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comuni dell’interno: un’enorme risorsa

Galtellì e Oliena “Bandiera Arancione” del TCI in Sardegna
Dopo Aggius, Gavoi, Laconi e Sardara, realtà che oggi si “mettono a sistema”, altri due comuni sardi guadagnano la palma del Touring per i paesi dell’interno con meno di 15.000 abitanti. Tra i loro punti di forza, il Parco Letterario di Grazia Deledda ed il celebre Nepente.

Cagliari, 25 gennaio 2007 – Il prestigioso riconoscimento del Touring Club Italiano premia Galtellì ed Oliena per la qualità della loro offerta turistica. Nel 2005 era stata la volta di Aggius, Gavoi, Laconi e Sardara, di cui sono stati celebrati lo stato eccellente di conservazione del centro storico, la cura dedicata al verde pubblico e tutte le iniziative volte a rendere più semplice ed efficiente la visita delle località.

La Bandiera arancione è il marchio turistico ambientale del Touring ed è destinato alle piccole località dell’entroterra che si distinguono per un’offerta di eccellenza e un’accoglienza di qualità. Al momento il marchio è stato rilasciato a 115 comuni italiani in 15 regioni, ovvero all’8,9 per cento delle candidature totali (1294).

La certificazione punta prima di tutto ad una integrazione tra sistemi turistici più sviluppati, come le coste o i grandi centri urbani, e i centri minori dell’interno sotto i 15mila abitanti. Questo principio base si sposa con l’intento che la Regione Sardegna sta perseguendo nel valorizzare l’entroterra in un’ottica di destagionalizzazione e punta a dare una grande visibilità al prodotto locale sul mercato nazionale e internazionale.
In seguito a sopralluoghi del gruppo di esperti del Touring effettuati in autonomia e in forma anonima, vengono verificati sino a 135 parametri raccolti in cinque macroaree di indagine: accoglienza, ricettività e servizi, fattori di attrazione, qualità ambientale e valutazione qualitativa.

Oggi 25 gennaio sono state presentate le due nuove Bandiere Arancioni in una conferenza stampa presso l’assessorato al Turismo, Artigianato e Commercio della Regione Sardegna, cui hanno partecipato l’assessore Luisanna Depau, Guido Venturini, Direttore generale del Touring Club Italiano, Marco Berchi, responsabile dei due periodici che il TCI pubblica, e Marco Girolami, direttore del programma Bandiere Arancioni del TCI.

I punti di forza di Galtellì per l’assegnazione sono stati il museo etnografico di Casa Marras ed il parco letterario di Grazia Deledda, in un paese che coniuga felicemente la vicinanza al mare (10 km dal golfo di Orosei) con la localizzazione ai piedi del monte Tuttavista.

Oliena è stato invece insignito della Bandiera Arancione per la buona promozione delle sue manifestazioni, per lo stato di conservazione del centro storico con le sue undici chiese e naturalmente per l’ottima qualità dei vini, tra cui il Nepente, cantato da Gabriele D’Annunzio, che, normalmente astemio, si ubriacò del generoso cannonau e fu costretto a quattro giorni di forzato riposo.

Con queste assegnazioni, la Sardegna è la regione del meridione d’Italia col maggior numero di Bandiere Arancioni, grazie anche ai finanziamenti investiti da parte della Regione Sardegna attraverso l’assessorato al Turismo nella promozione dei sei comuni premiati.

Ma i comuni sardi candidati erano ben 17. Di questi, otto hanno ricevuto il “piano di miglioramento”, una serie di suggerimenti trasmessi dal Touring alla Regione, partner del progetto Bandiere Arancioni in Sardegna, al fine di adeguare l’offerta turistica e i singoli parametri base della valutazione agli standard richiesti dal TCI per conseguire l’ambito marchio. Fonni, Fordongianus, Mandas, Ploaghe, Santadi, Santulussurgiu, Tempio Pausania e Tergu si trovano dunque sulla buona strada per ottenere la Bandiera Arancione.

Non è ancora quantificabile il beneficio in termini economici che il riconoscimento del Touring ha portato ai comuni già insigniti, però Aggius, Gavoi, Laconi e Sardara hanno deciso di portare avanti un progetto comune per lo sviluppo turistico imperniato sulla Bandiera Arancione. Le quattro amministrazioni comunali si propongono di “mettersi a sistema” per sviluppare l’economia locale attraverso la promozione delle strutture ricettive, dell’offerta culturale ed enogastronomica. Presto, inoltre, i quattro comuni promuoveranno le proprie realtà sul sito web: www.sardegnabandierearancioni.it

http://www.regione.sardegna.it/j/v/25?s=39743&v=2&c=20&t=1

~ di Blog Admin on 25 Marzo 2007. Tagged: , , , ,

7 Risposte to “comuni dell’interno: un’enorme risorsa”

  1. Cos’è la Bandiera arancione
    La Bandiera arancione è il marchio di qualità turistico ambientale del Touring Club Italiano; è destinato alle piccole località dell’entroterra che si distinguono per un?offerta di eccellenza e un?accoglienza di qualità.

    I criteri di valutazione si suddividono in 5 macro aree di analisi

    1. ACCOGLIENZA

    Informazioni turistiche e segnaletica
    Sito Internet
    Accessibilità e trasporti

    Presenza e completezza dei servizi di informazione turistica e della segnaletica. Accessibilità alla località, mezzi di trasporto e mobilità interna.

    2. RICETTIVITA’ E SERVIZI

    ricettività alberghiera ed extra-alberghiera
    ristorazione
    servizi complementari

    Completezza, varietà e livello del sistema ricettivo e ristorativo, nonché di eventuali servizi complementari.

    3. FATTORI DI ATTRAZIONE TURISTICA

    attrattività ambientale
    attrattività storico-culturale
    produzioni locali tipiche
    attrattività sociale, eventi

    Grado di conservazione e fruibilità delle risorse storico-culturali e ambientali; offerta di produzioni agroalimentari e artigianali tipiche; valorizzazione della cultura locale attraverso manifestazioni e eventi

    4. QUALITÀ AMBIENTALE

    raccolta differenziata
    aducazione ambientale
    elementi di impatto
    gestione del verde e del territorio

    Azioni intraprese nell?ambito della gestione e dell?educazione ambientale e della tutela del paesaggio.

    5. VALUTAZIONE QUALITATIVA

    impianto e classificazione urbanistica
    arredo urbano
    vivibilità, atmosfera e ospitalità

    Valutazione delle componenti, anche immateriali, decisive per determinare l’esperienza del visitatore e creare un’immagine positiva della destinazione.

  2. Da http://www.volontariperlosviluppo.it/2007/2007_2/07_2_.htm
    Etica e sostenibilità? Solo retorica
    di Marco Aime
    Quando si cominciano ad aggiungere gli aggettivi a un concetto di moda, significa che quell’idea inizia a essere in crisi. È accaduto per lo sviluppo, che si è visto appioppare supporti lessicali come sostenibile, durevole, umano, sta accadendo per il turismo che diventa ora etico, responsabile, sostenibile.
    Una giusta e saggia riflessione ha condotto persone di ottima volontà a ripensare il turismo, soprattutto da quando questo si sposta in paesi poveri, dove il gap economico tra i locali e i turisti è notevole. Opportunità di sviluppo o nuova forma di colonialismo? Cosa rappresenta il turismo per le comunità di accoglienza? E soprattutto è possibile coniugare lo sviluppo con la tutela ambientale, culturale e sociale? Domande grosse alle quali si è cercato di rispondere proponendo nuovi modi di viaggiare, ma soprattutto costruendo un immaginario turistico diverso.
    Seguendo il percorso di crescita e diffusione di questo articolato movimento che si propone di migliorare la pratica del turismo, si nota però un continuo alternarsi degli aggettivi sostenibile, etico, responsabile spesso utilizzati come sinonimi l’uno dell’altro. Il rischio che ne deriva è confondere diversi piani di percezione e di azione.
    Aggiungendo, come fanno oggi molti operatori, l’aggettivo sostenibile si tenta di spostare il turismo dalla sfera del puro svago a quella dell’attività culturale, della partecipazione sociale o dello sviluppo economico, talvolta inteso come aiuto alle popolazioni locali. A questo punto sorge una domanda: se si vuole teorizzare un turismo che sia sostenibile, occorre innanzitutto domandarsi qual è il soggetto a cui si riferisce l’aggettivo: il turismo oppure il contesto di accoglienza dei turisti?
    Non ci sono dubbi che esistano modi di viaggiare più sensibili, ma il rischio di creare una nuova retorica è alle porte. Responsabile o meno, per visitare i luoghi scelti un turista spesso prende un volo aereo e le compagnie aeree lavorano al 90% per i turisti; proprio gli spostamenti aerei dedicati al turismo sono causa del 7% delle emissioni che provocano l’effetto serra. Nemmeno il cosiddetto ecoturismo, un turismo apparentemente in armonia con la natura, come potrebbe essere quello di campeggiatori che attraversano il deserto del Kalahari, è immune da problemi. La necessità di alimentare fuochi da campo, in un ecosistema così fragile, finisce per causare la distruzione di piante fondamentali per la sussistenza utilizzate dalle popolazioni khoisan. Analogamente la pratica del trekking nelle più note vallate nepalesi, per quanto possa apparire soft, è una delle principali cause del disboscamento, in quanto serve sempre più legname per cucinare, riscaldare i visitatori e costruire nuovi rifugi.
    Le altre due ancelle che accompagnano il nuovo cammino del termine turismo sono etico e responsabile. Per quanto riguarda il primo, se ci si riferisce ai viaggi nei paesi del Sud del mondo, può il turismo essere davvero etico? Nel caso di molti paesi del Sahel, il solo biglietto aereo del turista vale quanto il reddito annuale di tre-quattro famiglie locali. Così come una cena in un ristorante per yovò (i bianchi) a Cotonou costa quanto un salario medio mensile di un beninois. E ancora, a Lalibela, in Etiopia, il biglietto di ingresso al sito dove si trovano le celebri chiese intagliate nella roccia vale il doppio del salario medio annuo di un abitante del luogo.
    Spesso le nuove formule turistiche puntano l’accento sull’incontro con i locali, ma perché un incontro non si limiti a essere un momento in cui due o più persone condividono lo stesso spazio contemporaneamente, interessandosi l’uno dell’altro, occorre tempo. Solo il tempo può chiarire le perplessità e le ambiguità iniziali, appianare le differenze o solo accantonarle, spostando il rapporto su altri binari. In ogni caso, solo il tempo può rivelarci se da un incontro può nascere una relazione.
    Il tempo è l’unica merce che manca al turista, responsabile o meno. Il turista, quello più attento, conosce, come il protagonista de L’educazione sentimentale di Flaubert, “l’amarezza delle simpatie interrotte” che segna ogni viaggio. L’incontro rimane sospeso e, spesso, invece che relazioni, ne scaturisce una sorta di gioco di specchi in cui uno proietta sull’altro ciò che pensava di lui prima di incontrarlo.
    Questi fattori non possono essere ignorati.
    La nuova etica impone che il viaggio diventi non solo scambio di denaro per servizi, ma anche di emozioni ed esperienze. Il pagare per vedere o per fare non è più sufficiente, perché il nuovo esotismo non si basa più sulla ricerca dello stupore di fronte al diverso, ma sul tentativo di comprendere, conoscere, approfondire e soprattutto vivere diversamente le relazioni, per esempio al di fuori di scambi mercantili. «Si tratta di passare dal turismo come prodotto di consumo al turismo come pratica, con valenza esistenziale. Dall’avere all’essere» affermava su questa rivista il professor Sangalli (vedi VpS maggio 2003). Se riferita al turismo in paesi del Sud del mondo, l’ultima parte della frase lascerebbe intendere che questi luoghi dovrebbero diventare, come l’Oriente anni Settanta, una sorta di approdo psicoanalitico per occidentali scontenti della propria civiltà. Senza contare che continuando a pensare il turismo come esperienza (nostra) si rischia di rendere per scontata l’idea che i locali esistano principalmente per uso e consumo dei turisti. Ancora una volta un’idea del Nord per il Nord.

    Marco Aime (Torino, 1956) insegna antropologia culturale presso l’Università di Genova. Ha condotto ricerche sulle Alpi e in Africa occidentale. Oltre a numerosi articoli scientifici e libri antropologici ha pubblicato: Diario dogon (Bollati Boringhieri, Torino, 2000); La casa di nessuno. Mercati in Africa occidentale (Bollati Boringhieri, Torino, 2002); Eccessi di culture (Einaudi, Torino, 2004), L’incontro mancato (Bollati Boringhieri, Torino, 2005); Gli specchi di Gulliver (Bollati Boringhieri, Torino, 2006). È autore anche di opere di narrativa tra cui ricordiamo Taxi brousse (Stampalternativa, Roma, 1997, II ed. 2001); Sensi di viaggio (Ponte alle Grazie, Milano, 2005); Gli stranieri portano fortuna (Epoché, Milano, 2007).

  3. Questo articolo tocca due questioni importanti per la Sardegna: i sistemi turistici locali e la vendita delle case dei piccoli centri tipici nel mercato immobiliare britannico. Siamo in ritardo con i sistemi turistici locali (alcuni dei quali arenati non si capisce bene dietro quali oscuri meccanismi, altri costituiti ma non hanno ancora dato i frutti che ci si aspettava) e stiamo svendendo il nostro patrimonio architettonico quando su quegli edifici potremmo organizzare la nostra offerta di ricettività locale.
    Anita

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    Belpaese, buon turismo
    Comunità montane che recuperano antichi mestieri trasformandoli in percorsi didattici, pescatori che aprono ai turisti le loro barche per un giorno in mare, “sentieri del gusto” per riscoprire i segreti dell’arte culinaria regionale. Questo e molto altro tra le proposte di turismo responsabile in Italia, sviluppatesi con grande rapidità negli ultimi anni, per mostrare un altro volto del belpaese. E oggi un Manifesto regola le iniziative e nascono i primi sistemi locali di turismo comunitario.
    di Umberto di Maria

    Gli ultimi arrivati sono i Briganti del Cerreto e promuovono turismo di comunità sull’Appennino tosco-emiliano, in località Cerreto Alpi, provincia di Reggio Emilia. Qui Renato Farina, un vigoroso personaggio dal tipico accento locale, ha seguito le orme del turismo responsabile mettendo la comunità del paese al centro di un progetto di sviluppo del territorio, attraverso proposte turistiche promosse dalla comunità stessa. È stata creata una cooperativa che dà lavoro a guide e collaboratori. Un successo: famiglie e bambini salgono dalla pianura per sentir parlare della castagna e veder come si raccoglieva in questi boschi bellissimi o sono guidati da giovani del luogo alla scoperta “dell’acqua che beviamo”; è stato recuperato un mulino ad acqua. Si dorme in un ostello gestito da una cooperativa e si visitano tutti i produttori locali: di formaggio, della raccolta di frutti del sottobosco. Tra le iniziative di quest’inverno c’erano le passeggiate sulla neve con le ciaspole e sulle slitte trainate dai cani. Ma la neve ha latitato e non è colpa dei Briganti del Cerreto che hanno rimediato con lauti pranzi offerti agli ospiti. Insomma il territorio ha smesso di spopolarsi, la gente che vi abita ha ripreso contatto con la propria memoria, ha imparato a porgerla ai viaggiatori che salgono dalla pianura e, soprattutto, Renato ha imparato a far quadrare il bilancio facendo il pane con quello che si ha in casa: i patrimoni dell’identità della comunità, ambiente, tradizione e intelligenza. Così si configura il turismo di comunità in Italia.
    Un Manifesto per l’Italia
    Quello di Cerreto Alpi è un esempio di come la filosofia proposta dal turismo responsabile, anche in Italia, stia passando da essere solo enunciazione di principi a diventare invece progetto e realtà. A distanza ormai di circa quindici anni da quando un gruppo di volontari di Ctm Altromercato è partito per un viaggio verso i produttori del Sud del mondo, si può dire che il turismo responsabile è sbarcato in Italia e non si occupa più solo dei rapporti Nord-Sud. Il tema è stato al centro dell’ultimo Forum del turismo responsabile tenutosi lo scorso ottobre a Penne (Pe), da cui è scaturito il Manifesto di Penne. Sette i punti al centro del dibattito: il coinvolgimento più ampio possibile di cooperative, associazioni e soggetti che sul territorio promuovono e valorizzano saperi, bellezza, cultura materiale del nostro paese; la valorizzazione della convivialità e dell’identità locale; l’autenticità dell’incontro tra territorio e turista; la promozione di processi partecipativi e la tutela di quelle esperienze di persone che in autonomia si aggregano per promuovere il loro territorio; l’attenzione alla sostenibilità ambientale e alla tutela dell’habitat e della biodiversità, e la preferenza per il trasporto dolce a cominciare dal mondo della scuola; l’attenzione al ruolo delle cooperative sociali e di produzione per il loro forte legame con il territorio e infine la qualità come valore di riferimento per un’ospitalità sempre più conviviale e amichevole.
    La comunità si organizza
    Il Manifesto vola alto; d’altronde si rivolgeva ai partecipanti della Conferenza governativa sul turismo che si riunivano a pochi chilometri da Penne, a Pescara appunto. Conferenza alla quale Aitr – Associazione italiana turismo responsabile è giunta con due promesse: la volontà di avviare un osservatorio sugli impatti positivi e negativi del turismo e l’avvio dei Sistemi locali di turismo responsabile. Due idee forti sul piano della politica del viaggio che sottolineano come la programmazione di un’attività turistica, qualunque essa sia, non possa avvenire senza un monitoraggio degli impatti economici, sociali e culturali che l’avvio di tali attività comporta. Un esempio tra i tanti è la vendita sui mercati anglosassoni degli incantevoli ma spopolati borghi dell’Abruzzo, dove migliaia di metri quadrati di case abbandonate – per via dell’emigrazione dai centri montani verso le città – sono messi in vendita sui mercati londinesi dando vita a un fenomeno di seconde case. I proprietari degli immobili ringraziano di sicuro, ma rimane da capire quanto in termini di creazione di opportunità economiche per i pochi residenti sia favorevole questo fenomeno, che spesso dà vita a una doppia economia (prezzi e servizi differenti per turisti e residenti) e una modificazione del paesaggio anche umano e sociale dei luoghi.
    Avanguardia Sicilia
    A breve potremmo inoltre assistere alla nascita dei Sistemi locali di turismo responsabile: aggregazioni spontanee di cooperative, associazioni e imprese che nel territorio creano reti di accoglienza per turisti. Tra i primi potrebbe farcela la Sicilia: regione dove nell’ultimo anno hanno preso slancio iniziative di turismo di comunità a Castiglione di Sicilia, grazie a un progetto Arci, dove opera la cooperativa Placido Rizzotto che aderisce a Libera di don Ciotti per il riutilizzo dei beni confiscati alla mafia e che ha aperto un agriturismo nell’entroterra palermitano; assieme ad altre iniziative come quella della cooperativa Ambiente, legalità e intercultura di Palermo che gestisce un ostello e organizza visite guidate ai luoghi della memoria siciliana e all’incontro di culture come la casbah di Trapani. E, da ultimo, verrà inaugurato ad aprile il primo albergo gestito da una cooperativa sociale in provincia di Trapani, a due passi dal parco archeologico di Selinunte. Beh, buon viaggio… in Italia!

    http://www.volontariperlosviluppo.it/2007/2007_2/07_2_.htm

  4. Fly less and stay longer.

    Moto coniato dai fondatori di Lonely Planet e Rough Guides, obiettivo: ridurre il tasso di inquinamento causato dai viaggiatori.

    L?industria dei viaggi è la seconda al mondo per profitti dopo quella petrolifera e non potrà mai essere responsabile.

    Provate a calcolare le vostre emissioni di co2 su http://www.climatecare.org, il relativo prezzo espresso in sterline è ancora troppo basso per frenare chi si lascia prendere dall?entusiasmo della vacanza di 48 ore o dei paradisi tropicali ma è un primo passo per creare una maggiore consapevolezza nel viaggiatore, la sola che possa modificare le scelte aziendali dei tour operator e delle compagnie aeree.

    Senza un?inversione di tendenza legata a nuovi comportamenti di consumo non ci sono imposizioni governative che tengano: invertiamo la tendenza e condanniamo questi comportamenti esortando queste persone a conoscere meglio il territorio in cui sin trovano.

    Anita

  5. Progetto Cattedrali del Mare: Buggerru prende esempio dalla Catalogna

    Il progetto promuove lo sviluppo sostenibile ed intesse relazioni tra persone e culture, nasce dalla scrittura collettiva del libro Cattedrali dell’archeologia industriale costiera, a cura di Francesco Calzolaio per la Provincia di Venezia, nel quadro di un progetto comunitario finanziato dal programma “Cultura 2000″ Archeologia industriale tra terra e mare: per una rete europea di ecomusei, patrocinato dal Ticcih (The International Committee for the Conservation of the Industrial Heritage).

    Il percorso prevede rotte che tocchino città costiere con l’intento di promuovere scambi culturali, incontri ed approfondimenti, tra addetti ai lavori e cittadini, tra la comunità locale e quella nazionale ed internazionale. L’attività è rivolta ad identificare strumenti per lo sviluppo sostenibile ed accessibile delle risorse culturali lungo la complessa linea tra terra e mare, sia attraverso la divulgazione dei risultati più innovativi della ricerca in merito, sia attraverso la valorizzazione delle risorse locali.

    Tratto da http://www.provincialatina.tv/news/dett.aspx?id=15886

    L’Unione Sarda del 06/10/2007.

    Buggerru L’esempio catalano Mare e miniere il binomio vincente per fare turismo

    L’esempio della Catalogna per far rinascere Buggerru. Ossia una vera e propria rete turistica che metta assieme il patrimonio minerario e industriale dismesso con la costa e il mare. È quanto sta realizzando l’amministrazione comunale per favorire lo sviluppo turistico del piccolo centro costiero. «È chiaro che non possiamo seguire in tutto e per tutto quello che è stato fatto in Catalogna – spiega il sindaco Silvano Farris – però, prendendo spunto da quanto è già stato realizzato, possiamo avere le idee più chiare su come intervenire».

    L’esempio spagnolo interessa le miniere, le vecchie cave e i siti industriali come concerie, cementerie e fabbriche metalmeccaniche. «Tutte queste attività industriali sono inserite in una rete di musei lunga decine di chilometri – spiega il primo cittadino di Buggerru – seguendo un percorso che mette assieme il turismo alla cultura, all’artigianato e alle attività produttive».

    Silvano Farris prova anche a tracciare una sorta di itinerario che potrebbe iniziare con una tappa storica in prossimità della piazza dedicata ai minatori uccisi durante le lotte operaie del 1904. «Un appuntamento in un luogo storico molto importante per le conquiste del lavoro – spiega – che si può riallacciare alla storia del paese». E non mancano gli esempi. «Pensiamo alla valorizzazione della vecchia laveria Malfidano – spiega – e continuiamo con il recupero, ormai completato, dell’ex bacino e della vecchia centrale». Il percorso, che parte dal centro abitato si svilupperebbe seguendo i vecchi siti minerari e industriali. «Non può mancare all’appello il villaggio di Pranu Sartu, che resta uno dei punti di riferimento del patrimonio minerario – prosegue ancora Farris – e le vecchie palazzine che risalgono agli anni dell’attività mineraria. A questi gioielli che fanno parte del progetto internazionale Cattedrali del mare – prosegue Farris – uniremo il patrimonio naturalistico che comprende i numerosi sentieri che dal centro abitato di Buggerru arrivano sino alle campagne e, naturalmente, le coste ricche di spiagge e scogliere. «Attraverso il programma cattedrali del mare e seguendo l’esempio spagnolo – conclude il sindaco – stiamo allestendo un vero e proprio percorso che dia la possibilità al potenziale turista di conoscere tanto l’ambiente circostante quanto il patrimonio storico e naturalistico del nostro territorio». (d.m.)

    L’Unione Sarda del 06/10/2007

  6. Turismo sostenibile. La difesa degli ecosistemi e della biodiversità può coniugarsi con le vacanze pulite e culturali, e produrre anche reddito…

    LA NUOVA SARDEGNA – Economia: Sostenibile è bello e intelligente 23.10.2007

    Puntare sull’ambiente ma il linguaggio dev’essere comune

    di Stefania Siddi CAGLIARI. L’ambiente è l’unica risorsa su cui puntare per uno sviluppo del turismo sostenibile. Salvaguardare l’ambiente, dev’essere un principio inderogabile. E ancora: puntare sulla difesa degli ecosistemi e della biodiversità sono i fattori chiave. Questi sono i principi ma i frutti degli sforzi finora fatti non sono ancora arrivati: non c’è stata ancora quella maturazione, per dirla come parlano gli esperti. Comunque gli imprenditori del turismo hanno capito che questa è la strada da seguire: è l’unica che rappresenta una grande opportunità nella ricettività, nella ristorazione e nei servizi. Intorno a questi temi s’è sviluppato, ieri mattina, a Villa Muscas, il workshop dal titolo “Indirizzi e buone pratiche di turismo sostenibile in Sardegna”, organizzato dal Formez nel quadro del programma nazionale Empowerment, a cui ha preso parte anche l’assessore regionale al Turismo, Luisanna De Pau. Il punto di partenza. Sul turismo sostenibile manca ancora una definizione univoca, ma negli ultimi anni si è registrata un’impennata della domanda di vacanze pulite e culturali. La Sardegna in questo ha ancora una forte competitività: nonostante la cementificazione delle coste negli ultimi decenni, non esiste ancora un’emergenza ambiente. ‹‹Questa vosta salvezza — ha dichiarato Lionello Punzo dell’università di Siena e Direttore dell’Osservatorio Europeo sul turismo sostenibile – non significa che si debba arrivare all’ emergenza prima di prendere provvedimenti››. Non serve, dunque, la catastrofe, per tracciare una strada comune. Il punto di arrivo. Le decisioni sull’ambiente della Giunta regionale, con il Piano Paesaggistico Regionale, sono state — secondo Punzo — un segnale importante. Anche per il responsabile del progetto, Gianni Agnesa del Formez, l’urbanizzazione è il maggior pericolo. ‹‹Capisco — ha detto — che i proprietari dei terreni siano interessati a costruire, ma l’interesse del singolo deve continuare a essere marginale rispetto agli evidenti vantaggi collettivi futuri››. Gli effetti. Il turismo tuttavia, benché sostenibile, ha sempre un impatto ambientale in termini di emissioni, rifiuti, inquinamento delle acque, consumi di risorse naturali e consumi energetici. Il turismo radicato e sostenibile invece non entrerà mai in conflitto con le popolazioni, ma anzi — secondo gli epserti — creerà sempre e solo benefici socio-economici condivisi. Per la Sardegna puntare su un turismo sostenibile e l’ambiente è anche una strategia per superare il limite della stagionalità di un turismo marittimo-balneare e della scarsa integrazione economica con gli altri settori produttivi, senza dover concorrere con prezzi al ribasso. L’avere individuato nel turismo sostenibile un settore strategico ha fatto in modo che la Sardegna possa avere un ruolo di traino anche nel Mediterraneo. L’assessore De Pau ha ricordato il Coast Day e la settimana delle coste sarde. «È importante — ha detto De Pau — puntare sulle aree marine protette, ma anche fare in modo che diventino anche redditizie››.

  7. The amount was for $4,000 which by today’s standards could be about $40 K inflationgo figure http://iPir.at moreover, there may be a dramatic increase inside volume of bounced cheques, which ironically cost the consumer more in nsf fees from the bank this would for a payday advance loan.