header image
 

Digitale Terrestre: cui prodest ?

L?ALTRA VOCE, 21 Gennaio 2007

Col digitale terreste a lezione da maestra tv
Altro che quel catorcio di internet…

di Andrea Pusceddu

Perdersi la conferenza stampa di presentazione del T-Learning sul digitale terrestre di Videolina è stato un delitto. Ma non si può essere ovunque, e così dobbiamo accontentarci di rileggere e provare ad interpretare – con un giorno di ritardo – il generoso comunicato stampa diffuso dopo l’evento.
La Sardegna continua ad essere la regione all´avanguardia nella diffusione del digitale terrestre, che ormai sta superando velocemente la fase sperimentale voluta del Ministero delle Comunicazioni. A questa veloce diffusione sta dando un notevole contributo Videolina, la prima e più seguita emittente televisiva della regione, che oggi a Cagliari ha presentato il progetto di T-Learning, realizzato con Raiutile e la collaborazione di K Communication, per la formazione a distanza del personale del Comune di Cagliari.
Tanto per iniziare, la nostra isola dovrebbe essere all’avanguardia soltanto perché, per motivi tecnici, si è deciso che Sardegna e Val d’Aosta fossero interessate alla sperimentazione del Digitale Terrestre, e le altre regioni avrebbero dovuto seguire a ruota, in futuro. Se adesso all’avanguardia ci fosse il Molise, ci sarebbe da preoccuparsi. In ogni caso, anche nella nostra avanzatissima isola, sono ancora molti i paesi che hanno la fortuna di non essere raggiunti dal segnale digitale. Ma vediamo come l’emittente di punta isolana contribuisce alla causa.

«Abbiamo investito in questo settore circa un milione di euro, fra software e hardware, e il nostro Gruppo editoriale si colloca tra quelle tv che possono avere un ruolo importante nel sistema dell’informazione e della formazione non soltanto a livello nazionale ma nel bacino del Mediterraneo», ha detto presentando l´iniziativa a Cagliari l’amministratore delegato di Videolina, Enrico Rais, che ha annunciato anche l’avvio della televisione satellitare Sardinia Chanell (sic).
Addirittura. Non solo in Sardegna, ma in tutto il bacino del Mediterraneo. Ma confesso che a questo punto mi sono un po’ perso. Si parla infatti di una televisione satellitare, e per raggiungere tutto il bacino mediterraneo non potrebbe essere altrimenti. Ma cosa c’entra il satellitare col digitale terrestre? Se è terrestre, il segnale parte al massimo da Serpeddì o Badde Urbara, non certo da un satellite in orbita geostazionaria. Ci hanno fatto una testa così che col DTT non serve la parabola, non devo cambiare l’antenna e il cavo di collegamento! Ma forse ho capito male io. Andiamo avanti.

«Proprio in questi giorni abbiamo ricevuto l’autorizzazione per trasmettere sul satellite – ha aggiunto Rais – per questo canale che si affiancherà all’attuale canale satellitare di Videolina. È uno sforzo tecnico e finanziario notevole, ma crediamo che il digitale terrestre sia il futuro delle televisione che sarà qualcosa di più del semplice intrattenimento. Una tv anche di servizio e di formazione che considera il pubblico non solo come semplice consumatore passivo».
No, non ho capito male. Ci stanno dicendo che il grande investimento di Videolina sul Digitale Terrestre è quello di usare il satellite? Buono a sapersi, anche io al vostro posto farei lo stesso. Forse con qualche trionfalismo in meno, però.

Sul concetto di tv di servizio, poi, mi permetto di avanzare qualche dubbio, così come su quello di consumatore passivo. Probabilmente sono prevenuto, ma ritengo che un consumatore davvero attivo non sarebbe contento di vedersi affibbiata una patacca tecnologica come il DTT, spacciataci per giunta con rara faccia tosta come il non plus ultra dell’hi tech. Siamo consumatori passivi, purtroppo, e se invece del DTT si fosse sperimentata la tv interattiva con connessione tramite piccione viaggiatore, tutti quanti avremmo docilmente comprato i pennuti, con gabbiette e becchime, fieri del privilegio concessoci.

«Infatti – ha detto ancora Rais – il nostro progetto prevede che già oggi con il decoder interattivo in grado di leggere codici user ID, password e carta magnetica, verranno ulteriormente ampliate le potenzialità interattive del digitale terrestre al di là del collegamento con la tradizionale linea telefonica».
Ancora una volta, tanto fumo e poca informazione. Riassumiamo lo stato dell’arte in due parole. I decoder attuali possono essere collegati solo col telefono, con una connessione lenta a 56k. Se i decoder non si collegano tramite telefono non c’è interattività, e fanno più o meno quello che già fa il televideo. Per cui, eventuali codici, user id, e tutti i ricchi premi e cotillons qui promessi si limiteranno ad una carta prepagata, che sblocca la visione di programmi criptati. Alla faccia del consumatore attivo e della formazione a distanza. Oltre a vedere la pubblicità, si dovrà in pratica pagare per vedere programmi (specie quelli sportivi) che prima andavano in onda gratis. Non è formazione: è mungitura a distanza.

Sulle potenzialità del digitale terrestre, sul quale dal prossimo 1º marzo passeranno per la provincia di Cagliari Rai 2, Rete 4 e Mtv di Telecom Media, si sono soffermati il presidente del Consorzio Sardegna digitale Andrea Ambrogetti e il direttore di Raiutile, Angiolino Lonardi, che fra l´altro ha ricordato il famoso programma della Rai ?Non è mai troppo tardi? destinato ad alfabetizzare chi allora in Italia era analfabeta. «Allora – ha detto Lonardi – nessuno poteva immaginare che la gente tornata a casa dal lavoro, anziché un programma di varietà e di mero intrattenimento potesse guardare quel programma. E invece fu un successo. Come sarà oggi un successo la formazione a distanza ovviamente per formazione ad alto livello e specialistica, grazie proprio ai canali digitali che moltiplicano l´offerta e trasmettono conoscenza».
Noticina storica. Non so dove fosse all’epoca Lonardi, ma lavorando in Rai dovrebbe sapere che quando il maestro Manzi insegnava l’abc dal video non si poteva cambiare canale: ce n’era uno e basta. E il giorno del varietà in prima serata era il sabato, mi pare.

Torniamo al DTT, comunque. Man mano che si va avanti, lo switch off (lo spegnimento del segnale analogico, che chiunque può ricevere liberamente) sta diventando sempre più pavido e limitato. Da un distacco totale (tutti i canali in tutta la Sardegna), si è ristretto a solo qualche rete, per ora nella sola provincia di Cagliari, anzi, nell’area vasta di Cagliari. Come si dice proprio nel capoluogo: S’intrada e su lioni…
E vedremo se non ci saranno ripensamenti: qualche politico è già partito all’attacco, al fianco del comitato di redazione dell’oscurando TG2.

Il fatto che poi ci si ispiri ad una trasmissione partita quasi cinquant’anni fa, è preoccupante. Nessuno – a sentir loro – poteva immaginare il successo della bella idea del maestro Manzi, quindi siccome anche ora non si può ragionevolmente pensare che l’insegnamento a distanza col DTT possa funzionare, vuol dire che le cose andranno alla grande. Quando si dice il sillogismo debole. Il grande maestro Manzi è scomparso nel 1997. Ma oggi, azzardo, userebbe internet, non la tv.

Andrea Ambrogetti ha confermato la larga diffusione del digitale in Sardegna (quasi un record) che ha determinato la decisione dello spegnimento delle trasmissioni analogiche di Rai 2 e Rete 4 nell´area vasta di Cagliari, un primo passo importante per il passaggio definitivo al digitale nel 2008.
Ancora grandi e reciproche pacche sulle spalle per la diffusione del DTT, e solita inversione tra causa e conseguenza. La diffusione – comunque solo parziale – del DTT è un effetto del paventato switch off, mentre qui ci dicono il contrario.

Sulla formazione a distanza con il T-Learning si è soffermato Walter Gatti della K-Communication, che fin dal 1999 ha avviato lezioni interattive dirette a dipendenti di ministeri, Università, Commissione Europea, Ordini professionali e Organizzazioni internazionali. «Dal 2004 – ha detto Gatti – sono stati inoltre attivati progetti di formazione, attraverso Rai Utile, per il T-Governement con 160 ore di lezione per dodicimila utenti del ministero della Funzione Pubblica. Tutte iniziative di largo successo. In Sardegna la prima esperienza di T-Learnig è quella realizzata da Videolina in collaborazione con il Comune di Cagliari, i cui dipendenti hanno potuto seguire un corso di sei puntate sul mobbing, accompagnate dai testi, da un´ampia bibliografia e il profilo docenti».
La chiacchierata fatta tempo fa con l’assessore Massimo Dadea aveva confermato quello che anche noi sospettavamo: la Regione Sardegna vede il DTT come una Internet di serie B, rivolta al massimo a chi non è in grado di reperire informazioni con un comune computer in rete. Non si capisce chi, tra Università e Ordini professionali sia quindi costretto ad usare l’anatra zoppa del decoder. Se, per assurdo, un ricercatore o un libero professionista non sanno usare un computer, il modo migliore di far formazione è insegnargli ad usarlo, non metterlo davanti alla tv come si fa con i bambini.

Sarebbe anche interessante poter parlare con qualche dipendente comunale, per sapere che cosa abbia imparato di questo corso ?sul mobbing?, cioè l’accanimento continuo nei confronti di qualcuno sul posto di lavoro. Viste tutte le puntate, disciplinatamente, all’ora fissata? Nessuno ha ceduto alla tentazione di cambiare canale? Il corso è stato davvero interattivo? Se sì, come? Visto che hanno dato persino i testi e la bibliografia, se qualcuno non ricorda il titolo di un libro, cosa deve fare? Telefonare a Videolina e chiedere di rimandare il corso in onda?

E per finire una affermazione tanto lapidaria quanto non documentata, che chiude il comunicato stampa.
«Una iniziativa molto importante», ha detto l´assessore comunale Giuseppe Farris, presente alla presentazione con il sindaco di Cagliari Emilio Floris, che ha confermato la volontà di superare la fase sperimentale e realizzare un progetto di formazione a distanza con Videolina. Un progetto che sicuramente darà maggiori risultati della formazione realizzata dal Comune su Internet.
Il Comune di Cagliari crede nella formazione tramite televisione digitale terrestre. Ma non solo, è addirittura sicuro che ci saranno risultati migliori rispetto alla formazione realizzata su internet. Quindi il Comune fa già dei corsi online su internet, e ciononostante investe anche sul DTT? Non sembra una politica molto oculata, sul piano economico.

Ma quello che davvero non si capisce è perché la formazione via internet sarebbe peggiore. Con internet posso fare tutto quello che fa lo scatolotto del decoder, ma non è vero il contrario. Con il DTT non posso (ri)guardare un filmato quando ho il tempo per farlo, non posso stampare una pagina, non posso salvare un’immagine che mi ha colpito, non posso nemmeno mandare una banale email ad un collega per segnalargli il corso.

A chiarire l’arcano ci penseranno sicuramente le sinergie del Gruppo.

L’Unione Sarda del 20 gennaio scrive dell’evento alla pagina 7 e spiega che il DTT «supera le potenzialità di internet, perché nel web si forniscono le informazioni, ma spesso manca il passo successivo, l’illustrazione».

Alzi la mano chi ha capito che cosa voglia dire. Su internet, sembra, non ci sono illustrazioni. O forse parlano di spiegazioni, di approfondimenti.

Eppure io nel mio computer vedo filmati, immagini, animazioni, mappe satellitari aggiornate in tempo reale, grafici interattivi che reagiscono al click del mouse, leggo giornali, guardo tg video, ascolto musica, parlo (gratis) in videoconferenza e spesso faccio due o più di queste cose in contemporanea.

Per scrupolo ho riacceso il computer anche oggi: le figure e il resto ci sono, sempre al loro posto.
Ma che computer avete, voi del Consorzio Sardegna Digitale?

~ di Blog Admin on 22 Gennaio 2007. Tagged: , ,

12 Risposte to “Digitale Terrestre: cui prodest ?”

  1. Digitale: da IL SOLE 24 ORE.COM 24 Gennaio 2007

    La Ue boccia gli aiuti 2004 e 2005 ai decoder: agli operatori l’onere del rimborso
    di Nicoletta Cottone

    La Commissione europea ha bocciato gli aiuti ai decoder terrestri decisi dal governo Berlusconi nel 2004 e 2005 e ha dato il via libera a quelli per il 2006, destinati a tutti i decoder, a prescindere dalla piattaforma di trasmissione. Confermata, dunque, la notizia resa nota informalmente nei giorni scorsi. La Commissione ha, inoltre, stabilito che saranno i radiodiffusori che hanno beneficiato dei 200 milioni di euro di sussidi a dover rimborsare gli aiuti di Stato. Secondo il commissario europeo alla concorrenza Neelie Kroes i radiodiffusori non erano, infatti, neutri sul piano tecnologico e falsavano la concorrenza escludendo la radiodiffusione televisiva via satellite.
    Con lo stesso metro di giudizio, invece, hanno ottenuto semaforo verde gli aiuti concessi nel 2006 ai consumatori sardi e valdostani per l’acquisto di decoder a prescindere dalla piattaforma di trasmissione utilizzata e proporzionali all’obiettivo perseguito, vale a dire il passaggio al digitale e all’interattività. La decisione è conseguenza della denuncia ai servizi della concorrenza di Bruxelles da parte delle reti televisive che trasmettono via etere e via satellite. D’altra parte analoga strategia era stata adottata in un caso precedente nel Berlin-Brandebourg.
    «Queste due decisioni – sottolinea il commissario alla concorrenza Neelie Kroes – mostrano una volta di più che la Commissione si adopera per facilitare il passaggio alla Tv numerica e all’interattività. Ma gli aiuti pubblici destinati a raggiungere questi obiettivi possono essere concessi se conformi alle regole sugli aiuti di stato. Al contrario non è disposta ad accettarli se falsano indebitamente la concorrenza tra le piattaforme di trasmissione».
    Ora il DGTVi (che associa Rai, Mediaset, Telecom Italia Media, DFree-Sportitalia e tutte le emittenti locali) ritiene opportuno che, prima di varare il decreto per la detraibilità fiscale dell’acquisto di televisori integrati con un ricevitore digitale, prevista dalla Finanziaria per il 2007, il ministero verifichi con la Commissione europea le caratteristiche minime che devono avere gli apparecchi. In questo modo – sottolinea una nota di Dgtvi – si potrà evitare di finanziare televisori destinati ad essere rapidamente superati dall’evoluzione tecnologica e persino più poveri di prestazioni e servizi di quelli già attualmente presenti.

  2. Digitale ? da L?ALTRA VOCE, 26 Gennaio 2007

    Le imbarazzanti stampelle
    offerte ai sardi e alla tv digitale terrestre
    di Andrea Pusceddu
    Che bello, meno male che viviamo una zona depressa! Altrimenti, anche in Sardegna qualcuno – che ancora non si sa bene chi sia – avrebbe dovuto mestamente restituire i bonus stanziati dallo Stato per la diffusione della tv digitale terrestre.
    Il ragionamento che sta alla base del provvedimento della Commissione europea è di una semplicità disarmante, le conclusioni un po’ meno. A Bruxelles dicono che se per avere un decoder satellitare (ad esempio quello di Sky) me lo devo pagare, perché quelli per Mediaset e Rai li dovrebbe pagare lo Stato? Sarà mica che Mediaset e Rai sono accozzate? Beh, un po’ lo sono state: per cinque anni al posto del tanto paventato conflitto, c’è stato un armonico e sereno concorso di interessi, che andavano tutti in una certa direzione, a marce forzate senza nessun ripensamento. Ma tant’è.
    In Sardegna e Valle d’Aosta, invece, i contributi erano leciti, tanto è vero che non è prevista nessuna restituzione. Ed è qui che un po’ ci si perde. Perché a noi sì e agli altri no? Proprio perché siamo il terzo mondo comunitario, siamo una regione che vanta (che fortuna!) «un problema di coesione sociale e particolarità geografiche».
    Sulle particolarità geografiche ci sarebbe molto da discutere, e forse valgono più per una zona come la Valle d’Aosta. Perché il terribile scatolotto possa farci vedere il Grande Fratello o i portentosi corsi antimobbing del Comune di Cagliari, infatti, è necessario un segnale potente e pulito. Se ora come ora vedete Vespa, Crepet e la Palombelli con un po’ di effetto neve, scordatevi di vederli col digitale. (Comunque ci sono tragedie peggiori, nella vita, coraggio).
    Una regione con particolarità geografiche, quindi, è proprio la meno indicata per un sistema di trasmissione così poco adattabile come quello del digitale terrestre. In questi casi si usa il satellite.
    Rimane la storia della coesione sociale. Il giudizio espresso dalla UE non è consolante né tantomeno immeritato, ma discuterne ora ci porterebbe lontano. Quello che non si capisce, però, è come il Digitale Terrestre possa contribuire ad unirci sotto un unico vessillo morale, riuscendo laddove persino Lussu, Gramsci e Gigi Riva hanno fallito.
    Anche se in queste ore qualcuno in Sardegna starà gongolando al pensiero di non dover restituire i soldi che sono serviti a (non) far decollare le trasmissioni in DTT, varrebbe la pena interrogarsi seriamente su quanto ci sia da andar fieri a proposito delle continue stampelle sociali forniteci dallo Stato e dall’Unione europea.
    Rimane, da qualunque lato si guardi la cosa, una domanda, tra le tante, alla quale il Consorzio Sardegna Digitale manca di rispondere, nonostante i grandi mezzi a disposizione. Se, e come cantava Mina ?sottolineo il se?, questo benedetto digitale terrestre è davvero una bomba come si dice, perché ha bisogno della pensione di invalidità per funzionare?
    Quando sono arrivati sul mercato i primi cellulari, prima gli ETACS e poi i GSM, c’è forse stato bisogno di contributi per comprare i telefonini? No di certo, eppure se proprio vogliamo parlare di coesione sociale, è molto più utile poter fare una telefonata di emergenza dall’ovile o chiamare il 112 se ci si perde in campagna, piuttosto che poter decidere, pagando, il vincitore del TeleGatto 2007.
    La telefonia mobile si è diffusa in maniera esponenziale in pochi anni, ed ora pochi di noi potrebbero davvero farne a meno. Lo ha fatto perché era una tecnologia vincente che, tanto nel bene quanto nel male, ha cambiato le nostre vite.
    Davvero il Digitale Terrestre potrà fare altrettanto?

  3. Digitale terrestre.Switch off!!!

    Da La Nuova Sardegna

    IL PROGETTO PILOTA PARTIRÀ DA CAGLIARI E PROVINCIA: COINVOLGERÀ 123 COMUNI
    Oggi comincia dall?isola il futuro della tv europea
    Il decoder può essere ancora acquistato con un contributo statale di settanta euro
    «Il capoluogo sardo farà da apripista per tutta l?Europa»

    CAGLIARI. Non è mancata la retorica ieri al T-hotel dove i protagonisti del via al digitale terrestre hanno annunciato che stamani alle 3, per la Sardegna, «è cominciato il futuro della televisione europea», la quale, entro il 2012, dovrà essere interamente trasmessa col sistema del digitale terrestre. Da oggi, in 123 comuni sardi, pilota in Italia assieme alla Valle D?Aosta, Raidue e Retequattro si potranno vedere nell?apparecchio tv soltanto tramite un decoder, acquistabile ancora con un contributo statale di 70 euro, a patto che si sia pagato il canone Rai 2007.
    La televisione normale non li intercetterà più, potrà continuare a vederli chi dispone della parabola satellitare, privandosi, però, della novità portata dal digitale terrestre: l?interattività, vale a dire il dialogo con l?emittente tramite telecomando mirato a ottenere un?informazione oppure un servizio. «Non è uno spegnimento – diceva Marcello Fiori segretario generale del ministero delle Telecomunicazioni – ma una data di inizio, non di un semplice passaggio tecnologico, bensì di una mutazione del modo in cui si può usare la televisione. E non a caso si parla di laboratorio sociale, allo studio ci sono misure di accompagnamento: volontari e assistenti sociali potrebbero essere chiamati ad aiutare gli anziani a gestire la novità. In un futuro prossimo, per esempio, attraverso la tv digitale si potranno prenotare anche le visite mediche». Una task force di ascolto e di intervento sarà operativa dalle 8 alle 20, dal lunedì al sabato, e risponderà al numero verde 800 022 000: il rappresentante del ministro, che ha un?esperienza nella protezione civile, ha garantito come questo gruppo prometta l?agilità necessaria per intervenire dove ci sarà bisogno. Un problema atteso è questo: che il segnale non arrivi in alcuni punti dei 123 paesi. Oppure che giunga doppio. Poi: che sia faticoso cercare i programmi perché le reti non hanno ancora un numero (si attende una delibera del ministero). I tecnici sanno bene che, finora, chi aveva già il decoder spesso s?è stancato di usarlo proprio perché il telecomando tradizionale è più comodo. Ancora: per ogni apparecchio tv ci vuole un decoder e il contributo è soltanto per un pezzo. Ma in un anno tutto dovrà essere risolto perché l?Italia deve diventare digitale entro il marzo 2008. «Questo processo – ha detto Luca Balestrieri della Rai – una volta comunciato deve andare velocemente: Cagliari fa da apripista e quanto prima dovrà esserci un calendario nazionale articolato per aree, il metodo seguito nelle altre regioni d?Europa. Vorrei insistere su un concetto: passare dall?analogico al digitale non toglie qualcosa a qualcuno. Chi avrà il decoder scoprirà nuovi canali fortemente caratterizzati in servizio pubblico. A maggio una novità: la Rai inaugurerà un canale interamente dedicato ai bambini, privo di pubblicità, e con programmi improntati alla qualità. Con Rai Utile, grazie alla grande collaborazione di Regione, Province e Comuni dell?isola abbiamo potuto avviare un canale di servizio vicino al cittadino: con i turni delle farmacie, le mostre, gli orari degli aerei aggiornati al minuto. La televisione generalista non può contenere tutte le innovazioni possibili. Il prossimo traguardo del digitale sarà l?alta definizione». Nei 123 comuni sardi, grazie alla corsa di questi ultimi giorni (7 mila acquisti soltanto martedì 27 febbraio), l?83 per cento degli abbonati ha un decoder: una media senza eguali con le altre aree europee digitalizzate. Ecco perché se il test funziona la Sardegna non dovrà aspettare il marzo 2008 per diventare «all digital»: dopo aver fatto da cavia, almeno le si riconoscerà il diritto di non avere buchi di ricezione. Forse è servito l?altolà del febbraio 2006 quando il presidente della giunta regionale a un convegno della Margherita denunciò l?inganno che il digitale versione ministro Gasparri avrebbe potuto essere per l?isola-cavia, dove ci sarebbe stato bisogno di potenziare internet, visto che appena 60 sardi su 100 possono navigare e solo se abitano vicino ai centri urbani. Piero De Chiara del Comitato Italia Digitale (presieduto dal ministro delle comunicazioni) ha spiegato che «questo test ha valenza nazionale» e che in Sardegna da oggi si vedranno 37 canali cui partecipano anche le televisioni locali, per espressa volontà del ministero in maggioranza nel Consorzio Sardegna Digitale. Il sindaco di Cagliari: «Ci piacerebbe che i programmi in più che sarà possibile ricevere vengano prodotti anche nella nostra terra, un argomento interessante sotto vari aspetti, compreso quello dell?occupazione». Infine, a proposito della rete internet: la Sardegna si è candidata a fare da capofila per sviluppare la banda larga, il sistema di trasmissione dei dati di ultima generazione, richiesto dal presidente della Regione per tutti i comuni con almeno tremila abitanti. Lo Stato erogherà 30 milioni di euro, la Regione altrettanti.
    (01 marzo 2007)

  4. Parte la TV digitale in Sardegna. Adiconsum apre lo “Sportello TV digitale”

    http://www.adiconsum.it

    Adiconsum ha attivato per l’occasione lo “sportello tv digitale” attraverso il quale i telespettatori interessati potranno segnalare eventuali problemi relativi alla ricezione, copertura, decoder, impiantistica, e tutto ciò che non funziona.
    Sportello tv digitale: http://www.adiconsum.it/index.php?pagina=blog_lista&blog=35

  5. Digitale Terrestre – A pensarci bene il digitale è una pacchia
    Visto che cosa perdiamo noi che non abbiamo preso il decoder?
    di Alessandro Alfonso ? L?Altra Voce 13 Marzo 2007

    Il solito luddismo che ormai ci accompagna da anni è stato spazzato via dallo Switch Off, termine oscuro dal significato chiaro: canali tv spenti se non si possiede il decoder dei miracoli, il DDT (ma gli insetti siamo noi) del nuovo millennio. Sono ormai passate due settimane da quando non si vede più Rai 2 e Rete 4, e tutte le nostre critiche sono cadute.

    Tra l’altro, nel frattempo, di critica se ne era aggiunta un’altra (ringrazio l’infido Fabrizio Gianneschi, ingegnere, un sardo di cui si parla poco ma primo nel mondo per un progetto in tecnologia java, molto attento alle quantificazioni dei costi per le innovazioni all’amatriciana):
    l’incommensurabile nuovo spreco energetico per questo miracolo tecnologico.

    Ogni anno consumeremo per il digitale terrestre la produzione annuale di una centrale nucleare aggiuntiva, che ovviamente pagherà il popolo bue, per la modesta cifra aggiuntiva in bolletta di un miliardo di euro circa (e non ci saranno economie di scala: consumo aggiuntivo secco, punto). Sempre che gli italiani si ricordino che anche il decoder, non solo il televisore, si deve spegnere. Scommettiamo che in maggioranza i decoder rimarranno accesi H24?
    In fondo è solo una lucetta verde?.

    Ma, dicevamo, tutti questi sospetti, queste certezze aggiuntive, questo disagio di chi per l’ennesima volta assiste da cittadino impotente ad un sopruso senza senso da parte dei nostri sgovernanti, sono svaniti nel nulla. È successo la settimana scorsa, sfogliando un giornale: leggevo il palinsesto che la provincia di Cagliari non munita di decoder si stava perdendo ormai da una settimana, su Rai 2 e Rete 4.
    Piazza Grande (Magalli), il TG2 e le rubriche interessantissime collegate, L’Italia sul 2 (no comment), Donne (idem), Mezzogiorno in famiglia, Il lotto alle otto, Emilio Fede ed il Tg4, MediaShopping, casa Vianello, Febbre d’amore, Sentieri, l’imperdibile TGCom, l’Antipatico (!), Walker Texas Ranger.

    Grazie Gentiloni, grazie a nome di tutti noi. A quando lo switch off di Rai 1, Rai 3, Canale 5, Italia 1 e La 7?

  6. Digitale Terrestre – Considerazioni sullo switch-off a Cagliari 10 giorni dopo la partenza
    Fonte: Adiconsum – ufficio stampa – Cagliari, 15 Marzo 2007

    Sono passati ormai dieci giorni dallo spegnimento del segnale analogico nella provincia di Cagliari e in un clima apparentemente sereno e scevro di problematiche, ci sembra opportuno fare un bilancio di questo avvenimento tecnologico ma soprattutto definire alcuni punti.
    Nei primi due giorni successivi allo switch ? off il centralino della nostra sede (che per l?occasione ha attivato lo sportello dedicato ?s.o.s. digitale?) ha ricevuto oltre seicento chiamate per problemi legati alla messa in regime della nuova tecnologia. La maggior parte delle chiamate erano riferite a problemi di installazione del decoder, spesso risolti rapidamente per via telefonica.
    Superato quindi il problema di rapporto con il nuovo sistema tecnologico le segnalazioni non sono cessate ma si sono concentrate su aspetti che vanno oltre la difficoltà dell?installazione. Primo tra tutti la mancanza della ?neutralità tecnologica?, ovvero la mancanza di fruire di un determinato servizio avendo la possibilità di scegliere qualsiasi dispositivo idoneo anziché uno imposto.
    Nel concreto parliamo del fatto che Rai 2 è stata rimossa dal segnale analogico per essere trasmessa unicamente dal digitale terrestre. L?esclusività di trasmissione digitale terrestre ha portato che, sul satellite, molti programmi trasmessi dalla rete pubblica nazionale vengano criptati impedendo di fatto la visione a tutti coloro che hanno scelto di utilizzare il sistema satellitare. Nonostante le rassicurazioni dei rappresentanti istituzionali che si erano impegnati verbalmente sulla rapida risoluzione del problema, allo stato attuale non è stata intrapresa alcuna iniziativa in tal senso. Alla luce di quanto sopra esposto riteniamo opportuno dar voce alle centinaia di lamentele pervenute in proposito e soprattutto appoggiare quanti ci hanno fatto presente che, in mancanza di una posizione chiara delle istituzioni, sono pronti a presentare querela per interruzione del servizio pubblico.
    Inoltre non sono da sottovalutare le numerosissime segnalazioni che denunciano l?eccessiva onerosità di questo cambiamento. Infatti non solo il contributo stanziato si è rivelato insufficiente a permettere una dotazione tecnologica minima (anche le famiglie con reddito più basso hanno ormai in casa due televisori), ma tantissimi lamentano l?eccessivo esborso per l?adeguamento degli impianti. Si avverte quindi tra la popolazione interessata a questo ?cambiamento epocale? una sensazione di malessere non imputabile ad una generica avversità all?innovazione tecnologica, bensì alla mancanza dell? accortezza istituzionale necessaria in una situazione di radicale cambiamento.
    Adiconsum si auspica quindi che vengano apportati correttivi urgenti per garantire un passaggio indolore alla nuova tecnologia.

    Riferimenti: http://www.adiconsum.it

  7. Digitale terrestre. Nel marzo 2008 la copertura in Sardegna sarà totale, intanto il governatore sogna una Rai regionale per la trasmissione gratuita delle informazioni.

    Da La Nuova Sardegna 24 luglio 2007

    Gentiloni ieri a Cagliari

    Il ministro annuncia il passaggio completo dal sistema analogico per marzo 2008

    «Tv digitale in tutta l’isola»

    E il governatore chiede un canale per la Regione

    di Augusto Ditel

    CAGLIARI. Un salto da Tiscali, nel quartier generale di “Sa Illetta”, prima di spiegare il digitale che verrà al popolo di addetti ai lavori che l’attendeva, con impazienza, a palazzo Regio per il convegno organizzato da Fnsi (c’era il presidente Franco Siddi), Assostampa sarda (Francesco Birocchi) e Usigrai, alla presenza dell’Ordine dei giornalisti (rappresentato dal presidente Filippo Peretti). Atterrato a Cagliari con tre quarti d’ora di ritardo, il ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni ha voluto mantenere la parola con il management dell’internet provider cagliaritano che l’aveva espressamente invitato, proprio nel giorno in cui si apprende che la Deutsche Bank possiede il 2,092 per cento della società guidata fino al 2004 da Renato Soru. Il quale non è voluto mancare al rendez vous con un ministro “amico” per comunicargli la sua intenzione di dar vita a una Rai regionale. Quindi, il messaggio rassicurante, indirizzato ai sardi: tranquilli, il passaggio completo dalla televisione analogica a quella digitale in Sardegna avverrà nel marzo 2008. Secondo il ministro il bilancio della sperimentazione «è fondamentalmente positivo e spinge ad andare avanti in Sardegna e nel resto d’Italia». Gentiloni ha anche auspicato che nella tv digitale possano confluire nuovi contenuti. «Il governo farà la sua parte con risorse aggiuntive – ha sottolineato – ma c’è bisogno di nuovi programmi da parte degli editori, perchè l’attrazione della tv digitale dipende dal fatto che ci si sposta in un mondo televisivo che propone un’offerta migliore: più programmi, più informazione e più fiction». Il ministro ha anche fornito i dati degli ultimi quattro mesi sulla diffusione del digitale. Se a livello nazionale la percentuale di persone che seguono la tv attraverso il digitale terrestre è quantificabile tra i il 2 e 3 per cento, l’area di Cagliari ha raggiunto un tasso di copertura del 45%. Le persone che, invece, seguono la tv attraverso piattaforme digitali «quali che siano, per esempio in satellitare», raggiungono la percentuale del 17% in Italia, tasso che sale al 54-55% nell’area di Cagliari e del 62-63% in Valle d’Aosta, altra regione scelta insieme alla Sardegna per la sperimentazione del digitale. Eccolo, Soru, al quale piacerebbe da morire diventare editore. Secondo il governatore, «la Regione non investirà né sulla interattività a 56k del digitale terrestre né sul consorzio Sardegna digitale». Soru ha auspicato che la Sardegna possa disporre una «propria Rai regionale» su cui vigilino 50 “saggi” per il diritto all’accesso e l’imparzialità dell’informazione. Un contratto di servizio, magari definito con una legge regionale a cui si aggiungerebbe un canale aggiuntivo a disposizione della Regione per garantire l’accesso alle informazioni istituzionali. «Non penso a un canale in mano alla politica – ha spiegato Soru – ma non in mano agli editori e non in conflitto con la televisione locale». Si tratterebbe in sostanza di una integrazione alla comunicazione istituzionale che oggi passa attraverso il sito della Regione Sardegna, visitato ogni giorno, secondo i dati forniti dalla stesso Renato Soru da settantamila utenti unici. A questo proposito il governatore ha anche auspicato che le frequenze possano essere liberate a favore della Regione, dello Stato e del sistema pubblico per poter trasmettere gratuitamente le informazioni. «La Regione – ha concluso il presidente – non ha interesse che quelle stesse informazioni

    che si trovano sul sito possano essere veicolate attraverso una rete chiusa e magari a pagamento».

  8. Digitale terrestre. A chi giova? Se non ai teleutenti a chi?

    Da L’Altravoce mercoledì 25 luglio 2007

    Il digitale terrestre e la caccia al tesoro

    degli investimenti pubblici

    Basta far finta che il futuro sia davvero là

    di Alessandro Alfonso

    La figura del giornalista, così come è stata intesa fino ad ora, è destinata a scomparire, sostituita da tre macrocategorie di operatori dell’informazione: gli opinionisti, che baseranno la loro carriera sulla credibilità personale unita al fiuto degli affari; gli impaginatori, con competenze a metà tra il tecnico informatico e il gestore di contenuti, che si occuperanno di dare una forma alla notizia (che sia locale, nazionale, politica, etc) e tradurla in pagina o nel medium a seconda delle esigenze di impaginazione o di equilibrio con gli spazi pubblicitari; ed una piccola cerchia di operatori tradizionali, che si occuperanno di quel che rimane delle inchieste giudiziare, reportage, approfondimenti etc.

    I media e i modi in cui questi operatori dell’informazione faranno sentire la propria voce saranno diversi: televisione, radio, carta stampata, internet, telefonini, pc. E molto dipenderà dagli strumenti che gli editori – intesi come coloro che editano contenuti originali -, grandi o piccoli che siano, riterranno più profittevoli e remunerativi.

    Ed è qui che arriviamo al sale del convegno organizzato lunedì a Cagliari dall’Assostampa sul tema “Giornalisti nell’era digitale”: le scelte governative, cioè gli investimenti pubblici riguardo alle tecnologie da sposare per la diffusione del digitale, e dunque della nuove opportunità per la pubblica opinione di informarsi e di accedere a nuovi contenuti. È in queste situazioni che si esalta la tipica cialtroneria all’italiana (con qualche devianza sarda, verso il basso, che ci sta sempre bene).

    In materia, l’unica voce in perenne dissonanza con la minoranza rumorosa, che quando sente parlare di digitale si convince della bontà del nuovo alle porte senza avere il benché minimo elemento per una seria valutazione di eventuali (e presentissime) porcate, è il presidente della Regione, Renato Soru: ogni volta che si parla di digitale terrestre, ci ricorda un buon motivo per averlo votato nel 2004: ha un’idea di dove sta andando il mondo e non ha il vizio di pensare in piccolo.

    L’abbiamo già detto, lo ripetiamo e se avremo tempo e modo lo scriveremo fino a quando non saranno consumati i polpastrelli: il digitale terrestre è una colossale bufala finanziata dai nostri governi con l’unico scopo di mantenere intatto l’oligopolio Rai, Mediaset e Telecom (che tiene occupate le frequenze tv senza far male a nessuno in cambio del silenzio sull’altro enorme scandalo della nostra italietta: la gestione della rete telefonica con particolare attenzione all’ultimo miglio).

    Non esiste un motivo al mondo per insistere su una tecnologia morta, dotata di un inefficiente modem a 56kb per la comunicazione interattiva, quando la capacità della banda internet aumenta a ritmi impressionanti e tra qualche anno con il WiMAX tutti i nostri comuni saranno coperti dalla rete internet tramite onde radio.

    Un governo serio dovrebbe investire esclusivamente sulla diffusione a tappeto, in tutto il territorio nazionale, della connettività vera, interattiva, veloce, pluralista, incontrollabile (l’unico motivo per cui la rete è l’incubo dei potenti), e fissare delle regole precise affinche le concessioni per il WiMAX per legge non possano essere date ad operatori telefonici e web esistenti o a società da loro controllate.

    Il ministro Gentiloni, che ovviamente dai grandi interessi di Rai, Mediaset e Telecom è fortemente condizionato, fa finta di non capire, e ci dice che la diffusione del digitale terrestre e della banda larga possono andare di pari passo. Bugia colossale.

    La strada maestra dell’informazione è la progressiva ed ineluttabile convergenza tra i media, che si fruiranno come siamo abituati a fare, con la radio in macchina (e, meno, in casa), la televisione in casa, il cellulare ovunque, internet etc, e avranno un unico comun denominatore: il messaggio, il contenuto informativo, sarà mediato dal protocollo di comunicazione TCP/IP, lo stesso della rete internet. Incontrollabile ed anarchico, cosi’ come e’ stato pensato dai consulenti (Robert Kahn e Vinton Cerf) del ministero della difesa americano spaventato dallo Sputnik russo.

    Ai media fisici, come la stampa, rimarrà il compito dell’approfondimento, del commento e dell’inchiesta: nessuno più la utilizzera’ per informarsi (con possibili eccezioni per la cronaca locale).

  9. Digitale terrestre. I televisori analogici potranno essere venduti fino al 2009.

    Da Il Sole24ore.it 3 ottobre 2007

    Addio alla tv analogica. Sconti fino a 200 euro sull’acquisto di apparecchi digitali

    di Claudio Tucci

    Testo del decreto interministeriale

    Elenco delle tv che possono fruire dello sconto

    Tabella con le vendite delle tv in Italia

    Cara vecchia televisione addio, presto sarà sostituita dai nuovi apparecchi con la ricezione integrata del sistema digitale. È questa la strada, annuncia oggi a Roma il ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni, che l’Esecutivo intende intraprendere con il decreto collegato alla Finanziaria per il 2008, che fissa a fine giugno 2009 il termine ultimo per la vendita dei televisori analogici. Lo stesso provvedimento, prosegue il ministro, dispone che alla fine del 2008 i produttori non debbano più dare ai distributori apparecchi del sistema che sta per essere sostituito dal digitale terrestre in tutta Europa. E ancora, entro la fine del prossimo aprile sui televisori analogici produttori e importatori dovranno apporre un’etichetta che avverta i clienti che si tratta di apparecchi non abilitati al digitale. Nel decreto, infine, c’è anche la ridefinizione della data finale per lo spegnimento della tv analogica su tutto il territorio nazionale: la nuova dizione è «entro il 2012», ufficializzando così lo slittamento rispetto al termine di fine 2008, previsto dalla legge in vigore. «Si tratta – spiega Gentiloni – di un processo che va nella direzione già presa da altri paesi europei», ricordando che per sostenere la transizione al digitale terrestre la Finanziaria per il 2008 ha aumentato l’apposito fondo del 50%, da 40 a 60 milioni di euro. Il ministro aggiunge poi di non prendere neanche in considerazione che il disegno di legge di riforma della tv non venga approvato, ribadendo che il disegno di legge sulla tv e quello di riforma della Rai devono seguire «due percorsi distinti».

    Il pacchetto di misure per facilitare la transizione al digitale, prosegue Gentiloni, si completa anche con l’avvio degli sconti fiscali previsti dalla Finanziara dell’anno scorso, che, per l’arrivo solo a luglio 2007 dell’approvazione della Commissione europea, hanno tardato rispetto alle previsioni. Attuate il 3 agosto da un decreto interministeriale (Comunicazioni ed Economia), pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 22 settembre 2007. Si tratta, tiene a precisare il ministro, del 20% di sconto che si applica fino a una spesa massima di mille euro, e in tale caso il risparmio sarebbe quindi di 200 euro, che dovrà essere riportato nella dichiarazione dei redditi per acquisti effettuati nel 2007 di apparecchi con il sintonizzatore integrato.

    Hanno diritto all’agevolazione tutte le persone fisiche in regola con il pagamento del canone di abbonamento Rai per l’anno 2007. necessario accertarsi che l’apparecchio acquistato sia nell’elenco, che comprende anche decoder e alcuni videoregistratori, consultabile anche sul sito del ministero delle Comunicazioni.

  10. Mi sorge spontanea una domanda: se il fieno verrà impiegato per produrre bioenergia, che mangeranno gli ovini, i bovini e tutti gli altri erbivori? Farine animali?

  11. La tv via internet dell’arcivescovo

    Altro che digitale terrestre,il futuro della comunicazione è sul web

    di Alessandro Alfonso – http://www.altravoce.net

    Ci scuserà Marshall McLuhan, la cui fama è legata agli studi sugli effetti della comunicazione sulla società, padre della famosa teoria secondo la quale il media da cui si trasmette produce effetti talmente tanto importanti nell’immaginario collettivo che i contenuti dell’informazione veicolata diventano superflui: il mezzo stesso è il messaggio.

    Ci scuserà perché dal basso della nostra modestia ci permettiamo di sospettare che se avesse avuto modo di assistere, come noi mortali contemporanei, alla messa in rete della prima Web Tv (in streaming) della Chiesa cattolica, grazie a mons. Giuseppe Mani e alla diocesi di Cagliari, avrebbe quanto meno rimesso in discussione o aggiornato la sua teoria: Dio è in rete e soffre insieme a noi.

    Vogliamo tralasciare del tutto i contenuti? Certo, per ora su http://www.diocesidicagliari.tv si scopre una web tv piuttosto ermetica, un po’ alla sarda: si parte con la presentazione dell’iniziativa da parte della diocesi di Cagliari, con l’esplicazione della Missione Cittadina («Dio ama i peccatori…»), un po’ di intrattenimento per i fedeli, i documentari su papa Wojtyla.

    Ma la vera domanda da porsi è come mai un’istituzione che esiste da decine di secoli, esattamente da qualche anno dopo l’anno 0 (secondo alcuni 26, secondo altri 28), sceglie l’ingresso nei nuovi media passando prima dal web, che nel tempo si evolve nella tv via web, facendo un evidente dispetto, per parlare di una tecnologia di recente invenzione, alla Televisione Digitale Terrestre e ai suoi estimatori.

    Sono cose che fanno male, specie al Consorzio Digitale Terrestre (a proposito, non si sente più nessuno da quella sponda, il sito ha un’ultim’ora di due settimane fa, le informazioni sono un po’ datate: non è che sono finiti i soldi pubblici e sono finite le attività e quindi le irrinunciabili conferenze stampa?).

    Non bastassero tutti gli over 60 d’Italia uniti nell’incubo del doppio telecomando e dell’antenna che non prende; non bastassero decine di commentatori ed esperti di tecnologie a suggerire un rapido passo indietro del DDT; non bastasse il lancio della IP-TV da parte di numerosi ed importanti provider; ora anche la Chiesa che che rema contro.

    Homo proponit sed Deus disponit. Amen.

  12. The food pyramid will be as follows: “grease class belongs on the top of the pyramid, no over 25 grams per day pay day loans uk shestokas – mortgage modification is really a process whereby a property owner’s mortgage is modified and both the bank and homeowner are bound from the new terms from the new mortgage.