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Il caso Tuvixeddu arriva alla Camera

Da il Giornale di Sardegna 20/01/2007

Il caso Tuvixeddu alla Camera verdetto di Rutelli in diretta tv

La battaglia. Mercoledì pomeriggio alla Rai la risposta del ministro alle interrogazioni di Folena e Cogodi
Gli operai forse domenica alla passeggiata di Legambiente: pericolo contestazioni
Stop ai lavori a Tuvixeddu: fermi operai e ruspe
EPOLIS
Tuvixeddu finisce in tv: il ministro alla Cultura Francesco Rutelli risponderà mercoledì alla Camera (e nel pomeriggio dovrebbe esserci pure la diretta televisiva) alle interrogazionidei deputati di Prc-Se Pietro Folena e Luigi Cogodi. Un caso che diventa nazionale. C’è molta attesa.
Speranza e paura, anche: tra le tante ipotesi c’è pure quella che lo Stato finisca per risolvere la guerra Regione-Comune (e privati) mettendo un supervincolo sulla necropoli. E chiudendo una volta per tutte la faccenda. Il deputato Folena, a Cagliari dieci giorni fa, aveva fatto un blitz al parco. E raccolto le testimonianze di ambientalisti e di una delegazione dei consiglieri di opposizione. Lasciando tutti con una promessa: «Ne parlerò alla commissione Cultura e al ministro Rutelli». Ora il ministro sa tutto. E mercoledì emetterà il suo verdetto. Intanto a Cagliari la situazione è sempre molto tesa.Tre appuntamenti in vista.
PRIMO, la passeggiata organizzata da Legambiente sulla necropoli. Più una manifestazione che una sgambata. Partecipano tra gli altri, le associazioni I sardi, Zona deprecarizzata, il Centro studi Emilio Lussu e consiglieri comunali di opposizione (ha già dato la sua adesione Raimondo Perra, Socialisti). Ma, dall’altra parte, ci saranno il progettista De Carlo. E forse le archeologhe e gli operai bloccati dalla sospensione dei lavori. C’è un po’ di paura: non sarà una normale passeggiata domenicale.
SECONDO, il comitato di salvaguardia che si riunirà martedì: parteciperanno Coimpresa, Comune di Cagliari e forse anche un rappresentante della Regione. In pratica, il punto della situazione visto da chi si è visto bloccare i lavori.
TERZO, sempre martedì si riunisce la commissione regionale sulla tutela del paesaggio. Un vertice importante: gli esperti dovranno indicare la vera mappa dei vincoli. Visto che quella utilizzata finora risale a dieci anni fa. ST. AM.
I dati: Codice pieno di dubbi
Tutti lo citano. È il codice Urbani: secondo Soru è il testo che dà alla Regione il diritto di fare quello che sta facendo. Secondo Coimpresa, no: dice che Soru non poteva fare quello che ha fatto. Perché, è la tesi su cui stanno lavorando i legali di Cualbu, prima dello stop ai lavori , ci sarebbe voluto il sì della commissione.
Coimpresa: «Palazzi lontani dalle tombe»
La replica. Il portavoce della società Giancarlo Campana Nessuna «colonizzazione della necropoli con palazzine di lusso», ma tutt’altro «un progetto con palazzine verranno erette ben distanti dalle tombe, sull?altro crinale del colle, lungo la Via IsMaglias, ex sede di una cementeria e cava». Replica così il portavoce di Compresa Giancarlo Campana ad alcune affermazioni pubblicate nei giorni scorsi. E Campana replica anche ad Andrea Scano, vice capogruppo dell’Ulivo in Consiglio comunale, le cui affermazioni sono, dice il portavoce di Coimpresa, «dichiaratamente di natura politica e non valuta certo i fatti. Né dimostra di conoscerli, visto che il lungo iter di approvazione per arrivare all?accordo di programma del 2000 è durato 15 anni ed è passato sotto l?osservazione di tutti gli Enti preposti alla tutela e al controllo, di ogni parte politica. Se le cattive abitudini sono costituite dal massimo rispetto della legge e delle norme, il coinvolgimento di oltre 50 professionisti comprendente architetti paesaggisti, urbanisti,botanici, archeologi,impiantisti, ingegneri strutturisti, tecnici modellisti, ingegneritrasportisti, specialisti nei piani di sicurezza e topografi, che ha lavorato in un continuo confronto con le amministrazioni interessate, cioè Comune di Cagliari, Provincia, Regione e Sovrintendenza Archeologica, allora ci chiediamo quali siano le buone abitudini per sviluppare e completare i grandi progetti cittadini». In generale, sottolinea Coimpresa, «ci piacerebbe che l?argomento trattato, così complesso e dibattuto, non venga inquadrato attraverso preconcetti e visioni politiche che certo non aiutano a comprendere come è possibile migliorare la città salvaguardando i beni ambientali e archeologici».

Da Sardegna oggi mercoledì, 24 gennaio 2007

Tuvixeddu: Rutelli, area rivista in ottica più rigorosa

Un’azione di tutela più rigorosa per Tuvixeddu. ?Il Ministero dei Beni Culturali ritiene che il destino della vasta area del colle di Tuvixeddu-Tuvumannu vada riconsiderato in un ottica nuova più rigorosa?. E’ quanto ha sostenuto il Ministro dei Beni Culturali, Francesco Rutelli, rispondendo al Question Time della Camera all’interrogazione presentata dal Partito di Rifondazione Comunista e illustrata in aula da Luigi Cogodi sul progetto di valorizzazione e riqualificazione del sistema dei colli di Cagliari.

CAGLIARI – ”Su richiesta del nostro Direttore regionale dei Beni paesaggistici della Sardegna, d’intesa con la Regione Sardegna nella Soprintendenza dei Beni Architettonici, Paesaggio e Patrimonio Storico, stiamo provvedendo a verificare la legittimità delle concessioni edilizie rilasciate dal Comune di Cagliari in relazione al vincolo paesaggistico, ma anche in coerenza con le norme del nuovo Piano Paesaggistico Regionale del 2006 – ha spiegato ancora Rutelli – nelle riunioni della Commissione regionale per il paesaggio si è concordato sull’opportunità di proporre la riforma del vincolo paesaggistico lasciandone immutato il perimetro, ma evidenziando ulteriormente i valori da tutelare ed introducendo una specifica disciplina egli interventi per una più efficace salvaguardia del paesaggio?.

Il Ministro ha anche sottolineato che il Direttore regionale dei Beni Culturali, d’intesa con le Soprintendenze, ?sta procedendo alle verifiche per riformare ed estendere i provvedimenti di tutela diretta ed indiretta insistenti sull’area proprio per assicurare una più incisiva ed efficace protezione dell’integrità della visuale e del decoro dei manufatti ed altri reperti rinvenuti nell’area?. “Il ministro Rutelli è persona attenta e lo ha dimostrato anche in questa circostanza: ha chiaramente espresso di voler approfondire la questione ed è esattamente quello che vogliamo il Ministero faccia – ha fatto sapere Gualtiero Cualbu della Coimpresa – Quando Rutelli chiede di provvedere a verificare la legittimità delle concessioni edilizie rilasciate dal Comune di Cagliari, la coerenza degli atti portati avanti in conformità della vigente normativa con le norme del nuovo piano paesaggistico regionale del 2006 e l?assicurazione dell?integrità della visuale e il decoro dei manufatti, degli elementi e dei reperti culturali dell?area, ci trova totalmente d?accordo. Siamo sicuri – dice ancora – che in questa maniera si fugheranno tutti i dubbi circa l?opportunità del complesso intervento che si sta portando avanti. Se prima eravamo tranquilli, in virtù della correttezza e completezza del progetto di riqualificazione di Tuvixeddu e Tuvumannu, a maggior ragione lo siamo ora”.

Intanto la Commissione regionale per il paesaggio anticipa la discussione sul progetto di valorizzazione dell’area di Tuvixeddu-Tuvumannu a domani mattina alle 10. La riunione dei nove componenti, che stanno discutendo l’eventualità di prescrivere diversi vincoli sull’area interessata dal parco archeologico, era stata aggiornata ieri a lunedì 29 alle 10,30. Resta confermato, invece, sempre per lunedì 29, alle 15, il sopralluogo della Commissione all’interno del cantiere pubblico di Tuvixeddu e anche l’incontro con il sindaco di Cagliari, Emilio Floris, fissato per le 17.

Dopo il successo di domenica 21 gennaio con la manifestazione ?Tuvixeddu: un colle da salvare? che ha richiamato più di 500 persone per un tour dei luoghi nascosti della necropoli di Tuvixeddu, Legambiente ripropone per la seconda domenica consecutiva un altro itinerario alla scoperta del colle. L?appuntamento è per domenica 28 gennaio alle 10 in Vico IV S. Avendrace. A 100 anni esatti dagli studi dell?archeologo Taramelli, che nel 1907 intraprese i primi scavi nel versante della necropoli che si affaccia su viale S. Avendrace, Legambiente vuole ripercorrere gli stessi luoghi ?per denunciare lo stato d?incuria e dissesto nel quale si trovano ora alcuni siti d?indiscusso valore storico ? fa sapere il presidente regionale dell’Associazione, Vincenzo Tiana – Si vedrà come oggi alcune tombe sono completamente abbandonate, circondate da immondizie e schiere di palazzi, alcuni dei quali edificati pochissimi anni fa nella più totale indifferenza per la tutela dei resti millenari?. L?iniziativa sarà anche occasione per Legambiente di ?ribadire e ricordare che l?accesso da Viale S. Avendrace è stato ed è tuttora la naturale porta d?ingresso alla necropoli, da salvaguardare e ripristinare per farne l?entrata di un futuro parco archeologico?.

~ di Blog Admin on 20 Gennaio 2007. Tagged: , , , ,

39 Risposte to “Il caso Tuvixeddu arriva alla Camera”

  1. Tuvixeddu
    Santa Gilla
    Anfieatro Romano
    Tapis roulant in Castello
    Palazzo Aymerich
    Soprintendenza!
    Cosa si intende per conservazione e tutela dei beni culturali? Forse demolizione e cementificazione?
    Contro gli scempi autorizzati
    Mercoledì 24 gennaio 2007 alle ore 10
    Appuntamento in Piazza indipendenza
    Partecipiamo numerosi in difesa del nostro patrimonio culturale
    Comitato per la difesa di Castello

  2. “Bisogna aspettare che cali la sera e, senza far rumore, andare lungo i muri, salire su per una delle colline, sedersi sulle vecchie pietre o stare in silenzio a guardare l’acqua che scorre sotto il ponte di ferro, e la si sente; non forte, non stentorea, ma lieve, gentile, quasi un mormorio, come la brezza; ma la si sente: la voce della storia.” (Tiziano Terzani, Un Indovino mi disse, 1995).
    Come è possibile “migliorare la città” costruendo palazzi per pochi eletti, soffocando la Storia antica.
    Come è possibile vendere le vecchie miniere ai privati e rinunciare al Patrimonio della Storia recente.

  3. Questo il testo dell’interrogazione a risposta immediata:

    FOLENA e COGODI. – Al Ministro per i beni e le attività culturali. – Per sapere – premesso che:
    nell’area denominata «Tuvixeddu» nel territorio della città di Cagliari insistono alcuni insediamenti di particolare pregio archeologico;
    in particolare, in tale area, nel corso dei secoli, si sono avvicendati insediamenti neolitici (tra la fine del IV e l’inizio del III millennio avanti Cristo), fenici (X secolo avanti Cristo), punici (VI secolo avanti Cristo) e romani (I sec. avanti Cristo), che hanno lasciato tracce di enorme valore, tra cui necropoli, insediamenti rupestri, cisterne, un acquedotto, strade, cave, gallerie ed altri manufatti;
    oggi tale area è interessata da lottizzazioni edilizie per 260 mila metri cubi, che rischiano di compromettere i beni archeologici presenti nella zona e che già adesso, secondo quanto appreso dal primo firmatario del presente atto di sindacato ispettivo, che si è recato anche personalmente sul luogo, hanno già procurato il danneggiamento di alcuni manufatti, tra cui delle cisterne e grotte artificiali;
    le concessioni edilizie accordate dal comune dì Cagliari sarebbero in contrasto con il piano paesaggistico regionale e, pertanto, il presidente della Regione autonoma della Sardegna sta agendo al fine di bloccare i lavori, anche attraverso espropri delle aree dove sono già iniziati i lavori di edificazione e l’estensione dei vincoli sull’intera area del colle «Tuvixeddu», da trasformare in un grande parco archeologico;
    la vicenda suscita nella città e nella regione grande preoccupazione per le sorti di questo sito, tra i più importanti del Mediterraneo -:
    quali iniziative intenda prendere il Governo al fine di tutelare l’area di «Tuvixeddu», anche prevedendo di vincolare le aree dove sono previste le lottizzazioni.
    (3-00543)
    (23 gennaio 2007)

  4. Tuvixeddu ? La risposta del ministro.

    Misure per la tutela dei beni archeologici
    nell?area di Tuvixeddu nella citta` di
    Cagliari ? n. 3-00543)

    FRANCESCO RUTELLI, Ministro per i beni e le attivita` culturali. Signor Presidente, l?area denominata Tuvixeddu e Tuvumannu in Cagliari e` caratterizzata da reperti di grande interesse storico, archeologico, architettonico, speleologico e naturalistico, e anche da un?importante suggestione paesaggistica, pur trovandosi all?interno dell?ambito urbano di Cagliari.
    L?assetto attuale dell?area e` anche il risultato di scelte urbanistiche dei decenni trascorsi, assunte dal comune di Cagliari e confermate, a suo tempo, dalla regione Sardegna. Oggi, queste scelte sono totalmente riviste dal nuovo piano paesaggistico regionale, adottato nel 2006, che prevede l?inedificabilita` assoluta a distanza di meno di 100 metri da ogni bene paesaggistico.
    Su quest?area, insistono diversi vincoli archeologici ed architettonici.
    Va ribadito, tuttavia, che tutte le istituzioni preposte, a vario titolo e con competenze diverse, alla tutela dei valori
    culturali e paesaggistici dell?area di Tuvixeddu ? comune, regione e sovrintendenze ?, nel trentennio trascorso, non
    hanno assunto un atteggiamento rigorosamente conservativo; piuttosto, hanno privilegiato la salvaguardia puntuale dei singoli elementi di interesse e verificato, al piu` , la compatibilita` degli interventi proposti con le caratteristiche estetiche e panoramiche della zona, piuttosto che con una piu` opportuna ed aggiornata visione di insieme relativa alla protezione ambientale e paesaggistica. Per questo, credo, a nome del Ministero, che il destino di questa vasta area del colle di Tuvixeddu- Tuvumannu, vada riconsiderato in un?ottica nuova, e piu` rigorosa.
    Sull?area in questione sono state rilasciate dall?organo locale delegato e subdelegato diverse autorizzazioni paesaggistiche (sia dall?ufficio tutela della regione sia dal comune di Cagliari).
    Su richiesta del nostro direttore regionale per i beni culturali e paesaggistici della Sardegna, di intesa con la regione e
    la sovrintendenza per i beni architettonici e del paesaggio e per il patrimonio storico e artistico, stiamo provvedendo a verificare la legittimita` delle concessioni edilizie rilasciate dal comune di Cagliari, in relazione al vincolo paesaggistico, ma anche in coerenza con le norme del nuovo piano paesaggistico regionale del 2006.
    Nelle riunioni della commissione regionale per il paesaggio, cui partecipa il direttore regionale con i soprintendenti, si
    e` concordato sull?opportunita` di proporre la riforma del vincolo paesaggistico, lasciandone immutato il perimetro, ma evidenziando ulteriormente i valori da tutelare ed introducendo una specifica disciplina degli interventi per una piu` efficace salvaguardia del paesaggio.
    Il direttore regionale per i beni culturali e paesaggistici della Sardegna sta procedendo, di intesa con la soprintendenza,
    alle verifiche per riformare ed estendere i provvedimenti di tutela, diretta e indiretta, insistenti sull?area, proprio per assicurare una piu` incisiva ed efficace protezione dell?integrita` , della visuale e del decoro dei manufatti, degli elementi e dei reperti culturali nell?area.
    A questo fine, e` stata convocata la riunione del comitato regionale di coordinamento, organo consultivo regionale, per il prossimo 29 gennaio. Faremo tutto questo nella massima collaborazione con la regione Sardegna.

    LUIGI COGODI. Signor Presidente, penso di poter esprimere una moderata soddisfazione (moderata e condizionata) in relazione alla risposta del ministro resa a nome del Governo.
    Infatti, la vicenda che illustriamo presenta, oltre alle caratteristiche della delicatezza e della complessita` , elementi di urgenza.
    Il Governo ed il ministro sanno che la regione autonoma della Sardegna ha provveduto a riconsiderare quanto nel passato era stato gia` fatto in termini di adeguata o meno adeguata tutela ambientale, paesistica, territoriale, archeologica e quant?altro.
    La regione autonoma della Sardegna e` intervenuta prontamente, anche alla luce della sua nuova pianificazione o della
    pianificazione che ha approvato con legge, di carattere piu` positivo che nel passato, per bloccare i cantieri e, quindi, per riconsiderare il sito archeologico di Tuvixeddu come un compendio archeologico, un bene culturale di insieme, e, quindi, ad intervenire positivamente e con urgenza.
    Manca, rispetto a questa prontezza e determinazione manifestata dai poteri che puo` esercitare la regione autonoma, la
    contestuale corrispondenza e prontezza degli organi ministeriali, che devono agire negli stessi tempi e negli stessi modi, in maniera tale che i volenterosi non si trovino poi in una sorta di incomunicabilita`.
    Su tale aspetto esprimiamo quindi una soddisfazione moderata e condizionata, sperando che nei prossimi giorni, anzi, gia` nelle prossime ore, quanto affermato dal ministro possa trovare soluzioni positive, nel senso richiesto non solo dalle istituzioni autonomistiche ma anche dai cittadini.

  5. Dal Giornale di Sardegna 30/01/2007
    Il valzer dei divieti sul colle violato: da Rutelli a Soru il no al cemento.
    Pressing della Sovraintendenza sulla Regione “Riaprite almeno i nostri cantieri”

    La Storia infinita dei mille cantieri di Tuvixeddu. Quelli aperti, quelli richiusi, tra scavi e ruspe, tra storia e cemento. Storie di blocchi improvvisi e di vincoli imposti e poi rivisti. Di iniziative imprenditoriali fermate e di un sindaco, Emilio Floris, schierato in prima linea con Gualtiero Cualbu, l’imprenditore che persino la Regione ha indicato come uno dei “migliori” in città indirizzandogli insieme ad altre due società il bando per il nuovo ospedale Marino. Tutto era ricominciato con i sigilli ai cantieri sul colle violato, voluti con forza dal presidente della regione Renato Soru. Prima ancora, di fronte allo spettro dei ricorsi al Tar annunciati dal Comune e dalla Coimpresa, la Regione aveva inizialmente ritirato il decreto che allargava i vincoli. Era solo una mossa provvissoria per studiare i successivi interventi. Nel frattempo a intervenire era stato il vicepremier Francesco Rutelli: “Verificheremo la regolarità delle concessioni edilizie rilasciate dal Comune di Cagliari -disse- abbiamo intenzione di tutelare in tutti i modi questa importante area archeologica”. nel frattempo è stata la Sovrintendenza ai beni archeologici, la stessa che aveva sempre detto si agli interventi sul colle, a pressare la Regione per ottenere almeno la riapertura dei cantieri di scavi archeologici. Che nulla hanno a che vedere con le palazzine della Coimpresa accanto alla necropoli. La ditta aveva agitato anche il pericolo dei licenziamenti, parlando di “emergenza occupazionale”, poi l’assessore regionale Mannoni ha raggiunto coi sindacati un accordo almeno sulla cassa integrazione degli operai. J.N.

  6. Tuvixeddu: la collina della vergogna

    Recentemente si parla tanto di Tuvixeddu. Ora tutti organizzano visite guidate, arricchedo l?escursione con continue ed inaspettate sorprese.
    La prima realizzata dal Comitato Tuvixeddu Wive e dall?Associazione Amici di Sardegna che, senza bandiere e striscioni, ha semplicemente fatto vedere ai cittadini i luoghi della contesa dando a tutti, anche alla coimpresa la possibilità di presentare il proprio punto di vista, per bocca dell?Architetto De Carlo, poi sulla scia è, naturalmente, comparsa Legambiente che, giocando al raddoppio, ha organizzato due escursioni consecutive e, infine, anche la Coipresa ha deciso di aprire i cancelli e mostrare l?altra parte dell?area.
    Tutto normale, si penserà. Ma così non è?
    Perché la Coimpresa ha, di fatto, dimostrato la sua ?vera natura?.
    Infatti, nel corso di alcuni colloqui avuti, prima con l?Ing. Culabu e successivamente con il Geom. Piras, nei quali richiedevo di far visitare alla società civile ed alle Associazioni l?area nella quale stanno costruendo tanti palazzi per far verificare alla opinione pubblica lo ?stato delle cose? e potersi ?formare? una corretta opinione, invece è accaduto che la Coimpresa pur raccogliendo la nostra proposta e deciso di aprire i cancelli e di fare a meno delle Associazioni e fors?anche della società civile e procedere con una iniziativa ?di parte?.
    Ci è stato sostanzialmente detto: ?se volete potrete visitare i luoghi con le nostre guide, come privati cittadini e non come rappresentati di associazioni?del resto siete a casa nostra e quindi?.?.
    Ho subito pensato che sbagliassero nell?impostare in questo modo il discorso perché, quando abbiamo organizzato la prima escursione non abbiamo di certo impedito allo staff di Cualbu di partecipare all?incontro e di prendere la parola per illustrare le posizione della Coimpresa. Perché due pesi e due misure?
    Per noi le parole ?democrazia? , ?dialogo, accessiblità e partecipazione? sono dei valori assoluti sui quale basare il ?vivere in comune?. Quanto è stato fatto denota una visione ?assolutistica e padronale? che non può essere assolutamente condivisa.
    Pertanto abbiamo deciso di non entrare presso i loro cantieri, di stare fuori dal cancello e presentare ai cittadini il nostro punto di vista

    Roberto Copparoni

  7. «Ecco la verità su Tuvixeddu» – L?ALTRA VOCE 4 Febbraio 2007
    I progettisti come guide nel cantiere del quartiere-parco
    di Carlo Manca

    Porte aperte a Tuvixeddu. Per spiegare cosa è oggi e come sarà (forse) domani. L’iniziativa della Coimpresa, il consorzio di aziende che vuole realizzare il complesso edilizio da 137 mila metri cubi, ha attirato ieri qualche centinaio di visitatori. Cagliaritani curiosi, ecologisti, politici come il senatore di Rifondazione comunista Luigi Cogodi e Giorgio La Spisa, capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale, ma anche gli operai licenziati dall’impresa titolare dei lavori archeologici bloccati dalla Regione.
    Per molti quella di ieri è stata la prima vera occasione per gettare l’occhio in quella zona della città, dal canyon che unisce via Is Maglias a via Falzarego alla collina su cui sorge villa Mulas. Di fronte al modellino in scala del futuro quartiere, all’ingresso dell’ufficio vendite, il geometra Beppe Piras, responsabile del coordinamento generale, ha spiegato: «Sul colle di Tuvixeddu non è prevista una sola costruzione. Quelle dette finora sono solo bugie».
    È stato questo il segno dell’interpretazione che Coimpresa ha voluto dare della giornata: un’autodifesa, in risposta alle ?agressioni mediatiche? e alle passeggiate organizzate le scorse domeniche dalle associazioni ambientaliste. Tutte contrarie al progetto. «Eppure abbiamo previsto la cessione dell’80 per cento del terreno al pubblico», ha proseguito Piras: «Noi abbiamo dato ben 38 ettari su 48 al Comune di Cagliari, e sfido chiunque a dimostrare che esiste un altro caso del genere in Italia».
    Il ragionamento del gruppo guidato da Gualtiero Cualbu (l’ingegnere era presente ieri tra il pubblico) è semplice: noi portiamo avanti un progetto serio e innovativo, che riqualifica l’area e crea un parco archeologico intorno alla necropoli fenicio-punica più importante del Mediterraneo. Da parte nostra, costruiamo un certo numero di edifici (per un totale di 450 tra villette e appartamenti), oltre alla strada che passerebbe per il canyon e altre infrastrutture per 10 milioni di euro.
    Non si parla certo di ?parco condominiale?, la definizione usata da Soru, preoccupato che il nuovo quartiere diventi un ghetto dorato, per ricchi, chiuso al resto della città. Niente di tutto questo, dice l’azienda: nel progetto sono previsti 10 ingressi (a dire il vero per la maggior parte verso viale Sant’Avendrace, mentre le case sorgerebbero sui due lati di via Is Maglias).
    Inoltre, ci saranno tutta una serie di edifici ad uso pubblico. Uno è già visibile nella parte nord. È, come è stato spiegato ai visitatori, il Centro servizi polifunzionale. Una sorta di laboratorio botanico con annessa aula congressi e luogo che ospiterà le scolaresche in gita sul colle. A chi fa notare che l’architettura dell’edificio in cemento è un po’ estranea al panorama circostante, l’architetto Livio De Carlo spiega che si tratta di un’ipotesi di una nuova architettura. L’area del vecchio forno per la produzione della calce diventerà invece una grande piazza, mentre Villa Mulas, oggi in completo abbandono (e con i segni del recente incendio) ospiterà un bar-ristorante.
    C’è poi la strada, un tasto su cui battono spesso gli ambientalisti. Antonello Gregorini di Legambiente, ieri insieme al presidente dell’associazione per la Sardegna, Vincenzo Tiana, ha fatto notare che i previsti 2.500 o 3.000 nuovi abitanti «avranno necessità di spostarsi, di girare. Per questo si era pensato di fare una via di scorrimento veloce che tagliasse la città attraverso Tuvixeddu e Tuvumannu, a costo di buttare giù alcune aule del liceo Siotto, e che proseguisse con un viadotto sopra viale Trento e viale Trieste. Ma strade di questo tipo creano problemi e degrado, tanto che non le progetta più nessuno».
    Quanto alle case, l’architetto responsabile del progetto ha spiegato che saranno fatte con metodologie all’avanguardia, rispettose dell’ambiente e del paesaggio: riutilizzo dei materiali di scavo, esposizione che terrà conto del sole e del vento, pannelli foto-voltaici per la produzione di energia pulita. «Abbiamo anche previsto un impianto di trigenerazione, che produrrà energia dal metano e servirà tutto il quartiere», ha spiegato De Carlo.
    Ma ieri non si poteva non parlare del contenzioso con la Regione, che da un mese blocca i lavori in tutta l’area. Su questo punto, le possibilità di negoziazione sembrano molto poche: «Il contratto firmato da noi e dagli enti pubblici preposti è intangibile» ha detto Beppe Piras: «Vedremo che cosa succederà, ma quel che è certo è che i danni li pagherebbe tutta la collettività». Lunedì la commissione per il paesaggio dovrebbe pronunciarsi sui vincoli: «Se verranno estesi», ha spiegato Cualbu «non potremo far altro che impugnare davanti al Tar».
    Intanto quel che tutti hanno potuto vedere è che questa parte di Cagliari non merita l’abbandono attuale. Il parco deve nascere, insomma.

  8. Tuvixeddu, la storia infinita

    Da Il Sardegna 05/02/2007
    Il problema. Esperti divisi sulla conferma e l’estensione dei vincoli: paura per il ricorso di Coimpresa
    Tuvixeddu, verdetto in ritardo ora la commissione è spaccata Nuova riunione dei tecnici. Tremila persone alla manifestazione bis dei costruttori.Tutti a spasso nel cantiere di Compresa.
    Ennio Neri
    cagliari@ epolis.sm
    Spaccata la commissione paesaggistica regionale. Si deve ad una vivace dialettica interna il ritardo dell?esito della commissione paesaggistica regionale sul pronunciamento sulla compatibilità del progetto presentato da Coimpresa per i collidi Tuvixeddu e Tuvumannu.
    I TIMORI e la cautela adottata dagli otto componenti dell?organismo (il direttore generale dell ?assessorato regionale alla Pubblica istruzione Franco Sardi, il coordinatore regionale delle Soprintendenze Paolo Scarpellini, coordinatore regionale delle Soprintendenze e i due soprintendenti Stefano Gizzi e Vincenzo Santoni, gli archeologi Raimondo Zucca e Maria Antonietta Mongiu, il botanico Ignazio Camarda e l?architetto Sandro Roggio), secondo indiscrezioni filtrate questi giorni, sarebbero legati al ricorso minacciato da Coimpresa. Le nuove leggi sono molto più severe nei confronti dei dirigenti amministrativi e un no del Tar ad un accordo di programma stipulato e già in esecuzione avanzata potrebbe costare caro ai commissari, da qui le divergenze tra chi preme per l?estensione del vincolo paesaggistico fino a via Is Maglias e chi invece sarebbe orientato ad una linea più morbida. Sul colle intanto l?open day di Coimpresa si è rivelato un successo. Migliaia di cagliaritani (un migliaio sabato, poco meno di tremila ieri) si sono recati in via Is Maglias per conoscere la versione della società sulla querelle e visitare il cantiere. Ancora distanti le posizioni.
    Secondo Coimpresa il progetto è eco-compatibile, riqualifica l?area, è accessibile da dieci ingressi e non si accosta alle tombe e soprattutto è forte di un accordo di programma. Invece secondo le associazioni il piano altera lo skyline e cancella il forno della calce idrata (reperto di archeologia industriale). Inoltre spaventa per l?impatto di un nuovo rione a ridosso del colle e la nuova strada nel canyon.
    Raid del Social forum
    Alle 10 di ieri una decina di temerari del Social Forum cittadino è entrata abusivamente a Tuvixeddu passando da un varco. Gli invasori, scesi nel canyon, hanno percorso il cantiere comunale e hanno esplorato la zona chiusa sopra il villino Mulas, prima di confondersi con i visitatori ?re go l a r i ?.

  9. Tuvixeddu – Il Parco archeologico di Karalis.

    La giunta regionale approva la delibera che estende e riconsidera l’area del parco archeologico di Tuvixeddu-Tuvumannu. Il grande interesse pubblico alla tutela del colle al quale è legata l’identità della città. Un nuovo progetto in concerto con il Comune. Sventata la minaccia di una cortina di palazzi attorno al più grande insediamento fenicio-punico del Mediterraneo.

    DELIBERAZIONE N. 5/23 DEL 7.2.2006
    ?????
    Oggetto: Realizzazione ?Parco archeologico di Karalis? e progetto di valorizzazione del colle
    di Tuvixeddu nella città di Cagliari ? Articoli 96, 98 e 100 del D.Lgs. 22.1.2004, n.
    42 (Codice Urbani).

    La Delibera
    http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_72_20070208185949.pdf

    La Perimetrazione dell?area interessata
    http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_72_20070208190039.pdf

  10. Tuvixeddu, né case né autostrada con vista sulla necropoli .Un grande parco con gli espropri
    di Carlo Manca ? L?Altra Voce, 9 Febbraio 2007

    Via libera agli espropri a Tuvixeddu: niente case, il colle diventerà un parco. La delibera 5/23 approvata due giorni fa dalla Giunta regionale, nella lunga notte del varo della Finanziaria, ma pubblicata solo ieri, rappresenta un vero e proprio terremoto nella vicenda che vede opporsi il gruppo Cualbu e la Regione.
    Tre le novità. Uno: il parco archeologico in fase di realizzazione sarà ?esteso? e ?riconsiderato?, e comprenderà «l’area tra i civici 35 e 36 del viale Sant’Avendrace» (dove la Regione aveva già bloccato i lavori per la costruzione di una palazzina un mese fa), «e le aree private adiacenti il progetto in corso sino alla via Is Maglias». «L’intera area – è scritto nella delibera – farà parte integrante del costituendo Parco di Karalis» che la Regione vuole far nascere secondo criteri nuovi.
    Due: il nuovo parco «verrà predisposto dalla Regione di concerto con il Comune di Cagliari».
    Tre: la zona che va da viale Sant’Avendrace a via Is Maglias sarà sottoposta a espropri per causa di pubblica utilità, come previsto dal Codice Urbani.
    Stop alle ruspe, quindi. Ma – è facile immaginarlo – adesso partiranno ai ricorsi. In ogni caso il nuovo piano di tutela del ?sistema dei colli? di Cagliari, dice la delibera, è fatto in accordo con il Piano paesaggistico varato la scorsa estate e alla luce del quale va rivisto l’intero progetto.
    Nella delibera già si intravede la fisionomia che la Regione vuole dare al futuro ?Parco di Karalis?. Ci sarà una grande porta d’accesso in viale Sant’Avendrace, vicino alla Grotta della Vipera. Nulla da fare invece per la strada che avrebbe dovuto passare in mezzo al canyon, congiungendo l’asse mediano con via San Paolo: progetto cancellato, con un risparmio per la collettività di 31 milioni di euro.
    Per tutto il resto e per i particolari si dovrà attendere il progetto di tutela e valorizzazione che sarà predisposto e attuato dalla Regione «d’intesa con il Comune di Cagliari», oltre al pronunciamento della Commissione per il paesaggio, che farà una «proposta di dichiarazione di notevole interesse pubblico dell’area». Ma certamente «il parco comprenderà in una unità inscindibile tutta l’area che con un percorso digradante va dalla via Is Maglias sino al viale Sant’Avendrace».
    La delibera di ieri è destinata a far discutere anche per un altro aspetto: le motivazioni. Tuvixeddu, dice in sostanza la Giunta regionale, è un patrimonio di Cagliari e della Sardegna. Finora è stato poco valorizzato e, soprattutto, non in maniera unitaria. La nascita da zero di un nuovo parco, quindi, è ritenuta «improcrastinabile nel momento in cui appare chiaro che il colle di Tuvixeddu, per gli interventi in corso e per quelli previsti, può essere compromesso nella sua integrità materiale e nei suoi valori immateriali quali il suo godimento dai diversi punti di vista (panoramico, estetico, storico, culturale, di accessibilità e di fruizione)».
    Non basta: il progetto di edificazione di Coimpresa porterebbe «un grave nocumento all’unitarietà morfologica, spaziale, visiva, compromessa in alcune porzioni dai palazzi costruiti in questi ultimi anni, ed in particolare al superstite paesaggio funerario punico», ma anche di epoche successive.
    E sarebbe anche fortemente discutibile il lavoro finora fatto all’interno del parco archeologico vero e proprio, cioè intorno alle tombe. I componenti della Commissione per il paesaggio nominati dalla Regione, riferisce la delibera, «hanno ritenuto di dover avvisare la Regione che il sistema ambientale preesistente l’inizio dei lavori del progetto di parco archeologico e ambientale, a seguito degli stessi lavori oggi sospesi, risulta del tutto stravolto». E questo per molti motivi, tra cui l’intrusione di materiali che hanno alzato il livello del terreno; l’apertura di strade interne sproporzionate alla loro funzione pedonale; i lavori che hanno cambiato la morfologia del territorio; la creazione di aiuole, muri, eccetera; i mutamenti portati al «paesaggio vegetale esistente»; le canalizzazioni sotterranee. Insomma, sarebbe a rischio un equilibrio millenario.
    Ma lo schiaffo più forte al progetto di Coimpresa viene poco dopo. «A detta degli esperti – prosegue la delibera – l’impressione è, infatti, che alla base degli interventi vi sia un’idea che non è condivisibile: quella di bonificare e abbellire il contesto della necropoli, come se lo si ritenesse inespressivo, difettoso sul piano formale ed estetico». E invece la necropoli di Tuvixeddu va lasciata così com’è: un’area «il cui tratto distintivo era quello della cupezza, dell’inquietante senso di desolazione che i luoghi spogli, aridi suscitano».
    Mentre dall’impresa ieri non è trapelata nessuna reazione alla pubblicazione del contenuto della delibera, le associazioni ambientaliste si sono dichiarate più che soddisfatte della nuova piega presa dalla vicenda. «È un ulteriore passo», ha affermato Stefano Deliperi (Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra) «per rendere concreta quella politica di provvedimenti di vincolo, espropri ed indennizzi che rappresentano la strada per un grande parco archeologico-ambientale e per la salvaguardia e la corretta valorizzazione del colle di Tuvixeddu».
    Anche Legambiente ha applaudito all’iniziativa: «La delibera della Giunta regionale, che rafforza la tutela sul colle di Tuvixeddu-Tuvumannu, afferma la convinzione che un bene appartenente alla collettività non debba essere messo a rischio dagli interessi di pochi privati». Gli ambientalisti si dicono anche soddisfatti per «l’intenzione del presidente Soru di regalare ai cittadini un parco pubblico, che tuteli definitivamente il bene inestimabile rappresentato dall’area archeologica e paesaggistica».

  11. Tuvixeddu – Onestamente a me sembra una follia e un sopruso. Quanto costerà alla comunità cagliaritana e regionale il contenzioso che si andrà ad aprire?
    E’ un problema che un associazione civica come Legambiente deve porsi.

    Affrontare i problemi in maniera così radicale mi pare dannoso e pericoloso.

    La città è il luogo delle costruzioni.

    Dire che i palazzi vengono edificati sulle tombe è una menzogna.

    Dire che la parte di via Is maglias ha rilevanza archeologica e paesaggistica è una forzatura.

    Dire che “gli abbellimenti sono superfetazioni”, è una forzatura di carattere fortemente soggettivo perché si entra nell’ambito dell’estetica e dei gusti, quindi opinabile e doverosamente discutibile.

    Dire che il parco pubblico che si voleva realizzare e consumare era una conseguenza di una mentalità “edonistica” è una forzatura.

    Lo si potrebbe dire anche per i parchi di Monte Urpinu e San Michele ma anche Monte Claro che invece sono un fiore all’occhiello della città.
    In sostanza e in breve la delibera della Giunta non mi pare particolarmente illuminata. La vertenza poteva e doveva essere risolta in maniera meno violenta.

    L’aspetto più positivo, a mio avviso, e l’eliminazione della strada veloce di congiunzione della Via San Paolo con L’asse Mediano, opera assolutamente inutile, eccessiva e fortemente impattante, progettata solo in funzione dell’accordo di programma di Tuvixeddu e delle nuove costruzioni. Ma anche su questa, se sostituita da una strada urbana, meno veloce, meno impattante forse non ci sarebbe da ridire.

    Infine mi domando: “Se si fosse giudicato il progetto del Betile secondo gli stessi criteri? Che si sarebbe concluso?”

    Non sono modi urbani, appunto.
    Parliamone se volete.

    Antonello Gregorini – Forum Civico

  12. Io credo che dopo i vincoli posti dalla regione nell’area di tuvixeddu, e la delibera della giunta che stabilsce l’espropio di una parte del colle, forse è il caso di rifletere sui costi che verranno scaricati sull’intera colletività nella finaziaria 2007 ancora in intinere credo che i cittadini sardi avranno grosse difficoltà a sopportare un costo cosi elevato per la spesa degli espropri anche perchè nella finanziaria nazionale ai commi dall’836 al l’840 alcune risorse non sono prontamente esigibili ma solamente promesse.

  13. Tuvixeddu un provvedimento che doveva essere evitato!

    Prof. Roberto Copparoni Presidente degli Amici di Sardegna aderente al Comitato Tuvixeddu Wive

    Con questo intervento manifestiamo le nostre preoccupazioni in merito al recente provvedimento di esproprio posto in essere dal presidente Soru con delibera del 7 febbraio 2007, n. 5/23. Peraltro, non condividiamo la gioia di coloro che vedono in questo provvedimento la riaffermazione della legalità e della certezza del diritto.

    In particolare le perplessità che manifestiamo vertono sui seguenti aspetti.

    1. Cercare di risolvere i problemi in questo modo ci sembra poco produttivo.
    2. Le prove di forza non giovano, tanto meno in questa ?vicenda? che presenta aspetti fortemente paradossali.
    3. Sembra assai difficile annullare una chiara e definita volontà contrattuale di natura civilistica di cui sono parte oltre dei privati, è bene ricordarlo, anche Comune, Regione, amministrazioni pubbliche, suggellata attraverso un accordo di programma cha ha ?forza di legge fra le parti?.
    4. Le argomentazioni addotte, a conforto del provvedimento, per quanto suffragate da ?significative? argomentazioni, sono assai discutibili e per nulla scontate.
    5. Il concetto di bene ambientale, di interesse e tutela ambientale non può essere decontestualizzato in una formale astrazione ma deve essere adeguato al contesto di riferimento che, nel nostro caso a Tuvixeddu, implica una articolata serie di problematiche da tenere ben presente nonchè molteplici interessi da salvaguardare.
    6. Il miglioramento funzionale della qualità della vita, fine supremo di ogni intervento collettivo, non può essere certamente conseguito con l?adozione di provvedimenti, tardivi, estremamete costosi e fors?anche inopportuni, che inficiano la certezza del diritto e il principio della continuità amministrativa.
    7. L?insediamento abitativo di Via Is Maglias non va a danneggiare alcuna tomba.
    8. Perché in questa area non vi sono testimonianza archeologiche e peraltro parlare di danno paesaggistico in Via Is Maglias ci sembra un poco stumentale.
    9. Non si capisce perché tutti questi problemi non siano stati sollevati per altri insediamenti realizzati, anche di recente, in prossimità di zone protette dalla Convenzione di Ramsar e dalla Unione Europea, come la laguna di Santa Gilla o d?interesse archeologico come l?area di via San Paolo e di Campo Scipione.
    10. Le opere realizzate o in fase di esecuzione non costituiscono un qualificato danno estetico ed ambientale e in certi casi vero e propria distruzione del patrimonio archeologico?
    11. Le critiche rivolte alla modifica degli assetti del territorio che l?iniziativa in esame comporterebbe, non possono costituire delle verità incontrovertibili, ma dei semplici, qualificati e personali punti di vista che non dovrebbero mai determinare un provvedimento così impegnativo come l?esproprio; provvedimento talmente grave e impegnativo, che avrebbe dovuto rappresentare semmai l?extrema ratio.
    12. Peraltro, la volontà di non realizzare la strada a percorrenza veloce, nel canyon di Tuvumannu è senza dubbio un aspetto positivo che, peraltro, lascia aperta la possibilità ad ogni possibile soluzione progettuale di sostenibile fruizione da parte della collettività.
    13. Così come espresso da tanti cittadini che sostengono le nostre iniziative, riteniamo che
    14. la decisione adottata non sia quella preferita. La via dell?accordo stragiudiziale sarebbe stata meno cruenta, più rapida e soprattutto meno costosa per i contribuenti.
    15. Forse, però, sollevando un civile confronto potremo ?calmare gli animi? e recuperare quel ?buon senso? che oggi ci sembra perduto.

  14. Tuvixeddu ? Credo anch?io che uno scontro frontale ormai non possa risolvere il problema di Tuvixeddu. Purtroppo chi era preposto alla tutela dei Beni Archeologici, ossia la Soprintendenza, non ha esercitato il suo ruolo sino in fondo. Le Istituzioni Pubbliche, quelle che avrebbero dovuto tutelare i beni comuni hanno quanto meno messo sullo stesso piano l?interesse pubblico e quello privato, valutando i luoghi della nostra storia come un impedimento al cosiddetto sviluppo economico.
    Un buon principio da applicare sarebbe stato invece quello di precauzione, seguito da quello della reversibilità degli interventi.
    La Precauzione avrebbe dovuto spingere le Istituzioni alla salvaguardia del sito quando si era ancora nei tempi giusti, di Tuvixeddu se ne parla da decenni nella completa indifferenza della maggior parte dei cittadini. A bocce ferme si sarebbe potuto discutere e valutare il da farsi.
    La reversibilità degli interventi avrebbe consentito comunque di intervenire con pochi e mirati interventi di valorizzazione archeologica ed ambientale che avrebbero dato a Cagliari un?altra grande attrattiva.
    Questo non si è voluto fare e ne paghiamo ancora una volta il prezzo
    Oggi i privati hanno in mano la potente arma degli accordi sottoscritti con quelle stesse istituzioni che adesso vogliono espropriare i terreni.
    Chi ci perderà sarà ancora una volta il cittadino, che comunque vada, o dovrà pagare il prezzo salatissimo dell?esproprio o il danno della perdita di valore anche culturale della propria storia.

    Per finire mi chiedo ancora una volta perché la Regione sia intervenuta così prepotentemente nel caso di Tuvixeddu ma ritenga i luoghi della nostra storia recente, le miniere, un patrimonio di cui disfarsi e vendere ai privati.

  15. Tuvixeddu: ridefinizione dei vincoli
    Da L’Altravoce martedì 13 febbraio 2007

    La Commissione paesaggio conferma:
    niente case a Tuvixeddu
    Sblocco per i cantieri esclusi dai vincoli
    L’area dei colli di Tuvixeddu e Tuvumannu merita d’essere tutelata perché «di notevole interesse pubblico». È il verdetto della Commissione regionale per il paesaggio, che ieri sera – al termine di una giornata di lavoro per mettere a punto la proposta – ha approvato a larghissima maggioranza (contrario Vincenzo Santoni, sovrintendente ai Beni archeologici) un documento che ridefinisce il sistema dei vincoli.

    Il testo definitivo – una trentina di pagine più la cartografia – sarà pubblicato nei prossimi giorni, «dopo alcune verifiche normative», ha annunciato una nota dell’assessorato regionale dei Beni culturali. Per ora si sa che la Commissione regionale per il paesaggio ha individuato tre distinte fasce di tutela all’interno del perimetro Tuvixeddu-Tuvummannu-Is Mirrionis. È stata individuata un’area a tutela integrale o massima tutela, che interessa le zone in cui si trovano i beni archeologici, i monumenti di maggior pregio e le zone circostanti. Qui non saranno ammessi interventi di nessun genere, e meno che mai la strada a quattro corsie che avrebbe dovuto attraversare il canyon.

    Una seconda area – a ?tutela orientata? – corrisponde la versante che degrada verso Tuvumannu: qui saranno ammessi soltanto interventi di risanamento e ristrutturazione, ma non potranno essere costruiti immobili che tolgano la vista sul colle. Insomma, non c’è posto per il progetto di Coimpresa, che prevedeva palazzine lungo la via Is Maglias.

    La terza zona, a tutela parziale, riguarda infine il fronte viale Merello, Sa Duchessa, il tratto di viale Trento dove sorge il teatro Massimo: qui sarà possibile intervenire. Già da oggi gli uffici regionali esamineranno le concessioni e consentiranno la riapertura dei cantieri nelle zone dove non ci sono vincoli, annuncia la nota della Regione.

    I prossimi passi? Con la pubblicazione della proposta della Commissione, scatterà il termine di novanta giorni per la presentazione di ricorsi e proposte di modifica. La Regione avrà poi altri sessanta giorni per approvare il sistema di tutela definitivo, con le eventuali modifiche.

    (red)

  16. Tuvixeddu ? Come diceva qualcuno ?sorge spontanea una domanda?: gli interessi dei cittadini, e non solo di Cagliari, quali sono ? Un Sindaco deve tutelare gli interessi dei molti o solo dei pochi ma economicamente potenti ? Sui modi poi di tutelare questi interessi si può discutere.

    Tuvixeddu blindato, il sindaco: «Difenderemo i nostri interessi»
    Floris attacca: «Se cade l’accordo di programma perderemo un mucchio di soldi»

    Ennio Neri ? Il Sardegna 14 Febbraio 2007

    Su Tuvixeddu il Comune convoca la Regione. E la diffida dal proseguire nella linea, adottata
    negli ultimi mesi, di intralcio degli accordi, minacciando in caso contrario l?arbitrato. In una lettera firmata dal sindaco Emilio Floris, il comitato di vigilanza sull?accordo di programma del 2000 (tra Comune, Regione, Coimpresa, Edilcostruzioni ed i privati Mulas e Sotgiu) si rivolge direttamente, pur lamentandone l?assenz a , all?amministrazione regionale, invitando lo stesso ente a sedersi al tavolo delle trattative, portando proposte concrete di discussione.

    LA LETTERA si chiude con la convocazione del comitato e delle parti in causa per lunedì alle 10 nella sala della giunta comunale. Nel documento si fa riferimento alla riunione di giovedì scorso del comitato di vigilanza nel corso della quale «sono stati evidenziati i gravissimi danni che potrebbero discendere dai provvedimenti adottati dalla Regione finalizzati ad impedire l?attuazione del progetto integrato di riqualificazione urbana ed ambientale dei colli di Sant?Avendrace , oggetto dell?accordo di programma
    sottoscritto il 15 settembre 2000». Nel corso della riunione, prosegue la nota, «l?amministrazione regionale è
    stata diffidata dal proseguire nelle azioni tese ad impedire la regolare attuazione del progetto ed è stato stabilito di indire una ulteriore riunione del comitato, finalizzata ad esperire il tentativo di preliminare risoluzione in via amministrativa della controversia, ai sensi dell?articolo 7 dell?accordo di programma.
    E? stato inoltre richiesto da tutti i partecipanti che a questa ulteriore riunione l?amministrazione regionale partecipi sottoponendo una proposta concreta e formale di risoluzione della controversia sorta, che possa essere valutata da tutte la parti interessate». Il comitato invita poi la Regione a sedersi al tavolo delle trattative lunedì 19 febbraio alle 10 nella sala giunta al secondo piano di palazzo Bacaredda in via Roma,
    per una nuova riunione per risolvere la contesa. Al telefono, più che preoccupato, il sindaco Emilio Floris pare sia già intenzionato a fare ricorso. «Il Comune dovrà tutelare i suoi interessi», spiega il primo cittadino,
    «se cade l?accordo di programma la cifra da sborsare sarà davvero ingente. Ora la Regione è stata convocata dal comitato per lunedì. Speriamo che arrivino proposte concrete per eventuali richieste o ulteriori modifiche» .

    TUTTO SEMBRA ormai interessare le vie legali. Per voce del geometra Beppe Piras, Compresa fa sapere che l?accordo di programma dopo i due passaggi in consiglio è un contratto governato dal codice civile e come tale non può essere subordinato a nuove leggi regionali. Ma per l?opposizione in consiglio dialogo e tavolo dovrebbero prevalere su ricorsi e avvocati. Per il capogruppo Ulivo Marco Espa «coi ricorsi non si va da nessuna parte, meglio un intesa con la Regione. Abbiamo chiesto per la settimana prossima un dibattito
    in consiglio». Va giù duro invece Radhuoan Ben Amara, Pdci, per il quale «a Tuvixeddu non si confondano archeologia e imprenditoria. Si adotti un approccio simile a quello dei tunisini su Cartagine e si tuteli e si coccoli il passato».

  17. Se da Tuvixeddu nascono i fiori
    L’aspetto cupo del colle non può essere considerato quello originario: è il risultato di anni di trascuratezza e delle tante violenze subite.

    Giovanni Columbu ? Regista -. Il Sardegna 15 Febbraio 2007

    Un principio estetico di grande valore quello richiamato dalla Commissione Regionale incaricata di accertare
    quali fossero i lavori in corso sul colle di Tuvixeddu. Un principio estetico che tuttavia non vale o vale solo in parte a Tuvixeddu. «C’è la pretesa di bonificare e abbellire il contesto della necropoli come se lo si ritenesse inespressivo, difettoso sul piano formale e estetico», hanno osservato i commissari, denunciando il proposito dei progettisti di introdurre nel sito delle fioriere.
    «Il tratto distintivo della necropoli era quello della cupezza, dell’inquietante senso di desolazione che i luoghi spogli, aridi suscitano». «L’idea di attenuare e adulterare questo carattere non è condivisibile». Dunque si riconosce finalmente che anche un paesaggio arido e spoglio può essere dotato di una sua peculiare suggestione e bellezza.
    Un riconoscimento importante sul piano generale di cui bisognerebbe tenere conto in molti luoghi che dalla natura hanno ricevuto i severi caratteri che improntano la natura dell’Isola e che sarebbe del tutto improprio ?abbellire? con fiori. Ma per quanto riguarda il colle dell’antica necropoli è paradossale ritenere che l’attuale aspetto ?spoglio e inquietante? sia quello originario e ?autentico? e non quello derivato dalla tanta trascuratezza e dalle tante violenze subite. Ed è proprio una voce di quel mondo che vorremmo consacrare che ci parla di fiori e ce ne parla bene. La voce che un uomo, vissuto in epoca romana e sepolto all’ingresso della necropoli, nella Grotta della Vipera, ha affidato a un messaggio inciso sulla pietra. È la commovente dedica commissionata a un poeta cagliaritano da Cassio Filippo, in memoria della moglie Attilia Pontilla.
    ?Dalle tue ceneri, o Pontilla, germoglino viole e gigli, e possa tu così rifiorire nei petali delle rose, del profumato croco, dell’imperituro amaranto e nei soavi fiori della viola bianca, affinchè simile al narciso e al mesto giacinto, anche il tempo avvenire sempre abbia un tuo fiore?.

  18. Interessante la riflessione di Giovanni Columbu sull?aspetto paesaggistico del Colle di Tuvixeddu. Sarebbe interessante anche sapere se la valutazione fatta dalla Commissione circa la cupezza della necropoli sia fatta con occhi ?moderni? o è confortata dal rapporto che avevano i vivi dell?antichità con la morte.
    Il cimitero è un?invenzione moderna nella sua scissione tra vita e morte: la Città dei Vivi e la Città dei Morti, la città reale ed il suo doppio inquietante. Non più due realtà poste di fatto in un confronto dialettico ma due realtà concettuali che si costruiscono e si evitano a vicenda.
    Oggi la Città dei Morti, delimitata da un perimetro murario e da una altrettanto solida cancellata non è più un doppio della città dei viventi, un suo specchio segreto, ma una alternativa da rimuovere, una sorte di terra di nessuno in cui celebrare frettolosi riti collettivi.
    Forse il lugubre e l?aspetto inquietante dell?apparato funerario corrispondono a ?moderni? atteggiamenti nei confronti della morte.

  19. Per Antonello Gregorini e indirettamente, Roberto Copparoni e tutti quelli che la pensano come loro.
    Caro Antonello, ho atteso un po’ prima di risponderti perché sai che, per quanto riguarda Tuvixeddu, mi fanno infiammare affermazioni molto meno “forti” delle tue e non ero sicura di riuscire a esprimere quello che penso in maniera serena e pacata. Ci provo adesso, iniziando col dirti molto semplicemente che a me sembra una follia il tuo modo di ragionare e un sopruso il progetto che si vorrebbe realizzare. Ti preoccupi del costo che questa operazione avrà per i cagliaritani, però non ti sei preoccupato, perlomeno non in questo modo, quando si sono spesi 11 milioni di euro per la costruzione del tunnel di Tuvumannu, inutile e devastante e taci sul fatto che la decisione della Regione, bloccando la realizzazione dell’intero asse viario – a quattro corsie ma ridenominato “strada di penetrazione urbana” per evitare la VIA – faccia risparmiare ai cagliaritani 32 milioni di euro. Subito dopo affermi in maniera apodittica che “la città è il luogo delle costruzioni”. Basterebbe la famosa domanda di Calvino, ma “che senso ha il vostro costruire? Qual è il fine d’una città in costruzione se non una città? Dov’è il piano che seguite, il progetto?”. Non riesco proprio a spiegarmi come può uno che si dichiara “ambientalista” vedere nella città il luogo delle costruzioni! Come puoi ignorare che uno dei più gravi problemi del nostro tempo è proprio il consumo del suolo? Ti ricordo che nell’ultimo cinquantennio la popolazione italiana ha subìto un incremento del solo 20%, mentre le unità abitative sono quasi raddoppiate, oltrepassando del 70% le necessità residenziali derivanti dall’aumento degli abitanti. Dire, quindi, che la città è il luogo delle costruzioni, equivale a dire che la città è dei costruttori e il fine che ispira le politiche urbane, non è la qualità della vita dei residenti, ma la rendita fondiaria. Complimenti, è lo stesso ragionamento che hanno fatto Caltagirone e Veltroni con la redazione del nuovo Prg di Roma. E questo è ancora più vero in una città come Cagliari, che possiede 70.446 abitazioni per 62.818 famiglie, single compresi (dati http://www.comuni-italiani.it ). Ti sembrano poche 7628 abitazioni vuote? Significa che, considerando una media di tre abitanti (quella ufficiale) per famiglia, abbiamo in città un numero di abitazioni libere che potrebbe ospitare altri 22.884 residenti. Diventa veramente inspiegabile, allora, l’inarrestabile esodo dei cagliaritani verso i paesi dell’hinterland. O sarà che sono troppi, per una famiglia normale, quattromila euro al metro quadro? Ma qui torniamo al discorso dei costruttori e della rendita, per cui andiamo oltre. Dici che è una menzogna affermare che i palazzi verranno costruiti sulle tombe. Basta dare uno sguardo all’ allegato C del piano urbanistico comunale, per vedere che anche la via Is Maglias è classificata come sito archeologico – a causa del ritrovamento di sepolture puniche e romane -, così come lo è la pineta del villino Mulas. Prima di fare simili affermazioni è necessario informarsi, senza ripetere pedissequamente quanto si dice in giro. Ma non è questa, secondo me, la questione principale. Continui dicendo che è una forzatura dichiarare che “via Is maglias ha rilevanza archeologica e paesaggistica”. Ti sei mai fermato a godere l’incanto del tramonto, il bagliore degli stagni, l’asprezza dei costoni rocciosi, dalla sommità della via Is Maglias? Tutto questo fa parte del colle di Tuvixeddu e nessuno ha il diritto di dire questo sì, perché lì ci sono le tombe, questo no perché è una schifezza. E basta con la solita frase che l’estetica è opinabile e il bello non esiste, perché se fosse vero saresti il primo a trascorrere le tue vacanze a Selargius, Quartu o Assemini, invece di scegliere Pienza, Volterra o Gubbio. Sento sempre una grande compassione per chi non riesce a vedere la bellezza, ma provo uno sdegno ancora più grande quando proprio a costoro viene attribuito il potere di distruggere e devastare quello che non riescono a vedere.
    Su una sola cosa ti do ragione: si sarebbe dovuto valutare il progetto del Bètile secondo gli stessi criteri.
    E concludo con una riflessione generale, sull’onda del pensiero di Andrea Zanzotto: “Ti abbiamo intossicata, sconquassata, rosicchiata, castrata, non per il bene nostro che da tuo non può separarsi ma per l´avidità di pochi gufi dal gozzo pieno? “.
    Con l’affetto di sempre
    Maria Paola
    P.S.: cosa diresti se, per una serie di “fortunate” circostanze, si fosse stipulato un accordo di programma che avesse permesso di costruire in piazza dei Miracoli a Pisa o lungo i Fori Imperiali a Roma? Saresti ancora dell’idea che un accordo tra le parti prevale, sempre e comunque, su una legge successiva e di grado superiore?

  20. Tuvixeddu: E se i cittadini manifestassero il loro reale volere?

    Nonostante i nostri ripetuti inviti al confronto e al dialogo, le parti in causa sembrano oramai determinate ad adire le vie legali per la soluzione delle controversie sull?annosa vicenda.
    Senza voler dire nulla di più, addebitare responsabilità, negligenza, colpa o dolo a qualcuno, si vuole fare una semplice e praticabile proposta che ben s?inserisce nelle dinamiche della democrazia partecipata a cui, oggi, i nostri amministratori sembrano dare sempre più attenzione.
    Infatti un contributo per la soluzione della vicenda può venire proprio da ciò che, fino ad oggi, è stato poco considerato o talvolta citato per argomentare strumentalmente ragioni pro o contro le proposte, ma niente di più. Pensiamo ad una manifestazione di ?reale volere popolare?.
    Per questo si propone di indire delle consultazioni che, tecnicamente, sono espressamente previste dal nostro ordinamento, dando la possibilità a tutti di esprimersi e ?togliere dalla naftalina? un importante strumento di democrazia diretta. Peraltro i Regolamenti degli enti pubblici territoriali prevedono non solo la possibilità di rivolgere istanze, petizioni e proposte dirette a promuovere una migliore tutela di interessi individuali e collettivi ma, in certi casi, di avviare una vera e propria consultazione referendaria, previo il superamento di un iter procedurale. Comunque vadano le cose, il risultato ottenuto avrà una forte valenza in ogni senso e potrebbe determinare l?adozioni di scelte politiche.
    Del resto quale è l?amministratore che non tiene in debito conto questa volontà?
    Se così non fosse saremmo in presenza di un eloquente atto di collasso politico che provocherebbe, anche nel breve periodo, inevitabili ripercussioni anche sugli assetti isituzionali dei nostri organi politici.
    Certo tutto questo si potrebbe ancora evitare se prevalesse il buon senso e i ?contendenti? trovassero un?ipotesi di accordo stragiudiziale che avesse il baricentro in un ?comune denominatore? concettuale, derivato dal confronto dei differenti, rispettivi e vicendevoli concetti di ?danno minore? e ?di vantaggio maggiore? che le parti presentano.
    Del resto la vittoria giudiziale, quando ci sarà, comporterà dei costi non solo economici determinati dai cospicui risarcimenti, spese di giustizia, eventuale ripristino dei luoghi allo ?status quo ante?, spese per le progettazioni e altro ancora, ma anche esponenziali ripercussioni negative sia sulla qualità della vita che in campo occupativo e socio-culturale.
    E poi, una città, capolugo di regione, che ambisce a diventare ?Capitale del Mediterraneo? non può procrastinare l?adozione importanti decisioni, il cui ritardo, segnerà inevitabilmente il suo futuro.
    Quindi un invito a non esasperare le posizioni e a ricercare un momento di pacato dialogo e confronto, che, ne siamo certi, suggellerà la nascita anche di un possibile e doveroso ?nuovo accordo? con buona pace della stragrande maggioranza dei cittadini degli imprenditori e dei propri rappresentanti isituzionali.

    Prof. Roberto Copparoni
    Presidente dell?Associazione Amici di Sardegna
    Comitato Tuvixeddu Wive

  21. Tuvixeddu: forse fondi dal Ministero

    Da Sardegna oggi
    lunedì, 19 febbraio 2007

    Il Ministro dei Beni Culturali, Francesco Rutelli, è giunto in Sardegna per firmare un protocollo d?intesa con la Regione Sardegna, ed ha incontrato anche una delegazione di associazioni ambientaliste capeggiate da Legambiente. Il Presidente dell’associazione sarda, Vincenzo Tiana ha consegnato direttamente nelle mani del Ministro un dossier completo, prodotto dalla stessa Legambiente, sull?area archeologica di Tuvixeddu.

    CAGLIARI – Il Ministro Francesco Rutelli esaminerà la possibilità di stanziare i fondi necessari non solo per la tutela, ma anche per le opere di restauro paesaggistico del colle di Tuvixeddu. ?Il messaggio da promuovere, secondo Rutelli, è – come fa sapere Legambiente – che bloccare preventivamente qualsiasi azione lesiva del patrimonio archeologico non significa fermare la crescita economica ma innescare un altro tipo di sviluppo più rispettoso delle nostre ricchezze storiche?.

    Il presidente Tiana ha chiesto al Ministro che sostenga e avvalori decisamente e concretamente la condotta dell?amministrazione regionale ed ha auspicato inoltre che il Ministero preveda la possibilità di stanziare fondi integrativi per far fronte economicamente al progetto recentemente proposto di creazione del nuovo parco archeologico che protegga e valorizzi definitivamente la necropoli punico romana più grande di tutto il bacino mediterraneo. Dal canto suo il Ministro ha sottolineato la svolta coraggiosa avviata dal Presidente Soru per la tutela della Necropoli di Tuvixeddu ed ha riaffermato la piena volontà del proprio Ministero di collaborazione e cooperazione con la Regione Sardegna. ?Le singole situazioni è giusto che le affrontino le istituzioni del territorio ? ha detto Rutelli – Sarebbe sbagliatissimo se queste cose vengono dette da Roma? Auspicando il raggiungimento di ?ragionevoli accordi?, il vicepremier ha detto che ?le politiche di sviluppo del territorio portano occupazione nuova e diversa anche quando sono sostenibili dal punto di vista della qualità territoriale, la difesa del paesaggio e dell’ambiente. Quindi credo che si possano trovare le giuste intese?. Da parte del sistema territoriale, sempre secondo Rutelli, si potrebbe procedere con degli espropri e delle compensazioni, ma ?questo non significa che si debba bloccare lo sviluppo del territorio, che si debba bloccare l’edilizia, che si debba bloccare la trasformazione: la si deve cercare di fare bene?.

    Riguardo ai circa 170 lavoratori che sarebbero a rischio licenziamento, lo stesso Presidente della Regione, Renato Soru, ha ribadito che ?sono sospesi solamente i lavori di alcuni edifici su Tuvixeddu, mentre vengono immediatamente riaperti i lavori del primo tratto di strada verso via Cadello: possono essere attivati i lavori laddove il vincolo non interviene davanti all’Università, i lavori del teatro Massimo e tutti gli altri lavori: vengono solamente sospesi i lavori di un edificio?. Il Presidente Soru si è chiesto ?se il numero degli occupati nella costruzione di uno o due edifici debba essere il fatto preminente di questa vicenda, anche perché quegli occupati lì possono essere impiegati andando a costruire da qualche altra parte?. ?Noi non diciamo di non costruire ? ha precisato ancora – diciamo di decidere assieme dove costruire: ossia laddove è interesse dei privati ma non contrasta un interesse pubblico importante?. Poi un esempio: ?Vorrei dire che se qualcuno un pò di anni fa avesse sospeso 50 posti di lavoro al Poetto oggi avremmo ancora il Poetto come ce l’avevamo. E allora forse ogni tanto bisogna anche sospendere i posti di lavoro, perché il lavoro è buono, ma non sempre i risultati del lavoro sono altrettanto buoni?.

    Intanto il protocollo d’intesa siglato oggi avvia, in applicazione del Codice Urbani, le procedure di verifica di conformità delle disposizioni del Piano Paesaggistico regionale, che, al momento, si applicano nella fascia costiera dell’isola. ?Nel nostro accordo c’è anche un’intesa riguardante la semplificazione amministrativa ? ha detto Rutelli – però non vogliamo aggravare i cittadini, le imprese, le famiglie con ulteriori aggravi burocratici, quindi ci sono anche una serie di aspetti che sono quelli concreti che toccano la vita delle persone?.

  22. Tuvixeddu – Il soprintendente Vincenzo Santoni è stato l?unico a bocciare il vincolo che ha blindato Tuvixeddu
    «Ho votato contro secondo scienza e coscienza»
    di Umberto Aime ? La Nuova Sardegna 23 Febbraio 2007

    CAGLIARI. Il suo no al vincolo ha lasciato perplessi: com?è possibile, si sono chiesti molti, che Vincenzo Santoni, soprintendente ai Beni archeologici, bocci la proposta di evitare il cemento sul colle di Tuvixeddu? È accaduto, avant?ieri, nella riunione decisiva della Commissione per il paesaggio. Ventiquattr?ore dopo, dall?ufficio di Sassari, Santoni rifiuta di essere processato: «Ho votato secondo scienza e coscienza. Non voglio dire altro e non accetto strumentalizzazioni. Dico soltanto che, nel 2000, la Soprintendenza non ha firmato l?accordo di programma e non mi è stato chiesto il parere su quanto sottoscrivevano Regione, Comune e privati».

    Il soprintendente non vuole alimentare la polemica, perché per lui la polemica
    non esiste: «Ho fatto mettere a verbale il mio dissenso che, ripeto, è stato secondo scienza e coscienza. Quando gli atti saranno pubblici, e spero che avvenga molto presto, sarà chiaro perché sono stato l?unico su nove a votare no». Nessun?altra domanda è ammessa sul filo del telefono ed è improponibile anche il tentativo di ricordare al soprintendente che il suo uffico, in questi anni, su Tuvixeddu è intervenuto più volte e sempre per difendere la necropoli.
    A cominciare dal parere favorevole sul parco urbano progettato dal Comune, per proseguire con il vincolo archeologico del 1996 sui ventitré ettari in cima al colle e comunque distanti dalle lottizzazioni ora cancellate dai commissari. Niente da fare. Bisognerà aspettare la pubblicazione degli atti della riunione fiume di giovedì, per conoscere nel dettaglio i motivi del voto contrario di Vincenzo Santoni. La pubblicazione degli atti e della mappa che ha diviso in quattro aree Tuvixeddu- Tuvumannu e arriva fino ai margini di via Santa Gilla, è prevista tra oggi e domani sul sito ufficiale della Regione ancor prima che sul Buras. La macchina burocratica s?è comunque già messa in movimento subito dopo la proposta della Commissione, come del resto aveva annunciato l?assessore regionale Carlo Mannoni nell?incontro di lunedì in Comune.
    Ieri il Servizio tutela del Paesaggio dell?assessorato regionale alla Pubblica istruzione ha invitato le imprese a riprendere i lavori sospesi due settimane fa dalla Giunta Soru purché ?i cantieri rientrino nell?area di tutela orientata?. Ovviamente la lettera non è stata inviata alla Coimpresa e all?impresa Cocco, messe al bando dal vincolo totale proposto dalla Commissione. La Coimpresa ha il cantiere alle pendici del colle, l?altra ha costrutito due rustici in viale Sant?Avendrace, cioè entrambe sono all?interno dei cinquanta ettari di tutela integrale, dove l?unico progetto ammesso sarà il parco archeologico Karalis che assorbirà quello del Comune. A questo punto alle imprese escluse rimane una sola possibilità: ricorrere al Tar. E lo faranno subito, fanno sapere dagli uffici del Gruppo Cualbu (proprietario della Coimpresa) e della Cocco costruzioni. Il che vorrà dire l?inizio dell?annunciata battaglia legale amministrativa e nelle aule del tribunale civile, con i costruttori intenzionati a chiedere alla Regione un risarcimento danni milionario. Se le sceltesaranno quelle della linea dura sembra non aver futuro la recente proposta del presidente Renato Soru di trattare l?acquisto delle aree private vincolate dalla Commissione ed è molto probabile che quei terreni saranno espropriati.
    Ma anche questa procedura sarà lunga e non indolore.

  23. Tuvixeddu: ricorso di Coimpresa; gli otto punti del contenzioso
    Da Il Sardegna 24/02/2007

    La polemica. Il ricorso è stato presentato ieri mattina al tribunale amministrativo regionale

    Tuvixeddu, seconda tappa al Tar Coimpresa dice alt alla Regione
    Il colle della necropoli ancora una volta davanti al giudice: è solo ‘inizio della guerra

    Di nuovo al Tar. E non per un aperitivo. Coimpresa, l’azienda che ha chiuso, su ordine della Regione, il cantiere per la realizzazione di un quartiere residenziale a Tuvixeddu, ha presentato ricorso contro lo stop ai lavori. Il documento è stato consegnato ieri mattina alla segreteria del Tribunale amministrativo regionale di piazza del Carmine dai legali dell’impresa di Gualtiero Cualbu. Una mossa annunciata, ma rimandata più volte. Ora, con gli espropri alle porte, è diventata ufficiale. Un attacco che mira innanzitutto a bloccare lo stop al cantiere di un mese fa. E a fare riprendere subito i lavori sul colle. Secondo i legali dell’azienda di Cualbu l’atto della Regione (la determina numero 4 dell’ 11 gennaio 2007) è ?viziato per violazione di legge, per eccesso di potere, per illogicità, contraddittorietà, insussistenza dei presupposti e per incompetenza?. È la seconda volta che Coimpresa e Regione finiscono insieme al Tar. Nella prima occasione (vincoli dell’ex assessore ai Beni Culturali Elisabetta Pilia), la Regione aveva ritirato il provvedimento alla vigilia dell’udienza. Una sfilza di presunte magagne lunga otto punti.
    PRIMO, provvedimento illegittimo perché (questo dice il ricorso al Tar) ?in spregio sia alla normativa nazionale che a quella regionale in materia di procedimento amministrativo, non è stato notificato prima della sua emanazione ai soggetti nei confronti dei quali era destinato a produrre effetti negativi, limitativi della sfera dei diritti e degli interessi legittimi?
    Secondo, ? è viziato da incompetenza in quanto con la sua emanazione si è consumata una indebita ingerenza degli organi politici, che hanno soltanto funzioni di indirizzo politico amministrativo,nell?atti v i t à dei dirigenti cui spettano le attività prettamente amministrative?.
    Terzo, ? viola la legislazione regionale in materia di dirigenza in quanto adottato in adempimento di una direttiva assessoriale che omette di tener in debito conto il dissenso manifestato dal direttore del servizio, la regolarità delle autorizzazioni amministrative in possesso di Coimpresa e la totale assenza di elementi nuovi o sopravvenuti che potessero configurare un danno al paesaggio?.
    Quarto, ?viola il Codice Urbani in quanto la misura cautelare in esso prevista presuppone la mancata pubblicazione della proposta di vincolo paesaggistico, cosa che per l?areale di Tuvixeddu-Tuvumannu era già avvenuta in data 16 ottobre 1997?.
    Quinto, ? manca di una congrua m o t i va z i o n e ?
    IL SESTO PUNTO tira in ballo il Piano paesaggistico regionale. L’atto, secondo il ricorso al Tar, ?evidenzia una falsa applicazione dell?articolo 59 del Ppr che individua il sistema dei Colli di Cagliari come un?area funzionale alla predisposizione di programmi di conservazione e valorizzazione paesaggistica senza ostacolare in alcun modo l?attuazione degli accordi di programma sottoscritti da Nuova Iniziative Coimpresa, che hanno ad oggetto proprio la riqualificazione dell?area di Tuvixeddu-Tuvumannu?.
    Settimo: ? viola la legislazione nazionale in materia di accordi di programma ?.
    Ottavo, ? viola gli accordi di programma sottoscritti da Coimpresa e dalla Regione stessa nel 2000 ?Tutto , ora, sul tavolo dei giudici del Tar?. ST. AM.

  24. Tuvixeddu – La Commissione Regionale per il Paesaggio trasmette al Comune e alla Regione la proposta che venga dichiarato di notevole interesse pubblico il colle di Tuvixeddu-Tuvumannu.

    Cagliari, 23 febbraio 2007 – La proposta della Commissione Regionale per il Paesaggio sarà pubblicata da lunedì ufficialmente anche nell’albo pretorio del Comune di Cagliari, sui giornali regionali e su uno nazionale. Alla scadenza dei 90 giorni i privati hanno tempo 30 giorni per presentare osservazioni o documenti. Nei 60 giorni successivi, spetta alla Regione emanare il provvedimento definitivo. La tutela scatta però da queste ore, appena sono rese pubbliche le conclusioni della Commissione Regionale per il Paesaggio.

    La Commissione ha fatto notare come l’area di Tuvixeddu-Tuvumannu venga esplicitamente citata più volte nel Piano paesaggistico regionale, sia nelle norme tecniche di attuazione, sia nei documenti dell’ambito di paesaggio costiero n. 1, Golfo di Cagliari. Seguendo la classificazione dell’assetto territoriale del PPR possono essere riconosciuti nell’area elementi peculiari riferibili all’assetto ambientale, all’assetto storico-culturale ed all’assetto insediativo. Questa ricchezza di valori, pertanto, necessita di un innalzamento dell’attenzione in termini di tutela paesaggistica, che meglio interpreta gli indirizzi e le strategie fissate dal PPR.

    In questo caso, l’analisi storica, cartografica, bibliografica, archeologica, naturalistica, morfologica e insediativa dell’area già definita di Tuvixeddu-Tuvumannu, prodotta e visionata durante i lavori della Commissione, porta a fare corrispondere, in realtà, al colle una differente denominazione, ossia quella di Tuvixeddu – Tuvumannu – Monte Is Mirrionis – Monte della Pace. Sulla base di questi presupposti i limiti fisici dell’area, individuati attraverso l’assetto viario attuale, lungo la linea mediana delle strade, possono essere disegnati secondo la cartografia allegata al presente documento (Allegato A).

    Questa proposta di riconoscimento è innovativa rispetto alla deliberazione della Commissione provinciale per la tutela delle bellezze naturali di Cagliari, assunta il 16 ottobre 1997, in quanto definisce l’area di Tuvixeddu – Tuvumannu – Is Mirrionis con una delimitazione ricavata da un’accurata indagine multidisciplinare, in funzione delle caratteristiche geomorfologiche, naturali, storiche, culturali ed estetiche, restituendo ad unità uno dei colli di Cagliari ed assicurando il perpetuarsi dell’identificabilità di uno dei luoghi più significativi della città.

    Fonte: http://www.regione.sardegna.it/argomenti/cultura/beni_culturali.html

    Nel sito sono consultabili i documenti:

    -Proposta della Commissione approvata il 21/2/2007
    -Allegato A – Cartina
    -Allegato B – Tipologie individuate che trovano corrispondenza negli habitat della rete ecologica Natura 2000

  25. Tvixeddu – Il ricatto che tarpa le ali della città
    Di Giorgio Pellegrini ? Assessore alla Cultura Comune di Cagliari
    L?Unione Sarda, 21 Febbraio 2007

    Strepiti e clangori di questa Quarta Guerra Punica, deflagrata sulle pendici di Tuvixeddu, invitano a qualche riflessione intorno a un tema centrale: il coraggio della modernità.
    Nelle quattrocento pagine di Alberto Cossu, in memoria delle mura della Cagliari fortificata, si legge anche l?epopea di un impavido Municipio impegnato, per oltre quattro decenni, a demolire milioni di metri cubi di porte, bastioni e muraglie di una delle più munite piazzeforti del Mediterraneo. Dalla fine dell?Ottocento, sino ai primi del secolo venti, quattro sindaci determinati ? Roberti, Orrù, Ravot e Bacaredda ? con ardore e ardire di continuità, tra polemiche, crolli e perfino qualche vittima innocente, riescono a liberare la città dall?abbraccio soffocante della sua armatura di pietra e a innestarla coraggiosamente in quel binario di modernità che ne ha condotto sino a noi, oggi, un profilo urbano sostanzialmente intatto.
    Demolizioni ma anche trasformazioni e geniali destinazioni d?uso, che lasciano respirare il porto e scorrere la via Roma, liberano il Largo e mutano il cupo Sperone in ariosa terrazza con passeggiata coperta.
    E non è solo foga di chirurgia urbanistica: gran parte della struttura fortificata viene risparmiata e restaurata, per mostrare ancora oggi l?imponenza dei suoi volumi monumentali.
    Cagliari snellisce e si ammoderna con il coraggio di un sacrificio: la vittima è un passato di pietra avvinghiato alle membra di una città che cresce, si allarga, si meccanizza dentro quel novecento ferrigno che porterà anche l?orrore di altre distruzioni. Ma dopo le bombe la città rinasce. Esige ancora ? a cavallo tra i due secoli ? nuove sfide di coraggio e modernità, accettate con spirito di continuità da due sindaci fattivi: Delogu e Floris. Coraggio insidiato però da un ecologismo tirannico e fazioso. E modernità in ostaggio alla demagogia, che la traveste di inutili orpelli betilici mentre costringe l?isola e la sua capitale in un ricatto paesaggistico che tarpa le ali alla città che sale. E una discarica dimenticata da secoli, cui l?attento Canonico Spano dedica esattamente quattro righe nella sua ?Guida? del 1861, si riscopre favolosa necropoli oltraggiata dal cemento armato di un progetto edilizio che l?avrebbe, semmai, protetta e valorizzata.
    Reti metalliche e cantieri sbarrati: sono tornate le muraglie, a soffocare la città e il suo legittimo futuro. Oltre il muro di Tuvixeddu torneranno ad abbrustolire al sole immondizie e cardi rinsecchiti, proprio come dietro i ruderi impidocchiati di quella gretta magione di Castello ch?è diventata ora l?obliata Versailles di via dei Genovesi violatadalle benne.

  26. Tuvixeddu – L?assessore rispetti norme e patrimonio
    DI Giorgio Todde ? Scrittore
    L?Unione Sarda 27 Febbraio 2007

    L?assessore alla Cultura del Comune di Cagliari vigila, per dovere istituzionale, anche ai nostri beni archeologici e, per conseguenza, egli osserva e fa osservare le norme che proteggono e tutelano i beni culturali di cui la città dispone.
    Ma dentro di sé, per sua esplicita dichiarazione, disprezza, pare, questi beni. Così diventa un Assessore ossimoro quando definisce insignificanti le tombe puniche mentre sarebbero dense di significati le palazzine a Tuvixeddu e raddoppia l?ossimoro quando definisce pietrame ?impidocchiato? un bel rudere come quello di palazzo Aymerich in Castello che lui, si vede, sostituirebbe ?modernamente? con devastanti garage sotterranei e (triplo ossimoro) con un palazzo in ?stile antico?.
    Il nostro Assessore ? di cattivo umore per l?attenzione che altri mostrano a una necropoli o a una rovina – dimentica che non è chiamato a giudicare i beni che trova ma, semplicemente, a vegliare su di essi. Non è chiamato a soppesare se una cosa è bella o non è bella, se vale o non vale.
    E non si tratta di una dotta discussione tra futuristi e passatisti. Il punto inequivocabile è che ci sono regole e l?Assessore non deve denigrarle ma concorrere ad applicarle. Quando parla della necropoli punica dovrebbe assumere un tono differente e quando, per un attimo, diventa passatista e utilizza la guida del Canonico Spano il quale ha dedicato poche righe a Tuvixeddu, dovrebbe ricordare che si tratta, appunto, solo di una preziosa guida dell?epoca, non di un manuale di archeologia. E insieme allo Spano, dovrebbe per imparzialità citare Alberto Lamarmora il quale con un?iniziativa personale, salvò la tomba della Vipera che stava per essere distrutta da un?impresa ignorante (non modernista) dell?epoca.
    Da allora l?archeologia ha fatto molti progressi e il Legislatore ha deciso, senza consultare l?Assessore, come e con quali mezzi i beni archeologici devono essere tutelati e protetti. E soprattutto confonde, l?Assessore, il coraggio della modernità con la tutela dell?antico, due cose ben distinte che vanno, anche se non sempre tranquillamente,d?accordo.
    Moderno e antico devonoper forza convivere, si sa. Non c?è nessuna guerra tra antico e moderno nel caso di Tuvixeddu e palazzo Aymerich,proprio nessuna.
    Si può avere Tuvixeddu rispettato e lo sviluppo della città garantito, la modernità rispettata e perfino viaggiare in progrediti aeroplani.
    All?Assessore alla Cultura è richiesto, molto più che ad altri, l?elementare rispetto del nostro patrimonio e delle norme che lo tutelano.
    Non un giudizio su di essi.

  27. Tuvixeddu. Sogno di un parco di mezza estate…?
    Da L’Altravoce giovedì 1º marzo 2007

    «Il parco non nascerà per decreto
    e neppure in tribunale»
    Da Legambiente appello alla città
    di Matteo Bordiga

    «Dopo il ministro dell’Ambiente Pecoraro Scanio, ieri in città per la rimozione dei tralicci della rete elettrica dallo stagno di Molentargius, speriamo di portare presto a Cagliari il presidente del Consiglio Romano Prodi. Per fargli tagliare il nastro che inaugurerà il parco archeologico ?Karalis? di Tuvixeddu-Tuvumannu».

    Se prima era un sogno, adesso è perlomeno un auspicio: il presidente di Legambiente Sardegna, Vincenzo Tiana, accompagna le sue parole con una risata che non cela disillusione, ma piuttosto speranza. Perché il «grande traguardo di valorizzare le straordinarie risorse paesaggistiche e culturali del colle di Tuvixeddu, raccogliendole nell’abbraccio di un grande parco archeologico» non è più una chimera. La delibera regionale 5/23 dello scorso 7 febbraio, contestatissima dal gruppo Coimpresa – che ritiene di avere le carte in regola per costruire su una vasta area del colle – stabilisce che il futuro parco archeologico sarà ?esteso? e ?riconsiderato? e comprenderà «l’area tra i civici 35 e 36 del viale Sant’Avendrace e le aree private adiacenti il progetto in corso sino alla via Is Maglias».

    «La delibera regionale rappresenta una base solida e imprescindibile dalla quale partire per giungere alla realizzazione del parco», ha detto Tiana nel corso di una conferenza stampa organizzata ieri a Cagliari da Legambiente, «dal momento che rafforza il grado di tutela paesaggistica imposto dal vincolo della legge 14/97 del 1997. Del resto, in base al Codice Urbani l’intera area di Tuvixeddu è ?zona di preminente interesse naturale e architettonico?. Dobbiamo renderci conto del fatto che il colle ospita la più vasta necropoli punico-romana dopo Cartagine: soprattutto, devono rendersene conto i cittadini, ancora poco sensibilizzati sull’enorme patrimonio culturale racchiuso in un’area che, senza l’intervento della Regione, sarebbe finita inghiottita dalle ruspe e dal cemento».

    Ma le tombe fenicie e i reperti archeologici non sono l’unico bene da salvaguardare a Tuvixeddu: «Va preservata anche la suggestione del panorama mozzafiato offerto dall’intera zona», ha specificato Tiana, ricordando che «deturpare il paesaggio con una cortina di palazzi sarebbe un insulto alla meraviglia di certi scorci che si possono ammirare osservando il sito di Tuvixeddu e di Tuvumann in tutta la sua estensione».

    Secondo il presidente di Legambiente Sardegna, «la Regione si è impegnata attivamente e ha contribuito significativamente a rilanciare il valore dell’area, allargando i vincoli di inedificabilità e prospettando l’ipotesi del parco archeologico. Ora tocca al Governo fare la sua parte».

    A questo proposito, è intervenuto il presidente nazionale di Legambiente, Roberto Della Seta, secondo il quale «i prossimi sei mesi saranno decisivi per mettersi alle spalle i tentativi di cementificare Tuvixeddu. Dopo la provvidenziale delibera della Giunta Soru, encomiabile nel restituire ai cagliaritani un patrimonio che spetta loro di diritto, occorre coinvolgere il Governo nel progetto di realizzazione dell’area protetta».

    «Qualche giorno fa», ha ricordato della Seta, «il ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli, in visita a Cagliari, ha detto che il suo ministero non solo sposerà il piano che porterà alla costruzione del parco ?Karalis?, ma considererà anche l’eventualità di contribuire finanziariamente al progetto. Per questo, nelle prossime settimane Legambiente chiederà allo Stato di chiarire tempi, modalità ed entità del suo eventuale intervento».

    Intanto, in attesa di conoscere le cifre che potrebbe stanziare Roma per sostenere il piano ?Karalis?, nella delibera si prospettava un contributo economico di circa 31 milioni di euro da parte della Regione. «Ma, aldilà di quelli che potranno essere i finanziamenti, la nostra associazione ritiene fondamentale sensibilizzare la gente sulla vicenda-Tuvixeddu e mettere in vetrina le inestimabili risorse culturali e naturali del colle», ha aggiunto della Seta. «Anche perché un parco archeologico non lo si fa per decreto o per l’intuizione di una mente illuminata: bisogna appassionare e coinvolgere i cittadini».

    Quali, allora, le iniziative promosse da Legambiente? «Intanto, proporremo un gemellaggio fra tutti i principali siti di insediamenti punici del Mediterraneo, ossia Cartagine, Ibiza, Mozia e appunto Cagliari. Organizzeremo convegni in queste città, peraltro strategiche dal punto di vista turistico. Inoltre abbiamo pensato a un dibattito scientifico da svolgersi a Cagliari, magari subito dopo l’estate, incentrato sul valore storico-culturale del parco».

    «In definitiva», ha concluso della Seta, «all’azione di costante pressione sul Governo affiancheremo una campagna di divulgazione ed educazione sull’importanza delle tutela delle nostre risorse culturali e paesaggistiche».

    A livello locale, per tenere desta l’attenzione dell’opinione pubblica e trascinare i cittadini alla scoperta del patrimonio-Tuvixeddu, Legambiente punta su alcune iniziative a brevissima scadenza: «Dal momento che i cagliaritani sono i primi a non conoscere le meraviglie di questo colle», spiega Tiana, «domenica 18 marzo li porteremo a spasso per i sentieri del futuro parco. Abbiamo infatti programmato una visita didattica nell’area di Tuvixeddu, che aprirà gli occhi a molti cittadini. In più, oltre alle numerose conferenze che terremo nelle varie scuole, racconteremo la storia della necropoli punico-romana attraverso uno spettacolo teatrale, intitolato ?La notte di Tuvixeddu?, da mettere in scena proprio all’interno dell’area archeologica. La pièce sarà curata dall’attore Gianluca Medas».

    L’ultimo pensiero Vincenzo Tiana lo rivolge al costruttore Gualtiero Cualbu: «Noi non ci schieriamo pregiudizialmente contro gli imprenditori e contro la loro etica professionale. Il problema è che il nodo-Tuvixeddu va inquadrato in una prospettiva di riqualificazione e valorizzazione culturale del territorio. Penso al caso del ripascimento del Poetto: uno scempio di cui, dopo l’iniziale moto di indignazione popolare, ormai si sente parlare solo nelle aule dei tribunali. Non vorrei che questo», ha concluso Tiana, «fosse anche il destino della necropoli di Tuvixeddu, dato che Cualbu ha annunciato una battaglia legale senza quartiere nei confronti della Regione e, in un’ottica smaccatamente personalistica, del presidente Renato Soru».

    A tal proposito, della Seta ha invocato «una soluzione in grado di placare le polemiche e lenire i veleni. Giustamente Coimpresa dovrà far valere i suoi diritti, ma un’odissea legale allungherebbe a dismisura i tempi per la realizzazione del sospirato parco. Bisognerà semmai eventualmente studiare delle congrue e ragionevoli misure di compensazione nei confronti dell’impresa».

  28. Tuvixeddu. La Regione disposta mediare, Coimpresa no
    Da L’Altravoce 06/03/2007
    martedì 6 marzo 2007

    La Regione vuole trattare su Tuvixeddu
    Cualbu chiude: «Troppo tardi»
    Ma la partita a scacchi è solo all’inizio
    di Carlo Manca

    Espropriare i terreni oppure ridefinire la presenza dei privati in base alle esigenze del futuro parco Karalis, tramite un nuovo accordo: delle due, è quest’ultima la prospettiva privilegiata dalla Regione per Tuvixeddu: una cessione che rappresenterebbe la soluzione più soft, e che eviterebbe il muro contro muro degli espropri.

    La linea è stata riconfermata ieri dallo stesso Renato Soru, come sempre interessato alla questione Tuvixeddu, di fronte ai diretti interessati in una riunione che si è tenuta nella sala della presidenza della Giunta in viale Trento: ad ascoltarlo il sindaco di Cagliari Emilio Floris, il presidente della Provincia Graziano Milia e l’imprenditore Gualtiero Cualbu. La loro reazione? Freddina, nel migliore dei casi. Decisamente contrariata, nel caso dell’impresa.

    Ovvio: con i cantieri ancora fermi – e le recenti azioni della Regione hanno stabilito che così devono restare – ed il futuro parco Karalis ad impedire qualsiasi costruzione al di qua di via Is Mirrionis, il progetto di Coimpresa subisce un durissimo colpo. Forse un colpo mortale. E a nulla valgono le assicurazioni sulla volontà di trovare una mediazione.

    Naturale quindi che, ancora una volta, l’incontro tra parti pubbliche e parte privata sia stata l’ennesima occasione per sondare una distanza incolmabile. E a questo punto un accordo sembra sempre più una ipotetica speranza, piuttosto che una soluzione concreta. È quanto dimostra la reazione dell’impresa. Cualbu, per quanto certamente contrariato, non ha espresso giudizi sull’incontro. In serata è però giunto alle agenzie il parere ufficiale di Coimpresa: «Allo stato attuale reputiamo tardiva la decisione di sedersi ad un tavolo di trattativa con la Regione, la quale dopo 14 atti ufficiali emanati in meno di un anno, si è posta nelle condizioni di stabilire condizioni senza un contraddittorio».

    Niente mediazione quindi, e nessuna concessione ai piani della Giunta regionale. La prossima tappa? «Coimpresa, che non rappresenta tutti i privati ma è comunque il soggetto attuatore dell’accordo di programma», spiega la nota, «rifiuta le posizioni espresse da Soru e attende di conoscere gli esiti dei ricorsi e degli atti giudiziari portati avanti, sicura della correttezza della propria posizione».

    La palla, insomma, passa ai giudici. Di fronte ai quali l’azienda è sicura di far valere le proprie ragioni: quelle sancite dall’accordo di programma del 2000, che autorizzava l’intero progetto. Un ?contratto? tra impresa, Regione e Comune da cui il gruppo Cualbu non ha alcuna intenzione di prescindere. Sarà il Tribunale amministrativo regionale a dare una prima risposta.

    «Non ci sono ancora margini di riavvicinamento» ha dichiarato al termine dell’incontro di ieri il sindaco Floris, augurandosi che in ogni caso in un prossimo incontro un accordo si possa trovare. E in effetti uno spiraglio per una soluzione concordata forse esiste ancora. Della questione Tuvixeddu si riparlerà al termine dell’iter amministrativo messo in moto dal parere della Commissione paesaggio, che ha chiesto il riconoscimento del ?notevole interesse pubblico? per l’area dei colli (Tuvixeddu e Tuvumannu). Prima che la Regione emani il provvedimento definitivo, i privati hanno la facoltà di presentare osservazioni e documenti. A quel punto si vedrà se ci sono volontà e possibilità di trovare un accordo.

  29. Tuvixeddu, gli ambientalisti restano fuori
    Di Paolo Loche ? L?Unione Sarda 19 Marzo 2007

    Il Comune ha sbarrato l?area di Coimpresa. E così le associazioni ambientaliste che avevano organizzato – separatamente – due iniziative differenti e i cagliaritani interessati a visitare la zona destinata a diventare parco si sono dovuti arrangiare con alcuni sit in lungo il perimetro dell?area. E anche i politici hanno dovuto fare i loro comizi fuori le mura, in primis il deputato Luigi Cogodi (Rifondazione) accompagnato dal consigliere regionale e membro della commissione Cultura Giovanna Cerina (Progetto Sardegna) e dall?assessore alla Cultura della provincia del Sulcis-Iglesiente Alberto Sechi .

    SEPARATI SUL COLLE. Da un lato, in viale Sant?Avendrace, c?erano le associazioni che fanno capo al comitato Tuvixeddu Wive, sul versante opposto altre sei associazioni (Legambiente, Italia Nostra, Wwf, I Sardi, Progettare Futuro e Specus) con banchetti informativi sparsi tra via Bainsizza, via Falzarego, via Is Maglias e via Veneto.

    LEGAMBIENTE. «Il tema della giornata è Primavera a Tuvixeddu», spiega in via Is Maglias Fanni Cao, segretaria regionale di Italia Nostra. «Siamo qui per dare informazioni e descrivere il canyon e gli altri territori vincolati al progetto parco». «Il rammarico è che non possiamo visitare il colle perché non ci fanno entrare», polemizza in via Bainsizza Vincenzo Tiana, presidente regionale di Legambiente. «Il Comune e Coimpresa ce l?hanno vietato ». Critico anche l?intervento di Cogodi che attacca il sindaco. «Floris sarebbe dovuto venire qui anziché al carcere di Buoncammino», attacca il parlamentare riferendosi all?iniziativa di Forza Italia di alcuni giorni fa. «La mia presenza testimonia l?impegno assunto dal Governo per la salvaguardia e la valorizzazione dell?intero compendio archeologico-naturalistico: la volontà di raggiungere l?obbiettivo c?è; ora attendiamo solo che arrivino i finanziamenti».

    TUVIXEDDU WIVE. Mentre in cima al colle si discuteva sul futuro del parco, in viale Sant?Avendrace, si raccoglievano sottoscrizioni per far inserire l?area vasta fra i monumenti Unesco. Non solo. Si portavano i cittadini (una ventina) a spasso per la necropoli romana esterna al cantiere. «L?obiettivo è raccogliere 500 firme e siamo a buon punto», informa Roberto Copparoni, presidente di Amici di Sardegna. «A nostro avviso questo nascituro parco presenta tre gravi difetti.
    Il nome, innanzitutto, perché a Karalis (quello scelto) preferiremmo di gran lunga Tuvixeddu. In secondo luogo c?è il problema dei confini del parco che attualmente esclude l?area importantissima che da viale Sant?Avendrace si estende fino alla Laguna di Santa Gilla. Infine c?è una relazione tecnica che appare troppo archeologica e molto poco paesaggistica».

  30. Tuvixeddu. Una colletta per il colle?

    Da La Nuova Sardegna 25/03/2007
    Tuvixeddu. Le proposte di An e della Provincia
    Regione, compra il colle. No è meglio una colletta

    CAGLIARI. C?è An che dice: «Dev?essere la Regione a comprare Tuvixeddu». C?è il Consiglio provinciale che propone ?una colletta fra i sardi, un euro a testa, perchè il colle diventi di tutti?. Sulla necropoli continuano le polemiche e le iniziative, oltre a quelle giudiziarie che vedono fronteggiarsi al Tar la Coimpresa- Gruppo Cualbu e la Regione sul super vincolo che ha bloccato i cantieri in via is Maglias, dopo la decisione della commissione regionale paesaggio. La causa, tra l?altro, dovrebbe essere messa a ruolo durante la prossima settimana. La proposta di An. I consiglieri regionali Mario Diana e Antonello Liori presenteranno, in questi giorni, un emendamento alla Finaziaria e il tenore sarà questo: «La Regione deve trovare in bilancio cinquanta milioni, compresi i venti che rischia di dover pagare il Comune all?impresa per alcuni appartamenti venduti sulla carta, per comprare Tuvixeddu e chiudere così, con una transazione, il contenzioso». La proposta è anche provocatoria, scrivono Mario Diana e Antonello Liori: «Vogliamo aprire un dibattito in Consiglio regionale sulle inziative intraprese dal governatore con il blocco dei lavori e la minaccia di esproprio. Il dibattito non servirà solo a chiarire le posizioni dei gruppi politici su quanto deciso dalla commissione ma renderà ancora più trasparenti gli annunciati progetti della giunta regionale di acquisire il colle al patrimonio regionale».
    La colletta della Provincia. Singolare la proposta presentata nell?ultimo Consiglio provinciale: i sardi versino un euro a testa per liberare Tuvixeddu da chi ci vuole costruire ville e palazzi e far sì invece che la più grande necropoli punica del Mediterraneo diventi finalmente un patrimonio comune. La proposta prevede che ciascun sardo versi almeno un euro per la causa ambientalista-urbanistica e permetta così alla Regione di chiudere la partita giudiziaria con la Coimpresa. Bisognerà vedere se la proposta avrà un seguito.
    Patrimonio dell?umanità. La proposta del Comitato Tuvixeddu Wive ha raccolto finora oltre quattrocento firme a sostegno della petizione da inviare all?Unesco, con la richiesta che l?area vasta di Tuvixeddu-Tuvumannu-Santa Gilla sia riconosciuta patrimonio dell?umanità. Con la petizione, tra l?altro, il Comitato Wive chiede l?apertura del parco archeologico attrezzato al centro della necropoli e la valorizzazione della città giudicale Santa Igia nella laguna di Santa Gilla, anche attraverso l?estensione del vincolo nella zona di San Paolo, per permettere finalmente l?avvio della nuova campagna di ricerche.

  31. Tuvixeddu. Nuovo progetto del Parco: Piazza della Roccia, Via del Glicine…, e le tombe?
    Da Il Sardegna 30/06/2007
    Il parco. Presentato il progetto della Regione: un ascensore per entrare da viale Sant’Avendrace
    Alberi, teatro e ponti sul canyon, via i palazzi dal nuovo Tuvixeddu
    Un lavoro dell’architetto francese Gilles Clement:musei,cinema e arena da 5000 posti
    Stefano Ambu
    stefano.ambu@epolis.sm

    Alberi al posto dei palazzi di Cualbu in via Is Maglias. E un grande giardino (si chiamerà piazza del Glicine) in via Sant’Avendrace dove l’impresa edile Cocco stava per costruire un edificio a tre piani. Giardini, sentieri, tombe. E neanche un pezzetto di cemento in più rispetto a quello che c’è nei vecchi capannoni industriali. È il nuovo Tuvixeddu secondo Soru. E secondo l’ultimo acquisto della multinazionale degli architetti al servizio di Cagliari, il teorico del paesaggio Gilles Clement. IL PROGETTO del nuovo parco, costato 150mila euro e finanziato in parte dalla Fondazione Banco di Sardegna, è stato presentato ieri mattina alla Manifattura Tabacchi durante la prima giornata del Festarch. C’era anche il presidente della Regione Renato Soru. Rispetto a quello iniziato circa un anno fa (e poi bloccato quest’inverno) è tutto un altro parco: l’ingresso sarà in viale Sant’Avendrace e per salire sul colle si potranno utilizzare le terrazze. Oppure un ascensore. Previsti anche dei ponti per attraversare il canyon di Tuvixeddu, un’arena da cinquemila posti e un cinema all’aperto. Ci sarà anche l’ombra. Garantita non dai palazzi, ma dagli alberi sistemati lungo via Is Maglias là dove sarebbe dovuto nascere il quartiere da duemila residenti progettato dalla Compresa e dall’architetto, lui italiano, Livio De Carlo. Restano i capannoni. Quello sopra l’ingresso di viale Sant’Avendrace sarà un centro culturale, la torre della Calcidrata diventerà una specie di torretta per ammirare il panorama. E Villa Mulas resterà dov’è e sarà circondata dal così chiamato ?giardino romantico?. L’area spettacoli, invece, tutta nel ?catino?: tre teatri all?aperto con capienza minima di 2000 spettatori e massima di 5.000, per i
    grandi eventi. Uno potrebbe essere realizzato proprio sul fondo della breccia tra i due costoni. Lungo la parete del canyon sarà (ri)aperto un tunnel sotterraneo che porterà invece ad un salone sotto la roccia. Il progetto ha pensato a tutto. Anche all’energia elettrica e all’acqua. Gestione quasi completamente autonoma: il parco andrà ad energia solare (niente pale) e avrà un impianto per il riutilizzo dell?acqua piovana.
    Il paesaggista e la teoria del ?giardino planetario?.Insegna a Versailles
    Gilles Clement, il nuovo acquisto della squadra di Soru, non è esattamente un architetto. Ma un teorico del paesaggio. Insegna proprio questa materia alla Scuola nazionale di paesaggio a Versailles.
    E? l?autore della cosiddetta teoria del giardino planetario. La presentazione del suo progetto ieri mattina è stata affidata ad uno dei suo collaboratori. Unlungo viaggio con diapositive dall?ingresso di Viale San
    t?Avendrace al capannone industriale che ospiterà il centro culturale sino agli alberi lungo Via Is Maglias e sopra lo spiazzo riservato ai parcheggi. Un uomo di poche parole. Alla fine della presentazione ha sintetizzato ilsuo lavoro in questo modo ?Un progetto che tocca tre punti chiave: è ecologico, politico e sociale?. E poi, in conclusione: ?Merci, Renato Soru?. Infine una promessa: ?Niente palazzi, usiamo solo quello che già c?è?.
    dato
    Piazza del Glicine e della Roccia.La toponomastica
    Il progettista ha studiatotutto, anche i nomi dei sentieri e degli spiazzi. Il nuovo ingresso di viale Sant’Avendrace, ad esempio, si chiama piazza del Glicine. Mentre più avanti c’è anche piazza della Roccia. Il giardino introno a villa Muscas è stato invece ribattezzato ?giardino romantico?. Il vecchio progetto: Bocciato: le aiuole erano troppo ?allegre?.

  32. Tuvixeddu news.La Giunta regionale conferma lo stop al cemento.

    Da La Nuova Sardegna 23/08/2007

    La giunta regionale conferma il vincolo

    Uno stop al cemento sull’area di Tuvixeddu

    di Roberto Paracchini

    CAGLIARI. Giovanni Lilliu,pur coi suoi 93 anni, quasi si metteva a ballare dalla felicità.La notizia gli è arrivata

    nella mattinata di ieri, gliel’ha comunicata l’assessore regionale Maria Antonietta Mongiu (Cultura): «Professore,

    la giunta ha votato il vincolo sul colle di Tuvixeddu».

    Mezz’ora prima l’esecutivo guidato da Renato Soru aveva

    approvato, in via definitiva, lo stop a qualsiasi costruzione su tutto il colle di Cagliari dove si trova anche la necropoli punico-romana più grande del Mediterraneo. «Sono veramente molto contento — afferma

    il decano degli archeologi sardi — ora mi auguro che persone preparate e oneste si muovano con unità di intenti

    nell’interesse di tutti». L’obiettivo è, al più presto, «il

    grande parco auspicato anche dalla Regione». L’iter della decisione di ieri è cominciato a metà gennaio con una determinazione regionale che ha imposto il blocco di tutte le opere nell’area di Tuvixeddu-Tuvumannu, sulla base del codice Urbani, la legge nazionale che regola i beni culturali. In particolare il provvedimento era volto a

    fermare le lottizzazioni che avrebbero interessato via Is

    Maglias, nella parte alta di Tuvixeddu (a monte del grande

    sito archeologico) e che fanno parte dell’accordo di programma firmato nel 2000. Contestualmente il governo dell’isola aveva insediato la commissione al Paesaggio. Dopo alcune settimane di lavoro, per esigenze paesaggistiche e sulla base dell’articolo 137 del codice

    Urbani, tutto il colle è stato considerato area di «notevole interesse pubblico». Tra le motivazioni il riferimento «alle caratteristiche storiche, culturali,

    naturali, morfologiche ed estetiche proprie degli immobili

    o delle aree che abbiano significato e valore identitario

    del territorio in cui ricadono o che siano percepite come

    tali dalle popolazioni». Poi è iniziato l’iter burocratico:

    novanta giorni di pubblicazione sull’albo pretorio: per le osservazioni dei cittadini. Dopo altri sessanta: per le controdeduzioni della Regione e così si è arrivati all’oggi, con la delibera di giunta che ufficializza

    il vincolo.La storia recente di Tuvixeddu e della sua antica necropoli inizia quindici anni fa,dopo la cessazione dell’escavazione. Allora la Coimpresa presentò un primo progetto di recupero. Subito vi fu la reazione

    da parte degli ambientalisti e di parte del mondo scientifico (tra cui, in prima fila, Giovanni Lilliu) per chiedere l’eliminazione o la riduzione della pressione edificatoria. Nel 1996 fu posto il vincolo archeologico da parte del ministero dei Beni culturali,

    nel 1997 vi fu la proposta regionale di tutela paesaggistica per tutto il colle e nel 2000 la firma dell’accordo di programma accennato (tra Coimpresa, Regione e Comune). Nel maggio del 2006, infine, l’approvazione del piano paesaggistico regionale che recepisce la proposta di vincolo del 1997. E che ha dato l’avvio a tutti gli ultimi interventi della Regione.

    La Coimpresa, però, ha contestato da subito il blocco dei

    lavori sulla base dell’accordo di programma ed è ricorsa al

    Tar, che si esprimerà in questo autunno.

  33. Tuvixeddu news. Per il Parco di Tuvixeddu applicata la legge Urbani, per la prima volta in Italia.

    Da L’Altravoce giovedì 23 agosto 2007

    A Tuvixeddu un parco senza le case

    La Regione conferma i vincoli,

    ridotti solo per viale Sant’Avendrace

    L’area di Tuvixeddu-Tuvumannu-Is Mirrionis è “di notevole interesse pubblico paesaggistico”. Lo ha deciso la Giunta regionale, applicando per la prima volta in Italia gli strumenti di tutela previsti dall’articolo 140 del decreto legislativo 42 del 2004, il “Codice Urbani”. In sostanza – con la delibera 31/12 del 22 agosto la Giunta ha accolto la proposta della Commissione regionale per il paesaggio, confermando i vincoli imposti in forma cautelativa con le delibere 19/12 del 12 maggio 2006 e 46/1 del 14 novembre 2006.

    Nell’area la Regione vorrebbe realizzare, di concerto con il Comune di Cagliari, un parco archeologico e naturalistico che recepisca le indicazioni di Gilles Clement, uno tra i paesaggisti di maggior prestigio internazionale, autore di uno studio presentato a Cagliari il 29 giugno e – ricorda una nota della Regione – apprezzato dal pubblico del Festarch.

    «L’assessore regionale degli Enti locali, Finanze e Urbanistica, Gian Valerio Sanna, e l’assessora della Pubblica istruzione, Beni culturali, Informazione, Spettacolo e Sport, Maria Antonietta Mongiu, hanno lavorato di concerto con il presidente della Regione, Renato Soru, per arrivare alla conclusione di questo percorso di verifica», riferisce un comunicato dell’ufficio stampa della Giunta. «Al termine dell’iter previsto dal Codice Urbani e dopo l’analisi delle osservazioni del Comitato spontaneo di quartiere del rione di Sant’Avendrace, del Comune di Cagliari, di alcune imprese edili e di privati cittadini, la Giunta ha confermato la proposta della Commissione regionale per il paesaggio istituita in base all’articolo 137 del Codice Urbani, salvo il parziale accoglimento delle proposte del Comitato del rione di Sant’Avendrace».

    La dichiarazione “di notevole interesse pubblico paesaggistico” diventa parte integrante del Piano paesaggistico regionale, spiega la nota. Una sola concessione, rispetto ai vincoli inizialmente approvati: per l’area che costeggia il viale Sant’Avendrace a ridosso della Grotta della Vipera, «una delle più sensibili dal punto di vista dell’impatto ambientale», gli edifici recenti che siano «incongrui con i caratteri storici, architettonici e urbanistici dei luoghi», potranno essere demoliti e «ricostruiti nel rispetto delle volumetrie esistenti».

    Che succederà degli accordi di programma stipulati dalla precedente amministrazione regionale con il Comune di Cagliari? Secondo la Giunta, contenuti e obiettivi «appaiono in ogni caso confliggere con i princìpi posti a fondamento della proposta di dichiarazione di notevole interesse pubblico», considerando che «la proposta della Commissione si muove nella logica di una tutela complessiva e generale, come previsto dall’articolo 136 del Codice Urbani». Fra l’altro, si legge nella delibera, dai sopralluoghi della Commissione è emerso che «i lavori in corso d’attuazione erano gravemente lesivi dello stato del luogo».

    Secondo una delle osservazioni presentate dal Comune di cagliari, la Commissione regionale per il paesaggio – nel proporre i vincoli – non aveva preso in considerazione il progetto di riqualificazione urbana ed ambientale dei colli di Sant’Avendrace (PIA CA17 “Sistema dei Colli”) e gli accordi di programma sottoscritti il 15 settembre ed il 3 ottobre 2000 per dargli attuazione. Ma la Giunta regionale ha ritenuto che l’interesse pubblico per la tutela dei luoghi prevalga sulla realizzazione del PIA («come precisato dal parere del prof. Paolo Urbani»): per questa ragione gli interventi dei privati concordati con il Comune e con la stessa Regione dovranno essere rimodulati «in coerenza con le prescrizioni contenute nella proposta della Commissione regionale per il paesaggio e con i relativi vincoli».

    (red)

  34. Tuvixeddu. Le tombe fenicie saranno interrate. Che i nostri avi tornino al meritato riposo eterno, al riparo da polemiche, casa della diversità, ristorante esclusivo, anfiteatro, cinema sotterraneo e altre amenità in stile diverland.

    L’UNIONE SARDA – Istituzioni, Europa, Enti Locali: Il ponte sul canyon e il ristorante esclusivo 18.10.2007

    Dove c’erano palazzine e ville ci saranno le isole di Is Maglias, isole alberate connesse tra loro da un sistema di passerelle per l’accesso al parco. Sotto ci saranno parcheggi per 300 auto. NECROPOLI PUNICA Per i progettisti occorre intervenire con leggerezza e rispetto del senso profondo del luogo…Per fare questo le tombe possono essere reinterrate…L’accessibilità all’area delle necropoli sarà assicurata da pochi sentieri con passerelle sopraelevate…Per quanto riguarda gli aspetti museali si può pensare di realizzare un centro multimediale di documentazione con restituzione in 3D delle tombe più interessanti CASA DELLA DIVERSITÀ Sarà un centro di animazione sui temi della natura aperto al pubblico tutti i giorni. Accoglierà esposizioni, conferenze, attività per bambini. IL DISCO LUDICO È un’area di 80 metri di diametro, con un pavimento liscio “tracciato” dove si può giocare a calcio, basket, skateboard, hockey. VILLA MULAS Potrebbe diventare il centro di accoglienza del parco e ospitare la sede museale multimediale sulle necropoli. Alcune stanze -è scritto nel progetto – potrebbero essere utilizzate come piccolo ristorante di elevata qualità, luogo d’incontro e d’intrattenimento esclusivo per cagliaritani e uomini d’affari… IL CAPANNONE Avrà le facciate trasparenti e sarà un luogo culturale multifunzionale. TEATRO ALL’APERTO Ci sarà un anfiteatro da 2500/5000 posti con un palco che può essere posizionato a tre altezze. IL TUNNEL Al centro del canyon sarà scavato un tunnel, chiamato Tunnel del tempo, dove troveranno posto un Museo della Cagliari sotterranea e un cinema sotterraneo. Sfocerà in uno spazio dove ci sarà un altro cinema all’aperto. LE PASSERELLE Lungo le pareti vincolate ci sarà un sistema di passerelle che possono essere utilizzate come balconate quando nel canyon si realizzeranno spettacoli in un palco mobile sospeso a mezza altezza. IL PONTE SUL CANYON Un ponte attraverserà il canyon e terminerà con due rotonde panoramiche. IL PRATO ARIDO Lo spazio dietro la torre della calcidrata sarà un paesaggio arido seminato a graminacee, un luogo naturale e arido. IL FIUME DI PAPAVERI Sarà una grande distesa di papaveri tra il rosso acceso e l’arancione illuminata da lampade a basso consumo. I GIARDINI I ficus saranno ancorati alle pareti del canyon in un giardino verticale, ci sarà il giardino delle “euforbie”, quello delle “rocce”, quello dei “fichi” e quello “romantico”, il bosco dei “cipressi“, la gariga della “rucola”, la rupe “dei pini d’aleppo”, la piazza dei “glicini”. (f. ma.)

  35. Tuvixeddu. Nuove scoperte: un acquedotto romano e tombe ancora intatte. La scoperta si deve alla Sopraintendenza, che ha sorvolato il futuro parco archeologico con un pallone aerostatico.

    IL SARDEGNA – Cultura e istruzione : Acquedotto romano tra gli scavi a Tuvixeddu una miniera di tesori 27.11.2007

    Un pallone aerostatico della Soprintendenza in cielo per fotografare dall’alto il ritrovamento

    Ste fa no Ambu st efano. ambu@ epolis.s m Tu vixeddu. Un colle. Ma soprattutto una minier a di tesori archeologici. Nelle scorse settimane (ma la novità è stata presenta ta soltanto il 16 novembre nel corso di un convegnodi studiosi a Paestum) è stato trovato accanto alla necropoli un altro acquedotto romano. PER LA SO PRINTENDENZA di Cagliari potrebbe essere la continuazione dell’altro troncone di rete idrica (dei tempi di Tigellio) ritrov ato un anno e mezzo fa durante i l avori per la ristruttur azione del Teatro Ma ssimo, un chilome tro più a sud. Un a scoperta molto impor tante. «Siamo molto soddisfa tti – dice Donatella Salvi, Soprintendenza ai Beni archeologici di Cagliari – l’ ideale sarebbe sis te mare in asse le diverse parti di acquedotto trovate sia a Tu vixeddu, sia nel resto della città, in viale Tr ento». Un sogno da archeologa. Che però potrebbe scontr arsi con la sentenza dei giudici: entro un mese è atteso il verdetto del Ta r s ul ricorso presentato da Coimpresa (la società che aveva già pronto un progetto per un quar tiere residenziale dalla par te di via Is Ma glias) contro i vincoli imposti dal Piano paesistico. E c ontro lo stop ai lavori dentro il parco-necropoli. Ma il tratto di acquedotto romano ritor vato sopra viale Sant ‘Avendrace non è l’unica novità: gli scavi hanno portato alla luce molte tombe puniche. La bella notizia è che sono inta tte. E che, intorno ai sepolcri, sono stati trovati amuleti e “scarabei” che accompagnavano il defunto nel suo ultimo viaggio. Ma teriale già schedato e messo al sicuro dalla Sprintendenza. Che proprio ieri ha voluto effettuare anche una ricognizione fotografica dei lavori dell’ultimo periodo. Con delle foto prese a bassa quota, una trentina di metri. Un ‘operazione cha ha vis to mezza Cagliari. Le apparecchiature per le riprese sono state sis temate su un voluminoso pallone aerostatico (tecnica – mente detto “pallone frena to”) di forma allunga ta. Che molti da terr a, inganna ti dalle dimensioni (circa dieci metri di lunghezza), hanno scambia to per un dirigibile. All ‘i nizio si è pensato a un escamotage di qualche tv o giornale per riprendere quello che, da quando la Regione ha imposto la chiusur a dei cantieri, non si può più vedere. Poi la Soprintendenza ai Beni archeologici ha conferma to: «Siamo stati noi». Un repor tage per documentare quello che è stato fatto dopo la riaper tur a degli scavi. «Er a importante – dice la Salvi – controllare e verif icare l’esatta posizione dei reperti». Anche per capire, magari, il collegamento con gli altri tronconi dell’acquedotto ritrovati i n altre zone della città. «Abbiamo rile vato – continua la Salvi – degli accorgimenti tecnici usati dai romani che riteniamo molto interessanti». NO VITÀ che la Soprintendenza non ha forse voluto diffondere, magari con una conferenza stampa, per non inter ferire con la delicata situazione politico (Comune contro Regione) e giuridica (i giudici hanno discusso del caso Tu vixeddu proprio una settimana fa e entro dicembre è attesa la sentenza che in teoria potrebbe anche sbloccare i l avori in via Is Ma – glias). Ma che comunque ha già presentato, a Paestum, alla comunità internazionale di studiosi.

  36. Il Tar conferma: giusto il vincolo su Tuvixeddu

    La Nuova Sardegna – 17 dicembre 2007

    L’ULTIMA SENTENZA DEI GIUDICI AMMINISTRATIVI SUL PIANO PAESAGGISTICO

    La Regione può imporre limiti e divieti all’edificazione su siti di interesse pubblico

    CAGLIARI. Ridimensionata dal Tar l’area della città protetta dal vincolo, la Regione dovrà rivederne i confini. Ma al di là delle letture di parte la sentenza di ieri segna un punto a favore del governo Soru e del piano paesaggistico regionale, perchè stabilisce in forma definitiva quali sono le norme che contano e qual è l’ente pubblico chiamato ad applicarle. È stato il caso Tuvixeddu, eterna controversia cagliaritana, a fornire al Tar il destro per chiarire: il codice Urbani, una legge dello Stato, prevale su qualsiasi altro strumento e qualunque altro interesse che non sia quello pubblico.

    Dunque sui colli punici nessuno potrà mettere in piedi un solo mattone e la Regione non sarà neppure obbligata a risarcire i propietari delle aree perchè si è limitata – prima regione in Italia – a tradurre nella pratica quanto i decreti legislativi 42 e 147 (il codice dei beni culturali e del paesaggio) prevedono: c’è l’interesse pubblico, poi vengono gli altri interessi. Nel caso di Tuvixeddu la tutela del bene coincide con l’esigenza fondamentale di difendere il valore della cultura e della storia. Esattamente quello che le ultime amministrazioni della città non sembravano volere, come confermano le iniziative legali avviate per contrastare il Piano paesaggistico e assicurare alle imprese private la possibilità di intervenire pesantemente attorno alle aree archeologiche che dominano la città.

    Ora però la strada della cementificazione dei colli si è fatta impervia. I giudici amministrativi hanno bocciato seccamente venticinque delle ventotto censure avanzate dai legali del Comune, partendo da una valutazione che sembra voler chiarire come la pensa il tribunale sullo strumento elaborato dalla giunta Soru e sul lavoro che sta alla base del testo finale: «Uno studio approfondito e dettagliato del territorio sardo mai in precedenza condotto con tanta accuratezza e specificità».

    Chi legge abitualmente le sentenze del Tar sa bene quanto sia raro che i giudici lascino spazio a giudizi non strettamente legati al merito della causa e ai limiti rigorosi del diritto amministrativo: qui hanno sentito il bisogno di farlo e l’hanno fatto prima di bocciare in sequenza le censure del Comune. Presto il Tar dovrà esprimersi anche sul ricorso specifico che riguarda il vincolo imposto dalla Regione «per pubblico interesse» sull’area in cui la Immobiliare Coimpresa vorrebbe realizzare, con l’appoggio pieno dell’amministrazione Floris, un nuovo quartiere di lusso per circa seimila abitanti. I richiami frequenti al codice Urbani contenuti nella sentenza del 13 dicembre firmata dai giudici Tosti, Panunzio e Scano sembrerebbero però confermare anche su quest’aspetto la correttezza della linea seguita dalla Regione: «Dopo il codice Urbani – scrivono i giudici del Tar – si sancisce la centralità della pianificazione paesaggistica, vista come tutela dinamica del paesaggio, diretta a definire i criteri generali di gestione dei beni paesaggistici, e si riconosce la sua attitudine a conformare effettivamente sul piano sostanziale il ‘regime d’uso’ di determinate categorie di beni, riducendo gli spazi di discrezionalità in fase di autorizzazione, con previsioni che per scelta del legislatore, che non appare nè incongrua nè irragionevole, ma anzi coerente con la gerarchia dei valori sancita nella carta costituzionale “sono cogenti per gli strumenti urbanistici dei comuni, delle città metropolitane e delle province, sono immediatamente prevalenti sulle disposizioni difformi eventualmente contenute negli strumenti urbanistici…”».

    E’ un passaggio chiaro, che il Tribunale amministrativo ha voluto richiamare per allineare – almeno idealmente – il proprio giudizio alle migliori sensibilità ambientaliste: il bene paesaggistico è un bene di tutti, la sua tutela è un principio che prevale su qualsiasi volontà locale e su ogni interesse privato. Per opporsi a questo principio il comune di Cagliari e gli imprenditori riuniti nel consorzio Coimpresa rilanciano un accordo di programma firmato nel 2000, firmato anche da un’amministrazione regionale che non era quella attuale. Ma da allora ad oggi è entrata in vigore una legge nuova – il codice Urbani – che mette l’interesse pubblico al di sopra di tutti gli altri, offrendo la possibilità alle regioni di imporre un vincolo. Ed «è pacifico – scrivono i giudici del Tar – che il codice Urbani ribadisca la prevalenza gerarchica del piano regionale sugli strumenti di pianificazione provinciale e comunale». Così come «è altresì consolidato il principio secondo cui il sistema di tutela del paesaggio giustifica l’affermazione di limitazioni all’uso della proprietà dei beni tipizzati e individuati in attuazione – e qui i giudici citano la Costituzione – della funzione sociale della proprietà». E «il Codice – è scritto ancora nella sentenza – su questo versante codifica e rafforza il principio espresso dalla Corte Costituzionale circa la non indennizzabilità dei vincoli generali connessi al carattere paesaggistico del bene». L’orientamento dei giudici amministrativi appare ancora più chiaro quando scrivono che «spetta alla Regione non solo tipizzare ma anche individuare in modo puntuale e non equivoco gli immobili o le aree da sottoporre a specifica disciplina di salvaguardia e di utilizzazione». Ed è quanto la Regione ha fatto per i colli di Tuvixeddu e Tuvumannu, salvati forse per sempre dal cemento.

  37. Tuvixeddu. Il Tar accoglie il ricorso di Coimpresa e del Comune: annullata l’estensione dei vincoli. Il Parco archeologico si farà mai?

    Da L’Altravoce sabato 9 febbraio 2008

    Tuvixeddu, un round per Comune e costruttori

    Il TAR boccia l’estensione dei vincoli

    e il progetto del parco voluto dalla Regione

    di Stefano Deliperi *

    Il Tribunale amministrativo della Sardegna, con tre sentenze della seconda sezione datate 8 febbraio 2008 (n. 127, n. 128 e 129) ha accolto i ricorsi di Iniziative Coimpresa s.r.l., del Comune di Cagliari e della Cocco Raimondo Costruzioni s.r.l. e ha disposto l’annullamento del provvedimento di vincolo paesaggistico che la Giunta regionale aveva esteso sui colli di Tuvixeddu e Tuvumannu, con la deliberazione n. 31/12 del 22 agosto 2007.

    I motivi di annullamento dei vincoli sono di ordine formale e sostanziale. Formali: dopo la riforma operata con il Codice dei beni culturali e del paesaggio (decreto legislativo n. 42/2004), la Commissione regionale per il paesaggio (organo competente per la proposta dei nuovi vincoli paesaggistici, art. 137) avrebbe dovuto esser istituita con legge, modificando la precedente legge regionale n. 45/1989 che (art. 33, poi modificato dall’art. 12 della legge regionale n. 28/1998) prevede le Commissioni provinciali per le bellezze naturali. Tale istituzione – rileva il TAR – non poteva esser fatta per mero atto amministrativo (deliberazione Giunta regionale n. 51/12 del 12 dicembre 2006).

    Censurato, inoltre, il metodo di nominare i componenti ?esterni? di tale Commissione, asserendo la valutazione dei curricula, senza criteri oggettivi predeterminati né allegandoli alla deliberazione medesima. Non esistevano nemmeno i criteri – da predeterminare anch’essi – della possibilità di delega delle partecipazioni da parte dei componenti. Sull’istituzione e composizione della Commissione regionale per il paesaggio il TAR scrive che si è trattato di «un’inammissibile e frettolosa imprecisione nella definizione delle regole di costituzione e di funzionamento».

    Motivi anche sostanziali: la Commissione regionale per il paesaggio, a giudizio del TAR Sardegna, si è basata per i suoi apprezzamenti su cartografie vecchie e superate, a differenza dell’apprezzamento della Commissione provinciale per le bellezze naturali che, con il verbale del 16 ottobre 1997, aveva posto un vincolo paesaggistico sul Colle di Tuvixeddu, il cui procedimento – curiosamente – non venne mai completato con la deliberazione di Giunta regionale di approvazione definitiva.

    L’allora Soprintendente per i beni archeologici Vincenzo Santoni evidenziò durante la procedura istruttoria il rinvenimento di decine e decine di tombe punico-romane all’interno dell’area tutelata con il vincolo storico-archeologico (D.M. 2 dicembre 1996) e le discrasie con la situazione di fatto attuale (ben evidenziata, invece, nel suddetto verbale del 1997), mentre il Comune di Cagliari non è risultato esser coinvolto ?sostanzialmente? nella medesima procedura come richiesto dall’art. 132 del Codice dei beni culturali e del paesaggio in quanto, comunque, titolare di varie iniziative sul territorio interessato.

    Altro motivo ?pesante? riguarda la volontà regionale, sostanziata nella deliberazione Giunta regionale n. 31/12 del 22 agosto 2007, di realizzazione del progetto di Parco Karalis predisposto dal paesaggista francese Gilles Clement: il TAR rileva «il vizio di sviamento di potere in quanto la Giunta regionale con tale delibera dimostra di volere realizzare un altro progetto, che nessuno conosce e che nemmeno è stato allegato alla delibera in questione. Un progetto che, pur predisposto prima dell’emanazione del provvedimento di vincolo, sarebbe compatibile con la nuova disciplina, un progetto alternativo rispetto a quello in fase di attuazione, ed al quale si era vincolata, affidato in modo occulto ad un professionista».

    Scrivono ancora i giudici amministrativi: «Già l’esistenza, al momento dell’approvazione del vincolo, di un altro progetto sostitutivo del precedente fa sorgere il legittimo sospetto che l’idea originaria fosse quella di rendere impossibile il completamento delle opere avviate. Il fine perseguito, quindi, non sembra essere stato tanto quello di tutelare e salvaguardare un’area pregevole, quanto di cambiare la tipologia di intervento, essendo cambiata, nel frattempo, più che la sensibilità verso il paesaggio, l’orientamento della Giunta regionale e del suo presidente nei confronti di tale area cittadina».

    Una pesante censura all’operato della Giunta regionale che riporta alla memoria i due decreti n. 2323 del 9 agosto 2006 e n. 2836 del 12 ottobre 2006 (integrazione) dell’allora assessore regionale della pubblica istruzione Elisabetta Pilia che invece completavano (art. 140 del decreto legislativo n. 42/2004 e successive modifiche ed integrazioni) il procedimento di vincolo di cui al verbale della Commissione provinciale delle bellezze naturali del 16 ottobre 1997, difesi anche in sede giurisdizionale davanti al TAR Sardegna dalle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico e incredibilmente revocati in prossimità di udienza di sospensiva con decreto assessoriale n. 3349 del 14 novembre 2006.

    L’area di interesse archeologico e ambientale del colle di Tuvixeddu non corre comunque pericolo grazie agli altri provvedimenti di vincolo storico-archeologico ed al piano paesaggistico regionale. Cadono, oltre al provvedimento di vincolo dell’agosto 2006, il progetto di Parco Karalis e la Commissione regionale per il paesaggio.

    Riteniamo che provvedimenti di vincolo (quello del verbale del 1997), opportune trattative, espropri e adeguati indennizzi siano la strada per giungere finalmente a quel grande parco archeologico-ambientale di Tuvixeddu che Cagliari e tutta la Sardegna attendono per la definitiva tutela ed accorta valorizzazione di un patrimonio storico-culturale e ambientale unico nel Mediterraneo.

    * Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

  38. Tuvixeddu. La storia infinita. Ora non resta che attendere il verdetto del Consiglio Di Stato.

    LA NUOVA SARDEGNA – Cronache : Tuvixeddu, continua il braccio di ferro 11.02.2008

    Regione: ultima parola al Consiglio di Stato. Comune e Coimpresa: noi riprendiamo i lavori

    di Roberto Paracchini CAGLIARI. Su Tuvixeddu la Regione ha annunciato il ricorso al Consiglio di Stato. Coimpresa e Comune hanno precisato che riprenderanno al più presto i lavori interrotti da un anno. A questo punto il pericolo è che si crei una situazione di contrapposizione che, dietro i ricorsi, blocchi la situazione. La sentenza del Tar su Tuvixeddu ha ripristinato la situazione precedente: l’allargamento dei vincoli a tutto il colle è stato annullato. Ed è valido l’accordo di programma del 2000, firmato dalla stessa Regione, dal Comune e dalla Coimpresa: realizzare la lottizzazione integrata (parco da un lato ed edificazioni dall’altro). L’impresa interessata ha affermato che riprenderà al più presto le opere (la lottizzazione nell’area di via Is Maglias) e l’amministrazione comunale che riaprirà i cantieri del parco archeolgico (pronto al settanta cento). Alcuni, come Legambiente, affermano che la sentenza del Tar è «un momento di arretramento » e ribadiscono che «l’area costituisce comunque un valore importantissimo a livello non solo regionale ma nazionale. Per quanto riguarda la zona della necropoli punica si tratta, secondo gli studiosi, dell’area più vasta a livello Mediterraneo». Inoltre «la necropoli è inserita in una collina che ne esalta il valore e costituisce di per se un bene da tutelare per il paesaggio e i punti panoramici che esprime. Pertanto è stato corretto che la Regione abbia tutelato tutta la collina, in coerenza con le nuove direttive della carta europea del paesaggio e del Codice Urbani. Azioni di tutela che, giustamente, hanno bloccato il progetto di edificazione». Mentre la «sentenza del Tar costituisce un momento di arretramento perché riporta alla ribalta il progetto edilizio della società Coimpresa al quale Legambiente si era fortemente opposta». Il Gruppo di intervento giuridico (Stefano Deliperi), dopo aver ripercorso gli errori della Regione evidenziati dal Tar (formali, nella nomina della commissione al Paesaggio, e sostanziali, nell’uso di cartografie superate), ribadisce la convinzione che tutto il colle debba essere salvaguardato e propone «trattative» ed «espropri». Ma anche nell’area ambientalista vi sono opinioni differenti. Il Gruppo speleo-archeologico cavità cagliaritane lancia un appello affinchè «ripartano al più presto i lavori per il futuro parco archeologiclo » visto il degrado delle cavità sotterranee e i danni prodotti dalle piante infestanti. Dello stesso tenore il commento del presidente dell’associazione Amici della Sardegna Roberto Copparoni che critica un certo ambientalismo che «diventa “un uso deviato del potere politico”» e lamenta il silenzio che ha caratterizzato lo sfacelo avvenuto negli anni passati in tutta l’area, ricca di elementi archeologici, situata dall’altro lato di Sant’Avendrace. Come accennato, però, il problema che molti temono è quello di una contrapposizione. «Personalmente — spiega Ninni Depau, consigliere comunale del Pd — credo che ora il sindaco, visto che il Comune è interessato all’accordo di programma, debba farsi portatore di una discussione seria che tenga conto: sia dell’accordo, che della crescita anche normativa (Codice Urbani) delle sensibilità ambientali ». Nello stesso tempo, però, continua Depau, «la certezza del diritto è fondamento essenziale per tutti e anche nelle questioni economiche. Da qui la necessità di partire dall’accordo di programma: non è possibile agire come se non ci fosse. Credo che il sindaco possa avere un ruolo molto importante». Il primo cittadino nelle dichiarazioni rilasciata l’altro ieri, assieme alla volontà di riaprire i cantieri per la realizzazione del parco archeologico (che dipende direttamente dal Municipio), ha espresso anche la volontà di riallacciare il dialogo con la Regione. Mediatore per temperamento e pragmatico per ruolo, Emilio Floris ha capito che infierire sulla Regione (pur potendo contare su una sentenza del Tar che fa carta straccia dell’operato recente del governo dell’isola su Tuvixeddu), sarebbe controproducente. Troppe sono le questioni sul tappeto su cui la Regione è più che indispensabile (dalla riqualificazione di Sant’Elia, Betile compreso, all’ex Manifattura tabacchi, dal Poetto al campus universitario, dalle dismissioni militari ai beni identitari), per non cercare un dialogo anche sui punti di maggior distanza. Nella maggioranza del consiglio comunale, inoltre, c’è aria di rivincita. «Dalla sentenza del Tar — afferma Massimiliano Tavolacci, Udc, presidente della commissione consiliare all’Urbanistica e ambiente — si vede come la Regione abbia disatteso l’accordo di programma in maniera pretestuosa. Nello stesso tempo la Regione parla di stipulare altri accordi di programma per altre iniziative. Ma se prima non si ristabilisce la correttezza nei rapporti e il rispetto degli accordi già presi come si può pensare di andare avanti? Di fronte alla sentenza del Tar, la Regione non dice sediamoci attorno a un tavolo, ma ricorre al Consiglio di Stato. E questo non significa dialogo».

  39. Tuvixeddu. Il Tar della Sardegna ha ignorato lo spirito del Codice Urbani sul principio di unità ambientale.Il

    bene paesaggistico è un’unità ambientale nella quale insistono le varie categorie di beni culturali (naturalistici, storici, archeologici, artistici, demoetnoantropologici)oppure no?

    Da L’Altravoce martedì 19 febbraio 2008

    Interventi.

    Tuvixeddu, il Tar sardo ignora il Codice Urbani

    col principio di unità ambientale. È assurdo

    difendere le variazioni recenti, anche risarcibili

    In riferimento alla città di Cagliari, al contesto Tuvixeddu – Tuvumannu – Is Mirrionis, alla proposta avanzata il 21 febbraio 2007 dalla Commissione regionale per il Paesaggio, inerente la Dichiarazione di notevole interesse pubblico dello stesso contesto, e alla sentenza del T.A.R. Sardegna dell’8 febbraio 2008, con la quale fra l’altro si annulla la delibera della Giunta regionale del 22 agosto 2007 di approvazione della stessa proposta, i sottoscritti docenti e ricercatori dell’Università degli Studi di Cagliari intendono portare all’ attenzione generale alcune riflessioni che non comportano un giudizio tecnico sull’operato del TAR, piuttosto alcune valutazioni sul concetto stesso di bene ambientale e culturale, come emerge da quella specifica sentenza.

    Riconosciamo infatti al T.A.R. quella competenza in materia di verifica della correttezza procedurale che viceversa noi non possediamo. Per la nostra formazione e per le nostre specifiche competenze in materia di beni ambientali e culturali ci sentiamo però autorizzati a ritenere che il T.A.R. Sardegna, in base a quanto emerge dalla sentenza in oggetto, mostri di non aver tenuto nel dovuto conto non tanto la lettera, quanto lo spirito che ha diretto la formulazione del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (D. Lgs. 42/2004).

    Nel sostenere che l’estensione del vincolo all’area del contesto Tuvixeddu – Tuvumannu – Is Mirrionis finora non soggetta a vincolo archeologico, e nella quale insistono progetti e investimenti finalizzati anche all’edilizia civile, non è giustificata da nuovi ritrovamenti di natura archeologica, che avrebbero richiesto l’allargamento del vincolo, la valutazione del T.A.R. entra in palese contraddizione con quanto invece affermato nella proposta di Dichiarazione di interesse pubblico avanzata dalla Commissione per l’intero contesto, compresa l’area finora non soggetta a vincolo archeologico, secondo la quale sarebbero invece intervenuti fatti nuovi, suscettibili di rendere quanto mai necessaria tale estensione.

    Concordiamo su quanto la Commissione regionale del Paesaggio ha specificato nella lunga e articolata premessa alla sua proposta, che cioè il fatto realmente nuovo, che imponeva e di fatto impone una revisione della situazione precedente, è rappresentato dallo stesso Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, che introduce il concetto, radicalmente innovativo, del bene paesaggistico come unità ambientale nella quale insistono le varie categorie di beni culturali (naturalistici, storici, archeologici, artistici, demoetnoantropologici). In questa chiave assume ben poca rilevanza l’affermazione del T.A.R. che nell’area non sottoposta a vincolo non siano intervenuti nuovi ritrovamenti archeologici, perché privilegia la vecchia, precedente accezione del bene culturale e non tiene conto del fatto che, per le sue caratteristiche geomorfologiche, pedologiche, floristiche, storico-archeologiche, antropologiche, anche quell’area risulta inscindibile dall’unità ambientale rappresentata dal contesto Tuvixeddu – Tuvumannu – Is Mirrionis.

    Da questa nuova percezione, introdotta dal Codice, deriva la possibilità di restaurare il paesaggio, con il ripristino della sua unità ambientale non tanto originaria (giacché un ritorno alle origini è operazione impossibile) quanto anteriore a una serie di interventi più o meno recenti, che l’hanno compromessa quando non obliterata, pur non cancellandone del tutto la memoria, che va quindi anch’essa salvaguardata. Appare evidente, in questa nuova percezione del paesaggio, l’importanza del processo di ricostruzione della fisionomia storica del contesto. Appare dunque pienamente legittimo l’operato della Commissione, che si è basata sull’intera documentazione d’ archivio (non soltanto sulla cartografia storica) e materiale per ricostruire la fisionomia storica del contesto Tuvixeddu-Tuvumannu-Is Mirrionis.

    Quanto all’obiezione che il T.A.R. fa propria nel contestare alla Commissione di non aver considerato le trasformazioni cui è andata incontro una parte dell’area, nello specifico quella non soggetta a vincolo e interessata da investimenti privati, occorre sottolineare che dette trasformazioni datano soltanto a partire dal 1997. Sarebbe quantomeno illogico che proprio la più recente fase di vita di parte del contesto sia assunta come fatto dal quale non si debba e non si possa prescindere, anzi capace di inibire qualunque proposta di ripristino dell’unità ambientale rappresentata dall’intero contesto. Se giudicate lesive dell’unità ambientale, dette trasformazioni non devono essere considerate irreversibili, soprattutto se la destinazione ultima del bene al quale si sono applicate lo sottrae alla fruizione pubblica, per consegnarlo ad una totalmente privata, lesiva dell’obiettivo fondamentale: che cioè l’intera unità ambientale Tuvixeddu-Tuvumannu-Is Mirrionis rimanga o ritorni a essere patrimonio della collettività.

    Se il processo di ripristino dovesse avere dei costi, e se questi dovessero comportare il giusto risarcimento all’imprenditore privato che abbia legittimamente investito nell’area, riteniamo che ogni unità ambientale riconosciuta di notevole interesse pubblico possa comprendere e debba considerare l’eventualità di simili risarcimenti, da parte dell’Ente pubblico, a tutela tanto del privato quanto del bene collettivo.

    A nostro avviso la sentenza del T.A.R. pecca dunque di lungimiranza, perché anziché informarsi alla nuova percezione del paesaggio, introdotta dal Codice dei Beni culturali e del Paesaggio, si limita a ribadire la legittimità di quanto programmato e intrapreso prima dell’entrata in vigore di detto Codice, senza riconoscere il giusto peso alla mutata sensibilità nei confronti dell’ambiente, viceversa recepita e fatta propria dalla Commissione.

    Da organi dello Stato di così ampie competenze in materia giuridica ci saremmo aspettati non solo censure di natura procedurale ma almeno un invito a prender coscienza di questa innovativa visione del paesaggio, almeno un auspicio del recupero dell’unità ambientale del contesto, che riportasse in primo piano ciò che in sede pubblica l’intera vicenda, nella sua improduttiva politicizzazione, nei comportamenti eccessivi da una parte e dall’altra, nell’uso strumentale delle affermazioni, ha evidenziato e ancora oggi evidenzia: l’assenza di una reale volontà di recuperare il contesto di Tuvixeddu – Tuvumannu – Is Mirrionis come valore ambientale in sé, a prescindere dalla sua produttività in termini economici. Riteniamo che una società che voglia definirsi autenticamente civile non possa esimersi dal riconoscere un tributo, di qualunque natura esso debba essere, alla cultura, e che proprio la consapevolezza del valore di questo tributo rappresenti il più alto segno di civiltà.

    Simonetta Angiolillo, professore ordinario di Archeologia classica

    Roberto Coroneo, professore straordinario di Storia dell’arte medievale e direttore

    del Dipartimento di Scienze archeologiche e storico-artistiche

    Bruno Anatra, professore ordinario di Storia moderna