuti zero?.
    «Dobbiamo accettare la sfida di essere responsabili ? ha affermato l?ambientalista toscano ? gli inceneritori rappresentano il passato e non la nuova frontiera con cui affrontare la gestione dei rifiuti». Nel suo intervento, Ercolini ha spiegato che la raccolta differenziata, effettuata con il sistema del porta a porta, sarebbe il metodo alternativo più efficace, perché con il riciclaggio, ridurrebbe ad una percentuale molto bassa la frazione residua dei rifiuti, che potrebbero essere ulteriormente trattati grazie alle nuove tecnologie. I costi di un sistema del genere sarebbero ripagati, oltre che da un notevole risparmio energetico, da evidenti benefici sull?ambiente e sulla salute dei cittadini. A sostenere il fronte del no, anche il senatore Bulgarelli, che ha ribadito l?importanza della raccolta differenziata come soluzione del problema dei rifiuti.

  21. Inceneritori ? L?Ignoranza che Uccide.
    Dott. Gianluca Garetti – 15 Marzo 2007

    Rimosse le ricerche scientifiche fatte fino ad oggi. Inceneritore, Arpat e Ars ignorano gli effetti delle polveri ultrafini. Non resta che incrociare le dita e pregare di non ammalarsi.
    E’ l’unica cosa che potranno fare gli abitanti della Piana Fiorentina dopo la costruzione del nuovo inceneritore, anche, e forse soprattutto, alla luce delle osservazioni di due prestigiosi rappresentanti del modo scientifico legato alle amministrazioni pubbliche, da sempre sostenitrici dell’ipotesi incenerimento. Si tratta di Roberto Gori, direttore tecnico dell’ Arpat e di Eva Buiatti, dell’Agenzia Regionale della Sanità. Le loro parole, espresse all’interno di un seminario di Legambiente, sono state riprese dal sito Greenreport.it.
    Per Roberto Gori “non esiste una definizione precisa per le polveri ultrafini (quelle sotto 0,1 micron) ma quello che più conta è che non c’è un sistema codificato di prelievo e di misura e ci si muove ancora nel campo sperimentale”, mentre Eva Buiatti ha spiegato come ?i dati epidemiologici a disposizione siano pochi e spesso contrastanti tra loro, anche perché è quasi impossibile separare le polveri ultrafini dalle altre”.

    Tutti tranquilli dunque, per Arpat e Ars le polveri ultrafini sono sostanze che non si riescono a misurare e quindi, per adesso la loro pericolosità non è dimostrabile. Ignorando così di fatto i tanti lavori scientifici prodotti in questi anni, proprio sulla pericolosità delle polveri ultrafini che, date le dimensioni, penetrano fin negli alveoli polmonari e da qui nel torrente circolatorio provocando così, non solo rischi a livello respiratorio, ma anche ischemie a livello cardiovascolare o cerebrale. ISDE (medici per l?ambiente) e Unaltracittà/Unaltromondo denunciano questo approccio superficiale ricordando che dalle numerose ricerche effettuate sulle nanoparticelle (un lungo elenco è alla pagina http://www.nanodiagnostics.it/Articoli.aspx) emergono quattro concetti fondamentali ineludibili quando si dibatte sull’opportunità o meno di costruire nuovi inceneritori:

    1. Qualsiasi sorgente ad alta temperatura provoca la formazione di particolato.
    2. Più elevata è la temperatura, minore è la dimensione delle particelle prodotte.
    3. Più la particella è piccola, più questa è capace di penetrare nei tessuti.
    4. Non esistono meccanismi biologici od artificiali conosciuti capaci di eliminare il particolato una volta che questo sia stato sequestrato da un organo o un tessuto.

    Persistere con la volontà politica di costruire nuovi inceneritori e ampliare gli esistenti, espone quindi le popolazioni interessate a pesanti, intollerabili, ingiustificate ripercussioni sanitarie, a prescindere dalle improbabili mitigazioni prospettate e in presenza di alternative più che percorribili per una corretta gestione dei rifiuti.

    Fonte: Il Blog di Stefano Montanari
    http://www.stefanomontanari.net

  22. Dissociatore molecolare: i tecnici della provincia di Oristano ci tentano ma il Consorzio Industriale si oppone

    Unione Sarda del 17.03.07
    Provincia. Quattro giorni nel Nord Europa per visitare un impianto di smaltimento all’avanguardia Viaggio in Islanda per i rifiuti
    Commissione ambiente in trasferta: è polemica

    Appuntamento in Islanda, nella cittadina di Hasidic. E non in vacanza, assicurano i partecipanti alla trasferta, ma per conoscere un impianto all’avanguardia per lo smaltimento di tutti i tipi di rifiuti. Che, basandosi sul principio della dissociazione molecolare, trasforma le molecole complesse in quelle semplici, produce calore e lo trasforma in energia termica. Protagonisti di questo viaggio-istruzione durato quattro giorni, tre componenti della commissione ambiente della Provincia e due funzionari dell’area ambiente che sono dovuti arrivare nella fredda isola del Nord Europa per scoprire una novità assoluta in fatto di smaltimento di rifiuti. Grande assente il Consorzio industriale che, seppur invitato a partecipare perché competente nella realizzazione di questi impianti, ha espresso più di una riserva. «Si tratta di un impianto all’avanguardia – ha spiegato Salvatore Zedda, presidente della commissione Ambiente – Si basa sul processo dissociativo delle molecole che si ottiene a quattrocento gradi di temperatura: dalle strutture complesse si passa alle molecole semplici. I vantaggi sono tanti, a partire dal fatto che per realizzare la struttura non occorrono grandi spazi: per una zona di trentamila abitanti sono sufficienti appena 2500 metri quadrati. Il funzionamento dell’impianto non comporta alcuna produzione di pulviscolo, né percolati né tanto meno diossina. E infine, particolare tutt’altro che trascurabile, consente il conferimento indifferenziato dei rifiuti: l’impianto garantisce uno smaltimento snello di tutti i tipi di immondezza, dall’umido al secco, dagli pneumatici a qualsiasi altro rifiuto. Siamo in attesa di un business plan della società per capire meglio i dettagli». E i costi? «Per un impianto capace di trattare i rifiuti di trentamila abitanti – spiega Mario Tendas, componente della commissione Ambiente che ha partecipato alla trasferta – i costi si aggirano sui sette-otto milioni di euro, che verrebbero ammortizzati nel giro di quattro anni attraverso la produzione di energia termica. Va anche precisato che la finanziaria nazionale tende a incentivare nuove forme di smaltimento, a discapito dei tradizionali impianti». Invitato a partecipare alla trasferta in Islanda, il Consorzio industriale, l’ente competente per la realizzazione di questo tipo di impianto, ha rifiutato. «Ha preferito non venire con noi – dice ancora Zedda – esprimendo qualche perplessità e tante riserve». L’impianto oggetto del viaggio-istruzione non è in sintonia con il piano regionale dei rifiuti che invece prevede un tipo di struttura come quella che sorgerà ad Arborea. Sarà la Regione, con dati alla mano, a valutare la proposta pilota sostenuta dalla Provincia. Patrizia Mocci

  23. Inceneritori ? Riporto una interessante discussione sul tema inceneritori in corso sul sito di Sardegna e Libertà proposta dall?ex Assessore all?Ambiente Tonino Dessì.

    Dessì sul termovalorizzatore di Ottana
    di Tonino Dessì Pubblicato il 12 Aprile, 2007
    Fonte: http://www.sardegnaeliberta.it/?p=477

    Coltivo da tempo una speranza, quella di discutere di cose importanti con persone disposte a documentarsi e a studiare seriamente, per sviluppare, anche su tesi contrapposte, un confronto scientifico adeguato. Vi sono cose che posso ammettere in Salvatore Concu, ma non sarei disposto più a tollerarle da rappresentanti elettivi o da amministratori. Comunque nessuno al mondo considera Wikipedia una fonte seria (anzi, recentemente è proprio scoppiato un mezzo scandalo per una burla ?attendibile? apparsa sull?enciclopedia libera ?on line?) e quanto al blog di Beppe Grillo lo considero divertente e coraggioso, ma lascio ai comici quel che è dei comici (e, badate: non che Aristofane o Plauto, in politica, ci andassero leggeri; per di più erano coltissimi). Non sono un sostenitore a priori dell?incenerimento come metodo di trattamento dei rifiuti. Ma non considero seria l?ipotesi ?rifiuti zero?. Non lo è in natura, a prescindere dall?incrementalità umana.
    Carbone e petrolio sono rifiuti fossili, ma pur sempre rifiuti; se vogliamo tornare indietro nel tempo, a periodi addirittura precedenti alla formazione dei combustibili fossili, l?ossigeno che ha dato al pianeta le attuali forme di vita è la scoria (per molte specie primordiali rivelatasi tossica) del metabolismo di batteri che qualche miliardo di anni fa digerivano robetta come anidride solforosa e metano ed ancor oggi è la scoria, per noi vitale, della fotosintesi clorofilliana operata dai vegetali superiori, i quali metabolizzano anidride carbonica. Se qualcuno avesse fatto bene le scuole elementari lo saprebbe senza bisogno di Piero e Alberto Angela: ma serve anche aver guardato i loro programmi.
    Tutte le specie animali producono scorie: il metano prodotto dalle emissioni digestive dei bovini è oggi uno dei principali accusati in relazione all?accumulo dei gas serra. L?uomo produce rifiuti e deve smaltirli: è l?unico che ha il dovere etico e il potere tecnologico di farlo. Le scorie quindi sono in realtà dei prodotti, derivanti da determinati cicli, i quali possono essere più o meno completi. Per quanto riguarda i rifiuti solidi urbani, tutti gli studi più avanzati ammettono che anche dopo una raccolta differenziata accentuata e forzosa (i vincoli del Piano Paesaggistico sardo, a confronto degli obblighi comportamentali da imporre a cittadini e a imprese per ridurre la produzione di rifiuti e per assicurare, di quelli che comunque produrranno, una vera raccolta differenziata, parranno miti suggerimenti), permane una frazione secca non riciclabile, più o meno pari al 30-25% del totale (nelle ipotesi più ottimistiche). Questa frazione può avere due destinazioni: discarica (e inertizzazione: difficile pensarne altri usi), ovvero termodistruzione con recupero di energia. Basta scegliere: si può rinunciare alla valorizzazione energetica, ma allora si devono accettare quel tanto di discariche (quindi di occupazione permanente di territorio) occorrenti.
    Da una ottimale termovalorizzazione secca non esiste, per ovvia legge fisica, che derivino, per peso in tonnellate, quantità di scorie combuste superiori immesse in aria o destinate a discarica finale. Anche qui basta aver fatto bene le scuole elementari per capirlo. Certo, scorie comunque ne residuano: emissioni gassose in atmosfera e ceneri combuste ed esauste. Queste ultime, a determinate condizioni, possono essere riciclate nella produzione di cementi, ceramiche e materiali edili. Forse non lo si sa, ma Italcementi, in quel di Cagliari, importa le ceneri inerti da un termovalorizzatore del Lazio, poiché quelle dell?impianto di Tecnocasic, derivanti dalla combustione non di frazioni residue da riciclo, bensì dalla combustione di rifiuti tal quali (i cosiddetti rifiuti indifferenziati), sono ?sporche? e inutilizzabili. In Sardegna esistono due inceneritori: Tecnocasic e Tossilo. Dei due, nonostante tutto, il primo, pur bruciando i rifiuti tal quali di mezza Sardegna, non risulta sospettato di diffondere in atmosfera emissioni pericolose, tossiche o nocive oltre le soglie previste dalla legislazione italiana, che con i suoi limiti, è la più severa d?Europa. Sull?altro invece suggerirei a Concu di indirizzare le proprie più che giustificate attenzioni. Venendo al progetto (anzi: al processo politico-sociale-amministrativo, che si concluderà, se tutto dovesse andar bene, fra un paio d?anni; quindi tempo per discuterne pacatamente ce n?è), di Ottana -ma non è affatto detto che l?ubicazione ottimale ricada proprio nei confini amministrativi di quel comune- ritengo di fare cosa utile ripercorrerne i preliminari. Le ragioni in base alle quali non il sottoscritto, ma l?Esecutivo regionale individuò nel febbraio 2006 l?area infrastrutturata del Centro-Sardegna come luogo fisico per la realizzazione di una centrale termica integrata, erano prevalentemente di carattere industriale e occupazionale, legate all?esigenza di confermare, anche mediante un supporto di produzione energetica e di altre utilities (vapore industriale, teleriscaldamento), il ruolo strategico di un sito in crisi (allora come oggi). Fino a quella decisione, fortemente voluta dal Presidente della Regione, io stavo lavorando su altri scenari: in particolare sul repowering tecnologico-ambientale e sul potenziamento dell?impianto di Tossilo e sulla verifica della disponibilità di grandi produttori di energia, come ENDESA, a utilizzare quali combustibili aggiuntivi frazioni secche, opportunamente trattate, di rifiuti solidi urbani. Quegli scenari non avrebbero comportato alcun aumento dei punti attuali di emissione in atmosfera né di produzione di ulteriori scorie. Quando il Presidente Soru e l?Assessore Rau imposero un? accelerazione e una svolta, accolta da tutta la Giunta, io posi precise condizioni per avallare l?operazione di Ottana. Tali condizioni erano: a) che al nuovo impianto fosse destinata la sola frazione secca dei rifiuti solidi urbani non altrimenti utilizzabile, derivante da una raccolta differenziata spinta, la quale a monte avesse avviato ad altro trattamento non solo le frazioni riciclabili, ma anche quelle pericolose, tossiche e nocive; b) che la tariffa praticata all?utenza fosse socialmente sostenibile, considerata l?insostenibilità di quella praticata dall?impianto di Tossilo. Per ottenere tali risultati in condizioni di gestione economica sana, il nuovo impianto avrebbe dovuto essere di dimensioni medio-grandi e pertanto destinato ad approvvigionarsi su un bacino pari praticamente a poco meno della metà della Sardegna. Ma erano e restano escluse tassativamente le province di Cagliari, Sulcis, Medio Campidano e Oristano. Parliamoci chiaro: i rifiuti sono un business anche quando si tratta di smaltimento legale. Gli impianti di trattamento sono impianti industriali, nettamente meno inquinanti, se presi singolarmente, di impianti come, per restare a Ottana, Equipolymers, Legler (quando funzionava) e soprattutto l?ex AES, oggi del gruppo Clivati (che fino a qualche tempo fa bruciava olio combustibile A.T.Z.: alto tenore di zolfo). Mentre mezzo Parteolla, da Donori a Dolianova, sarebbe insorto in armi se io avessi concesso l?ampliamento delle volumetrie alla discarica pur controllata di Ecoserdiana (Gruppo Fanti), nessuno, nei rispettivi territori, accetterà mai né la chiusura dell?inceneritore di Tecnocasic né quella dell?impianto complesso di selezione e bio-trattamento di Villacidro, né l?Oristanese rinuncerà al nuovo biodigestore in via di realizzazione ad Arborea (comprendente la linea per ricavare biogas dalle deiezioni e dai residui di macellazione dei bovini, oltre che dai cadaveri degli stessi), che sostituirà l?orribile discarica di Bau Carboni. A seguito di ulteriori discussioni in Giunta si concluse anche che l?impianto di trattamento di rifiuti di Ottana sarebbe stato integrato (decisione anch?essa non imposta da me, anzi da me in qualche modo subìta, in conseguenza di ulteriori esigenze di riconversione di produzioni agro-forestali, prevalse nell?Esecutivo, delle quali magari tratteremo in altra occasione) da una linea di produzione energetica alimentata a biomasse vegetali. Per parte mia precisai ulteriori condizioni: che in nessun caso si sarebbe potuto prescindere da una accurata procedura di valutazione dell?impatto ambientale e da una attività di informazione e di consultazione delle popolazioni interessate. Insieme al bando internazionale sono state successivamente elaborate in sede tecnica e rese pubbliche le linee-guida per la presentazione di progetti rispondenti alle caratteristiche di cui ho detto. A seguito della pubblicazione del bando internazionale, sono stati presentati quattro progetti, la cui fattibilità economica è stata asseverata dagli istituti di credito di riferimento dei proponenti: si tenga conto che la realizzazione è interamente a carico del capitale privato, pur remunerato, oltre che dalla tariffa, da agevolazioni fiscali per la produzione di energia: non dal CIP 6, come sento dire a sproposito, ma dai Certificati Verdi. E? stata anche istituita una Commissione tecnica di valutazione: di tale Commissione, su formale richiesta del Sindaco di Ottana, è stato chiamato a far parte un professionista direttamente indicato dal Sindaco stesso. Questa Commissione è stata affiancata dalla SFIRS in qualità di consulente finanziario in house (ma non del tutto gratis: a remunerare questa consulenza servono i duecentomila euro di cui parla S. Concu). E? comunque sulla congruità dell?ipotesi che ho descritto e sulla coerenza dei progetti presentati rispetto a questa ipotesi, che bisogna discutere, non sull?esperienza di altre vicende estere o nazionali. Io mi rifiuterò di confutare i dati (anche epidemiologici, non solo ambientali) elaborati sulla base di esperienze come Brescia o altre, nelle quali non è tanto la tecnologia, in gioco, ma il processo a monte e quindi il materiale trattato: anche un impianto a griglia mobile, capace di sviluppare temperature superiori ai 1200 gradi centigradi (la temperatura al cui raggiungimento le diossine vengono sicuramente distrutte), non è un impianto affidabile, se ci si mandano i rifiuti tal quali. Concludendo e sperando di aver dato un contributo specifico utile (sia pure non esente da obiezioni, alle quali mi sottopongo con attenzione e curiosità), preciso, ancora una volta, che la mia disponibilità a sostenere la realizzazione del Termovalorizzatore era (e resta legata) alle condizioni programmatiche da me esposte anche a Ottana, di fronte al Consiglio Comunale, lo scorso anno. In particolare alle due condizioni, quella tecnica (solo il secco residuo non altrimenti riciclabile, derivante da una raccolta differenziata spinta, non pericoloso, non nocivo, non tossico) e quella sociale (tariffe sostenibili dalle famiglie). In difetto (e penso alle riemergenti oscillazioni dell?Esecutivo regionale sugli obiettivi della raccolta differenziata) sarò il primo a sostenere che ogni proposta dalla quale possa intuirsi o non possa escludersi anche la minima possibilità che l?impianto utilizzi rifiuti tal quali o insufficientemente de-nocivizzati, va bocciata senza appello. Invito tuttavia a misurarci tutti con un tema complesso e affascinante con scrupolo e senza pregiudizi: si può anche rinunciare a un progetto, ma occorre indicare, da riformisti (ai quali nessuno impedisce di essere anche radicali) le soluzioni alternative più adatte al contesto.

    COMMENTI

    Commento da Muller G. Ha. Inviato: 12 Aprile 2007, 10:16
    Egregio Dott. Dessì.
    Lei è un uomo coerente e sicuramente una persona fra le più note in Sardegna per avere dimostrato di avere i piedi per terra e una onorabilità senza prezzo. Vorrei solo fare alcune considerazioni che non necessariamente siano critiche nei confronti di quanto da Lei riportato sul suo ?pezzo?, semmai contributive.
    La raccolta differenziata in bacini come quello A1, se lasciata nelle mani di incompetenti produce effetti devastanti. Eppure esistono persone sarde (mi riferisco a una precisa persona, un ben noto ingegnere (GMM) che fu pilastro portante del CISA (centro ingegneria sanitaria ambientale) del periodo di Raffaele Cossu e che poi si è ?fatto le ossa? in ?continente? che viene spesso snobbato non ostante sia UN VERO PROFESSIONISTA poichè non legato al sistema clientelare ma a quello professionale. Una persona che ha organizzato dalla A alla Z il sistema raccolta differenziata a 5 parametri in diversi centri dell?Emilia Romagna. Quindi differenziata a Cagliari e Quartu che non parte per ?manifeste difficoltà oggettive?, problemi più o meno reali. No. E? un problema di professionalità, mancanza di umiltà e altro.
    Il letto fluido di Tossilo è un poco traballante, e poi ci sono un sacco di problemi?
    Ottana: se si lavora su una buona differenziata si produce un secco indifferenziato al 35/40% da RSU. Ma in ogni caso vi è la necessità della discarica di servizio. Tecnocasic non ha più discarica di servizio in quanto Flumini Binu di sarroch è in fase di post chiusura. Il costo di trasporto e messa a dimora di ceneri e scorie inertizzate è elevatissimo. Le ceneri possono essere riutilizzate ma solo se prodotte da un buon RSU non pericoloso? che in realtà non arriva, insomma una cane che si morde la coda.
    Pertanto mamma Regione deve aumentare lo sforzo per portare a raccolta differenziata il 100% dei Comuni isolani, attivare il progetto di cofinanziamento dell?obiettivo recupero carta vetro alluminio e pertanto può creare indotto. In questa situazione non è possibile incaricare il singolo Comune, anche fosse Cagliari, di farsi carico della organizzazione della differenziata. Deve essere organizzata a livello regionale con il Servizio apposito. Non capisco alcune cose: Tecnocasic in realtà lavora bene e non è nella lista nera degli impianti inquinanti. Perchè allora si preme per darlo in mano ad altri? Se ha offerto garanzie indubbie perchè rovinare quel poco di buono che c?è in Sardegna? Perchè non fare lavorare chi merita permettere che ccadano fatti stile Assemini?

    Commento da Alessandro B. Inviato: 12 Aprile 2007, 11:41
    Da un articolo di Stefano Montanari http://menteambiente.blog.tiscali.it/ff3102309/2/#commenti:
    ? (?) Venendo al problema dell?inquinamento da rifiuti, è ovvio che questi debbano, in qualche modo, essere smaltiti.
    A questo punto, è necessario ricordare la cosiddetta legge di Lavoisier o della conservazione della massa. Questa recita che in una reazione chimica la massa delle sostanze reagenti è uguale alla massa dei prodotti di reazione. Il che significa che, secondo le leggi che regolano l?universo, noi riusciamo solo a trasformare le sostanze, ma non ad annullarne la massa.
    Ciò che avviene quando s?inceneriscono i rifiuti, dunque, altro non è se non la loro trasformazione in qualcosa d?altro, e questa trasformazione è ottenuta tramite l?applicazione di energia sotto forma di calore.
    Stante tutto ciò che ho scritto sopra e che è notissimo sia tra gli scienziati sia tra gli studenti delle scuole medie, se noi bruciamo l?immondizia, altro non facciamo se non trasformarla in particelle tanto piccole da farle scomparire alla vista e, con i cosiddetti ?termovalorizzatori? ? una parola che esiste solo in Italiano e che evoca l?idea ingenuamente falsa che si ricavi valore economico dall?operazione ? la trasformazione produce particelle ancora più minute e, dunque, più tossiche. (?)?
    Altri approfondimenti:
    http://www.nanodiagnostics.it/Default.aspx
    http://www.stefanomontanari.net/

    Commento da Carlo Frau Inviato: 12 Aprile 2007, 14:07
    Non solo concordo con Alessandro B., vorrei ricordare che con l?incenerimento di qualsiasi cosa aumenta l?entropia, ovvero l?energia non più controllabile nell?universo, a scapito di quella energia potenziale che, come lo stesso Dessì ha scritto è la natura stessa di carbon fossile e petrolio. Certo, il famoso secco indifferenziato anche se costituisce il 35% del RSU deve essere trattato, ma potrebbe essere depositato in discarica anzichè incenerito. Se poi si vuole incenerire è meglio farlo dove i venti prevalenti portano a mare le emissioni in atmosfera non a terra, ovvero in impianti costruiti non certo al centro della Sardegna. Tecnocasic ovviamente è ?protetto? da venti prevalenti di NW che portando a mare hanno un effetto di diluizione notevole. Il circondario di Ottana (a 360°) non è protetto da alcun vento, poichè ovunque sia la ricaduta è sempre su terra.

    Commento da Massimo Inviato: 12 Aprile 2007, 15:07
    Senza pregiudizi. Non ho ben capito se dobbiamo relativizzarci tutti. Se dobbiamo, insomma, tutto sommato, non curarci più di tanto del surriscaldamento del pianeta, dell?effetto serra, e quindi prendere semplicemente atto delle sempre più pesanti emissioni di anidride carbonica (e gli inceneritori, oltre agli inquinanti di cui tanto si dibatte, cosa producono ?), grazie alla cui metabolizzazione clorofilliana possiamo tutti respirare scorie, ovvero ossigeno? mah?
    Mi limito, più prosaicamente (e retoricamente), ad interrogarmi su alcune cose, nell?ordine:
    1) Con quali potenzialità di smaltimento è stato pensato (e, in ultimo, sarà realizzato) l?inceneritore di Ottana? (lo dico guardando alla produzione di rifiuti dell?ambito che dovrebbe nominalmente ? ripeto nominalmente ? servire). E, soprattutto, qual è il regime e volume minimo di conferimento dei rifiuti che serve a non fare ?impallare? l?impianto, ovvero a renderlo economicamente produttivo e soprattutto meno inquinante ?
    2) Escludiamo che l?impianto, magari perché in ultimo sarà sovrastimato, possa bruciare rifiuti provenienti da altre regioni, magari dalla Campania ?
    3) Quali sono i costi e la logica (e non parlo solo di quelli di trasporto, ma quelli indiretti sull?ambiente) che vuole trasportare i rifiuti al centro della Sardegna ?
    4) L?impianto di Ottana è stato voluto per affossare l?inceneritore del Casic, magari perché qualcuno non è riuscito a mettere le mani su un pacchetto di azioni lussemburghesi ?
    5) L?impianto di Ottana brucerà solo rifiuti, oppure un domani qualcosa di altro ?
    6) Valorizzazione energetica ? Mah?..
    7) CP6 o Certificati Verdi ? ?Il ministro dell?ambiente cerca di stringere per ottenere che i Certificati Verdi finiscano solo agli impianti di energia realmente rinnovabile. Sui fondi destinati al finanziamento delle fonti rinnovabili di energia, meglio noti con la sigla cip 6, i Verdi sono pronti al braccio di ferro (F. Ministero Ambiente)

    Commento da Massimo Inviato: 12 Aprile 2007, 16:32
    errata corrige:
    4) L?impianto di Ottana è stato voluto per affossare l?inceneritore del Casic, magari perché qualcuno non è riuscito a mettere le mani su un pacchetto di azioni lussemburghesi ?
    Commento da Alvar di Flake Inviato: 12 Aprile 2007, 21:18
    Quanto è stato commentato all?art. di Dessì è condivisibile oltre che fondato.
    Meno condivisibile è l?atteggiamento che il Dessì ha per le fonti di informazione alternative!
    Ritiene forse che le migliori fonti siano quelle d?elitè, altamente professionalizzate e spesso vendute al miglior ( termovalorizzatore) offerente!
    Se ha visto il sito di grillo avrà anche notato i siti di supporto scientifico ( forse non attendibili per Dessì?) come www. nanodiagnostics .it.
    Dessì perdoni l?ignoranza, ma non ci tolga almeno il diritto di scegliera tra le verità raccontate.
    PS. Farebbe bene Tonino Dessì a ricordare che i limiti alle emissioni poste dalle leggi non rispondono a regole naturali che governano la natura. Esse sono poste da uomini, non di rado incompetenti, spesso perseguenti interessi propri, e che come tali possono sbagliare!
    Insomma si può contrarre un tumore e morire a norma di legge visto che la diossina viene comunque liberata, e questa è tossica anche quando stà al di sotto di quello che il SemiDio parlamentare ha ritenuto di consacrare in una norma di legge!!!

    Commento da Tonino Dessì Inviato: 12 Aprile 2007, 22:43
    Bene. Prove tecniche di valutazione d?impatto ambientale in vitro. Quella vera, che avrà l?obbligo di rispondere ufficialmente a molti dei quesiti posti dai precedenti commenti, dovrà organizzarla chi oggi governa, non io. Diverse richieste di precisazione possono essere soddisfatte dalla lettura dei documenti rinvenibili nel sito internet della Regione (in particolare nella rubrica dell?home page dedicata alle deliberazioni e nel canale tematico Ambiente e territorio). In esse si trovano sia le deliberazioni relative al termovalorizzatore, sia le relative specifiche tecniche, sia il 7° rapporto sul rifiuti solidi urbani in Sardegna, sia il nuovo piano regionale di gestione dei rifiuti. Quantità, emissioni, bacini, dinamiche, previsioni, forme istituzionali di gestione sono elaborate in documenti che sarebbe meglio consultare e vagliare direttamente, raccolti in file tuttavia troppo ?pesanti? per poterli allegare a questo messaggio. Su alcune illazioni non vale la pena di discutere molto. L?ipotesi di privatizzazione totale di Tecnocasic nasce dall?idea presidenziale che questo sia l?unico modo per alleggerirne i costi di gestione (parliamoci chiaro: eccesso di emolumenti del C.d?A. e surplus di personale, altro che costi dello smaltimento!), i quali si ripercuotono sulle tariffe. E? una risposta impraticabile ad un problema reale: impraticabile come vendere la fontana di Trevi, dal momento che la Regione non è titolare di alcuna azione in Tecnocasic, che è una S.P.A. in parte di proprietà del CASIC e, in parte minoritaria, di misteriosi privati. Il problema però è reale, basta rileggere le inchieste dell a stampa sarda sulle assunzioni di politici e di familiari di politici in CASIC e Tecnocasic. Peraltro l?impianto di Macchiareddu, pur essendo più robusto di quello di Tossilo (griglia anziché letto fluido), resta un mero inceneritore, senza alcun recupero di energia che ne remuneri almeno parzialmente i costi di esercizio. Vero è anche che da quindici anni non si riesce a trovare un sito concordato per le sue ceneri, le quali oggi sono inviate a una discarica privata del Sulcis (di proprietà Ecodump: Gruppo Fanti, guarda caso) e indubbiamente anche il costo chilometrico aggiuntivo di tale trasferimento pesa sulla tariffa. Ma nel cagliaritano (e, sarei disposto a scommetterci, anche altrove) su ipotesi di nuove discariche, persino di soli inerti, scatta invariabilmente la sindrome NIMB (not in my backyard), con movimenti ispirati dalle migliori intenzioni ambientaliste e tuttavia convenienze a vantaggio dei monopolisti dei rifiuti (Ecoserdiana, fino al mio arrivo: Gruppo Fanti, guarda caso). Il surplus di rifiuti (indifferenziati) dell?area urbana di Cagliari non smaltibile in Tecnocasic, dal momento che né io né, finora, il mio successore abbiamo concesso l?ampliamento di Ecoserdiana (Gruppo Fanti), viene inviato all?impianto pubblico di Villacidro, di proprietà del locale Consorzio A.S.I., col pagamento di un surplus tariffario. Ovviamente ci guadagnano. Raccolta differenziata: a Cagliari il comune preferisce pagare penali (che prima spalmava sulla fiscalità generale, ora invece direttamente sulla TARSU praticata ai cittadini), piuttosto che farla. Fino al mio arrivo in Assessorato tutto ciò comportava la saturazione periodica dei moduli di Ecoserdiana e la concessione altrattanto periodica di nuovi moduli in ampliamento. Guarda guarda. Ora Ecoserdiana non ci guadagna più, anche se ci guadagna il Medio Campidano (Villacidro). Prima o poi qualcosa dovrà succedere. Ambito A1-Sassari: non sarei politicamente pessimista. L?avvio della raccolta differenziata nel comune principale è avvenuto l?anno scorso con buoni risultati di partenza. Certo, Sassari ha un vantaggio, su cui hanno campato le precedenti amministrazioni: la discarica di Scala Erre è una delle più grandi dell?Isola, pratica prezzi bassi e ha volumetrie disponibili per altri cinque-sei anni. Però anche quella si esaurirà. Olbia-Tempio: anche le discariche del CINES di Olbia e di Chilivani hanno ancora volumetrie disponibili, ma per non più di altri cinque anni complessivi. Solo pochi comuni minori hanno iniziato la raccolta differenziata. Anche Olbia e Tempio preferiscono pagare penali (da scaricare sulle tasse inflitte al cittadini) piuttosto che fare la differenziata, fino a quando, come costi, le due discariche di indifferenziati resteranno convenienti. Ma se Tossilo continua a praticare tariffe impossibili, anche il Nuorese vorrà conferire (io per due anni li ho frenati, attirandomi non poche antipatie) a Chilivani, che così guadagnerà di più, ma si esaurirà più presto. Oristano: entrato in campo il sistema Arborea-3A, ogni conflitto sul nuovo impianto provinciale per RSU è cessato. Bau Craboni chiuderà (finalmente: è un autentico inferno dantesco) e verrà realizzato un impianto di selezione, trattamento anaerobico dell?umido e produzione di biogas. Il business consiste nel ricomprendere nella tariffa (spalmandola su tutta l?utenza provinciale), il costo dello smaltimeto delle deiezioni e delle carcasse dei bovini), che altrimenti il comparto agrozootecnico più intensivo dell?Isola dovrebbe pagarsi da solo. E? un do ut des conveniente sotto il profilo della combinazione dell?interesse pubblico con quello privato, ma (io sono quello che ha dato il via libera) funzionerà a una condizione tecnicamente invalicabile: raccolta differenziata spinta degli RSU dell?Oristanese, altrimenti le volumetrie di Arborea non basterebbero e si esaurirebbero in poco tempo. Ma sopratutto Arborea non accetterebbe mai di essere sede di una discarica di indifferenziato. Tossilo: un letto fluido utilizzato per i rifiuti indifferenziati si scassa quasi subito. Infatti l?impianto è (oltre che piccolo) invecchiato irrimediabilmente. La tariffa è insostenibile (116 euro a tonnellata) a causa delle frequenti manutenzioni e (forse?) degli oneri per C.d?A. e personale. Intanto ceneri e indifferenziato hanno saturato la discarica di servizio di Monte Muradu e la Provincia non riesce a trovare un altro sito nelle vicinanze. E se ne trovasse uno tecnicamente idoneo? Sindrome NIMB macomerese? Ottana. Va bene, venti, nanoparticelle,massa, entropia,eccetera. Tutto da valutare. Intanto si lotta per non chudere Legler e Clivati e si trema all?idea che possa andarsene Equipolymers. Buon padre Tirso son cavoli tuoi. L?eventuale discarica di servizio per il Termovalorizzatore peraltro ci sarebbe già, dentro l?agglomerato, località Coronas Bentosas, amministrativamente in comune di Bolotana, ed è in servizio (sia pure ridotto ai rifiuti speciali e ai fanghi prodotti nel raggio di 50 km: non sia mai che intercetti il traffico da Sassari a Ecodump:vedi sopra). Mi sembra che il quadro di informazioni essenziali sia esaustivo. Anche le scelte restano aperte. Io comincio a non credere, ormai, che il Termovalorizzatore si farà in questa legislatura regionale (e forse mai più). Infine alcune considerazioni. Il breve dibattito apertosi su questo sito ha fatto emergere, tra le altre, una questione a me cara. Si tratta della seconda legge della termodinamica e dell?entropia. Mi piacerebbe che, in sostituzione dell?antica verifica sull?alfabetizzazione che era imposta per l?accesso alle cariche elettive e amministrative, oggi si chiedesse ai politici di recitare a memoria proprio la seconda legge della termodinamica, la qual insegna che, se è vero che nell?universo l?energia totale è invariabile (prima legge), è anche vero che l?energia non è libera di passare da una forma all?altra, ma, quando si trasforma in calore, degrada ineluttabilmente da forme più calde a forme più fredde. Il colpo assestato dalla seconda legge della termodinamica allo ?sviluppismo?, ossia alla fascinazione delle ?magnifiche sorti e progressive? dell?umanità, da cui è nato anche l?ottimismo del marxismo classico, è micidiale. Il capitalismo invece se ne frega, perchè esso è consustanzialmente entropico, ancor più nell?era della globalizzazione. In politica e in economia le conseguenze (per noi ambientalisti: ma siamo minoranza) sono che dovremmo cambiare strada e fondarci su modelli meno dissipativi. Tuttavia possiamo solo rallentere l?entropia, chiudendo i cicli il più possibile, non fermarla del tutto. Perciò è vero che un termovalorizzatore non crea nuova energia: si limita a recuperarne una frazione da scorie di prodotti, per generare i quali certamente si è spesa molta più energia di quanta se ne possa recuperare. E? una delle possibilità. Niente di più, ma neppure niente di meno. Ciao. Tonino Dessì.

    Commento da Tonino Dessì Inviato: 12 Aprile 2007, 23:50
    Ah, p.s. Trattatemi come volete, ma non chiamatemi mai ?il Dessì?. Sa di caserma, o peggio di questura, mi fa venire l?orticaria e sopratutto mi risveglia istinti bassamente indisciplinati, di fronte ai quali mando al diavolo grilli e fonti alternative d?informazione allo stesso modo con cui mando solitamente al diavolo altre paludate autorità. Ciao. Tonino.

    Commento da Muller G. Ha. Inviato: 13 Aprile 2007, 08:29
    Per dott. Tonino Dessì:
    Primo – l?impianto tecnocasic è provvisto di due turbine potenzialità 9 e 4,5 MWh, quindi la produzione di energia elettrica ESISTE e FUNZIONA tanto che l?impianto, in caso di prolungato stacco dalla linea di alimentazione Enel è in grado di lavorare in ?isola?.
    Secondo – Il personale che secondo Lei è in esubero: l?inceneritore consta di impianto triturazione, impianto preselezione, N° 3 forni a griglia e n° 1 a tamburo rotante con annesso impianto di essiccamento fanghi (RSU T anno circa 190.000). Compresi nel ?tecnocasic concetto? ovvero Piattaforma Ambientale Polifunzionale progettata da Montgomery Watson sono però anche il trattamento delle acque reflue su DOPPIA LINEA di tutta la zona industriale di Cagliari Macchiareddu Grogastu e quella di Elmas congiuntamente ai comuni di Uta, Decimoputzu, Villaspeciosa, Capoterra, Assemini, Cagliari Fangario, due impianti di potabilizzazione n° 5 reti acque potabili, reflue, industriali, impianto terziario riutilizzo acquereflue trattate e ancora Impianto di inertizzazione e chimico fisico per il trattamento di rifiuti liquidi e solidi contenenti metalli pesanti, un laboratorio analisi, servizi generali e un ufficio amministrativo e ora l?avviando impianto di compostaggio. Secondo Lei quanta gente dovrebbe lavorare su tante articolate attività? Visto che parla di esubero di personale LO DIMOSTRI e mi dia una cifra ora che Le ho fornito i dati corretti. Mi dia un numero di persone e le risponderò se è corretto o meno rispetto a quello in essere. Aspetto con ansia.
    Terzo – Non ampliamo le discariche del gruppo Fanti. D?accordo! Tanto soldi ne hanno fatti più che a sufficenza. Ma apriamone altre! La discarica di servizio serve! Io sono contrario all?incenerimento ma devo a Cesare quel che è di Cesare, a mali estremi? estremi rimedi! Spero vivamente di poterLa conoscere di persona.
    Con ammirazione e stima G. Ha.

    Commento da Tonino Dessì Inviato: 13 Aprile 2007, 14:56
    Herr Muller, Tecnocasic costa al contribuente 140 euro a tonnellata: è una cifra esorbitante. La produzione di energia recuperata che lei cita è insignificante per una potenzialità di 160.000 tonnellate di rifiuti trattati all?anno. Un impianto di pari dimensioni, come quello ipotizato a Ottana (e, badi, forse si è capito, da me avallato solo a determinate condizioni) dovrebbe produrre almeno 20 megawatt di energia vendibile (oltre a quella necessari per l?esercizio) da residuo secco di rifiuti e altrettanti da biomasse. Ma di che parla? L?avvocato Usai sostiene che almeno 22 euro a tonnellata sono il costo del trasporto a Ecodump. Ai miei uffici sono sempre sembrati troppi. Personale e C.D?A. : ho già detto che la tesi sui sovraccosti è presidenziale, non mia. Non ho alcunché da aggiungere. Certo, tra C.D?A. e personale, si registra una certa intensità di politici e figli di politici. Non lo dico io, lo ha rilevato un?inchiesta mai smentita di un quotidiano sardo. Discariche di servizio: la Provincia ha individuato fin dal 1998 ben cinque siti idonei, uno dei quali realizzato (Sarroch) e poi incendiato; uno (Francischettu, ex cava d?argilla, comune di Monserrato) oggetto di una contestazione popolare (con in testa molti politici e pochi ambientalisti, ma forse per questo accantonato prontamente, dalla Regione, nonostante un pronunciamento favorevole del TAR Sardegna); due nella piana di Siliqua (ma appartenenti come isole amministrative a comuni diversi, in guerra tra loro): entrambi oggetto di contestazioni ambientaliste e conclusivamente bocciati dalla Giunta perchè visibili dal rudere del Castello di Acquafrida; tale vista, a Parere del Presidente Soru, avrebbe contrastato col valore storico del Castello dei toscani Della Gherardesca (penso al turbamento che ne avrebbe potuto avere in particolare il fantasma dell?ultimo Conte di dantesca memoria , Ugolino, rampollo di una schiatta di schiavisti dediti allo sfruttamento delle miniere d?argento di Villa di Chiesa). Resta un sito, ma ne ho sempre trattato con riserbo per evitare all?amministrazione locale competente qualche attentato dinamitardo. Caro Herr Muller, anch?io avrei piacere di conoscerla: le spiegherei che il sistema dei rifiuti, anche in Sardegna, pur in assenza di macroscopici fenomeni di illegalità ed anzi in presenza di un macroscopico fenomeno di oligopolio legalissimo, può fare vittime, complice anche tanta gente di buona volontà, la quale magari compiange le vittime, ma solo ex post. A me non capita nemmeno di essere compianto, benché almeno abbia il sollievo di aver salvato la pelle (in senso letterale: non è un ambiente proprio educatissimo) e sopratutto la soddisfazione di aver innescato un processo (quello del meccanismo premio/penalità) di avvio della raccolta differenziata, che comunque ha destabilizzato un sistema incancrenito di interessi e di complicità. Se ci penso: nanoparticelle? Bah.
    Tonino Dessì.

    Commento da Alvar di Flake Inviato: 13 Aprile 2007, 17:02
    Sa anche di assessore regionale ( o ex che dir si voglia) mai eletto?. se abbiamo digerito questo figuriamoci il resto!!!
    PS. è mia abitudine rivolgermi alle persone ed indicarle con il nome o il cognome, non con il titolo che pùò accompagnarlo? si può anche dire che bado più alla sostanza che alla forma ( che è sempre rispettosa)!
    Saludos

    Commento da Muller G. Ha. Inviato: 13 Aprile 2007, 17:15
    Caro Dott. Dessì:
    1) 20 Mwh rispetto a 13.5 non sono molto differenti.
    2) tecnocasic costa circa 118euro/T e non 140.
    3) Il quotidiano di cui Lei parla ha OMESSO volutamente di fare il nome di persone realmente assunte in tecnocasic senza possedere i TITOLI e la professionalità adeguati ma solo perchè figli, nipoti, cugini, amici, portavoti galoppini ecc. di personaggi non dello spettacolo. In quel momento però l?unica cosa importante era impallinare Usai che sarà discusso ora e sempre ma un inceneritore funzionante lo ha pure costruito.
    Lei ha le Sue idee e convinzioni ma le informazioni devono essere più precise e meno dogmatiche.

    Commento da Massimo Inviato: 13 Aprile 2007, 17:53
    Ha ragione Herr Muller, quello di Macchiareddu è un ?termovalorizzatore? (sulla carta, perchè sia quello che altri valorizzano solo sulla carta e poco in pratica).. Prendiamo atto che Dessì aveva prima tassativamente escluso che lo fosse (diceva: ?resta un mero inceneritore, senza alcun recupero di energia che ne remuneri almeno parzialmente i costi di esercizio? ), salvo poi fare retromarcia dicendo che ?recupera? poca energia. Sarà pure così, ma resta tutto da dimostrare e comunque, a questo punto, non si fa credito più a nessuno. Detto questo, il Tecnocasic non è il padrone dell?inceneritore di Macchiareddu, ma solo la società che lo gestisce. La parte societaria minoritaria, facente capo, come dice Dessì, a ?misteriosi privati? (aggiungiamo noi lussemburghesi d?adozione, ma molto molto sardi di estrazione, diciamo dalle parti di Tuvixeddu, per capirci – e questo potrebbe spiegare molte cose ?.) fa gola a qualcuno ed è tutta tranne che misteriosa, meglio non essere reticenti: ad esempio si può chiedere notizie al presidente di Confindustria? Non si risponde a semplicissime domande, ma si rimanda con spocchia dottorale alla lettura dei documenti nel sito della Regione, alcuni dei quali (ma quali ?!!) raccolti in file troppo pesanti?.. Lasciamo perdere, che qui nessuno è fesso e rischiamo di farci tutti del male. Il fatto è che dessì vede il bicchiere mezzo pieno, alcuni lo vedono mezzo vuoto. E gli interessi, i gruppi che stanno dietro al nuovo inceneritore di Ottana (e volutamente non aggiungo termo) stanno dietro ad un affare – per quanto forse legittimo – che con i soli rifiuti della Sardegna ha ben poco a spartire. Sul costo di smaltimento del Tecnocasic: sarebbe ora di finirla. Possiamo essere tutti d?accordo che la tariffa sia troppo alta, però diciamola tutta: chi ha assentito la tariffa ? Non per altro, mi pare proprio di avere letto nel sito del TAR Sardegna di una infinita serie di ricorsi del CASIC contro la Regione Sardegna. E cosa lamentano (basta leggerli con attenzione) ? Lamentano il fatto che la Regione Sardegna, non avendone il potere, ha deciso la tariffa. Per il resto, ognuno difende se stesso.

    Commento da tonino dessì Inviato: 13 Aprile 2007, 21:37
    Mah. Uno dice programmaticamente di voler contribuire a una discussione, dà le informazioni che ha, precisa di non essere un amante dei termovalorizzatori (con o senza termo), dichiara di voler ascoltare le obiezioni, poi, nell?ordine: viene insultato da un maleducato (a me basta essere chiamato Tonino, senza altri titoli; essere apostrofati ?il? puzza. come avrebbe detto Gadda nel ?Pasticciaccio?, di ?questurinite?): quanto al non essere eletto è la condizione normale della maggior parte dei cittadini e io non ne ho mai sofferto, nè questo mi ha impedito di contare per le mie idee più della maggior parte degli eletti che ho conosciuto); scopre che Tecnocasic è il paradiso terrestre delle assunzioni; che è un vero termovalorizzatore (no Muller, non è l?aggiunta posticcia di due turbine che fa un termovalorizzatore; su questo ho prima scordato di smentirla: ma proprio quel recupero di potenziale l?impianto di Macchiareddu non lo realizza mai, men che meno in periodo di fermo-impianto); che l?avvocato Usai non è il presidente del Casic da trent?anni, ma magari il socio in affari celesti di S. Pietro; che CASIC non è proprietario maggioritario di Tecnocasic; che i soci privati minoritari sono amici miei (si parla di Cualbu o di Fanti o dello stesso avvocato Usai uti privatus o di tutti e tre assieme, ma io non ho alcuna prova); che le discariche sono il meglio possibile; che persino definire pesanti dei files (certo: dati, immagini e mappe occupano spazio e appesantiscono i messaggi: che c?è di male a indicare dove trovarle?) è sintomo di spocchia dottorale; che le tariffe le fa la regione (no, Muller: il decreto Ronchi non lo consente); che Usai non ha chiesto 140 euro (116 – e sono molti comunque- sono frutto di un tentativo fatto dall?Assessorato ambiente di contestare la congruità di determinate voci e la questione è oggetto di ricorso al TAR); che comunque l?imbroglio è il progetto di Ottana (sul quale ho premesso abbondantemente che è nato in alternativa agli scenari su cui stavo lavorando). Ciao ragazzi. Trovatevi altri interlocutori. Fine trasmissione, almeno per me. Però è stato un test salutare. Mi consente di orientarmi meglio per il futuro. T.D.

    Commento da paride menelao Inviato: 13 Aprile 2007, 23:42
    Il dott. Dessì è sicuramente preparato ma non sufficientemente informato. Gli uomini di tecnocasic che lavorano in quell?inferno sono assunti con contratto metalmeccanici e già questo la dice lunga sul fatto che non abbiano la giusta tutela. Molti di questi sono semplici accozzati, altri sono semplici sfortunati che in un modo o in un altro devono mandare avanti gli impianti.
    Come dice giustamente Massimo la tariffa di smaltimento viene decisa dalla REGIONE e quindi il dott. Dessì lo sa e non lo dice per demagogia. Comunque conosco molte delle persone di tecnocasic. Alcune sono ottimi elementi, altri molto meno. Basti pensare che c?è uno che spende un titolo che non possiede e nessuno, ne nella azienda e tanto meno in Regione, e tanto meno nel ?noto quotidiano? ha denunciato la cosa. Perchè?
    Tecnocasic o meglio gli impianti CASIC fanno gola a molti perchè sono una miniera d?oro. Forse di cancro per i lavoratori ma non per chi ci passa poco tempo e va a solo ad incassare. Nulla di personale con il dott. Dessì. Perchè non si sposta in Sardegna e Libertà? Era ambientalista. Con la preparazione che ha potrebbe tornare ad essere assessore all?ambiente ma con autonomia decisionale. Ci pensi.

    Commento da Marcello Inviato: 14 Aprile 2007, 01:03
    E? importante essere a conoscenza delle informazioni giuste. I rifiuti e l?ambiente sono e saranno parte sempre più importante del ciclo di vita degli uomini ed è giusto poter aprire un dibattito aperto ed allargato sugli scenari futuri. Non smetta di mettersi in discussione dott. Dessì, ne ho conosciuti pochi di politici che lo fanno e li ho sempre ammirati di qualunque credo politico fossero, alle volte (sui media) i toni possono animarsi e subito dopo ricomporsi, in fondo si vuole la stessa cosa: un buon servizio e nello stesso tempo la salute dell?ambiente.

    Commento da Muller G. Ha. Inviato: 14 Aprile 2007, 16:19
    Dottor Dessì, non penso di farLe alcun torto chiamandoLa ?Dott.?
    Mi spiace Lei si tiri fuori dal forum che in realtà è occasione per aggiornarsi e fare conoscere il proprio punto di vista. Se La ho offesa Le porgo le mie scuse più sincere.
    Comunque le turbine tecnocasic funzionano e producono energia elettrica: 13,5MWh.
    La vedrei bene in S&L.
    Cordiali saluti.

    Commento da Gianni Deiana Inviato: 15 Aprile 2007, 10:56
    Egr. Dr. Dessì,
    in proposito del Suo intervento, vorrei segnalarLe una interessantissima pubblicazione scientifica della Università di Bologna la quale, purtroppo, evidenzia tutti i limiti della vigente legislazione italiana – la più restrittiva in Europa -
    Ebbene da tale pubblicazione sarà facile rilevare come, la attuale normativa italiana limiti la rilevazione delle particelle emesse dagli impianti di termovalorizzazione alle pm10, trascurando, purtroppo, la rilevazione delle pm2.5 e pm1 che, così come dimostra lo studio, sono quelle più numerose e decisamente più pericolose.
    Pienamente d?accordo sul fatto che tali aspetti, oramai, debbano essere verificati e valutati dall?attuale esecutivo regionale ma, per doverosa correttezza, è parso opportuno segnalare tale fenomeno, indirizzandolo alla Sua competente attenzione.

  24. INCENERITORI – Bocciato comma su inceneritore (ANSA) – CAGLIARI, 18 MAG – Il Consiglio regionale blocca il termovalorizzatore di Ottana. Soppressa la richiesta di autorizzazione all’avvio della procedura di project financing per la costruzione, da parte di soggetti privati, del termovalorizzatore. Su proposta dell’Esecutivo, sono stati stanziati 5 milioni di euro per un progetto di ambientalizzazione dei tralicci dell’energia elettrica e per il miglioramento del servizio di distribuzione.

  25. Arborea centro di trasformazione dei rifiuti umidi e di compattazione dei non riciclabili.

    Dall?Unione Sarda del 22.05.07

    Costerà 26 milioni di euro e sarà realizzato in due anni. Bau Craboni chiuderà comunque a fine giugno Rifiuti, al via il super frullatore
    La Regione autorizza l’impianto di Arborea

    L’ultimo ostacolo è stato superato ieri mattina. Nel giro di due mesi i lavori per l’impianto di trattamento dei rifiuti di Arborea dovrebbero iniziare. Per completare l’opera, ci vorranno circa due anni ma nel frattempo sarà scongiurato il licenziamento dei venti operai della discarica di Bau Craboni. Dall’ultimo giorno di giugno, quando a Tiria si fermerà l’attività, i rifiuti di tutta la provincia dovranno comunque essere smaltiti in un impianto lontano da Oristano. Almeno fino a quando non entrerà in funzione la nuova struttura. L’INCONTROA Cagliari, ieri mattina, è stata convocata la conferenza di servizi incaricata di verificare nei dettagli la regolarità del primo lotto del progetto del Consorzio industriale di Oristano. E dopo due ore di discussione è arrivata l’ultima necessaria autorizzazione per dare il via al grande impianto di Masangioni. Di fronte allo stesso tavolo, dunque, si sono ritrovati i tecnici dell’assessorato regionale all’Ambiente, i rappresentanti dei Comune di Arborea e di Marrubiu, della Provincia di Oristano, del Corpo forestale, del Consorzio industriale e dell’Arpas. Ai quali spettava il compito di verificare che fossero state apportate tutte le modifiche richieste nel corso della precedente conferenza. Il consenso necessario è stato espresso e ora si attende che il Consorzio industriale trasmetta alla Regione il progetto esecutivo. «Il progetto complessivo è suddiviso in tre lotti, ieri è arrivato il via libera per il primo – fa sapere il direttore del Consorzio industriale, Sergio Niedda – Noi nel frattempo abbiamo già realizzato il progetto e ottenuto il finanziamento anche per il secondo». L’IMPIANTO Costerà complessivamente ventisei milioni di euro e sarà costruito sfruttando le tecniche più avanzate, già impiegate in mezza Europa. La nuova struttura che sorgerà nel territorio di Arborea, a due passi dalla Carlo Felice, sarà quindi in grado di trasformare i rifiuti umidi che arrivano della case di tutta la provincia in concime naturale per i campi. Nel grande frullatore di immondezza finiranno anche i rifiuti non riciclabili, che saranno compattati e trasformati in «ecoballe» per la produzione di energia. Il vetro, il ferro, la carta e gli altri materiali riciclabili, invece, dovranno essere conferiti negli impianti specializzati. Resta parcheggiata, almeno per ora, l’idea di realizzare accanto all’impianto di Arborea un forno per lo smaltimento della carcasse animali. Per costruirlo serve un nuovo progetto e altre autorizzazioni. «Noi abbiamo fatto tutto il necessario – commenta il sindaco di Arborea, Bepi Costella – Ora speriamo che non si presentino altri ostacoli burocratici e che la tabella di marcia venga rispettata. Entro giugno il cantiere deve essere aperto». Nicola Pinna (Unioneonline)

  26. Termovalorizzatore, bufera sul bando
    Commissione divisa: due componenti bocciano la graduatoria

    Siamo appena al progetto ed è già bufera sul termovalorizzatore che la Regione intende realizzare a Ottana. Non solo per l’opposizione dei Comuni o per l’imprevisto in cui è incorsa in Consiglio la proposta della Giunta che chiedeva i fondi per il bando di project financing. A far sorgere nuovi dubbi è la stessa commissione a cui è stata affidata la valutazione dei progetti presentati per la realizzazione del termovalorizzatore. La commissione, infatti, ha approvato nei giorni scorsi la graduatoria dei progetti presentati per il nuovo impianto. La prima proposta in graduatoria, secondo alcune indiscrezioni, sarebbe quella di Urbaser, multinazionale spagnola che guida una cordata nella quale è presente anche la campana De Vizia. A pochissima distanza, si sarebbe classificata invece la Termomeccanica Ecologia, mentre le altre due in graduatoria sono le cordate guidate dalle società Daneco e Dalmine. La graduatoria, però, è stata approvata con due voti contrari. Non solo: i due commissari avrebbero fatto mettere a verbale le ragioni della loro opposizione, a partire dal fatto che le quattro proposte arrivate negli uffici regionali non rispetterebbero alcune previsioni contenute nel bando. E quindi la gara sarebbe da annullare. Il progetto avrebbe dovuto prevedere, infatti, la realizzazione di una centrale elettrica integrata, con una parte del ciclo produttivo destinata alla realizzazione di biomasse, e un’altra parte allo smaltimento di rifiuti. Le quattro proposte, invece, prevedono solo la realizzazione di un termovalorizzatore per lo smaltimento dei rifiuti e la produzione di energia elettrica. Il bandoLa valutazione delle proposte di project financing è soltanto la prima fase di un procedimento molto lungo. Infatti, la scelta della commissione, che ora deve essere ratificata dalla Giunta, dopo la comunicazione del responsabile del procedimento, riguarda esclusivamente il progetto da utilizzare per il termovalorizzatore. E soltanto dopo la valutazione d’impatto ambientale, ci sarà la gara internazionale vera e propria, alla quale potranno partecipare anche le società escluse nella prima fase. Il vantaggio del project financing per i privati, che investono i propri capitali nell’iniziativa, è quello di avere la garanzia che il piano sarà realizzato e che l’azienda potrà sfruttare i vantaggi fiscali assegnati dallo Stato a chi ottiene energia senza utilizzare combustibili fossili. la commissioneAl bando promosso dalla Regione per la realizzazione del termovalorizzatore di Ottana hanno risposto cinque cordate. Una è stata esclusa subito, mentre le altre quattro proposte sono state esaminate dalla Commissione nominata dalla Regione. Un esame, peraltro, portato avanti all’interno di paletti ben precisi fissati dalla Giunta. E sono proprio alcuni requisiti che hanno fatto nascere più di una perplessità: in particolare, il punteggio è molto alto per il parametro della tariffa (il costo per ogni tonnellata di rifiuti bruciata). In sostanza, la tariffa più bassa vale per circa il 60% del punteggio complessiva. Il che significa dare peso più ai costi, che ai requisiti ambientali. Tanto più che le tecnologie proposte (a griglia, come quella utilizzata nell’impianto del Tecnocasic, oppure a letto fluido, come quella dell’inceneritore di Tossilo) inquinano maggiormente se non sono accompagnate da una rigida separazione dei rifiuti, con la possibilità di bruciare solo quelli meno dannosi. Dubbi emersi durante il lavoro della commissione e che hanno spinto gli stessi commissari a chiedere una modifica del bando di gara. Da qui il no di due componenti della commissione. E non è escluso che le contestazioni delle popolazioni dell’area di Ottana a questo punto si facciano più dure. Giuseppe Deiana

    L?Unione Sarda del 04.06.07

  27. A Ottana i rifiuti di tutta la Sardegna
    Il termovalorizzatore raddoppia e spariscono le biomasse

    Ottana rischia di diventare la “pattumiera” della Sardegna. E non solo. Se la graduatoria sul bando promosso dalla Regione per la realizzazione di un termovalorizzatore nel centro Sardegna dovesse essere approvata dalla Giunta, il rischio è che il progetto per la nuova centrale diventi cosa ben diversa da quella prevista inizialmente. Ed è questa la ragione che ha spinto due componenti della commissione di gara a votare no alla graduatoria finale, stilata sulla base dei punteggi fissati dalla Regione (che ha dato un vantaggio consistente a chi garantisce una tariffa bassa per lo smaltimento). Il raddoppioIl bando promosso dalla Regione prevede infatti che si realizzi a Ottana, con il sistema del project financing, una centrale elettrica integrata all’interno del polo industriale ex Enichem. Il ciclo integrato consiste nella produzione combinata di energia: 20 megawatt da un termovalorizzatore che brucia i rifiuti (soltanto i residui secchi, circa il 30% del totale ottenuto grazie alla raccolta differenziata), mentre gli altri 20 megawatt arriverebbero dall’utilizzo delle biomasse (per lo più legno). Il fatto che però ci siano non poche difficoltà nell’approvvigionamento delle biomasse ha spinto le quattro società concorrenti a presentare una proposta che prevede soltanto un termovalorizzatore. Con un piccolo particolare: come recita il bando regionale, produrre 20 megawatt di energia equivale a bruciare oltre 200 mila tonnellate all’anno di rifiuti secchi. L’equivalente, si legge sempre nel bando, del residuo proveniente dalla raccolta differenziata effettuata nelle province di Nuoro, Oristano, Sassari, Ogliastra e Olbia-Tempio. In altri termini, se passasse il progetto, ci sarebbe un raddoppio della capacità del termovalorizzatore. Con tutte le conseguenze che si possono immaginare sul fronte dell’impatto ambientale. E c’è di più: una volta che il termovalorizzatore sarà in grado di bruciare 400 mila tonnellate all’anno, da dove arriverà la materia prima? La società che realizzerà la centrale investirà soldi propri e difficilmente accetterà di utilizzare solo metà della capacità produttiva. «Anche perché», spiega uno dei componenti della commissione, «più rifiuti si bruciano e più certificati verdi si possono vendere. È questo il business». Da qui le perplessità che hanno portato due commissari, il rappresentante del Comune di Ottana Gianni Mura e l’esperto nominato dalla Regione, Roberto Serra, a far mettere a verbale la loro contrarietà. E ora sembra che l’assessorato dell’Ambiente stia predisponendo una delibera per approvare la graduatoria. Anche se adesso l’opposizione delle popolazioni locali non potrà che aumentare. Tra le altre cose, infatti, il progetto proposto da Urbaser, la società prima in graduatoria, prevede la realizzazione del termovalorizzatore non dentro il sito ex Enichem, ma in una zona, in territorio di Bolotana, ancora incontaminata dal punto di vista ambientale. I sindacatiL’allarme sociale cresce, dunque. «Mi ha allarmato il fatto che il Comune di Ottana appare sempre più perplesso rispetto all’insediamento», spiega Ignazio Ganga, segretario della Cisl nuorese, «fortunatamente abbiamo fatto inserire nel piano strategico la clausola sulla necessità di sentire le popolazioni locali». Anche perché, aggiunge la Filcem-Cgil, «il progetto originario è stato completamente stravolto», osserva Giorgio Asuni. «L’esigenza era quella di garantire l’energia necessaria all’insediamento ex Enichem se l’altra centrale fosse entrata in crisi, garantendo occupazione e sviluppo. Ora, però, il progetto è diverso», osserva Asuni, «si doveva cercare di abbattere l’inquinamento, sostituendo la produzione di energia dall’olio combustibile. Invece, ora si rischia di avere un consistente impatto ambientale con un’infrastruttura aggiuntiva». Giuseppe Deiana

    L?Unione Sarda del 05-06-07

  28. Termovalorizzatore. Ancora polemiche sulla gara per la nuova centrale dove si bruceranno rifiuti. Polemici anche i Ds

    «Modificare il bando su Ottana»
    Lettera riservata inviata dai commissari alla Giunta Soru
    Giuseppe Deiana ? L?Unione Sarda 6 Giugno 2007

    Una lettera riservata, che non risulta dai verbali della commissione, per mettere nero su bianco tutti i dubbi sul bando promosso dalla Regione per il termovalorizzatore di Ottana. Poco prima di inviare i documenti sulla
    valutazione delle domande arrivate alla Regione, il presidente della commissione si è visto recapitare una lettera riservata, da girare poi all?amministrazione regionale, nella quale alcuni componenti della Commissione sollevano numerosi dubbi sul bando di project finance. A partire dal fatto che, sparita dai progetti la linea per la produzione di energia elettrica da biomasse, l?intera capacità del nuovo termovalorizzatore sarà utilizzata per bruciare rifiuti. Rifiuti considerati ?puliti?, il 30% della raccolta complessiva, una volta che funzionerà la differenziata. Ma pur sempre rifiuti.

    RICHIESTE RISERVATE. Nella lettera, alcuni commissari chiedono in modo inequivocabile di modificare il bando. Intanto perché, viene spiegato dai commissari, l?azienda che ha vinto non è quella che avrebbe presentato la proposta migliore in senso generale, visto che l?attribuzione dei punteggi (sulla base di parametri
    rigidi decisi dalla Regione) premierebbe soprattutto chi garantisce un prezzo più basso per la tariffa. Allo stesso tempo, però, si riducono le garanzie sul fronte ambientale. In secondo luogo, il bando prevede una licenza di produzione per almeno trent?anni, mentre i commissari ritengono sia un periodo troppo lungo, e chiedono di non andare oltre i 15. Solo così la Regione avrebbe vincoli meno stringenti.
    Infine, la scelta del sito dove realizzare il progetto della Urbaser, la società che guida la cordata che si è classificata prima in graduatoria (anche se due commissari di gara hanno espresso e fatto mettere a verbale la loro contrarietà su quella classifica), non convince. Infatti, l?area individuata è ancora poco contaminata dal punto di vista ambientale, in quanto fuori dal perimetro ex Enichem previsto dal bando regionale.
    Il procedimento, comunque, è ancora lungo: dopo l?approvazione della graduatoria da parte della Giunta, è prevista anche la valutazione d?impatto ambientale, e poi una gara internazionale che può essere vinta anche
    da una società diversa da quella che ha presentato il miglior piano di project financing.
    Il progetto, tuttavia, resterà quello approvato dalla commissione.
    L?assessore dell?Ambiente Cicito Morittu, per ora, non vuole commentare il lavoro della commissione:
    «Il procedimento non si è ancora concluso», fanno sapere dall?assessorato di via Roma, «solo quando sarà tutto finito, l?assessore potrà pronunciarsi ». Nessun commento anche dal Comune di Ottana.

    L?ESPERTO. Chi parla, invece, è Sandro Bianchi, capogruppo dei Ds in consiglio comunale a Nuoro, medico oncologo, da subito in prima linea contro il progetto per la realizzazione di un termovalorizzatore a Ottana. Non senza un qualche imbarazzo all?interno del suo partito, dove comunque l?opposizione alla nuova centrale, almeno localmente, sta crescendo. Bianchi non fa sconti: «Alla fine», dice, «è venuto fuori che la centrale a biomasse non era altro che un messaggio mediatico, una copertura che evocava paure minori. Ma chi conosce la materia, sapeva fino dall?inizio che la centrale a biomasse era irrealizzabile a meno di disboscare tutta la Sardegna».
    Secondo l?esponente dei Ds, «sta avvenendo quello che è già successo a Brescia», dove la linea per la produzione di energia da biomasse, «è stata riconvertita in linea per lo smaltimento dei rifiuti». Questo significa
    che, per alimentare il termovalorizzatore, la cui capacità produttiva è notevole, «si dovrà fare ricorso anche a rifiuti che arrivano dalla penisola: lo scenario è quello di traghetti non pieni di turisti, ma di rifiuti».

    SARDISTI. Ancora più duro il segretario nazionale del Psd?Az, Efisio Trincas, che parla di una giunta regionale «che utilizza l?arma della prepotenza a scapito delle autonomie locali e della salute dei sardi», invitando tutti gli amministratori del territorio «a sostenere le iniziative» contro il termovalorizzatore. «Come era prevedibile», ha sottolineato Trincas, «la Giunta è incurante delle opinioni dei Comuni e del parere contrario di due commissari facenti parte della Commissione esaminatrice della gara».
    Tanto più, conclude, «che l?obiettivo di minimizzare le emissioni di diossina» non è compatibile «con l?efficienza nel recupero dell?energia termica dell?impianto».

  29. Termovalorizzatore – Amministratori contro la Regione
    «Disattesa la volontà delle popolazioni locali»

    Marilena Orunesu ? L?Unione Sarda 6 Giugno 2007

    Cresce di tono la protesta contro il termovalorizzatore di Ottana dopo la graduatoria dei progetti stilata dalla commissione regionale.
    Nel territorio c?è aria di mobilitazione. Se ne fa interprete il sindaco di Bolotana. Francesco Manconi, eletto una settimana fa, è pronto a chiedere, assieme agli amministratori della zona, un incontro con il Governatore «per capire bene ? spiega ? cosa sta accadendo». Aggiunge: «Contestiamo il metodo adottato dal presidente Soru che non ha coinvolto la popolazione per spiegare cosa succede.
    Siamo perplessi sull?impianto, oltretutto gestito da privati che tendono a fare profitti. La Regione con i progetti strategici ci aveva prospettato uno sviluppo diverso, basato sulla valorizzazione dei prodotti tipici e dell?ambiente. Noi paghiamo molti costi ambientali per l?industria che c?è. Siamo a favore dell?industria, purché compatibile con ambiente e prospettive di sviluppo».

    LA PROTESTA. Rifondazione, in prima linea nel fronte del no, organizza una manifestazione a Macomer.
    Sabato è in programma una giornata contro l?inceneritore. Previsti conferenze e dibattiti con esperti. «Siamo
    preoccupati più che mai.
    Nonostante il voto del consiglio regionale, la volontà della giunta è ben altra», dice il segretario provinciale Giuseppe Dessena che invita a tener conto dei comitati spontanei nati per esprimere il dissenso al megaimpianto.
    A Sarule, dove il comitato raccoglie numerosi adesioni, il sindaco Antonio Gaias assicura: «La popolazione è sovrana. Se la Regione ci chiamerà aun confronto, si farà un referendum. Il responso sarà sovrano, a prescindere dalle posizioni personali degli amministratori».
    A Ollolai, il gruppo di opposizione chiede la convocazione di una seduta urgente del Consiglio.
    Ed esprime a chiare lettere il suo no all?inceneritore per motivi di carattere sanitario, economico, sociale e politico. «Con il termovalorizzatore ? dice ? si farebbero scelte che rispondono non agli interessi delle popolazioni, ma alla longa manus delle multinazionali della produzione delle tecnologie avanzate».

    CENTRODESTRA. Duro Silvestro consigliere regionale e provinciale di Fortza Paris. «La scelta della
    Regione è irrazionale e pericolosissima e si prefigura come un ulteriore attacco a un ambiente già degradato, alle comunità, alla salute dei cittadini». Ladu punta l?indice su Regione e Provincia, accusata di connivenza, perché ? sostiene ? «non riesce a comprendere la gravità della situazione e invece di effettuare una battaglia si limita a timide manifestazioni non riuscendo a uscire fuori dal gioco delle parti».
    Il leader di Sardigna Natzione Bustianu Cumpostu, impegnato nella mobilitazione delle comunità locali, parla di
    ?politica affaristica? che porta una nuova servitù, ovvero lo smaltimento dei rifiuti prodotti fuori dall?Isola.
    Dice: «La verità è che non potendo chiudere le discariche e gli impianti esistenti, per alimentare il mostro inceneritore e avvelenatore che quanto più brucia tanto più fa guadagnare i suoi padroni, sarà necessario non solo fermare la raccolta differenziata ma anche portare rifiuti da fuori».

  30. Portare l?industria ad Ottana è stata un torto enorme e una volta portata la chiusura è stata e continua ad essere inevitabile.
    Lasciando alla Francia la possibilità di investire nell?agricoltura, l?Italia ha scelto l?industria senza futuro. Ora siamo in ritardo su tutto e mentre cerchiamo di rilanciare i nostri prodotti tipici e puntare sulla qualità allo stesso tempo la distruggiamo con l?inceneritore.
    I politici dell?epoca e di oggi continuano a rispondere solo ai loro interessi partitici.
    Anita
    ——————————-

    Da L?Unione Sarda del 09.06.07

    Soru contestato dal comitato barbaricino

    «Verrò a Ottana tutte le volte che sarà necessario, assieme ai tecnici. È un tipo di industria che lì può stare». Parla così Renato Soru davanti al comitato anti-inceneritore che fa una pacifica irruzione nella sala della Camera di commercio di Nuoro dove ieri sera il centrosinistra illustra la Finanziaria. Alcuni componenti del comitato, giunti da Ottana, Olzai, Sarule e Orani, tengono in mano uno striscione per dire no all’impianto. Uno di loro, Mario Denti, dal microfono dà voce alla protesta. «Vedo qui numerosi politici eletti nel territorio che sul termovalorizzatore osservano il più assoluto silenzio. Devono scendere in campo senza vergogna o paura. Non si può condannare il centro Sardegna a un futuro di distruzione e di morte. Il territorio di Ottana sta subendo una violenza da 35 anni di industria chimica. Invito i sindaci a fare un’azione politica concreta per difendere il territorio. E al presidente Soru dico che non accettiamo progetti di colonizzazione». Siro Marroccu, capogruppo dei Ds in consiglio regionale, è il primo che risponde alla loro rabbia. «La delibera della giunta è un atto di coraggio, non rappresenta una minaccia per il territorio, è l’avvio di un confronto con le popolazioni», dice. Esterna i dubbi sull’impianto a biomasse ma a proposito delle proteste popolari sottolinea: «Il piano di gestione dei rifiuti, che risale a nove anni fa, è stato stoppato dalle popolazioni. A volte ci sono interessi a non fare le cose». Il governatore non si sottrae al confronto. «È sbagliato dire che vogliamo i colonizzatori, li abbiamo fermati sulle coste, non li spingiamo all’interno», dice rivolgendosi al comitato. «Ogni provincia deve gestire il proprio ciclo dei rifiuti. Pur facendo al meglio la raccolta differenziata dobbiamo fare i conti con i residui secchi perché è un’utopia che non ce ne siano. I danni di una discarica sono enormemente più grandi di quelli di un termovalorizzatore». A dare supporto alla sua tesi Soru cita Parigi che ha dieci inceneritori e Brescia che ne ha uno nel perimetro cittadino. «Non mi sognerei di fare un torto a chicchessia. Propongo l’impianto perché penso di non fare un torto neppure ai cittadini di Ottana, come credo che non sia stato un torto portare l’industria, ma farla chiudere». La platea del centrosinistra lo applaude. E lui va avanti. «È un impianto di grande tecnologia, che non lascia odori o altro», aggiunge. «Fesserie», grida qualcuno del comitato. «Ci diamo tutti il beneficio della buona fede, parleremo secondo coscienza, non per dire fesserie. Verrò a Ottana», conclude dopo aver sottolineato il beneficio economico: ora smaltire una tonnellata di rifiuti costa 140 euro, col nuovo progetto 57. Marilena Orunesu

    Rivolta contro il termovalorizzatore
    Due componenti della Commissione: rifiuti invece di biomasse

    Dodici dicembre 2006. Il presidente della Regione Renato Soru parla del Piano regionale dei rifiuti approvato dalla Giunta. E dice: «C’è una cosa importante per il termovalorizzatore di Cagliari: non si può più far finta di non sapere che smaltisce i rifiuti a 130-140 euro a tonnellata, laddove i privati che si finanziano il loro impianto di smaltimento, lo smaltiranno a 60, massimo 70 euro». Le dichiarazioni sono rintracciabili sul sito internet della Regione, dove è possibile consultare anche il bando per il project financing, che aveva previsto la scadenza del 30 giugno 2006 per la presentazione delle proposte. Sette giugno 2007. La delibera della giunta regionale sull’approvazione della graduatoria per il termovalorizzatore di Ottana (il progetto parla di un investimento da 270 milioni di euro oltre all’Iva, 3 linee a griglia e 91 occupati) prevede una serie di parametri: il punteggio maggiore, tra le varie voci, viene assegnato al requisito della tariffa più bassa. A vincere è la multinazionale spagnola Urbaser che propone un prezzo per il conferimento dei rifiuti di 56,4 euro a tonnellata, senza utilities (per esempio la produzione aggiuntiva di vapore). Nel caso in cui sia prevista la produzione di utilities si arriva a 61 euro. Ieri, però, durante un convegno sui rifiuti organizzato a Cagliari dalle Province sarde, anche grazie all’intervento di alcuni esperti, «è emerso che per un termovalorizzatore la tariffa minima di smaltimento per produrre profitto si dovrebbe aggirare intorno ai 90 euro», spiega Giorgio Asuni, leader regionale della Filcem-Cgil, che mostra perplessità sulle proposte per la realizzazione della centrale. La graduatoriaCon la delibera di approvazione della graduatoria, dunque, la giunta regionale insiste sulla realizzazione della centrale energetica alimentata dai rifiuti. Il provvedimento prevede una fase di concertazione con gli enti locali, ma per migliorare il progetto, senza dunque mettere in discussione l’impianto, che comunque «si deve fare», come ha ribadito lo stesso Soru ieri davanti ai presidenti delle Province sarde. i dubbi della commissioneIl progetto di Urbaser e De Vizia prevede una linea di produzione, da alimentare a biomasse (legna), ma è perfettamente uguale a quelle per bruciare i rifiuti, e quindi utilizzabile a questo scopo, nel caso le biomasse venissero a mancare. Da qui i dubbi di due componenti della Commissione regionale chiamata a esprimersi sulla graduatoria dei progetti. Il no di Roberto Serra, rappresentante della Regione nella commissione, e di Gianni Mura, nominato dal Comune di Ottana, è stato espresso in modo esplicito nel verbale. A pagina 4, infatti, Gianni Mura motiva il suo no alla graduatoria finale sulla base del fatto che «nessuno dei concorrenti propone una specifica tecnologia per le biomasse……. poiché tutti i concorrenti propongono una linea di trattamento sostanzialmente analoga a quelle per i rifiuti, modificando in questo modo uno dei requisiti strutturali del bando». Il risultato sostanziale, denuncia ancora Mura, «vede la presenza di un’ulteriore linea di termovalorizzazione aggiuntiva rispetto a quelle riferite alla quantità massima di 240 mila tonnellate». Nella pagina successiva del verbale, poi, Roberto Serra rincara la dose e afferma che «il mancato rispetto da parte di tutte le proposte progettuali delle condizioni previste» sulla trasformazione delle biomasse, è motivo «di inamissibilità alla valutazione tecnica». Tutte le proposte, sottolinea Serra, «non hanno proposto linee dedicate alla valorizzazione delle biomasse e in ogni caso non hanno avanzato alcuno studio argomentato sulla scelta della tecnologia più adatta per l’utilizzo delle biomasse». Si è preferito utilizzare una linea produttiva uguale a quella per le biomasse, scelta che «inficia anche la valutazione tecnica della proposta progettuale complessiva». Tutte osservazioni che non hanno modificato il giudizio degli altri componenti della commissione che, a maggioranza, ha approvato la graduatoria. Giuseppe Deiana

  31. Termovalorizzatori. Uno non basta, Anci e Province ne vogliono tre.
    Da L’Altravoce sabato 9 giugno 2007

    Termovalorizzatori tra polemiche e pressioni,
    le Province sarde ne vogliono tre
    Cherchi: Comuni esattori? Decidano le tariffe
    Tutti contro i termovalorizzatori? Non esattamente. Dall’Unione delle Province sarde arriva un’indicazione che va nella direzione opposta: un solo impianto non basta. Dal convegno ?Organizzazione e gestione integrata dei rifiuti urbani?, organizzato dall’Ups, viene fuori un’altra verità: diametralmente opposta rispetto a quella di chi, negli ultimi giorni, si è schierato contro la futura struttura di Ottana.

    E se da una parte arriva l’invito delle Province a potenziare il progetto per la produzione di energia dai rifiuti, dall’altra sono i Comuni ad ?avvisare? la Regione: le amministrazioni locali non potranno avere un ruolo marginale nella gestione, soprattutto per quanto riguarda la determinazione delle tariffe. Una posizione che, di fatto, si oppone al piano regionale di gestione approvato dalla giunta a dicembre. Secondo viale Trento, infatti, l’intero sistema dovrebbe gestito da una sola autorità d’ambito e funzionare con una tariffa unica per tutte le famiglie sarde.

    Proprio su questo punto è arrivata ieri la risposta dell’Anci Sardegna: «I Comuni non accetteranno mai che sia la Regione a determinare i costi lasciando a essi solo il compito di esigere ed incassare le tariffe», ha sottolineato il presidente Tore Cherchi. Con un messaggio ancora più chiaro: «Non accettiamo il ruolo da esattori che la Regione ci vuole attribuire».

    Lo stesso piano regionale prevedeva due termovalorizzatori: quello della zona di Macchiareddu, vicino a Cagliari, per il centro-sud dell’isola; e quello della piana di Ottana, per il quale la Giunta ha selezionato l’altro giorno il progetto dell’azienda spagnola Urbaser: servirà, appena in funzione (l’obiettivo è averlo pronto entro il 2010), la Sardegna centrale e settentrionale.

    Ma l’analisi di Cherchi è impietosa anche su questo punto: «Entro il 2008 dovrà essere differenziata una quota del 40% dei rifiuti: l’impianto del Tecnocasic è inefficiente e non può essere quello deputato allo smaltimento dei rifiuti del sud Sardegna».

    E se l’unico impianto per ora esistente in Sardegna secondo l’Anci è inadeguato, l’Ups rilancia: «Le Province ritengono che in Sardegna siano necessari non uno ma tre impianti per la termovalorizzazione dei rifiuti», ha sottolineato il vicepresidente Ignazio Congiu: uno per il sud, uno per il centro e uno per il nord dell’isola. Con buona pace delle critiche già piovute sulla Regione per lo stabilimento di Ottana.

    Ma il progetto di viale Trento resta quello approvato alla fine dello scorso anno: un unico ambito territoriale ottimale, a cui si aggiungerà un’autorità garante dei consumatori per il sistema dei rifiuti. Lo ha spiegato nel suo intervento il presidente Renato Soru. Via libera anche per il termovalorizzatore del Nuorese: «La gara non si può sospendere». Anche per il fattore economico: «I prezzi praticati, 57 euro a tonnellata per 30 anni, sono da ritenersi convenienti», ha sottolinenato il governatore. In più «ai comuni dell’area di Ottana andrà il cinque per cento del ricavato, cioè circa 800mila euro all’anno».

    (red)

  32. IInceneritore? Il sindaco di Macomer: no grazie
    Siro Marroccu propone provocatoriamente alternative a Ottana ma ottiene un rifiuto
    di Tito Giuseppe Tola ? La Nuova Sardegna 10 Giugno 2007

    MACOMER. La realizzazione del super inceneritore che porterebbe a Ottana i rifiuti non riciclabili di mezza Sardegna incontra resistenze in tutti i comuni della zona.
    Anche a Macomer, che quando la Regione ha scelto Ottana ha protestato temendo di dover chiudere il suo inceneritore di Tossilo, non sono assolutamente disposti a prenderselo.
    La provocazione lanciata da Siro Marroccu, nel convegno sulla legge finanziaria tenuto l?altro ieri a Nuoro, non ha suscitato alzate di scudi. Il capogruppo regionale Ds, alla Camera di commercio di Nuoro, ha ricordato le proteste.

    Proteste che a suo tempo accompagnarono la decisione di realizzare un impianto di trattamento dei rifiuti a Villacidro.
    Ma Marroccu ha ricordato anche come oggi le paure siano passate. In qualche modo, ha fatto capire che altre zone industriali potrebbero accettare l?impianto, il cui progetto definitivo sarà realizzato dagli spagnoli della Urbaser SA e dalla De Vizia di Torino.
    A Macomer, non se ne preoccupano. «Se lo vogliono che se lo prendano ? commenta il sindaco Marco Mura ? Noi non ci pensiamo nemmeno lontanamente. Macomer ha già dato, sta continando a dare ed è disposta a mantenere solo ciò che c?è già. Naturalmente ammodernandolo e mettendolo in sicurezza perché sia efficiente e non inquini. Se il mega inceneritore ce lo avessero proposto negli anni scorsi, avrei chiamato i cittadini a decidere con un referendum. Ora, però, so che Macomer è contraria ad accogliere sul suo territorio un impianto di quel tipo e di quelle dimensioni».
    Della nocività delle emissioni degli inceneritori per la salute delle persone si è parlato ieri a Macomer nel corso della conferenza «Non bruciamoci il futuro» promossa da Rifondazione Comunista.
    Ne ha parlato Stefano Montanari, direttore scientifico del Nanodiagnostics di Modena, uno dei massimi esperti di nanopatologie, le malattie provocate da micro e nanoparticelle emesse dall?incenerimento dei rifiuti, combustioni, fusioni ed esplosioni.
    Montanari ha spiegato che le nanoparticelle sono metalli pesanti di dimensioni infinitesimali, 100.000 volte più piccole del diametro di un capello. In meno di un minuto riescono a raggiungere il nucleo di una cellula e una volta entrate non possono più essere eliminate.
    Tra queste polveri invisibili e l?insorgenza di malattie importanti come i tumori ci sarebbe una correlazione.
    La loro presenza può essere confermata solo da un microscopio a scansione ambientale, che vede ciò che un microscopio normale non evidenzia.
    A Macomer è diffuso il sospetto che il costante aumento di varie patologie nel territorio sia condizionato, come in altre parti d?Italia, dalla presenza decennale dell?inceneritore. Montanari ha spiegato che le particelle secondarie della combustione, quelle di dimensione infinitesimale che si sprigionano nei processi di termodistruzione, ma anche nelle esplosioni, viaggiano a distanza. «É stato rilevato ? ha detto lo studioso ? che a più di cinque chilometri dagli inceneritori si trovano quantitativi di nanoparticelle otto volte superiori a quelli che si rilevano in prossimità degli impianti». Queste si depositano sui vegetali. «E sono cancerogene ? ha proseguito ?, dal cavolo non vanno via neanche lavandolo un milione di volte».
    Nel corso del dibattito è stato rimarcato che l?emergenza rifiuti non va risolta con l?incenerimento e con la costruzione di un megaimpianto a Ottana.
    «Esistono soluzioni alternative ? è stato detto negli interventi ?, meno costose e ambientalmente più sostenibili».
    Da Bolotana, intanto, fa sentire il suo disagio il neo sindaco Francesco Manconi (Ds), che, in una nota ufficiale, esprime disappunto per il mancato coinvolgimento del Comune nella scelta regionale e chiede un incontro urgente a Renato Soru. «Ho appreso dalla delibera della giunta regionale che approva la gara internazionale per il termovalorizzatore ? dice il sindaco ? che l?impianto verrà ubicato in territorio di Bolotana.
    Tutto ciò a nostra insaputa, visto che l?amministrazione comunale non è stata informata».
    Non solo: alla luce dell?ubicazione dell?impianto, Francesco Manconi contesta anche il mancato inserimento nella commissione tecnico-consultiva di supporto al responsabile del procedimento di un rappresentante del comune di Bolotana.

  33. Termovalorizzatore, Ottana dice no
    Ieri l?assemblea pubblica: il Comune insiste sul referendum
    Il consiglio comunale allargato alla popolazione ha sancito la rivolta di Ottana contro il termovalorizzatore.

    Marilena Orunesu ? L?Unione Sarda 13 Giugno 2007

    OTTANA . La resistenza è nei propositi del sindaco di indire un referendum e di chiedere al governatore Soru l?annullamento della delibera super contestata, a costo anche di presentare un ricorso al Tar. Come pure nel no ripetuto a più voci dalla folla di cittadini, quasi un coro che intona un?unica nota. Non manca qualche debole dissonanza nella sala che ospita un insolito consiglio comunale chiamato a discutere ieri sera sul termovalorizzatore benedetto dalla giunta regionale e detestato dalle popolazioni locali.

    LE PERPLESSITÀ. Il sindaco ds Peppino Fenudi, finora accusato di tifare per il ni, osa bacchettare, pur con garbo, gli alti vertici regionali, compreso il collega di partito Cicito Morittu, assessore all?Ambiente. «Do atto della correttezza dell?assessore Tonino Dessì, non altrettanto ho potuto riscontrare con l?attuale». Esordio che annuncia una chiara linea di contestazione. «Di fronte a temi tanto importanti non capisco perché non c?è stata un?interlocuzione costante tra i diversi livelli istituzionali».
    E allora c?è una scelta obbligata, quella del referendum, meglio se congiunto con i paesi vicini, già sancita da una delibera consiliare. E una richiesta scontata: «Mi auguro che il presidente Soru possa rivedere la delibera assieme a tutto il sistema di smaltimento dei rifiuti. Non escludo un ricorso per annullare un atto che appare viziato e non conforme alle risultanze della gara». Il riferimento è alla relazione della commissione regionale che ha stilato la graduatoria dei quattro progetti in gara. All?unanimità esprime perplessità non di poco conto, richiamate con molta efficacia da Gianni Mura, rappresentante tecnico del comune di Ottana in quella commissione.
    Lui rompe per la prima volta il silenzio osservato durante l?incarico.
    E tra le 300 mila pagine prodotte dal gran lavoro attorno alla gara ne saltano fuori tre.
    Raccolgono i dubbi attorno all?impianto a biomasse che secondo il bando dovrebbe integrare le due linee, una di marcia e una di riserva, sui rifiuti. Ma per la commissione è ?ridondante? e aprirebbe le porte al raddoppio dei rifiuti trattati che passerebbero così da 200 mila a 400 mila tonnellate, cifra equivalente alla quantità prodotta in
    Sardegna. «Alle biomasse non crede nessuno. Il bando è molto preciso sulle tecnologie relative
    ai rifiuti, mentre sulle biomasse chiede indicazioni ai concorrenti.
    Nessuna delle proposte in gara ha rispettato il bando», dice Mura. E aggiunge: «La centrale integrata con la produzione di energia è una proposta furbesca». Il motivo? Quando è stato Il consiglio comunale allargato alla popolazione ha sancito la rivolta di Ottana contro il termovalorizzatore. fatto ? spiega ? si temeva la chiusura della centrale di Ottana che avrebbe mandato in tilt l?insediamento produttivo. Ma da gennaio la centrale è salva. E la nuova produzione di energia non serve più.

    IL PROGETTO VINCENTE. Neppure le caratteristiche del progetto vincente, quello della società spagnola Urbaser, danno sufficienti rassicurazioni. Un esempio: di fronte a un costo di 260 milioni di euro i posti di lavoro da una parte sono 38, da un?altra 91. Comunque, non grandi cifre.
    Altro esempio, i ricavi. Nei primi 11 anni dovrebbero essere di 62 milioni di euro di cui 13 milioni arrivano dai pagamenti delle tariffe (56,40 euro per tonnellata), 20 milioni dalla vendita di energia e 28 milioni, ovvero la quota più cospicua, dai certificati verdi, premi europei per chi produce energia utilizzando rifiuti biodegradabili. «Visto il dibattito in atto, è possibile che i certificati verdi vengano eliminati.
    Significa che quei 28 milioni di euro dovranno arrivare da altre entrate con l?aumento delle tariffe. È una situazione preoccupante», denuncia Mura.

    L?ALTERNATIVA. Il pubblico l?ascolta con molta attenzione anche quando parla dei resti della termovalorizzazione. La società Urbaser propone di stoccarli in una discarica vicina all?impianto che, però, può accogliere fino a 180 mila tonnellate, e in una di Sassari. Il punto è che, a conti fatti, in 30 anni bisogna smaltire un milione e mezzo di tonnellate di residui da combustione. E allora ? fa notare il tecnico ? servirà una nuova discarica.
    In alternativa c?è la raccolta differenziata spinta, professata da Mura, come dal sindaco che invita la Provincia a farsi avanti con una sua iniziativa che consenta di ridurre la frazione da mandare in discarica e di stoppare il progetto-termovalorizzatore.
    «L?impianto è una proposta tra il paternalistico e l?arrogante », commenta Mura prima di lasciare scivolare il microfono a cittadini e consiglieri comunali.
    Nella sala non mancano gli ospiti. «Da Ottana deve partire una rivolta contro questo modello di sviluppo», dice il leader di Sardigna Natzione Bustianu Cumpostu. «Temiamo i tempi lunghi del referendum», commenta Mario Denti per il comitato spontaneo anti-inceneritore che oggi incontra il presidente della Provincia Roberto Deriu.

  34. «Il termovalorizzatore oggi non ha più senso»
    Gianni Mura, componente della Commissione: «Lo scenario è cambiato, può sorgere dovunque»

    Il lavoro della Commissione regionale, chiamata a valutare i progetti per la realizzazione di una centrale energetica integrata, è iniziato oltre un anno fa, quando «lo scenario era ben diverso». Oggi, il quadro generale è cambiato e le novità portano a fare nuove riflessioni sul progetto. Lo sostiene Gianni Mura, ingegnere, nominato dal Comune di Ottana nella Commissione di valutazione dei progetti per la realizzazione del termovalorizzatore. Oggi, la centrale non serve? «Di sicuro posso dire che il quadro di riferimento è radicalmente cambiato: nel febbraio 2006 si registrava la crisi della centrale di Ottana, che ha una potenza di 140 megawatt. Di questi, soltanto 40 sono necessari per il funzionamento delle attività industriali di Ottana, mentre il resto viene venduto alla rete nazionale. Oggi, la centrale di Clivati è stata risanata ed è previsto un potenziamento fino a 200 megawatt». Si può sempre costruire una centrale per vendere energia? «Certo, ma a questo punto il ragionamento non è più basato sull’emergenza energetica e quindi mi chiedo: che senso ha costruire una nuova centrale per arrivare a produrre oltre 240 megawatt a Ottana, che ne consumerebbe solo il 20%?». E il problema dello smaltimento dei rifiuti? «Questo è un problema serio al quale nessun territorio si può sottrarre. Infatti, non sono contrario al termovalorizzatore per ragioni ideologiche, ma avendo visto il progetto, ritengo non si possa più parlare di centrale integrata. Se vogliamo una centrale di smaltimento dei rifiuti con la combustione, allora questo è un problema regionale e il sito non va imposto, ma valutato sulla base della fattibilità. E non si capisce a quel punto perché il termovalorizzatore debba sorgere a Ottana quando la grande maggioranza di rifiuti la si produce a Olbia e Sassari». È una questione di campanile? «Direi di no. Tutti ci dobbiamo far carico del problema dei rifiuti che però va impostato con sperimentazioni che puntimo a spingere al massimo la differenziata. La Regione deve avere il coraggio di sviluppare una tecnologia che abbia requisiti di garanzia per la salute. Tanto più che all’unanimità la Commissione, nella lettera riservata inviata alla Giunta, ha chiesto che venga diminuita la quota di rifiuti da bruciare nel termovalorizzatore». La Commissione teme che i rifiuti possano aumentare con il passare degli anni? «Nella proposta di Urbaser, che ha vinto la gara, il 45% dei ricavi, nei primi undici anni, arriva dalla vendita dei certificati verdi. A fronte di un ricavo di 62 milioni di euro, i certificati valgono 28 milioni, mentre la tariffa incide per 13 e la vendita di energia per 20. Se la normativa sui certificati verdi dovesse essere modificata, così come si pensa, la tariffa di smaltimento dei rifiuti finirebbe per essere triplicata». Lei ha votato no alla graduatoria perché le proposte non prevedono in modo distinto un impianto a biomasse. Perché non si è dimesso dalla Commissione? «Se mi fossi dimesso, non avrei rispettato il lavoro dei miei colleghi. E in ogni caso, ho assegnato un punteggio uguale a zero ai parametri sulla qualità del progetto». È convinto che la linea a biomasse non si farà? «A parte il fatto che i prezzi delle biomasse sono fuori mercato. Poi, una centrale a biomasse produce in trent’anni un milione di tonnellate di ceneri, che sono rifiuti speciali. Anche in questo caso, dunque, l’impatto ambientale non è neutro. Ripeto: che senso ha ora realizzare la centrale a Ottana? Questo la Regione lo deve spiegare». La Giunta assicura un confronto con gli enti locali. «La discussione ci doveva essere prima di assumere decisioni. Credo che la Giunta stia sottovalutando l’allarme sociale provocato da queste scelte nella Sardegna centrale. Si potrebbe finire come in Irpinia». (g. d.)

    Da L?unione Sarda del 19.06.07

  35. Inceneritori. Imparare dai cattivi esempi.
    Da L’altravoce giovedì 12 luglio 2007

    I rifiuti e l’inceneritore di Ottana
    Troppa fretta sul progetto
    quando è in gioco la salute di tanti
    di Gianstefano Monni

    Dopo la delibera della Giunta regionale in cui, di fatto, si dà il via al progetto del termovalorizzatore di Ottana, molti si sono schierati contro l’impianto e molti sostengono che comunque una soluzione per lo smaltimento dei rifiuti debba essere trovata. È evidente che il tema dei rifiuti va affrontato seriamente e che un’amministrazione consapevole deve valutarlo in tutti i suoi aspetti.

    L’uso del termovalorizzatore non come sostituivo della raccolta differenziata ma come ultimo anello della catena dei rifiuti, per eliminare ciò che non si riesce a riciclare, può apparire interessante. Ma sul tema ci sono diverse questioni aperte. Quello che segue è un tentativo, indipendente, di capire come stanno le cose.

    In pratica un termovalorizzatore è un inceneritore che brucia il residuo non riciclabile dei rifiuti, chiamato CDR (Combustibile Derivato dai Rifiuti) recuperando parte dell’energia termica generata nella combustione e convertendola in energia elettrica da immettere nella rete di distribuzione. Per fugare ogni dubbio, è bene dire che la termovalorizzazione richiede l’incenerimento. Per questa ragione, in questo articolo, termovalorizzatore e inceneritore sono da considerarsi sinonimi, così come sono sinonimi termovalorizzazione e incenerimento. Per evitare confusione da questo momento in poi si useranno solo i termini inceneritore e incenerimento.

    Sul tema dell’inceneritore di Ottana esistono diverse questioni aperte. Una possibile divisione in gruppi:

    questioni sul processo di incenerimento in quanto tale;
    questioni circa le biomasse e l’energia prodotta;
    dubbi sulla scelta di Ottana e sul metodo scelto dalla Giunta Regionale.
    In ultima analisi, occorre chiedersi se l’incenerimento sia la migliore tecnica possibile per smaltire i residui non differenziabili dalla raccolta dei Rifiuti Solidi Urbani (RSU).

    Il processo di incenerimento.
    È vero che durante la combustione vengono generati dei gas (in particolare diossine)?

    È vero che dai filtri, insieme ai gas, fuoriescono anche delle nanoparticelle che sono pericolose per la salute?

    Esistono prove serie e studi attendibili che mettano in relazione la presenza degli inceneritori e danni alla salute?

    Ad ogni tonnellata di CDR, corrispondono circa 250 Kg di ceneri altamente tossiche. Che cosa ne facciamo delle ceneri, come le smaltiamo e dove?

    Il termovalorizzatore di Brescia, spesso citato come esempio, è davvero così esemplare?

    1. Durante l’incenerimento sono generati dei gas che vengono emessi nell’aria, dopo essere stati filtrati. Il filtraggio di questi gas non azzera, in nessun caso, la diossina che quindi, insieme ad altri veleni, si ritrova nell’ambiente: dall’aria decade sul terreno, ed entra nella catena alimentare. Anche usando come riferimento un documento certamente non di parte né schierato contro gli inceneritori quale il rapporto delle migliori tecniche disponibili (BAT) per l’incenerimento dei rifiuti redatto nell’agosto 2006 dalla Commissione Europea, risulta comunque che nel processo di incenerimento vengono emesse diossine nell’aria.

    Sempre l’Unione Europea, in un documento intitolato Inventario europeo delle diossine, stima che il trattamento dei rifiuti (e in particolare l’incenerimento) e il settore industriale (in particolare il siderurgico) siano i massimi responsabili dell’emissione in atmosfera di diossine: «Nonostante i considerevoli sforzi degli ultimi anni per ridurre le emissioni degli inceneritori di rifiuti solidi urbani, questo tipo di fonte continua a dominare l’immissione di diossine in atmosfera».

    Occorre notare che la diossina, a causa dell’alta affinità per le sostanze grasse, entra nella catena alimentare: in virtù di questa proprietà, la diossina emessa nell’ambiente dall’inceneritore di Ottana si concentrerebbe nella catena alimentare, ad esempio nella filiera latto-casearia: il latte (e tutti i suoi derivati, ovviamente) prodotti da bestiame che si ciba di foraggi provenienti da zone in cui ci sono ricadute di diossina conterranno diossina. L’emissione di diossina attraverso l’incenerimento è un fatto.

    2. Quando una sostanza organica (contenente principalmente carbonio, azoto, idrogeno e ossigeno) brucia, vengono rilasciate molecole più piccole e generalmente biodegradabili (anche se inquinanti). Se la sostanza contiene anche una frazione rilevante di materiali inorganici (come dei metalli), i prodotti della combustione possono portare, specialmente se ad alte temperature, ad aggregati atomici e leghe metalliche che non sono biodegradabili, e vengono disperse in ambiente sotto forma di aerosol. Questi aggregati hanno una dimensione dell’ordine dei nanometri (miliardesimi di metro), da cui il nome nanoparticelle.

    Le nanoparticelle possono ritrovarsi un po’ ovunque, nello scatolame a causa della sua usura, in alcuni farmaci come eccipienti, nel fumo di sigaretta e degli inceneritori, nel pesce di mare, in prossimità di vulcani: la lista è potenzialmente infinita. La presenza delle nanoparticelle nel fumo che fuoriesce dagli inceneritori non è in discussione, è un dato di fatto: nel già citato rapporto della Commissione Europea sulle BAT per l’incenerimento, nel par. 3.2.2.1, vengono individuati oltre 20 sostanze diverse che vengono emesse nell’aria. Tra queste, oltre la diossina, sono presenti il cadmio, l’arsenico,il piombo, il cobalto, il cromo e il mercurio. Parecchi di questi elementi (cadmio, arsenico ecc.) sono cancerogeni noti o sospettati; altri sono noti per la loro neuro-tossicità. Gli ossidi di azoto e l’ozono che ne deriva agiscono sull’apparato respiratorio e cardiovascolare favorendo patologie infiammatorie e degenerative. L’emissione di nanoparticelle (particolato) di metalli pesanti e cancerogeni attraverso l’incenerimento è un fatto.

    3. Riguardo agli studi che mettano in relazione inceneritori e salute umana, esistono centinaia di articoli nella letteratura scientifica. Tra i più recenti: l’International Journal of Hygiene and Environmental Health, del maggio 2007 pubblica un articolo di un gruppo di ricercatori dell’Istituto di Medicina Preventiva, Facoltà di Medicina, Università di Lisbona. Nello studio, relativo ai livelli di cadmio, mercurio e piombo osservati nella popolazione umana vicina a due inceneritori, si conclude che «paragonati con i dati di riferimento in condizioni simili, i livelli osservati di cadmio, piombo e mercurio presenti nel sangue sembrano essere relativamente più alti, sia per i valori medi che per quelli estremi».

    Nella rivista italiana di Epidemiologia e prevenzione di maggio-giugno 2006, viene pubblicato uno studio del Dipartimento di medicina ambientale dell’Università di Padova in cui si osserva nella popolazione femminile di Venezia e Mestre un «eccesso statistico del sarcoma ai tessuti molli tra le donne nella categoria a più alta esposizione», e questo viene messo in relazione all’esposizione ambientale.

    Un anno prima, sempre la rivista italiana di Epidemiologia e prevenzione (luglio-agosto 2005) aveva pubblicato uno studio dell’UO Biostatistica, CSPO, Istituto scientifico Regione Toscana e Dipartimento di statistica G. Parenti, Università di Firenze, in cui emerge che nel periodo 1986-1992 si è osservato nella zona di Campi Bisenzio un picco localizzato di morti per il linfoma non-Hodgkin tra la popolazione maschile. Nello stesso comune, un inceneritore di rifiuti urbani era operativo dal 1973 al 1986; quando è stato chiuso si sono rilevate le prove di contaminazione di diossina nel suolo.

    L’Emidemiology Journal del maggio 2004 aveva pubblicato uno studio dell’Istituto Nazionale di Salute Pubblica giapponese fatto sugli inceneritori in Giappone (ad alto contenuto tecnologico). Nell’articolo si legge che nella zona osservata, con tutte le cautele del caso, si rileva una diminuzione del rischio delle morti tra i nenonati con l’aumento della distanza dall’inceneritore. Ovvero, più si vive vicini all’inceneritore (con un picco tra 1-2 Km) e più si rischia di osservare morti tra i neonati.

    Insomma, vicino agli inceneritori sono a rischio i neonati, le donne e gli uomini… L’entità del rischio non è ancora stata quantificata esattamente, ma il rischio per la salute legato alla presenza di un inceneritore è un fatto.

    4. Per ogni tonnellata di rifiuti incenerita si ha un aumento dei volumi, ottenendo una tonnellata circa di emissioni gassose dai camini e circa 250 Kg di scorie e ceneri tossiche. L’inceneritore di Ottana richiederebbe lo smaltimento di circa 25.000 t/anno di rifiuti speciali. In trent’anni ci sarebbero 750.000 t di rifiuti speciali da portare in discarica, e in Sardegna non esiste discarica in grado di ospitare un quantitativo così elevato di questo materiale: occorrono infatti discariche speciali che diano garanzie di totale sicurezza ambientale.

    A tale proposito si osservi che nel “Rapporto sullo stato di salute dei residenti nelle aree con siti industriali, minerari o militari in Sardegna, Italia” commissionato dall’Assessorato regionale alla Sanità emerge che, nelle aree industriali, la compromissione dello stato di salute delle popolazioni coincide con le attività ad alta produzione di rifiuti speciali. Aumentare quindi la produzione di rifiuti speciali, costuisce un elemento di rischio per tutte quelle popolazioni che si troveranno a risiedere in prossimità delle zone in cui i rifiuti verranno stoccati. Certo, le ceneri si possono trasportare e smaltire in una discarica (a pagamento), ma noi viviamo in un’isola: per trasportare le ceneri occorre usare le navi (gli aerei sarebbero troppo rischiosi), e questo implica elevato rischio ambientale e elevati costi di smaltimento, probabilmente a carico della collettività. La necessità di un corretto smaltimento delle ceneri tossiche è un fatto.

    5. A Brescia, in prossimità della città, c’è uno degli inceneritori più grandi d’Europa (ca. 750.000 tonnellate l’anno: il triplo di quello che si vorrebbe costruire a Ottana), che soddisfa da solo circa un terzo del fabbisogno di calore dell’intera città (1100 GWh/anno) ma è costato all’Italia una procedura di infrazione da parte dell’Unione Europea, conclusa proprio pochi giorni fa (5 luglio 2007) con una sentenza di condanna. I giudici della Corte di Giustizia Europea hanno ritenuto la Repubblica Italiana responsabile della violazione degli articoli da 5 a 10 della direttiva del Consiglio 27 giugno 1985, 85/337/CEE, sulla valutazione dell’impatto ambientale, e di aver ignorato le procedure per il convolgimento dei cittadini nelle scelte che riguardano impianti inquinanti come gli inceneritori di rifiuti, procedure che ovviamente devono essere attivate prima della costruzione e della messa in funzione dell’impianto.

    Questo inceneritore nell’ottobre 2006 è stato proclamato migliore impianto del mondo dal Waste to Energy Research and Technology Council, un organismo indipendente formato da tecnici e scienziati di tutto il mondo e promosso dalla Columbia University di New York. Ha suscitato però qualche perplessità il fatto che questo organismo annoveri tra gli enti finanziatori e sostenitori la Martin GmbH, che è tra i costruttori dell’inceneritore premiato. L’impianto di Brescia non è così bello come qualcuno lo dipinge, anche questo è un fatto.

    Nei prossimi due articoli verranno analizzate le questioni relative alle biomasse e all’energia prodotta, alla scelta di Ottana come sede; verrà infine proposta una possibile alternativa all’incenerimento dei rifiuti.

    (1 – continua)

  36. Termovalorizzatore,prove di dialogo
    Ma le posizioni di Soru e del comitato restano lontane
    – Marilena Orunesu – L’Unione Sarda 18 Luglio 2007

    La costruzione dell’impianto nella Sardegna centrale, ha garantito l’assessore all’Ambiente Cicito Morittu, non rallentarà il processo di sviluppo della raccolta differenziata, in continua crescita.

    Il primo round è a muso duro. L’inceneritore di Ottana continua a dividere: la Regione da una parte, i cittadini, riuniti in un comitato, dall’altra.
    Ma ieri per la prima volta si sono parlati in modo diretto, seppure tanto spigoloso. Ognuno resta fermo sulla sue posizioni: il governatore Renato Soru e l’assessore regionale all’Ambiente Cicito Morittu, sostenuti da un team di esperti, insistono sull’ opportunità dell’impianto, magari alleggerito dalla linea alimentata dalle biomesse che oggi, vista l’eccedenza di energia prodotta a Ottana, è superflua. Di fronte alle intemperanze del comitato, Soru tende la mano al dialogo. E invita a un confronto più frequente anche con i consulenti scelti dal comitato di cui la Regione pagherà le spese. Ma l’assemblea non ci sta: il no al termovalorizzatore è categorico, sancito dagli striscioni appesi per strada e nella sala e dagli adesivi che molti esibivano nelle magliette fradice di sudore.
    Così la lunga giornata che si apre a Nuoro con l’incontro con gli amministratori e si conclude nel cuore industriale di Ottana, nella sala mensa dell’ex Enichem, finisce con l’impegno di Soru a ritrovarsi presto per nuovi incontri nel tentativo di trovare una linea comune. Percorso non facile visti gli umori della sala. Ma Soru si congeda con queste parole: «Continueremo a confrontarci fino a quando entrambe le parti non avranno le idee chiare per prendere la decisione migliore».

    - IL DIBATTITO. L’assessore Morittu, come nella mattinata fa nella sede del consozio Asi a Nuoro dove Soru non arriva, spiega la via virtuosa imboccata dalla Sardegna sulla raccolta differenziata che da un paio d’anni migliora e tra sei mesi dovrebbe arrivare al 30 per cento. E nel 2009, in anticipo sulle previsioni del 2010, al 50 per cento. Pur riducendo l produzione di rifiuti – sottolinea – resta comunque una bella porzione che è impossibile eliminare. Significa che il 50 per cento dovrebbe finire nell’inceneritore. Gli esperti tratteggiano le virtù di impianti di ultima generazione più sicuri e controllabili.
    Salvatore Pinna illustra da ingegnere le proposte della società spagnola che ha vinto il project financing. Aldo Muntoni, dell’università di Cagliari, presenta i dati raccolti dal collega di Trieste Marco Ragazzi. «I nuovi impianti sono in grado di abbattere il livello di emissione di alcuni inquinanti, tra cui la diossina», dice tra i fischi scettici dei cittadini.«Le diossine vengono prodotte da tante altre attività antropiche». Incidenza di malattie legate alle sostanze emesse dagli inceneritori? «Una su un milione che è lo stesso rischio di chi va in auto da Trento a Verona». Parole rassicuranti anche a proposito delle nanoparticelle. Argomento privilegiato da Roberto Bonanno, dell’università di Cassino, che si occupa dell’inceneritore di San Vittore del Lazio, impianto equivalente alla metà di quello previsto a Ottana. «Tutte le attività antropiche sono inquinanti.
    Ma le nonoparticelle sono un falso problema perchè sono estremamente localizzate. Le emissioni di un inceneritore equivalgono a quelle di cento auto prodotte in un’ora in un tratto di tre-quattro chilometri». E i 130 tir che verranno tutti giorni a Ottana?, chiede il pubblico.

    - LE PERPLESSITÀ. Il botta e risposta ha toni duri che evaporano solo quando la voce del no arriva al microfono con argomentazioni articolate che disegnano scenari molto meno idilliaci. Inizia Alessandro Bianchi, medico e consigliere comunale di Nuoro, che richiama la normativa nazionale ed europea per sottolineare che il problema dell’incidenza della diossina sulla salute pubblica non è proprio da sottovalutare.
    Salvatore Marchi, da veterinario, ricorda le risorse del territorio che conta 177 mila capi ovini e produce 21 milioni di litri di latte. «Le diossine che finiscono nel terreno dove pascolano le pecore possono arrivare a tutti». Vincenzo Migaleddu,
    medico da sempre in prima linea nella battaglia antinceneritore, sottolinea che la Sardegna produce il 4,8 per cento di diossine europee, in gran parte nell’area di Porto Torres.
    Il tasso di incidenza delle malattie tumorali sui maschi – fa notare – arriva all’84,4 per cento mentre quello delle donne è più basso. Una diversità spiegata con i rischi legati alle condizioni di lavoro. Da qui l’invito a rivedere il progetto. Appello, nella sostanza, non lontano da quello lanciato da Gianni Mura, ingegnere e rappresentante del comune di Ottana nella commissione d’appalto, che sollecita la sospensione del project financing.

  37. Inceneritori – A Ottana non imporremo nulla: dialoghiamo –
    Tiana (Legambiente) apprezza il metodo ma ribadisce la ferma opposizione al progetto
    - di Antonello Sechi – La Nuova Sardegna 20 Luglio 2007 – -
    NUORO. «Non imporremo nulla, continueremo il confronto prendendoci il tempo necessario. Riteniamo di poter convincere tutti che questa, fino a prova contraria, è la soluzione migliore». Il giorno dopo il primo confronto sull’inceneritore di Ottana, Cicito Morittu, ribadisce le aperture fatte al fronte del no da Renato Soru. Vincenzo Tiana, leader di Legambiente Sardegna, apprezza. Ma ribadisce la bocciatura del progetto diffondendo il documento che lui stesso ha consegnato al presidente della Regione e all’assessore all’ambiente nel catino rovente dell’ex Enichem. –

    La voglia di dialogare è un conto, le rispettive convinzioni un altro. E al momento le posizioni su come smaltire i rifiuti non riciclabili di mezza Sardegna restano lontane, anche se non inconciliabili. Da un lato la Regione, convinta che il termovalorizzatore sia la soluzione più corretta, dall’altro un fronte del no che mette insieme la paura dell’inquinamento, la cosiddetta sindrome Nimby (not in my backyard, non nel mio giardino) ma anche chi è convinto che bruciare i rifiuti non sia altro che un modo spiccio di liberarsi del problema.
    Di questi ultimi, è espressione il documento di Legambiente Sardegna che Tiana ha consegnato a Soru e Morittu. Legambiente parte da una considerazione: l’inceneritore di Ottana va slegato dal Piano energetico ambientale regionale (Pear), nel quale è inserito.
    Ovvero: è scorretto pensare di produrre energia elettrica bruciando rifiuti.
    Legambiente non è contraria alla combustione dei rifiuti ma — spiega — la «condizione è che venga realizzata dopo aver ridotto o contenuto la produzione di rifiuti e massimizzato il recupero di materia». In altre parole, prima vengono la raccolta differenziata e il riciclaggio che va portato oltre il 50 per cento. «Se si parte dall’incenerimento — chiarisce Legambiente — non si faranno più investimenti sulle raccolte differenziate che rimarranno alle attuali insoddisfacenti percentuali». Ancora: secondo Legambiente, il termovalorizzatore di Ottana è «di una potenzialità veramente sproporzionata» e contrasta con gli indirizzi dell’Unione europea che suggerisce impianti «prossimi ai posti di produzione dei rifiuti per evitare i problemi ambientali aggiuntivi derivanti dalla movimentazione e trasporto delle ipotizzate ingenti quantità». Tiana è esplicito: «Nel bacino di riferimento, la maggior produzione di rifiuti è nel triangolo Sassari-Alghero-Porto Torres:meglio fare l’impianto lì».
    Quanto all’impianto esistente di Macomer, Legambiente è d’accordo perché venga ammodernato lasciandone tuttavia intatte le attuali dimensioni. Legambiente dedica un capitolo specifico alle biomasse, ovvero agli scarti dei boschi sardi da utilizzare per produrre energia in una delle tre linee previste a Ottana nel progetto della cordata iberico-piemontese Urbaser-De Vizia. L’impianto — dice Legambiente — va «realizzato in modo completamente svincolato e separato da quello dei rifiuti». Il sospetto, in caso contrario, è che anche quella linea possa bruciare rifiuti.
    In ogni caso, secondo Legambiente, i boschi sardi non sono in grado di fornire le 120mila tonnellate di legno per 30 previste dal progetto.
    Legambiente boccia il termovalorizzatore. Tiana, tuttavia, riconosce come «utilissima» l’assemblea dell’altro ieri promossa da Soru e Morittu. «Certo — conclude — sarebbe stato meglio farla sei mesi fa». Ovvero, prima della scelta del progetto. Cicito Morittu ribatte che «il confronto è stato utile proprio perché c’è una proposta concreta che spiega che cosa si vuole fare». Ribadisce anche che la «proposta è al top della tecnologia disponibile»; che le «emissioni sono inferiori della metà (e si punta al decimo) rispetto a quanto previsto dalle norme»; che, come chiede anche Legambiente, «la Regione vuole portare ai limiti massimi la raccolta differenziata, oltre il 50%», e che «l’incenerimento è solo il segmento finale del processo». Quanto alla disponibilità di biomasse, Morittu ribatte che bisogna lasciare la parola agli esperti. Infine, la scelta del grande impianto centralizzato al posto dei piccoli inceneritori sparsi nel territorio: è — spiega l’assessore — quella più economica, quella che permette di recuperare risorse per abbattere i costi della raccolta porta a porta e quindi delle bollette a carico degli utenti.
    Per la Regione, così come speigato da Soru a Ottana, il termovalorizzatore resta, al momento, la soluzione migliore tra quelle disponibili. Morittu ripete la sfida lanciata dal presidente nell’ex mensa Enichem: chi ha altre proposte, migliori, troverà porte aperte. Morittu ripete anche che la Regione è pronta a sostenere le spese per gli esperti che volesse chiamare il comitato del no.
    Il tempo per discutere c’è. Un’occasione sarà «a ottobre, un simposio internazionale sui rifiuti previsto in Sardegna: si potrà organizzare un confronto con esperti mondiali». Ma, chiede Morittu, «discutiamo senza guelfi e ghibellini».

  38. Gestione virtuosa dei rifiuti. Progetto alternativo all’inceneritore di Ottana, e proposta da considerare con attenzione.
    Da L’Altravoce giovedì 19 luglio 2007

    Medici per l’ambiente e Wwf su Ottana:
    gestione virtuosa dei rifiuti
    e l’inceneritore non servirà più
    Nello spiraglio aperto a Ottana dal presidente della Regione Renato Soru – sul termovalorizzatore «discuteremo da popolo civile» – si inseriscono gli interventi di chi a quel confronto si presenta con le armi affilate. È il caso del Wwf (sezione Gennargentu) e dell’Isde Italia (Associazione medici per l’ambiente), che portano come contributo studi ed esperienze concrete di altre regioni: lo spazio c’è tutto, soprattutto se i tecnici chiamati a illustrare il progetto arrivano da Trento o da Cassino. Con un’avvertenza, da parte delle associazione ambientaliste: le alternative esistono, strettamente collegate alla filiera virtuosa delle “quattro R”: riduzione, raccolta differenziata, riuso e riciclo.

    Il primo dato, tutto positivo, è legato all’interesse che la popolazione della zona del Nuorese dimostra sull’argomento: «L’assemblea promossa a Ottana dal presidente Soru per discutere sull’inceneritore ha visto una partecipazione numerosa di cittadini e anche la positiva presenza dei rappresentanti delle associazioni degli agricoltori ed allevatori, interessati al problema sia per il rischio che corrono i prodotti alimentari tipici sia per le questioni inerenti le biomasse, che ancora rimangono irrisolte».

    Partito il confronto, però, «un punto sembra essere ormai chiaro», scrivono le due associazioni: «l’incontro di Ottana non ha risposto a una esigenza fondamentale, ovvero quella di inquadrare la questione dei rifiuti solidi urbani come problema igenico-sanitario ed ambientale e non come opportunità industriale, secondo le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e le direttive comunitarie».

    L’incenerimento non è una soluzione obbligata, un’altra via esiste, ed è basata sul ciclo «riduzione, raccolta differenziata, riuso e riciclo: è un servizio da fornire alla collettività per tutelarne la salute. L’alternativa quindi è possibile, come dimostra la significativa esperienza della Provincia di Savona che ha modificato il precedente piano dei rifiuti con l’eliminazione dell’inceneritore previsto e puntando tutto sulla filiera virtuosa delle “R”; con l’adozione del trattamento meccanico biologico come parte ultima del processo e beneficiando dei vantaggi indotti dall’introduzione della tariffa personalizzata che farà pagare meno i nuclei familiari che producono meno rifiuti».

    I risultati? Tutti certificati: «L’Istituto Tumori di Genova ha stimato che il nuovo Piano senza inceneritore eviterà ogni anno l’emissione nell’aria del savonese di circa 80 tonnellate di inquinanti, comprese le diossine. In sostanza emerge che – grazie a una gestione così virtuosa dei rifiuti – si riduce notevolmente l’impatto ambientale, che risulta nettamente inferiore rispetto a quello prodotto dai sistemi di gestione più tradizionali come la discarica e l’incenerimento». In più «si rientra in una corretta politica di prevenzione a favore della salute pubblica con, inoltre, una riduzione dei costi di gestione, valutati inferiori del 20 per cento rispetto alla termovalorizzazione».

    «Un altro aspetto fondamentale è quello legato al problema delle discariche: non vengono eliminate con l’inceneritore, che ne richiede di nuove, necessarie allo stoccaggio delle ceneri altamente pericolose prodotte dalla combustione. Una volta trasformati in rifiuti tossici, pericolosi per la salute e l’ambiente, la loro gestione in discarica comporta costi economici e sanitari ben più alti. Si alimenta inoltre il giro d’affari dei padroni delle discariche che lo stesso presidente della Regione ha denunciato».

    La posizione delle associazioni ambientaliste è chiara: «Wwf e Isde Italia proseguiranno nella loro azione di supporto al Comitato popolare delle comunità contrarie all’inceneritore: l’obiettivo è quello di promuovere una gestione regionale virtuosa dei rifiuti e non, come qualcuno propone, la dislocazione in altra sede, magari vicino ai grandi centri urbani, del termovalorizzatore. In tal senso l’auspicio è che il presidente Soru mantenga l’impegno di ripensare la strategia finora sostenuta per intraprendere piuttosto una strada realmente lungimirante e orientata alla concreta soluzione del problema rispettosa degli interessi collettivi».

    (red)

  39. Mega inceneritori sì o no? La sfida dei super specialisti

    Pier Giorgio Pinna LA NUOVA SARDEGNA 03.10.2007

    PULA. Mega-inceneritori sì, mega-inceneritori no. Su Ottana, Macchiareddu e Macomer il dibattito si estende. Chiama in causa specialisti e tecnici. Non si limita a ecologisti, operatori sanitari, politici. Coinvolge via via altri riercatori, studiosi, scienziati. Anche di Paesi diversi dall’Italia. Così — in vista del forum sul nuovo termovalorizzatore previsto per la Sardegna centrale che si terrà domani proprio qui a Santa Margherita, nel centro congressi del Forte Village — gli orizzonti si ampliano. Con una carrellata di pareri non sempre univoci. Con giudizi spesso basati sulle singole realtà nazionali: di frequente complesse, articolate, non riconducibili a una matrice comune a causa di condizioni naturali disomogenee. Un insieme di posizioni, comunque, che arricchiscono la discussione. E certo contribuiscono, grazie al simposio mondiale promosso a Pula dall’International Waste Working Group, a capire meglio le prossime mosse da fare nell’isola. Michele Maugeri insegna geotecnica ambientale all’università di Catania. «Sicilia e Sardegna ricadono grosso modo nella stessa area del Mediterraneo — dice — Conoscono perciò le stesse difficoltà derivanti dai mutamenti climatici, a iniziare dalla desertificazione. In un quadro del genere, anche per quel che riguarda i termovalorizzatori, sussiste la medesima incertezza che registro qui come partecipante al convegno sullo smaltimento dei rifiuti. Dei tanti impianti previsti sulla carta per incenerire le immondizie non ne è così partito bene neanche uno». Molti medici sostengono che le nano-particelle rilasciate dai termovalorizzatori, entrando nella catena alimentare, possono rivelarsi dannose per la salute. È soprattutto sulla base dei loro pareri — in particolare quello dell’autorevole istituto internazionale Isde — che ecologisti e numerosi esponenti del centrosinistra contestano la costruzione di questo genere di centrali, a partire dalla nuova ipotizzata a Ottana. Ma l’allarme non è registrato in maniera sicura da tutta la comunità scientifica. Sia sul piano nazionale sia nel più ambito europeo ci sono infatti tantissimi medici disposti a giurare il contrario. Anche da queste perplessità e da questi dubbi nascono i contrasti, polemiche, manifestazioni di protesta. Ecco perché Luis Diaz, professore all’università di Berkeley, preferisce non schierarsi in attesa di ulteriori approfondimenti. Nell’ateneo californiano Diaz insegna gestione dei rifiuti. E da lì dirige la rivista sicentifica Waste Management che fa capo all’Iwwg. «Negli Stati Uniti esistono sul problema dell’incenerimento le posizioni più variegate — spiega il docente — Greenpeace e l’Associazione internazionale degli ambientalisti sono contrari per ragioni sanitarie. Parlano del fatto che dagli impianti possano sprigonarsi diossina e altre sostanze decisamente pericolose. Le autorità governative si comportano variamente, quasi caso per caso. Ma c’è in giro troppa cattiva informazione: non si fa il bene della collettività divulgando notizie allarmistiche e non attendibili. Da noi i ricercatori che operano per la tutela della salute pubblica sono infatti convinti che non esista un rischio assoluto e che comunque le emissioni possano venire controllate adeguatamente. Però non sono organizzati sotto forma di lobbies. Dunque le loro voci non contrastano quelle di chi grida più forte». Come ricorda il responsabile scientifico del simposio, l’ingegnere sassarese Raffaello Cossu, ordinario a Padova e presidente internazionale dell’Iwwg, nel mondo esistono del resto posizioni disparate: «Paesi come la Grecia e l’Australia hanno messo al bando questi sistemi in maniera radicale — sottolinea — Stati virtuosi verso l’ambiente come la Svezia e l’Olanda li usano invece abitualmente. In Spagna gli impianti d’incenerimento devono essere costruiti con criteri di estremo rigore». Claudio Fernando Mahler fa parte dello staff di docenti e specialisti che nella megalopoli di San Paolo studia le tecnologie per lo smaltimento dei rifiuti solidi. «Il Brasile è in ritardo di una quindicina d’anni rispetto all’Europa — afferma — Ma sui termovalorizzatori le opinioni sono contrapposte come altrove: da una parte gli ecologisti, dall’altra la comunità scientifica». Nessuna questione, invece, in Malesia. Qui, come rimarca il ricercatore Sivalapan Kathiravale, è il clima a decidere per tutti: «Il caldo- umido delle nostre latitudini — rivela — impedisce ai rifiuti di trasformarsi in cenere: dopo il trattamento si trasformano in una specie di blob bollito. Ecco perché noi facciamo a meno in partenza dei termovalorizzatori dappertutto, tranne che nelle isole, dove invece le condizioni meteo sono più favorevoli ». Infine, Christian Stiglitz, in Austria presidente nazionale del Consorzio per il riciclaggio delle scorie: «Nel mio Paese funzionano otto mega-inceneritori. Le direttive emanate di recente dall’Unione europea sono già applicate. Gli esperti, anche i medici, sostengono che qeusti processi, così come quelli collegati con le discariche, siano sostenibili sotto il profilo ambientale. In passato l’opinione pubblica austriaca era sfavorevole, preoccupata. Oggi non è più così: i commenti sono improntati a un maggiore ottimismo perché si vede che le garanzie in difesa della salute sono rispettate. Il più grande di tutti, nel pieno centro di Vienna, è meta continua di turisti e visitatori».

  40. Ottana. Il confronto scientifico sul termovalorizzatore non convince la popolazione di Ottana. Oltre ai numeri servono dati sugli effetti delle emissioni su pewrsone e ambiente.

    Scontro sull’inceneritore

    LA NUOVA SARDEGNA -05.10.2007

    Morittu: «La giunta ricercherà il consenso della gente»

    SANTA MARGHERITA. Provincia di Nuoro: accreditati quattro, compreso il presidente Roberto Deriu, presenti zero. Come il Comitato del No al termovalorizzatore, che però l’ha annunciato in anticipo. Il Comune di Ottana, invece, rispetta l’impegno con un assessore e un consigliere comunale. Al Forte Village si parla del termovalorizzatore con scienziati di tutto il mondo e per Pina Del Rio e Immacolata Mele, anche se sono e restano contrarie, è bene ascoltare. Come per Vincenzo Tiana, leader regionale di Legambiente, contrario anche lui ma presente: «Il confronto non si rifiuta mai». Perplesso per le assenze, e un po’ deluso a dir poco, l’assessore regionale all’ambiente Cicito Morittu. Imbarazzato è anche Raffaello Cossu, numero uno del congresso dell’Iwwg, che per l’occasione ha convocato colleghi di Berkeley, Sidney, Dresda, Creta, Vienna, Amburgo, Giappone e si potrebbe fare il giro del mondo. L’assenza degli amministratori nuoresi è la cosa che balza subito agli occhi nella sessione del XX Seminario internazionale sulla gestione dei rifiuti dedicata al caso Ottana. Quella dove, secondo quanto immaginato dal presidente della Regione Renato Soru nell’assemblea alla Montefibre, doveva avvenire il confronto tra gli esperti, compresi quelli del Comitato del No per i quali la Regione era pronta a pagare le spese. Morittu è deluso ma continua a guardare avanti. «Dispiace – dice – che non si riesca a fare un discorso sereno, non per contrapporsi in modo muscolare ma per fare sintesi. Continueremo a cercare il confronto con l’intera Sardegna con la valutazione strategica ambientale sul piano dei rifiuti». Un’obiezione, fatta dallo stesso Raffaello Cossu, è che la Regione avrebbe dovuto discutere prima di mandare avanti il bando, vinto dalla spagnola Urbaser, per la progettazione della “centrale a rifiuti” di Ottana. Morittu dice di non voler fare polemiche ma mette i classici puntini sulle “i”. «Il bando – spiega – è nato dalla questione energetica posta da forze sociali, sindacati, Provincia di Nuoro e amministrazioni locali: con la possibile chiusura della centrale elettrica, è stato detto, rischia di chiudere tutta Ottana. È stata fatta una scelta industriale. Anche a giugno, dopo che era già stato approvato il progetto di riconversione della centrale Clivati, la Provincia ha firmato l’Intesa istituzionale». Che, appunto, contiene l’inceneritore. È l’occasione per commentare l’improvvisa rinuncia al progetto da 160 milioni di euro annunciata dal presidente Deriu una settimana fa. «L’ho appreso dalla stampa – dice Morittu – non abbiamo ancora ricevuto comunicazioni formali. È possibile che di fronte alle reazioni delle comunità locali ci sia un ripensamento politico. Detto questo, né il presidente Soru né io abbiamo mai detto o Ottana o morte. La ricerca del consenso è un punto fermo dell’azione della giunta regionale. E continueremo a cercarlo». Domanda: se la Provincia formalizzerà il no, il progetto verrà ritirato? Risposta: «A oggi è in piedi. Certo, se il no sarà insuperabile, penso che ci siano altre possibilità all’interno della strategia del piano dei rifiuti». Cicito Morittu ricorda alla Provincia di Nuoro, ma non solo, che non si può dire solo no, che i rifiuti vengono prodotti, che la discarica di Macomer è in esaurimento e perciò vanno trovate soluzioni. Ricorda, peraltro, che per la questione rifiuti «il Consorzio industriale della Sardegna centrale ha cinque milioni di euro fermi da dieci anni». Che le assenze di ieri siano uno sgarbo o no, Morittu sceglie di non rompere e di rilanciare il dialogo. Del resto non c’è altra strada. In Italia, a giudicare dai contributi di ieri, si vive sulla questione inceneritori un dibattito che altri paesi hanno risolto da alcuni decenni, per lo più costruendoli. Si fatica a parlarne anche in Emilia Romagna, dove di inceneritori ne hanno otto e ne servirebbe un altro, non solo a Napoli dove non vogliono né inceneritori né discariche. «Gli animi oggi sono esasperati – spiega Alessandro Bratti, direttore dell’Arpa dell’Emilia Romagna – anche la situazione scientificamente più corretta non trova ascolto. Bisogna trovare il modo per parlarne in modo sereno». Almeno a Ottana, nonostante il no, non si tirano indietro. Ma i numeri degli scienziati dello smaltimento dei rifiuti – dice Pina Del Rio – non bastano, servono quelli sugli effetti delle emissioni su persone e ambiente.

  41. Termovalorizzatore di Ottana. Serve davvero o è solo una “servitù industriale”?

    La grande industria nell?Isola-discarica

    L’UNIONE SARDA 08.10.2007

    DI SALVATORE CUBEDDU Stupisce la guerra in atto sui temi ambientali tra le popolazioni del Centro- Sardegna e la Regione. Il termovalorizzatore di Ottana sta portando al conflitto anche la provincia. Una prova di forza. Dove non si sa se la questione vera sia la tollerabilità dei fumi e delle particelle in aria e sulla terra o chi comandi e decida tra le istituzioni e con la gente. Il sospetto non nascosto è che qualcuno in Sardegna abbia preso impegni con Roma per spostare qui le immondizie continentali. Ripetendo quanto già avviene per i fumi di acciaieria a Portovesme e per le peci alla Saras. L?isola già si prostituisce quale area di servizio di ciò che altri rifiutano. Il benzene nel sottosuolo di Porto Torres, la nafta a Sarroch, i fumi a Portovesme. Per meritare una parvenza di tolleranza, invece che una pura e semplice servitù industriale, bisognava che si realizzassero le aziende a valle. Che è stato il discorso-guida di Regione, forze politiche e sociali fino a qualche decennio fa. Da trent?anni in Sardegna la grande industria porta i sindacati alle fatiche di Sisifo. Come il mitico eroe greco sono condannati a trasportare in eterno alla sommità del monte una vertenza che è simile ad un masso che, appena giunto in cima, rotola a valle. Senza dirci che il monte rappresenta non una nostra ricchezza, ma una funzione di mero servizio. Rifiuti, peci, fumi di acciaieria si rapportano tutte con il tema dell?energia. Consumano energia, producono energia. Non per abbassare il costo di utilizzo da parte delle popolazioni, che spesso in Sardegna è il doppio che nel Continente. Ma per far sopravvivere quelle stesse imprese. Per le quali bisogna aprire, con tutte le difficoltà dell?effetto serra, le miniere di carbone.Alle quali dobbiamo riuscire ad ot- S tenere il Cip 6, l?incentivo previsto per l?energia del vento e del sole. Esiste una logica in tutto questo che non sia il ricatto all?occupazione del definitivo abbandono della grande industria? L?equivoco di fondo da parte dello Stato è nel costringerci a lottare per chiedere soldi a favore di fragili imprese ed a spese del territorio. Non c?è forse bisogno di un?ulteriore riflessione sui costi e sui benefici di tutto questo? La aziende chimiche di base chiuderanno, questo è sicuro. Sappiamo anche quando: prima che il petrolio finisca, allorché i paesi produttori preferiranno che i propri impianti siano gli ultimi a lavorare la loro materia prima. Che si tratti di un decennio, di due-tre-quattro (non sembra che si vada oltre questa data), poco importa. Per temi simili quarant?anni non sono molti. Piuttosto: come vorremmo arrivarci a quella scadenza? In quale condizione degli impianti: usurati, insicuri, pericolosi? Attraverso quale cronogramma e quali passaggi (fasi di investimento, fermate, smantellamento, bonifiche del sito? ricollocazione della manodopera) arrivare ad una chiusura che sia non traumatica? Bisognerà saperne di più sul come si deindustrializza in questa situazione. Pensarci in tempo e prepararsi. L?esperienza sarda è già tragica. I camini e le ciminiere di Macchiareddu, di Isili e di Ottana giacciono quali scheletri monumentali. Le scorie minerarie a cielo aperto espongono contro la salute dei cittadini i metalli pesanti nei siti che vanno dal Sulcis a S. Gavino, dal Sarcidano all?Argentiera. Chi bonificherà tutto questo? E quando? Chi pagherà? Ed ora, nuovamente ad Ottana. Che la Regione si fermi, se non è più che sicura. O che sia convincente.

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