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Servitù Militari: Poligono del Salto di Quirra

In 200 contro il poligono militare
Villaputzu, i politici disertano l?assemblea. «Bisogna fare chiarezza sui veleni di Quirra»
In lotta il comitato per la salvaguardia del Sarrabus Gerrei
di Giancarlo Bulla ? La Nuova Sardegna 19 Marzo 2003

VILLAPUTZU. Non c?erano i politici all?assemblea popolare che si è svolta ieri pomeriggio
nel centro di aggregazione sociale di Villaputzu. La riunione, alla quale hanno partecipato circa duecento persone, è stata organizzata dal comitato per la salvaguardia della salute e l?integrità del territorio del Sarrabus Gerrei che dalla sua nascita si batte perché venga fatta piena luce sulle cause della cosiddetta ?Sindrome di Quirra? il male oscuro che negli ultimi anni ha provocato la malattia e la morte di decine di persone civili e militari che hanno operato nel Poligono sperimentale di addestramento interforze del Salto di Quirra e hanno vissuto nei comuni che confinano con la più grande base militare europea.

L?assemblea è stata disertata da tutti i politici che erano stati invitati, come il presidente della Regione Renato Soru, il senatore Mauro Bulgarelli, la deputata Elettra Deiana e i consiglieri regionali Luciano Uras e Giuseppe Atzeri.
Tutti gli intervenuti al dibattito hanno contestato la ventilata ipotesi di ampliamento del poligono e delle sue attività che di fatto è già iniziata come ha detto nella breve relazione introduttiva Lina Coas una delle fondatrici del comitato organizzatore della manifestazione. «A cosa serve l?indagine conoscitiva sulle servitù militari che è stata avviata dalla Commissione difesa della Camera ? si è chiesta Coas ? se poi tutto è stato già deciso. Il poligono del Salto di Quirra infatti è stato considerato un polo tecnilogico altamente qualificato e pertanto adatto a diventare l?epicentro delle esercitazioni aerospaziali».
La notizia è stata confermata dal sottosegretario Emidio Casula che ha sottolienato che nei giorni scorsi il ministero della Difesa ha sottoscritto un accordo col Centro italiano ricerca aerospaziale (Cira) per l?utilizzo per i prossimi dieci anni del poligono del Salto di Quirra per i propri programmi sperimentali. Mentre alcune basi come La Maddalena, Teulada e Capo Frasca, hanno sostenuto gli aderenti al comitato organizzatore dell?assemblea popolare, saranno chiuse o ridimensionate perché come ha detto il presidente della Regione Renato Soru la loro presenza non è più accettabile, perché impediscono all?economia di svilupparsi, inquinano il territorio e fanno ammalare la popolazione, il poligono del Salto di Quirra dunque sarà ampliato.
Ci opporremo con tutte le nostre forze ? hanno detto i componenti del comitato perché ciò avvenga. Ci impegneremo perché altre terre non vengano strappate a pascoli e colture. I componenti del comitato che sono intervenuti al dibattito hanno sottolineato che le esecitazioni militari continuano nonostante sia stata chiesta più volte la loro sospensione e che non si hanno notizie del monitoraggio ambientale sanitario che era stato promesso.

Scioccanti sono state definite da tutti i presenti le conclusioni della relazione di Maria Antonietta Gatti la rsponsabile del laboratorio di biomateriali presso il Dipartimento di Neuroscienze dell?Università di Modena e Reggio che per conto del Senato ha esaminato campioni di tessuto di persone morte nel Sarrabus per tumore. «All?interno dei tessuti esaminati ? si legge nella relazione della dottoressa Gatti, che è stata diffusa dal comitato ? sono stati evidenziati alcuni puntini bianchi che sono corpi estranei, non esistono in materia e possono formarsi solo ad altissime temperature ».

La Regione ? sostengono i componenti del comitato ? è intenzionata a dare il nulla osta per l?ampliamento e il potenziamento del Poligono del Salto di Quirra. Lo si evince ? dicono ? da ciò che ha detto il presidente della Regione Renato Soru alla Commissione Difesa della Camera il 26 gennaio 2006 (NdR: 31 Gennaio 2007). L?estratto dell?intervento del presidente Soru è stato diffuso ieri pomeriggio nel corso dell?assemblea.
Per il presidente Soru il Poligono di Quirra è quello dove si è maggiormente investito ed è anche il più grande di tutti, il più dotato di tecnologie.
La Regione farà la sua parte partecipando agli investimenti e acconsentendo alla concessione di nuovi spazi e anche alla realizzazione di una cosiddetta striscia tattica o piccolo aeroporto funzionale alle attività del poligono». «Ci batteremo per impedire ? dicono i componenti del Comitato ? il concentramento nel Poligono del Salto di Quirra di tutte le operazioni militari che finora si sono svolte e di guerra simulata terra-aria-mare».

~ di Blog Admin on 19 Marzo 2007. Tagged: , , , ,

32 Risposte to “Servitù Militari: Poligono del Salto di Quirra”

  1. Uranio impoverito, un militare denuncia “Moltissimi reduci operati alla tiroide”

    La testimonianza raccolta dall’Osservatorio militare
    Gli interventi riguarderebbero il 70 per cento del personale
    La notizia durante la conferenza stampa della commissione parlamentare d’inchiesta
    Confermati i dati: i decessi sono più di 40, i malati oltre 500

    ROMA – Molti militari italiani reduci da missioni all’estero sono stati operati alla tiroide in seguito alla presunta contaminazione da uranio impoverito. A denunciarlo un giovane soldato tornato dal teatro bellico dei Balcani e da tempo sotto controllo medico. La sua testimonianza è stata affidata a Domenico Leggiero, dell’Osservatorio militare, un’associazione che assiste gli appartenenti alle forze armate e i loro familiari.

    Un’affermazione scioccante, ancora di più per le dimensioni del fenomeno, che, secondo il militare, riguarderebbe il 70 per cento dei reduci, costretti a sottoporsi da un intervento alla tiroide a titolo preventivo. Secondo le informazioni raccolte dall’Osservatorio militare, le operazioni verrebbero effettuate in un ospedale di Siena e in altre strutture convenzionate con l’esercito.

    “Noi non siamo in grado di confermare queste cifre” spiega Leggiero, “ma ci aspettiamo che qualcosa si muova in Parlamento per fare chiarezza sulla questione. Anche se si trattasse soltanto della metà, si tratta di un dato comunque enorme ed è necessario poter avere accesso a queste informazioni”.

    E questo è l’obiettivo della Commissione parlamentare d’inchiesta del Senato sull’uranio impoverito, la cui presidente, Lidia Menapace (Prc) ha illustrato questa mattina le linee guida che verranno seguite.

    Uno dei primi compiti della Commissione riguarderà la raccolta e l’analisi statistica dei dati, per le quali la Commissione intende rivolgersi all’Istat, all’Istituto superiore di Sanità, alla Direzione generale della sanità militare, ha detto la Menapace, “al fine di acquisire elementi e valutazioni di tipo oggettivo ed ufficiale”.

    Ad oggi, infatti, non ci sono certezze sul numero esatto delle vittime: secondo l’Osservatorio i morti sarebbero 45 e i malati 515, affetti da patologie riconducibili all’esposizione all’uranio impoverito, usato in modo massiccio negli armamenti della Nato soprattutto nei Balcani. Altre associazioni hanno dati diversi, così come diversi sono quelli forniti dalla Difesa.

    Oggi non ci sono praticamente più dubbi sull’esistenza di un nesso fra i decessi e le malattie dei reduci da missioni all’estero e l’esposizione all’uranio impoverito, anche se il tema continua ad essere oggetto di forti polemiche e indagini. La commissione Mandelli, in tre successive relazioni, ha concluso che rispetto al numero statisticamente atteso le vittime nel gruppo di riferimento (i militari che hanno preso parte a diverse operazioni nelle zone “incriminate”) sono quattro volte superiori, ma non è stata in grado di collegare direttamente la presenza dell’uranio ai casi di tumore registrati. E una successiva commissione di inchiesta ha sostenuto che i dati della Mandelli erano probabilmente sbagliati e sottostimati.

    Fonte: la Repubblica.it

  2. Uranio impoverito ? Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sui casi di morte e gravi malattie che hanno colpito il personale italiano impiegato nelle missioni militari all’estero, nei poligoni di tiro e nei siti in cui vengono stoccati munizionamenti, nonché le popolazioni civili nei teatri di conflitto e nelle zone adiacenti le basi militari sul territorio nazionale, con particolare attenzione agli effetti dell’utilizzo di proiettili all’uranio impoverito e della dispersione nell’ambiente di nanoparticelle di minerali pesanti prodotte dalle esplosioni di materiale bellico
    Deliberazione 11 ottobre 2006, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 247 del 23 ottobre 2006: http://www.senato.it/documenti/repository/commissioni/uranio15/deliberazione_istitutiva.pdf

    Composizione attuale (da http://www.senato.it)

    Presidente
    BRISCA MENAPACE Lidia, RC-SE

    Vicepresidenti
    BULGARELLI Mauro, IU-Verdi-Com
    COSTA Rosario Giorgio, FI

    Segretari
    BODINI Paolo, Ulivo
    DE ANGELIS Marcello, AN

    Membri
    AMATO Paolo, FI
    ANTONIONE Roberto, FI
    CASSON Felice, Ulivo
    DIVINA Sergio, LNP
    FERRANTE Francesco, Ulivo
    LORUSSO Antonio, FI
    MANNINO Calogero, UDC
    MARINI Giulio, FI
    MORSELLI Stefano, AN
    NIEDDU Gianni, Ulivo
    PISA Silvana, Ulivo
    RAME Franca, Misto, IdV
    RAMPONI Luigi, AN
    TONINI Giorgio, Aut
    VALPIANA Tiziana, RC-SE
    ZANONE Valerio, Ulivo

  3. Poligono di Quirra. Nanoparticelle nell?ambiente e nei tessuti umani.
    Da L’unione Sarda 8/04/2007 Lettere&Opinioni
    SE NE PARLA. MILITARI.
    Poligono di Quirra. Più indagini sui tumori.
    La querelle epidemiologica sul fenomeno che colpisce Villaputzu si trascina ormai da anni. Fino al 2004, l’unico dato certo era che una pesante anomalia nell’incidenza di talune patologie neoplastiche, registrata sia nella popolazioene di Quirra, frazione contigua alle installazioni del Poligono, che tra gli addetti alle diverse attività che si svolgono nell’area militare, dove le esercitazioni di simulazione bellica convivono con sperimentazioni ad alta tecnologia. A fronte di tale evidenza, ogni ipotesi avanzata per darne una spiegazione era rimasta priva di un oggettivo riscontro scientifico. Ma ora il quadro è cambiato. Infatti, nel corso di un’audizione della Commissione d’inchiesta del Senato sull’uranio impoverito, istituita nella scorsa legislatura, emersero nuovi quanto inquietanti elementi. Era il 27 ottobre 2005. I senatori avevano convocato la dottoressa Gatti, in precedenza incaricata di compiere analisi sulla zona e sulla popolazione residente. Per realizzare tutti gli esami si era servita di strumenti innovativi, già utilizzati nell’ambito di uno studio sulle nanopatologie da lei coordinato e finanziato dall’unione Europea. La Gatti, dunque, riferì ai commissari di essersi recata all’interno del Poligono e di aver registrato la presenza di particelle di dimensioni nanometriche (arrivano ad essere piccole quanto un virus), la cui genesi per due ordini di ragioni andava senz’altro ricondotta ad un’attività dell’uomo. Anzitutto, risultavano costituite da composti metallici non esistenti in natura; in secondo luogo, la loro forma tondeggiante, pure non ricorrente in natura, denunciava uno shock termico di migliaia di gradi. Si tratta di un particolato così ridotto da riuscire ad oltrepassare le barriere biologiche, quali i polmoni o l’intestino, con inevitabili conseguenze per l’organismo. Questi frammenti si trovavano in un settore della base in cui erano stati testati i potenti motori del razzo Ariane, un vettore satellitare che impiega un propellente solido contenente piombo, metallo che era presente anche nei campioni raccolti dalla dottoressa. A questo punto, perché si potesse stabilire un qualche nesso tra il Poligono e le patologie, era necessario un riscontro sui tessuti dei soggetti colpiti da tumori. Ebbene, nei campioni umani furono individuati gli stessi nano-detriti metallici e tondeggianti rilevati nella zona militare. Mi chiedo che cosa sarebbe emerso se la dottoressa non fosse stata limitata da tempi stretti e ragioni di segretezza, se avesse potuto esaminare tutta la zona. L?inchiesta del Senato si è chiusa sollevando questioni che vanno approfondite. Per contro, il Governatore, in commissione Difesa della Camera, ha di recente espresso la propria disponibilità all?ampliamento del Poligono. Parole che pesano, cui seguono sgomento e delusione: non troviamo una sponda istituzionale che ci sostenga.
    Simone Tramatzu – Villaputzu

  4. Salto di Quirra. Ampliamento “ecologico” del poligono.Che bella idea!
    Da La Nuova Sardegna 25 maggio 2007
    Il ministro Parisi rilancia con Finmeccanica il progetto civile e militare
    «Pista di volo a Salto di Quirra»

    ROMA. L?interesse a realizzare una pista di volo polifunzionale per il Poligono interforze di Salto di Quirra è stato segnalato dal ministro della Difesa Arturo Parisi al presidente di Finmeccanica, Pier Francesco Guarguaglini, ricevuto a Palazzo Baracchini. «L?esigenza di dotare il poligono di una pista di volo polifunzionale, individuata fin dal 2004 – rileva il ministero della Difesa- diventa sempre più urgente a fronte degli intensi e proficui programmi di ricerca aeronautica ed aerospaziale in cooperazionecivile-militare, nazionali ed internazionali, che rafforzano il ruolo di eccellenza delle strutture del poligono sardo a livello europeo e mondiale e consolidano, esaltandone i contenuti tecnologici, i livelli occupazionali nell?Ogliastra». Il presidente di Finmeccanica ha convenuto sull?importanza dell?installazione anche per l?industria nazionale e ha manifestato l?interesse di partecipare alla sua costruzione, tramite apposita convenzione che ne consenta il futuro utilizzo comune. La Difesa potrà contribuire con le autonome capacità dei propri Gruppi Genio campale, specializzati nella realizzazione di queste infrastrutture, mentre l?industria supporterà la fornitura dei materiali e dei compound impiantistici da porre in opera. L?intervento infrastrutturale, assicura la Difesa, «verrà realizzato nel pieno rispetto della normativa tecnica ed ambientale, minimizzandone l?impatto sia della costruzione che dell?esercizio,con l?impiego di tutta la gamma delle tecnologie ecocompatibili».

  5. Uranio impoverito. Su 50 vittime 10 sono sarde. Emerge un dato allarmante: 11 dei contaminati non sono mai stati in missione all’estero, sarebbe legittimo pensare che abbiano contratto la leucemia in patria in uno dei poligoni dove raccoglievano i proiettili delle esercitazioni a mani nude. In questo caso a chi spetta la tutela delle popolazioni che risiedono nei pressi dei poligoni?
    Da Il Sardegna 28/06/2007
    Il dossier . Presentato il Libro nero realizzato dall’associazione presieduta da Falco Accame

    Un’Isola vittima dell’uranio killer sardi dieci morti su cinquanta
    L’ ex presidente della commissione Difesa : i casi sono sicuramente in numero maggiore

    Sono dieci i militari sardi morti a seguito delle radiazioni provocate dall?uranio impoverito (50 in tutta Italia). È quanto emerge dal Libro nero realizzato dall?associazione delle vittime Ana-Vafaf, presieduta da Falco Accame, in collaborazione con il portale Vittimeuranio.com, ideato e curato da Francesco Palese. Oltre che dalla Sardegna quasi tutte le vittime erano militari provenienti da Campania e Puglia. Ma i casi da esaminare – ha spiegato lo stesso Accame – sono presumibilmente in numero maggiore rispetto a quelli di cui dispone l?Ana-Vafaf. Per questo occorre che vengano resi disponibili dal ministero della Difesa i documenti caratteristici dei singoli con le relative destinazioni e ove possibile le cartelle cliniche. «I dati vanno quindi presi come una semplice indicazione che non può servire come base per uno studio statistico scientificamente basato e ancor meno per uno studio epidemiologico».
    SECONDO QUANTO emerge dal Libro nero, tumori, leucemie e linfomi sono sempre le cause dei decessi. I luoghi interessati ai contagi sono i Balcani e i poligoni, ma anche la Somalia e la guerra del Golfo. Tra le 19 patologie, ci sono stati 2 tumori ai polmoni, 2 allo stomaco, uno alla laringe, al pancreas, al cavo orale e ai reni. Sono invece 11i casi di leucemia di vario tipo.«Un ?altra indicazione ? secondo Falco Accame ? finora non emersa con evidenza è quella che riguarda gli 11casi di tumore che si sono verificati nei nostri poligoni, quindi in Italia e non all?estero e né in missione. Da notare che nei poligoni, pur troppo, una larga parte dei nostri militari ha raccolto a mani nude proiettili e residuati bellici nelle operazioni di pulizia del terreno». Secondo il dossier, alla situazione nei poligoni fanno fronte i 12 casi attribuibili, con le necessarie riserve, a militari che hanno operato in Bosnia e ai 30 complessivi attribuibili alla permanenza nei Balcani. Rispetto a indagini condotte nel passato emergono 2 casi di morte attribuibili alla permanenza nel teatro della Guerra del Golfo del ’91 e 5 casi attribuibili alla permanenza in Somalia nel ’93. «La grandissima maggioranza del personale deceduto – lamenta l?ex presidente della Commissione Difesa – non ha potuto disporre di protezioni come quelle che invece
    erano state applica te rigorosamente dagli Usa già dall?ottobre del 93 in occasione della missione Restore Hope in Somalia. Bisogna inoltre tener presente che se non si può affermare con certezza che il killer sia l?uranio impoverito allo stesso tempo non si può escludere con la stessa certezza che non lo sia (naturalmente possono esserci delle concause). Occorre infine ricordare ? ha concluso – che se il personale militare e civile che è stato destinato ad operare in zone contamina te può proteggersi con adeguate misure, questo non è possibile per le popolazioni che vivono in quelle zone, per cui si impongono azioni volte a promuovere l?abolizione delle armi all?uranio impoverito». ?

    Da L?Unione Sarda 28 giugno 2007
    VILLAPUTZU
    Commissione uranio impoverito
    «Subito un?indagine per i tumori a Quirra»
    Esercitazioni militari, servitù e morti. Quirra finisce nuovamente a Roma. «L?alta percentuale di malattie tumorali tra la popolazione delle località prossime al poligono interforze del Salto di Quirra, nonché l?elevata incidenza di leucemie tra il personale militare, rende urgente un?attenta indagine per capire che tipo di materiali bellici vengano usati nell?area, in particolare se vi siano tracce di uranio impoverito». Lo ha dichiarato il senatore di ?Insieme con l?Unione”, Mauro Bulgarelli, vicepresidente della Commissione d?inchiesta del Senato sull?uranio impoverito. «Ho proposto che in commissione vengano sentiti esperti e periti per capire se i fenomeni siano correlati all?uso durante le esercitazioni di
    munizioni all?uranio impoverito e altri agenti nocivi, e per valutare la tossicità delle polveri al di là del livello di radiazioni misurate nell?area. Di particolare importanza, nel caso di Quirra, sarebbe la segnalazione dei rapporti isotopici con cui l?uranio si presenta; studiando la distribuzione dei rapporti differenziali nelle diverse aree di Quirra, interessate nel tempo da sperimentazioni con dispositivi bellici, si potrebbero infatti confinare aree che siano eventualmente state soggette a contaminazione». Secondo Bulgarelli sarebbero ormai dimostrati scientificamente i legami dell?uranio impoverito con l?insorgere di patologie come il linfoma di Hodgkin. La Sardegna con i suoi 10 morti, la Campania con 12 e la Puglia con 6 sono le regioni che hanno il maggior numero di militari vittime da possibile contaminazione da uranio impoverito. In tutto sono 50 i morti censiti. Ciò emerge dal libro nero realizzato dall?associazione delle vittime Ana-Vafaf, presieduta da Falco Accame, in collaborazione con il portale Vittimeuranio.com. «Un?altra indicazione – dice Accade – è quella che riguarda gli 11 casi di tumore che si sono verificati nei nostri poligoni, quindi in Italia e non all?estero, né in missione». (a. pi.)

  6. Uranio impoverito. La Commissione chiede il sequestro dei fascicoli dei militari uccisi dall’uranio.
    Da Il Sardegna 3/07/2007
    Il dossier . Su incarico della commissione d’inchiesta verranno esaminati dagli esperti
    Via al sequestro dei fascicoli dei militari uccisi dall’uranio
    La presidente Lidia Menapace ha parlato anche delle deformazioni degli agnelli sardi
    Gian Basilio Nieddu
    gian.basilio.nieddu@ epolis.sm

    Finalmente si fa sul serio. Dopo anni di denunce, contestazioni, processi e soprattutto tanti giovani militari morti il Governo ci vuol vedere chiaro sulle cause dei decessi nelle zone militari. Merito dell’ultima decisione della Commissione parlamentare di inchiesta sull’uranio impoverito, guidata dalla senatrice Lidia Menapace, che ha deciso di acquisire informazioni sul campo. UN NUCL EO di agenti di polizia giudiziaria procederà, infatti, all?acquisizione dei dati epidemiologico-sanitari custoditi presso i distretti e le strutture sanitarie militari. Informazioni che riguardano sia il personale militare che quello civile. Un’indagine scientifica che si avvale della collaborazione dell?Istituto superiore di sanità e della consulenza degli esperti della Commissione. Scienziati che, si spera, svelino i ?misteri? alla base delle malattie che hanno provocato la morte di almeno 50 militari. Secondo la denuncia presentata recentemente dall’associazione delle vittime. L’ acquisizione delle prove presso i distretti militari sarà seguita da sopralluoghi e indagini presso alcune basi militari in Italia e altri teatri operativi
    esteri. Naturalmente la Sardegna sarà al centro di questi sopralluoghi visto l’alto numero di basi e soprattutto di poligoni di tiro. In particolare l’attenzione si concentrerà su Perdas de- Fogu dove l’esperta Antonietta Gatti, consulente della Commissione, in un sopralluogo precedente, relazionato nel mese di marzo, notò: « Ci rendemmo conto della scarsità e della incompletezza della documentazione esistente – spiega alla commissione d’inchiesta ? tanto che non riuscimmo a comprendere come in realtà si operasse nella struttura». T ES T I M O N I A N Z A scientifica che ha suscitato la curiosità e lo sdegno dei parlamentari che hanno deciso di approfondire la questione per chiarire, una volta per sempre, questo enigma politico militare. Con forti ricadute anche sulla popolazione civile come ha sottolineato la dottoressa Gatti che ha parlato dei feti di agnello del paese sardo: «Senza occhi ma con orecchie al loro posto». In oltre alcune patologie riscontrate, in alcuni pazienti civili, possono essere messe in relazione ad alcune attività del poligono come la sperimentazione del motore del razzo aerospaziale Ariane.

  7. POLIGONO QUIRRA: COMITATO POPOLARE CHIEDE STOP ESERCITAZIONI

    (AGI) – Cagliari, 23 lug. – In attesa di conoscere le cause della “sindrome di Quirra”, il Comitato popolare di difesa ambientale del Sarrabus-Gerrei (in provincia di Cagliari), chiede la sospensione delle esercitazioni e delle sperimentazioni nel poligono militare del Salto di Quirra.

    Il Comitato, che ha sede a Villaputzu, chiede anche la revoca dei progetti di ampliamento della base, l’attivazione di un osservatorio permanente sulle condizioni sanitarie e ambientali della zona, la bonifica delle aree interessate al poligono e il risarcimento delle famiglie colpite da tumori al sistema linfatico.

    Secondo i dati raccolti dai medici di base della zona dal comitato, cui aderiscono anche le associazioni Cagliari Social Forum, “A Foras” e la Carovana della Pace, in 20 anni su una popolazione residente di 150 persone piu’ circa una cinquantina di lavoratori, si contano almeno 32 decessi dovuti a tumori, 10 dei quali sono stati causati da patologie del sistema emolinfatico. In attesa di analisi approfondite dopo i numerosi studi dell’Istituto Superiore di Sanita’ (nel 2004) e della commissione Sanita’ del Consiglio regionale (2005), l’associazione “A Foras” ha completato un’analisi autofinanziata per rilevare l’intensita’ dei campi elettromagnetici, in particolare nella fascia costiera che va da Capo San Lorenzo a Torre Murtas, dove sarebbero impiantati cinque radar dell’apparto di telecomunicazioni del poligono sperimentale.

    L’indagine – condotta nelle prime due settimane di maggio e presentata stamane a Cagliari, alla presenza del parlamentare dei Verdi, Mauro Bulgarelli – ha riscontrato la presenza di campi elettromagnetici nella banda delle microonde, con frequenza superiore ai tre GHz, che, secondo i tecnici dell’associazione “A Foras”, non possono essere imputati a impianti delle telefonia mobile, ma che sono certamente creati dai radar militari. (AGI)

    Cli/Rob/Cog (Segue)

  8. Quirra. Uranio impoverito, nanoparticelle, campi elettromagnetici, e che altro?

    Da La Nuova Sardegna

    Ricerca commissionata da un comitato di Villaputzu

    Indagine sui radar del poligono

    Pablo Sole

    CAGLIARI. Non bastavano le denunce sull?uranio impoverito. Ed evidentemente non bastavano neppure le nanoparticelle di metalli pesanti individuate in animali nati malformati e persino nei tessuti di alcuni militari del poligono interforze: per spiegare le cause scatenanti la cosiddetta Sindrome di Quirra si aggiunge un elemento nuovo come i campi elettromagnetici nella banda delle microonde, prodotti presumibilmente dai cinque radar installati nell?area militare.

    Un aspetto finora tralasciato dalle ricerche precedenti: a colmare la lacuna ci ha pensato un?indagine commissionata da A foras, Comitato per la difesa del Sarrabus-Gerrei, Cagliari social forum e Carovana della pace: ieri mattina il fisico Massimo Coraddu e l?ingegnere ambientale Basilio Litarru, che hanno condotto le rilevazioni, hanno presentato i risultati dello studio. Che primia di tutto ha rivelato la presenza di microonde, per poi sottolineare come i livelli siano al di sotto della soglia di legge.

    Tutto a posto? Non proprio. E il perché lo ha spiegato Coraddu: «Abbiamo effettuato diverse misurazioni, e riguardo all?intensità dei campi rilevati, visto che ignoriamo i parametri fondamentali che caratterizzano le sorgenti, abbiamo potuto solamente fissare un limite inferiore, ampiamente al di sotto della soglia di tolleranza. Questo però non significa che l?intensità non arrivi a superare i livelli consentiti, ma non è possibile stabilire se e dove questo avvenga».

    Fatta questa premessa, per capire meglio il senso della ricerca è sufficiente un semplice esempio: «Abbiamo effettuato una rilevazione a Baccu Buidu, a poche centinaia di metri dalla stazione radar ?Osteria di Quirra? – ha detto Coraddu – e i livelli risultano a norma. Il problema però nasce quando si ipotizza che, in quel momento, il radar non fosse in funzione e, magari, il valore che abbiamo rilevato si riferisse alla stazione di Torre Murtas, posta a cinque chilometri di distanza. Se questo fosse vero, significherebbe che in prossimità di quel radar l?intensità del campo di emissione delle microonde supererebbe del doppio quella consentita dalla legge».

    Posta la veridicità di questa ipotesi, che cosa comporta la presenza di un campo elettromagnetico di questa portata per la salute della popolazione di Quirra? «Grande rilievo va dato alla possibile interrelazione tra i campi di microonde e l?eccesso di tumori emolinfatici rilevati nella zona – si legge nelle conclusioni dello studio -. Per ora Sappiamo che alcuni esperimenti effettuati su colture cellulari, hanno evidenziato come un campo di microonde possa aumentare il proliferare delle cellule tumorali. Inoltre, non bisogna tralasciare uno degli aspetti più importanti, vale a dire la possibile interrelazione tra microonde, inquinanti chimici e nanoparticelle».

    Alla presentazione dello studio era presente anche il senatore dei Verdi Mauro Bulgarelli, vicepresidente della commissione parlamentare d?inchiesta sull?uranio impoverito che dovrà far luce sulle morti sospette registrate intorno al poligono. «Grazie agli spunti presenti in questa ricerca – ha detto – allargheremo il campo d?indagine della commissione».

    Intanto il Comitato ha chiesto la sospensione delle esercitazioni e la revoca del progetto sul potenziamento delle attività militari. Più duri i rappresentanti di A foras: «L?ampliamento del poligono di Quirra, non solo in estensione ma soprattutto nelle tipologie di utilizzo come le sperimentazioni sugli aerei senza pilota – ha detto Consuelo Costa – farà della Sardegna un territorio asservito alle esigenze del Kombinat militare-industriale su scala internazionale, talmente importante dal punto di vista strategico che i sardi avranno come unica prospettiva quella di vivere militarizzati, visto che tale concentrazione di potere economico-militare non permetterà mai di essere messa in discussione, da nessuno e in nessun modo».

    Il ?caso Quirra? riemerge dunque dalle nebbie del passato. La denuncia drammatica dell?ex sindaco di Villaputzu Antonio Pili sulla lunga catena di morti nella minuscola frazione alle porte del poligono più grande d?Europa, la nascita di bambini deformi nel piccolo paese di Escalaplano, le ricerche commissionate dal ministero dell Difesa e il clima di sospetti che avevano creato un grande allarme sociale sembravano essere stati inghiottiti dal passato. Spazzati via da quell?unica, fragile verità ufficiale che oggi viene smentita proprio da chi l?ha sostenuta in passato con grande forza. E? stato infatti proprio l?ex sottosegretario alla Difesa Salvatore Cicu ad aver recentemente affermato in Commissione Difesa che l?ipotesi dell?inquinamento da arsenico come possibile causa della Sindrome di Quirra è difficilmente credibile. E così la domanda sul perché si sia consumata una tragedia è ancora senza una risposta certa nonostante siano ormai trascorsi quasi sei anni.(25 luglio 2007)Torna indietro

  9. Poligono di Quirra. Riprendono le esercitazioni, tra le proteste della popolazione,dei comitati e delle associazioni.

    Ritorna la guerra nel Salto di Quirra

    LA NUOVA SARDEGNA 26.09.2007

    Di nuovo le esercitazioni al poligono: nel Sarrabus sollevazione popolare

    di Giancarlo Bulla VILLAPUTZU. La stagione delle esercitazioni militari è ricominciata dopo la pausa di giugno. Al Salto di Quirra è finita la pace. D’ora in avanti, esclusi il sabato e la domenica e i festivi, un lungo e largo tratto di mare della costa sudorientale sarà di nuovo off limit dalle 8 alle 20. Lo hanno deciso l’ufficio circondariale marittimo di Arbatax e il Comando militare autonomo della Sardegna È un passo indietro, hanno detto il circolo Ruspa-Arci, il Cagliari Social Forum, la Carovana della pace e il movimento “A foras”. Sono le associazioni che nelle prime settimane di maggio dopo un’indagine ambientale della società “Altrenergie”, aveva denunciato la presenza di campi elettromagnetici oltre il limite ghz) in prossimità delle case e dei terreni nella zona confinante col poligono. Ecco perché le associazioni avevano chiesto la sospensione delle esercitazioni e delle sperimentazioni, la revoca del progetto per la pista d’atterraggio e per finire: immediate operazioni di bonifica. «Nessuno ha mai risposto, con precisione, alle nostre reiterate richieste e approfondite indagini — scrivono le associazioni in un documento — Non c’è biubbio, manca ancora la volontà politica di fare chiarezza sull’argomento ». Per la Ruspa e gli altri gruppi, è ritorniamo il momento della denuncia. «Invece di sottoporre l’area a uno scrupoloso monitoraggio ambientale sanitario, è prevalsa tra i politici la la condivisione trasversale dei progetti di potenziamento delle attività militari di quello che è già il più grande poligono d’Europa». A Villaputzu si è costituito un coordimento di lotta contro il poligono. Base contestata con centinaia di manifesti e locandine affisse in tutti i comuni che confinano con Quirra, per diro no alla ripresa delle esercitazioni a fuoco. «Un poligono militare sperimentale — si legge — è luogo dove si sperimentano e si sviluppano nuovi sistemi di fuoco. Questo per dire che la base ha portato un inquinamento insidioso invisibile, che causa in ogni momento malattie e morti tra la popolazione civile e tra i militari stessi. Nella frazione di Quirra, l’incidente di tumori emolinfatici mortali è almeno dieci volte superiore alla media regionale, mentre ad Escalaplano, in un solo anno, si sono verificate otto malformazioni gravissime alla nascita su ventuno bambini. Malformazioni, aborti e terribili malattie si verificano anche con grande frequenza tra il bestiame in prossimità del poligono. Come se questo non bastasse — continua il volantino — le istituzioni politiche e militari hanno previsto l’ampliamento e l’intensificazione delle attività del poligono, e questo è inaccettabile. Non possiamo — conclude il volantino di protesta — continuare e subire in silenzio questa stragi quotidiane, rendendoci complici oltre che esserne le prime vittime. Dobbiamo dire basta e organizzare la nostra opposizione

  10. Poligono di Quirra. Arrivano i rimborsi per i Comuni del Poligono.2,5 milioni di euro per risarcire le popolazioni della mancata possibilità di uno sviluppo alternativo…,e i danni alla salute quando e come verranno risarciti?

    Dalle stellette pioggia di euro

    L’UNIONE SARDA 27.09.2007

    Servitù militari: rimborsati i Comuni del Poligono

    Sbloccati i fondi per le cessioni dei territori comunali al Poligono del Salto di Quirra, fermi dal 2000. I Comuni potranno utilizzarli per opere pubbliche o servizi sociali. In attesa dei nuovi progetti di sviluppo della struttura nel campo della ricerca aerospaziale. Una pioggia di quattrini per “consolare” i Comuni che ospitano il Poligono. Tanti soldi, per chi ha dovuto rinunciare ad un modello di sviluppo altrenativo. Perdasdefogu, Villagrande e Ulassai riceveranno euro in abbondanza da investire in opere pubbliche e nel sociale. DENARO FRESCO È stata la Giunta regionale, a deliberare la ripartizione dei fondi destinati alle regioni che hanno maggiormente contribuito in termini di territorio alla difesa nazionale ed in virtù di questo “sacrificio” rinunciato ad un modello di sviluppo alternativo. Dei 13 milioni e spiccioli di euro riservati ai comuni isolani per gli anni che vanno dal 2000 al 2004 una fetta consistente è stata destinata a tre centri ogliastrini. Perdasdefogu, Villagrande e Ulassai destinatari, assieme al comune di Villaputzu, riceveranno il quaranta per cento circa delle risorse statali messi sindacie a disposizione per la Sardegna. Nel dettaglio Perdasdefogu potrà contare su un contributo di un milione e 343 mila euro mentre un milione e 74 mila e poco più di 800 mila andranno rispettivamente a Villagrande e Ulassai a ristoro delle cessioni nel Salto di Quirra-Capo San Lorenzo. Aree dove al comando dei vertici del Poligono si svolge un’intensa attività militare. I soldi non potranno essere spesi a piacere. «I contributi – recita la delibera- sono vincolati alla realizzazione di opere pubbliche e di iniziative nel campo dei servizi sociali». I SINDACI Soddisfazione per l’arrivo dei finanziamenti, bloccati al 2000, è stata espressa dagli amministratori locali dei tre centri che i questa maniera potranno dare corso ad una serie di progetti. Il sindaco di Perdasdefogu Walter Mura ha saputo della delibera a Roma e si riserva di commentare la buona notizia al suo rientro. Di ricadute sociali sul territorio parla il primo cittadino di Villagrande Gabriele Basoccu che con oltre 4500 ettari di territorio ceduto allo stato è tra i maggiori azionisti del Poligono. «Con questi contributi – ha sottolineato il sindaco – potremo dare corpo ad una serie di iniziative nel sociale tese a tutelare le fasce deboli della popolazione ma non mancherà un occhio di riguardo per il mondo dell’associazionismo e per quello sportivo». Sul versante opere pubbliche Villagrande intende puntare sulla realizzazione di una efficiente rete di irrigazione rurale a valle del paese. Ad Ulassai il sindaco Giovanni Soru plaude all’iniziativa regionale. Nel frattempo Basoccu ragiona su come utilizzare i fondi. «Aspettavamo da tempo queste risorse adesso dovremmo programmarne la spendita sulla base delle indicazioni del consiglio comunale». FUTURO ROSEO Ai quattrini dovuti per le servitù militari nel territorio ogliastrino dovrebbero aggiungersene altri La base interforze non rientra, infatti nel progetto di dismissioni voluto dalla Regione. Anzi secondo quanto prospettato dal sottosegretario alla Difesa Emidio Casula dovrebbe essere potenziata in virtù di progetto di integrazione tra attività militari e civili che passerà anche per la sperimentazione nel settore aerospaziale. GIUSY FERRELI (Unioneonline)

  11. Uranio impoverito. Teulada e Quirra come il Kosovo, e un soldato morto vale quindicimila euro…Sempre che si riesca a dimostrare il nesso di causalità tra la missione e il danno.

    L’UNIONE SARDA – Sanità e affari sociali : “Teulada? A rischio come il Kosovo”

    26.10.2007

    Domenico Leggiero, ex Cocer, mette sotto accusa anche Quirra

    Anche nelle basi sarde di Quirra e Teulada i rischi sono altissimi. Lo dice Domenico Leggiero, ex Cocer, dell’Osservatorio militare. DAL NOSTRO INVIATO PAOLO CARTA FIRENZE Il ritmo ormai è folle: «Arrivano due nuove segnalazioni al giorno di soldati malati di cancro reduci dalle missioni nei Balcani». Adesso anche quelle dei militari che non sono mai andati all’estero e che hanno prestato servizio nei poligoni sardi: «Bisogna considerare le basi di Perdasdefogu e Teulada alla stressa stregua delle zone già ritenute dallo Stato a rischio del Kosovo». Domenico Leggiero, 43 anni, ex maresciallo-pilota dell’Esercito, abita in una palazzina di alloggi con le stellette tra Sesto Fiorentino e Firenze. È il quartier generale del suo Osservatorio: «Sono un ex sindacalista militare del Cocer, trasferito dalla guida degli elicotteri (sui quali ho avuto due incidenti) a un magazzino propri quando ho cominciato a occuparmi dell’uranio. Il primo fu il caso di un giovane sardo, Salvatore Vacca. Poi ne sono arrivati tanti altri». Leggiero ha avuto il merito di far vedere a tutti che il re era nudo: quando il ministro della Difesa Arturo Parisi ha detto al Parlamento che erano 37 in dieci anni i militari morti in seguito all’esposizione all’uranio impoverito, lui si è presentato davanti alle telecamere di Striscia la Notizia sventolando i dati ufficiali ottenuti in quei giorni dalla direzione generale della Sanità militare: Su 76.900 ragazzi partiti in missione nell’ex Jugoslavia, 2.536 sono malati di cancro e 164 morti. «È una strage e probabilmente il peggio deve ancora avvenire». Chiede di sbloccare i soldi assegnati dalle diverse leggi finanziarie per risarcire i soldati malati o i loro familiari: «Sono 170 milioni di euro stanziati e surgelati». È sicuro che in Sardegna, a Quirra e Teulada, si sia sparato materiale arricchito con uranio impoverito: «Lo ha dichiarato pubblicamente in tv il responsabile di una azienda svizzera che testava nuove armi in Sardegna. A Teulada è lo stesso: le truppe Nato si sono preparate in quel poligono per la guerra nei Balcani e in Iraq. Per le sostanze presenti nel suolo e nell’aria, Teulada sta peggio di Quirra ed è come se fosse il Kosovo i fini del rischio al quale sono sottoposti i militari».

    L’UNIONE SARDA – Sanità e affari sociali : Un soldato morto vale quindicimila euro

    26.10.2007

    «In alcuni militari sardi malati sono state riscontrate nano-particelle cellulari che possono essere prodotte soltanto da esplosioni di proiettili all’uranio impoverito». Lo afferma Angelo Tartaglia, avvocato romano specializzato in diritto amministrativo. Il legale ha scoperto tutto ciò seguendo centinaia di cause (comprese quelle intentate da soldati sardi) che puntano a ottenere dallo Stato il risarcimento dei danni, ammesso che il danaro possa davvero risarcire un ragazzo partito per servire la Patria e tornato a casa per fare la chemioterapia in ospedale e poi finire dentro una bara. Un iter tutto da spiegare. «Ci sono due strade percorribili – spiega Tartaglia – con il riconoscimento della causa di servizio per la patologia si punta a ottenere il cosiddetto equo indennizzo (che tanto equo non è: al massimo 15 mila euro se il soldato è morto) e la speciale elargizione, duemila euro per ogni punto di invalidità. Ma in questo caso si va per le lunghe: la legge prevede la ripetizione delle visite, le stesse già effettuate per il riconoscimento della causa di servizio». Si arriva a ottenere giustizia (e denaro) dopo dieci anni. Per questo motivo l’avvocato Tartaglia sta suggerendo ai suoi assistiti direttamente la richiesta di risarcimento danni. «Si può ricorrere al Tar o al Tribunale civile – prosegue il legale di tanti militari – bisogna dimostrare un nesso di causalità tra il lavoro nell’Esercito e le missioni con la malattia e il danno». E chi si è ammalato in un poligono sardo? «Si parte – dice Tartaglia – sempre da dati scientifici e sapendo che un tumore può avere tante concause: esposizione a sostanze radioattive, stress, contatto con solventi al benzene per pulire le armi senza protezione e magari in ambienti non areati. In alcuni tessuti organici dei soldati malati è possibile trovare quelle nano-particelle che soltanto l’esplosione a certe temperature (4 mila gradi centigradi) possono creare. E certe potenze le raggiunge solo l’uranio impoverito». E nei tessuti di qualche militare sardo oppure che ha frequentato solo il poligono di Teulada malato sono state riscontrate queste nano-particelle? L’avvocato Tartaglia annuncia: «Sì». (p.c.)

  12. Uranio impoverito. E nanoparticelle possono provocare tumori nei militari che non sono mai stati in missione all’estero pochi mesi dopo l’esposizione, nei civili che vivono nei pressi dei poligoni dopo dieci anni.

    L’UNIONE SARDA – Sanità e affari sociali : “Le polveri uccidono i soldati” 31.10.2007

    Antonietta Gatti e la sua battaglia per la verità

    DAL NOSTRO INVIATO PAOLO CARTA MODENA Il rapporto è ancora segreto. Come certi dati. Ragion di Stato. Ma è stato lo stesso Stato in qualche modo a rivelare quel che nessuno deve sapere su quanto scoperto a Quirra e nei poligoni sardi. «Alcuni risultati della commissione parlamentare sull’uranio impoverito – spiega la dottoressa Antonietta Gatti, ricercatrice dell’Università di Modena e consulente scelta dal Senato – sono stati secretati. Ma adesso il gruppo di lavoro del Senato, come dice lo stesso titolo che l’ha istituito, ha deciso di allargare il campo di indagine. Prima dovevamo indagare sui casi di morte e gravi malattie che hanno colpito i militari italiani impiegato nelle missioni internazionali, sulla conservazione e sull’eventuale utilizzo di uranio impoverito nelle esercitazioni militari in Italia. Ora l’indirizzo è diverso: dobbiamo capire quel che succede anche ai civili, considerando anche chi è stato impiegato nei poligoni di tiro e dove vengono stoccate le munizioni, con particolare attenzione agli effetti di proiettili all’uranio impoverito e della dispersione nell’ambiente di nano-particelle di minerali pesanti prodotte dalle esplosioni di materiale bellico». Il cambio di orizzonte è eloquente. E probabilmente è stato dettato proprio dai risultati tenuti segreti sui rilevamenti effettuati anche in Sardegna. Finora è trapelato poco. Per esempio, le tracce di antimonio e cobalto rinvenute nel feto deforme di una pecora nata da una madre che ha pascolato a ridosso del poligono di Quirra. Oppure la presenza di nano-particelle di ferro, nichel e cromo e acciaio nei tessuti tumorali, nel midollo o nello sperma di soldati italiani malati dopo le missioni all’estero oppure reduci soltanto da esercitazioni a Teulada e Quirra. «E particelle così piccole, 0,1-0,01 micron – spiega la dottoressa Gatti – possono essere soltanto il risultato di combustioni a temperature altissime. Le bombe all’uranio esplodendo producono una temperatura di oltre tremila gradi». Esplosioni all’uranio impoverito? «Diciamo esplosioni che creano un inquinamento bellico. Della recente guerra dove gran parte dei risultati dei proiettili sono invisibili e alla fine colpiscono sia il nemico, sia chi ha utilizzato quelle armi. Mi riferisco ai militari malati, partendo da quelli americani nel 1991 e arrivando sino agli italiani reduci dai Balcani o ai soldati Nato e alla popolazione dei Balcani e di Bagdhad oggi». Adesso tra i soldati italiani c’è chi si ammala di cancro e non è mai partito nelle missioni all’estero, Balcani, Afghanistan, Iraq e prima ancora in Somalia. Soltanto esercitazioni nei poligoni di tiro. Quelli sardi di Perdasdefogu e Capo Teulada. I dati in possesso della direzione generale della Sanità militare lo affermano (2.536 hanno sviluppato un tumore e 164 sono morti), le pratiche per il riconoscimento delle cause di servizio in aumento lo confermano. Ma a rivedere gli incarichi delle commissioni parlamentari, emerge un dato inquietante: i primi a sospettare che in certe zone della Sardegna (teatro negli ultimi 50 anni di esercitazioni e sperimentazioni militari delle truppe Nato) fossero presenti forme di inquinamento come in Bosnia, nel Kosovo e in Iraq che stanno mietendo vittime in tutti i contingenti armati e nelle popolazioni civili, non sono stati i militari costretti alla chemioterapia. I primi timori li ha avuti lo Stato italiano. La dottoressa Gatti è stata coinvolta nelle commissioni parlamentari proprio per fugare ogni dubbio. E il suo approccio è per niente politico e soltanto scientifico: «Sono una ricercatrice, una scienziata, mi occupo di bio-materiali, studio le nano-particelle. E parlo soltanto per ipotesi che devono trovare e trovano conferma in dati tecnici. Sapendo una cosa fondamentale: qualora si riuscisse a dimostrare che l’incidenza dei tumori è legata a certe situazioni di inquinamento causate dalla guerra, conoscendo si potrebbe prevenire. Limitare danni ambientali e tumori». In Sardegna sono state utilizzate armi all’uranio impoverito? «Non si può dirlo con certezza scientifica. Io l’uranio non l’ho mai trovato neanche nei soldati che presumibilmente sono stati esposti, ma mi interessa sino a un certo punto. Il problema non è l’uranio, ma il risultato delle esplosioni provocate da armi all’uranio e di bombe ad alta tecnologia». Quelle nano-particelle di metalli pesanti. «Esatto. Già in un rapporto del 1978 scritto da ricercatori della base militare di Eglin in Florida, sono state trovate nuove polveri risultato proprio delle esplosioni all’uranio impoverito. Dimensioni ridotte, composizione chimica non omogenea, risultato delle materie presente sul punto dell’esplosione: bersaglio, bomba, terreno. Raramente si trovava uranio, ma è ovvio: basta poco materiale radioattivo per distruggere tonnellate di altro materiale che nasconde poi l’uranio dopo l’esplosione». Il metallo in forma di polvere finissima entra in circolo nel corpo? «Lo ha dimostrato l’Università di Leuven in Belgio. Particelle di 0,1 micron superano la barriera dei polmoni in 60 secondi, entrano nel sangue, nel fegato, nel rene, arrivano dappertutto, anche nel midollo e nello sperma». Come causano il cancro? «Ricercatori dell’Università di Cambridge (Inghilterra) di Mainz (Germania) di un Progetto Europeo chiamato Nanopathology hanno visto come reagiscono queste nano-polveri nei muscoli di topi: comportamenti anomali (rabdomiosarcomi), cioè tumori». Queste polveri sono il risultato di esplosioni all’uranio impoverito? «Anche ma non solo. Diciamo che dal punto di vista scientifico sono prodotto di esplosioni ad altissime temperature raggiungibili in diversi modi. Quando esplode l’uranio impoverito, certo, ma anche il tungsteno. Oppure quando prende fuoco un pozzo petrolifero, o quando – come hanno fatto gli americani – vengono messe in una fossa le armi che non si possono riportare negli Stati Uniti in aereo o quelle sequestrate ai vinti e si dà fuoco». Lei sostiene che queste polveri sono una nuova arma di distruzione di massa. «I dati lo stanno confermando. Non solo quelli dei militari morti, ma anche quelli dei malati dopo l’esplosione e il crollo delle torri gemelle di New York: alte temperature creano una maggior quantità di nano-particelle, nella Grande Mela ci sono 250 mila nuovi malati di quelle patologie, linfoma di Hodgink, leucemie e tumori vari». Sardegna come i Balcani o l’Iraq? «Aspettiamo l’esito della commissione parlamentare prima di trarre certe conclusioni. Un fatto è certo: a Quirra o a Teulada esiste quello che in pratica è un laboratorio a cielo aperto. Basta volerlo e si può arrivare a una verità. Per poi trovare i rimedi. Per il bene di tutti». A Quirra si è messa sotto accusa la miniera di arsenico. «È aperta da secoli, la gente quindi avrebbe sviluppato malattie in modo endemico; cosa non provata. In ogni caso l’avvelenamento da arsenico provoca nausea, vomito, diarrea, cianosi, e non tumori». C’e chi parla anche di tumori e malformazioni causate da matrimonio tra consanguinei. «Tesi che mi fa infuriare. Si vuol far ricadere la colpa su chi si è ammalato. Le unioni tra parenti stretti possono creare disordini genetici, non cancro». I soliti maligni sostengono che lei sia stata inserita nelle commissioni parlamentari d’inchiesta perché i vertici militari pensavano che i suoi studi non sarebbero arrivati a verità sconvolgenti. «Può darsi». E adesso invece c’è il rischio che lei venga estromessa. «Il mandato della commissione d’inchiesta scade il 31 dicembre. Potrebbe essere prorogato. Fino ad allora io continuo a lavorare. Sinora registro che c’è una forte volontà fare luce su quanto accade ai militari italiani all’estero o che si esercitano nei poligoni. Poi chissà. Tocchiamo interessi enormi a livello internazionale, potrebbe succedere di tutto». Ha paura? «Vivere è rischioso, ma non ho il tempo di soffermarmi a pensare, presa da ricerche e studi». Quali problemi incontra? «Mancano fondi per fare ricerche finalizzate per chiudere il cerchio. In laboratorio possiamo creare queste nano-particelle, iniettarle in animali e verificare l’effetto che producono. Solo così si potrà dire che gli effetti della guerra creano tumori. Per ora è solo un sospetto fondato, ma ancora da dimostrare». Nel frattempo i soldati si ammalano. «Questo è un altro punto su cui mi piacerebbe fare prevenzione». Si ammalano anche i normali cittadini di Cagliari o Modena, di leucemie e cancro. «È vero, il fattore comune fra le patologie dei soldati e quelli di persone che vivono nelle nostre città, potrebbero essere le polveri sottili. L’ambiente anche nelle città è inquinato, certe polveri sottili sono presenti nell’aria, ma ovviamente non in quella composizione e in quella concentrazione riscontrata sui soldati. I cittadini possono in teoria ammalarsi dopo dieci anni di esposizione a quei fattori, i militari si possono ammalare in pochi mesi». Lei ha figli? «Sì». Sarebbe tranquilla se suo figlio dovesse partire militare in un poligono in Sardegna? «Sì, a certe condizioni. Gli direi come comportarsi in certe circostanze. Per ridurre i rischi».

  13. Sul Poligono tira aria di bufera –

    L’UNIONE SARDA 03.01.2008

    La Regione: smantellare meglio che bonificare

    Incidente diplomatico dietro l’indagine ambientale contro l’incubo dei tumori nelle aree del Poligono di Quirra. I rappresentanti della Regione, non coinvolti, parlano di iniziativa superata e insistono nella richiesta di dismissione di tutte le aree militari. Banale errore o dimenticanza voluta? Quale che sia la causa della mancata convocazione dei componenti civili del Comitato misto paritetico sulle servitù militari alla presentazione del progetto di monitoraggio ambientale nel Poligono sperimentale interforze del salto di Quirra, la circostanza non è passata inosservata. Anzi, al vertice con il sottosegretario alla Difesa Emidio Casula, l’assenza del Comipar, organismo consultivo al cui tavolo siedono sia i militari che i rappresentanti della Regione, si rivela una cassa di risonanza per nuove polemiche. E riapre perfino lo spiraglio a iniziative clamorose, sull’onda della battaglia scatenata dal governatore Renato Soru contro le servitù militari. Via le stellette anche da Quirra?

    LO SGARBO. Gianni Aramu, responsabile dell’Ufficio regionale sulle servitù militari e segretario del Comipar, lancia una sorta di messaggio cifrato ma non risparmia siluri. «È chiaro – esordisce – che questa iniziativa del Ministero avrebbe dovuto passare prima di tutto per i tavoli del Comipar, cosa che non è avvenuta ». Da tempo si discute sulla necessità di sapere quali siano le cause della elevata presenza di patologie tumorali e di malformazioni nella popolazione (quella che nell’immaginario collettivo si è presto trasformata in Sindrome di Quirra) ma per Aramu, si è ormai fuori tempo massimo. «Un’altra cosa deve essere chiara », incalza il referente regionale dal suo ufficio cagliaritano di via Trento: «già dagli anni Novanta abbiamo chiesto l’istituzione di osservatori ambientali nei poligoni sardi e nessuno ci ha dato retta. Questa novità, che giunge a distanza di anni, può dirsi superata dalla richiesta precisa della Regione Sardegna che vuole la dismissione di tutte le aree militari».

    LE INVISE SERVITÙ. Una presa di posizione drastica che non solo si innesta sull’esigenza di avere chiarezza sulle cause dell’elevata incidenza di tumori e altre patologie in un’area circoscritta, ma prende spunto dalla battaglia ingaggiata dal presidente della Giunta regionale per la restituzione ai sardi delle aree gravate da servitù. RICONVERSIONE. Se per alcune basi sarde il futuro sembra segnato, a Quirra, due distaccamenti di cui uno a terra a Perdasdefogu l’altro a mare a Capo San Lorenzo nel Sarrabus, il Governo non sembra avere la minima intenzione di smantellare il poligono. La parola dismissione, quanto a San Lorenzo, non rientra nel vocabolario del ministero della Difesa. La vastissima area che per oltre cinquant’anni ha fatto da cornice a esercitazioni militari e sperimentazioni aerospaziali, è terreno di ben altri progetti. A più riprese il sottosegretario Casula , che ha la delega all’Aeronautica, ha dichiarato che il presidio dovrà essere riconvertito per trasformarsi in un centro di eccellenza destinato ad integrare le attività militari con quelle civile. Una progetto che potrebbe passare per la Newco, società mista partecipata dal Ministero e dalle industrie belliche, la cui bozza definitiva è arrivata al tavolo politico e sulla quale prima o poi il ministro della Difesa Arturo Parisi dovrà pronunciarsi.

    GIUSY FERRELI

  14. Pista del Poligono, Soru dice no – L’Unione Sarda 5 Dicembre 2008

    Perdasdefogu. L’attività non si ferma: da lunedì nuovi esperimenti spaziali all’aeroporto di Tortolì

    «Prima i militari lascino Teulada e Capo Frasca»

    Il Poligono di Perdasdefogu diventa scenario del rinnovato braccio di ferro fra Renato Soru e il Governo sulle servitù militari. La Regione non autorizzerà la nuova pista a Monte Cardiga se le stellette non lasceranno Teulada e Capo Frasca.

    La pista d’atterraggio sul Monte Cardiga, nel Poligono sperimentale interforze del salto di Quirra, non s’ha da fare. Almeno per la Regione Sardegna che già in passato in sede di Comitato paritetico per le servitù militari si era opposto al progetto. Dai portavoce di Renato Soru arriva la conferma che i componenti designati dai vertici regionali al tavolo del Comipar diranno no su tutta la linea, e quindi anche su quella che in gergo tecnico viene definita “striscia tattica polifunzionale”, sino a quando il Governo non deciderà di restituire alle comunità locali le aree di Capo Frasca e Teulada. «Questo – sottolineano dall’ufficio stampa – anche a costo di esprimere un diniego su altre iniziative sulle quali ragionevolmente si potrebbe invece dire sì». A questo punto il via libera da parte del Ministro della Difesa (che ha facoltà di avocare a sé la decisione finale, in nome della difesa nazionale, sulla realizzazione della striscia d’asfalto di 2300 metri) potrebbe essere considerato un atto di imperio e, di fatto, inasprire ancora di più i rapporti tra Regione e Governo, che sulle servitù militari non hanno ancora raggiunto un accordo definitivo.

    BRACCIO DI FERRO Se da un lato Cagliari continua chiedere la dismissioni delle aree a mare dei due tra i più importanti presidi militari sardi , Roma non intende rinunciarvi. La linea dura conferma indirettamente quanto asserito da Gianni Aramu, componente tecnico del Comipar e responsabile dell’ufficio regionale sulle servitù militari, che, nell’esprimere lo sconcerto per la mancata convocazione dei componenti dell’organismo consultivo alla presentazione dell’indagine di monitoraggio ambientale nel Salto di Quirra , aveva bollato come superata l’iniziativa voluta dal sottosegretario alla Difesa Emidio Casula. In un’intervista lo stesso componente del Comipar aveva chiaramente fatto intendere che mai la linea dura intentata dalla Regione avrebbe subito tentennamenti di sorta. La posizione questo punto appare quanto mai netta. Nessun parere favorevole arriverà in sede di Comipar qualunque sia la valenza delle iniziative presentate. L’obiettivo, in questa sorta di tiro alla corda, è quello di far ritirare i militari dai due principali poligoni sardi.

    SOGNI NELLO SPAZIO Quello di Quirra intanto cerca una sua ricollocazione nei nuovi e più complessi scenari che si stanno definendo e presto, almeno secondo quanto riferito dai vertici ministeriali, dovrebbe essere al centro di un progetto di riconversione che passa per l’integrazione tra le attività civili e quelle militari e verosimilmente per la costituzione di una Newco che andrebbe a gestire la vasta area a cavallo tra Sarrabus e Ogliastra. Una conferma di questa sua nuova vocazione arriva dalla collaborazione alla seconda fase, ormai imminente, del progetto sperimentale del Cira, il centro italiano di ricerche aerospaziale. I tecnici del Cira a partire dalla settimana prossima faranno ritorno all’aeroporto di Tortolì dove è già stata allestita la struttura destinata ad ospitare tutte le fasi della sperimentazione dell’Usv, il velivolo senza pilota.

    GIUSY FERRELI

  15. Vorrei contribuire al dibbattito che si sta innescando in merito alla Commissione che si dovrà istituire per determinare se vi sia una correlazione tra i materiali usati nei poligoni e tumori svillupati sui cittadini e militari che operano in tale contesto, il sottosegretario alla Difesa ha annunciato che di tale commissione faranno parte anche le associazioni, ma ancora una volta gli esclusi saranno le rappresentanze militari cioè quei militari elletti per rappresentare gli interessi colletivi di quei cittadini che ancora una volta non avranno diritto di rappresentanza.

  16. Uranio impoverito. Finalmente in dirittura d’arrivo l’indagine sull’inquinamento ambientale del Poligono sperimentale di Perdasdefogu e di Capo San Lorenzo.

    Uranio, il Poligono ai raggi x

    Da L’Unione Sarda 08/02/2008 [Ogliastra]

    Perdasdefogu. Due milioni e mezzo di euro per l’attività di monitoraggio da completare in un anno

    I pacifisti esultano: «Adesso si farà chiarezza»

    La commissione d’indagine voluta dal ministero della Difesa ha illustrato le tappe dell’indagine che dovrà stabilire se nelle aree del Poligono militare si siano registrati o meno fenomeni di inquinamento tali da provocare un’alta incidenza di tumori.

    Cinque aree di intervento, dodici mesi di indagini, due milioni e mezzo di euro di finanziamento. Per capire se la sindrome di Quirra abbia davvero ucciso nella zona del Poligono sperimentale di Perdasdefogu e Capo San Lorenzo. La bozza del cosiddetto capitolato tecnico per la valutazione dell’inquinamento ambientale è stata illustrata ieri mattina a sindaci, amministratori provinciali e dirigenti Asl nel corso della riunione convocata dal ministero della Difesa nella base militare di Perdasdefogu, suscettibile di integrazioni e modifiche.

    MONITORAGGIO È stato il colonnello Armando Bonavoglia, dello Stato maggiore dell’Aeronautica, a spiegare nei dettagli lo schema di monitoraggio che dovrà stabilire con evidenza scientifica se esiste un carico di inquinamento ambientale nella vastissima area del poligono tale da poter ipotizzare un nesso tra esercitazioni militari e quella che nell’immaginario collettivo è stata definita “Sindrome di Quirra” (o se vogliamo dell’uranio impoverito) ovvero l’alta incidenza di patologie tumorali nelle popolazioni che in quelle terre abitano. Con lui al tavolo del comitato l’ex comandante della base il generale Fabio Molteni, il padrone di casa, l’attuale comandante del Poligono, Alessio Cecchetti e Giorgio Mellis, collaboratore ogliastrino del sottosegretario alla Difesa Emidio Casula.

    TAPPE FORZATE I tempi sono strettissimi. Entro febbraio il capitolato dovrà essere chiuso per permettere di indire la gara. L’inizio delle indagini, che contemplano il controllo delle radiazioni, la presenza dei metalli pesanti nonché la formazione e certificazione del personale per finire con l’ultima misura prevista dal capitolato ovvero la realizzazione di un sistema informativo ambientale, un database che servirà ad avere un quadro preciso, è previsto per la prossima estate e durerà un anno. «Saranno i componenti del comitato – hanno fatto sapere gli alti ufficiali – a indicare parte dei punti di prelievo e la localizzazione delle stazioni mobili di controllo». Sei sindaci ogliastrini, tre del Sarrabus, i rappresentanti delle due province di Cagliari e Ogliastra, le due Asl di riferimento e l’associazione “Gettiamo le basi” potranno quindi dire la loro sull’iniziativa.

    I PACIFISTI: VITTORIA Il sindaco di Perdasdefogu Walter Mura ha sottolineato come questo monitoraggio sia destinato a fare chiarezza una volta per tutte sulla tormentata vicenda, mentre l’assessore provinciale all’Ambiente Luigi Lai, nel ribadire la volontà della Provincia di fare entrare in gioco l’ufficio provinciale dell’Arpat, ha chiesto che del comitato di indirizzo faccia parte anche la Regione Sardegna. Per Mariella Cao leader di “Gettiamo le basi” si tratta di una vittoria del movimento pacifista. «Da sette anni chiediamo questa indagine – ha commentato – abbiamo già individuato due esperti, docenti universitari della Sapienza che affiancheranno gli scienziati del Ministero». I risultati delle analisi – hanno assicurato i militari – passeranno poi al vaglio del Comitato misto paritetico, l’organismo consultivo nel quale siedono sia i rappresentanti delle forze armate che quelli della Regione.

    GIUSY FERRELI

  17. Sindrome di Quirra.Il monitoraggio ambientale deve essere solo il primo passo, per arrivare a definire il rischio reale per la salute connesso alle attività del Poligono.

    L’UNIONE SARDA – Sanità e affari sociali : Sindrome di Quirra, sì alle indagini 03.03.2008

    Poligono e tumori: in appalto il monitoraggio ambientale

    Un anno di studi per verificare se esiste un collegamento tra l’altissima incidenza di tumori e le esercitazioni militari nel Poligono di Quirra. Sulla Sindrome di Quirra è arrivato il momento della verità. Prende il via il monitoraggio ambientale delle terre del Poligono. I criteri che verranno seguiti per gli accertamenti sono stati inseriti in un documento, elaborato con il contributo di sindaci e pacifisti, che verrà presentato mercoledì nella base di Perdasdefogu dai responsabili dello Stato maggiore Aeronautica. VIA ALLE INDAGINI Per la prima volta, dopo commissioni d’indagine e studi commissionati esclusivamente dal Ministero della Difesa, un contributo all’accertamento delle cause alla base dell’altissima incidenza di patologie tumorali arriverà dal territorio. Con l’imprimatur di sindaci, amministratori provinciali e componenti delle associazioni antimilitariste sul capitolato tecnico, si darà immediatamente corso all’appalto, destinato a verificare se esistono dei collegamenti tra le esercitazioni militari effettuate nel Poligono sperimentale interforze e la cosiddetta Sindrome di Quirra. «Ritengo – fa sapere il comandante del Poligono, generale Alessio Cecchetti – che l’avvio del monitoraggio avverrà in tempi brevissimi. Si tratta dei tempi tecnici per espletare le procedure di gara destinata a individuare la ditta che dovrà effettuare le indagini». UN ANNO DI STUDI A quel punto il progetto, che può contare su un finanziamento di due milioni e mezzo di euro e durerà un anno, sarà finalmente una realtà. Numerose le osservazioni arrivate al Ministero della Difesa da parte dei componenti del comitato. Se l’amministrazione provinciale ogliastrina per bocca dell’assessore provinciale all’Ambiente Luigi Lai si è soffermata sulla necessità di effettuare delle analisi sui fenomeni di bioaccumulazione dei metalli pesanti in tutta la catena alimentare e sull’esigenza di coinvolgere anche la Regione c’è chi come il sindaco di Perdasdefogu Walter Mura ha chiesto che i corsi di formazione del personale previsti nel capitolato vengano effettuati nell’istituto professionale del paese che ospita il distaccamento a terra del Poligono. E chi ancora come il primo cittadino villagrandese Gabriele Basoccu ha chiesto che la ditta individuata per svolgere le indagini, in ossequio ad un’esigenza di trasparenza, non abbia operato all’interno del Poligono. Mariella Cao, rappresentante dell’associazione pacifista “Gettiamo le basi” si è spinta più in là indicando ai vertici militari tre esperti, tra cui due docenti universitari della Sapienza di Roma, che dovranno partecipare alle indagini. Osservazioni. Richieste e suggerimenti che testimoniano la grande attenzione che circonda una vicenda diventata col passar del tempo sempre più controversa. GIUSY FERRELI

  18. Basi militari. Ampliamento del Poligono del Salto di Quirra e un G8 per niente sostenibile. E per la pace c’è sempre tempo…

    Da L’Altravoce venerdì 21 marzo 2008

    «Inaccettabile baratto» tra Governo e Regione

    Chiudono Teulada e Capo Frasca

    ma rimane e cresce il poligono di Quirra?

    di Elvira Corona

    «I poligoni militari in Sardegna devono essere chiusi tutti e subito». Lo hanno detto a gran voce le persone – non tante, ma arrabbiate – che ieri pomeriggio si sono riunite in via Roma a Cagliari, sotto il palazzo delle Regione, per un presidio contro le basi militari e contro tutte le politiche di guerra. Per dirlo non hanno scelto un giorno qualunque, ma l’ormai quinto anniversario dall’invasione dell’Iraq da parte dell’esercito USA, seguito poi dagli alleati, Italia compresa. La preoccupazione maggiore degli attivisti è quella che si stia consumando un baratto tra governo nazionale e governo regionale che ha per oggetto il Poligono Interforze Salto di Quirra: un suo ampliamento in cambio della definitiva chiusura delle basi di Teulada e Capo Frasca.

    «Oggi è una giornata particolare, ma ogni momento è buono per dire no alle macchine di morte che sono i poligoni militari», dice Mariella Setzu del Collettivo antimilitarista di Cagliari. «Siamo qui anche per ricordare che nonostante le promesse fatte, non abbiamo visto ancora chiudere le basi di Teulada e Capo Frasca, e non c’è nessuna intenzione di ridimensionare Quirra, anzi, i progetti sono ben altri».

    Per il poligono di Salto di Quirra in effetti – che oltre a ospitare le esercitazioni militari, viene utilizzato anche per sperimentare nuove armi e tecniche di guerra – le ultime mosse non lasciano certo presagire una chiusura. Secondo i partecipanti al presidio – che stanno continuamente monitorando le attività che riguardano il poligono – in questo momento intorno a Quirra si stanno muovendo interessi economici e strategici giganteschi. Ad esempio con la realizzazione di una pista d’atterraggio per aerei militari dove si possono anche sperimentare gli aerei senza pilota (già impiegati dagli Stati Uniti in Iraq e in Afghanistan ma anche dagli israeliani nei territori occupati). Sembra sempre più vicina la privatizzazione del poligono con l’affidamento ad un consorzio del quale l’industria militare (Finmeccanica, Vitrociset, Galileo Avionica, etc.) farà parte a pieno titolo assieme al ministero della Difesa.

    «Avremo un ministero della Difesa sempre più piegato alle logiche dell’economia di guerra, un ulteriore sfregio all’articolo 11 della Costituzione» commenta ancora Mariella Setzu. Ma la cosa che non deve passare in secondo piano – al di là della contrarietà alla guerra per principio, e a tutto ciò che ci gira intorno – è la tragedia umana e ambientale che si sta consumando nelle zone vicine ai 12 mila ettari di terreno bloccati da servitù militari. La salute dei cittadini di quella parte di Sardegna è seriamente in pericolo. Percentuali al di sopra della media nazionale per quanto riguarda tumori e linfomi, malformazioni nei bambini e negli animali, terreno contaminato. Responsabili probabilmente le nanoparticelle di metalli pesanti – uranio impoverito ma anche altri metalli – che vengono rilasciate e disperse nell’ambiente durante esercitazioni ma soprattutto sperimentazioni.

    Malattie che colpiscono militari e civili indistintamente, e che per l’elevato numero di casi oramai giustificano chi parla di Sindrome di Quirra. Se poi i militari scelgono sapendo i rischi a cui vanno incontro, la popolazione civile – oltre a non sapere – non ha neanche la possibilità di scegliere un’alternativa. Nonostante si siano susseguite numerose inchieste e indagini – poco indipendenti, visto che il controllore era anche il controllato – che avrebbero dovuto tranquillizzare la popolazione, le morti e le malattie continuano a colpire la gente.

    E una nuova commissione d’inchiesta del Ministero della Difesa segue la stessa logica. Obiettivo: capire se i danni ambientali e le ripercussioni sulla salute dei cittadini siano causati dal poligono di Quirra. Gestita direttamente dai militari, ai quali sono stati accordati 2,5 milioni di euro. Peccato che – secondo Massimo Coraddu, un fisico già impegnato in un’indagine indipentente nella zona – «questi soldi non sembra li stiano spendendo per le indagini, ma per comprare attrezzature utili al poligono». Anche per evitare queste contraddizioni sarebbe opportuna una maggiore partecipazione della società civile: il Comitato sardo Gettiamo le Basi ne chiede subito un coinvolgimento, non solo per lo svolgimento dell’indagine ma ancor prima per scegliere metodologie e strumenti da utilizzare.

    Quirra comunque non è l’unica ragione per questo pomeriggio di mobilitazione. Per Luigi Pisci, del Collettivo Entula Arrubia, ci sono due buon motivi fondamentali per essere al presidio: «Manifestiamo il nostro dissenso alla presenza di basi militari in Sardegna, basi dove viene preparata la guerra con attività che provocano una crisi sanitaria per la popolazione e ambientale per il territorio. Ma siamo qui anche per manifestare in nostro dissenso a tutte le guerre, guerre di rapina che attraverso lo strumento dell’invasione penetra nei territori ricchi di risorse utili allo sviluppo dell’occidente».

    Michele Salis – stesso Collettivo – rincara la dose: «Siamo qui anche contro il modello di sviluppo che dicono portino le basi militari: per ora abbiamo visto solo morte e distruzione. Anche riguardo alla Maddalena, allo smantellamento non ha corrisposto un rilancio dell’isola. Ora ci si prepara solo per un grande evento come il G8 che porterà hotel a 5 stelle e infrastrutture per l’occasione, ma non è questa l’idea di sviluppo che abbiamo». E a proposito di sviluppo, Luigi Pisci aggiunge: «Deve cadere l’equazione basi = occupazione. Semmai le basi fino ad ora sono state un limite all’occupazione e allo sviluppo».

    Mariolina Falsari, del Cagliari Social Forum, ricorda come la Sardegna sia la regione italiana con la maggiore percentuale di territorio sacrificato alle servitù militari: «Anche se vanno via dalla Maddalena, rimangono ancora gli altri poligoni, e tra tutti Quirra è sicuramente quello più preoccupante. La scelta della Maddalena per il G8 poi, ci sembra inopportuna. Al di là del summit in sé e della sua non-legittimità, con i sanguinosi fatti di Genova ancora così freschi, riproporre questo vertice qui non ci sembra una buona decisione. Il commissario Bertolaso parla di progetti compatibili con l’ambiente per rilanciare l’isola, ma non è stata fatta ancora una bonifica, e dal poco che abbiamo potuto vedere questi progetti hanno ben poco di sostenibile».

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