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I RILUTTANTI DI KYOTO

di John Vidal – da The Guardian. Scelto e tradotto per Megachip da Fabrizio Bottini

I paesi in via di sviluppo, come Cina o India, non sono disponibili a siglare un nuovo patto globale sul cambiamento climatico nel 2012, a sostituire il protocollo di Kyoto, perché il mondo ricco ha mandato di offrire un chiaro esempio di tagli delle emissioni, secondo il massimo responsabile del settore all’Onu. Rajendra Pachauri, a capo dello Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc), afferma che troppi paesi, ad esempio gli Usa, non hanno intrapreso le azioni necessarie a convincere quelli in via di sviluppo a firmare un accordo il prossimo anno a Copenaghen che potrebbe contribuire a stabilizzare le emissioni.

"Si potrebbe anche non riuscire a raggiungere di colpo un accordo, diciamo entro Copenaghen, che tracci la via per mantenere alcuni obiettivi di lungo termine" ha dichiarato Pachauri al Guardian . "Guardando alla situazione generale, dubito che qualcuno dei paesi in via di sviluppo prenderà qualche impegno, prima di aver visto assumere una posizione precisa quelli ricchi".

E aggiunge che esistono "motivi di sgomento" di fronte al mancato tagli delle emissioni di carbonio dei paesi ricchi. "Questo non riesce a convincere nessuno del fatto che chi si è impegnato ad agire per primo sia davvero intenzionato davvero a farlo. E in molti paesi in via di sviluppo si ha la sensazione – in realtà la gente lo dice molto chiaramente – che questi [i paesi ricchi] scaricheranno tutto sulle nostre spalle. Ecco perché è necessario che il mondo sviluppato si guadagni una certa credibilità".
Pachauri afferma che la Germania ha dato un buon esempio, con investimenti significativi nelle energie rinnovabili, e la Gran Bretagna si è comportata "abbastanza bene". Il Regno Unito è sulla strada della riduzione delle proprie emissioni di gas serra, come richiesto da Kyoto, anche se mancherà il proprio obiettivo interno specifico di ridurre l’inquinamento da anidride carbonica del 20% sui livelli 1990 entro il 2010. Se si calcolano anche le emissioni di aviazione e marina, l’anidride carbonica britannica ha anche superato quelle del 1990.

Gli analisti sostengono che un nuovo accordo globale deve essere concordato entro l’incontro di Copenhagen, perché possa entrare in vigore per il 2012, dato che ci vorranno parecchi anni per la ratifica da parte dei vari paesi. Se non ci sarà pronto un nuovo accordo sottoscritto al momento della scadenza di quello di Kyoto, allora potrebbe crollare la fiducia nei mercati emergenti di scambio: considerati un elemento chiave per ridurre l’inquinamento da gas serra. Programmi come quelli di scambio europei, lanciati ai sensi di Kyoto, obbligano le imprese che inquinano a investire in crediti di carbonio o tecnologie pulite, ma si basano sul proseguimento dei tetti massimi oltre il 2012.
Pachauri, che è anche direttore generale dello Energy and Resources Institute a New Delhi, India, aggiunge: "Non credo che [Cina e India] si uniranno al gruppo al primo tentativo. Credo che preferiranno verificare se esiste qualche consistenza nelle ambizioni dei paesi ricchi, prima di assumersi impegni volontari".

L’anno scorso Pachauri, economista e studioso di scienze dell’ambiente, ha ricevuto il premio Nobel a nome dello Ipcc, vinto insieme all’ex vicepresidente americano Al Gore. Lo Ipcc esamina lo stato degli studi sul clima e pubblica i rapporti che costituiscono le base dell’azione internazionale dell’Onu.
Qualunque riluttanza da parte della Cina a partecipare a un nuovo accordo costituirebbe un problema per il nuovo presidente Usa, che potrebbe siglare un accordo a Copenaghen l’anno prossimo e vederselo respingere dal Senato. Molte importanti personalità degli Stati Uniti hanno affermato che con ci sono poche probabilità che il Senato ratifichi un nuovo trattato che non comprenda l’azione della Cina sulle proprie emissioni di carbonio in forte crescita. Tutti e tre I candidate presidenziali hanno promesso un forte impegno nazionale sul riscaldamento globale, e si prevede assumeranno un ruolo più costruttivo dell’amministrazione Bush, nella ricerca di un nuovo accordo internazionale.

Yvo de Boer, segretario esecutivo della Framework Convention on Climate Change dell’Onu, ha dichiarato a un incontro dello Ipcc a Budapest questa settimana che sarà "molto, molto difficile" raggiungere un accordo. E avverte che se le emissioni di carbonio di Cina e India continueranno a crescere allo stesso ritmo delle loro economie, l’umanità non sarà in grado di evitare livelli critici di riscaldamento.
Pachauri spiega che c’è ancora tempo a disposizione dei paesi sviluppati per convincere India e Cina a siglare un nuovo accordo entro il prossimo anno, ma che ciò richiede "provvedimenti e azioni" nel giro di pochi mesi.
E chiede con urgenza ad altri paesi ricchi di seguire l’esempio dell’Europa, fissando obiettivi ambiziosi di riduzione del carbonio per i prossimi dieci anni. Dice che è necessario più denaro per aiutare i paesi poveri a prepararsi ai probabili impatti del riscaldamento globale, e anche "qualche sforzo tangibile per tradurre in realtà il trasferimento tecnologico".

I paesi ricchi potrebbero aiutare la Cina a investire in centrali a carbone più efficienti, per esempio. "Se ci fossero interessi bassi nei finanziamenti di queste azioni, le renderebbero molto appetibili per i paesi in via di sviluppo".

Gran Bretagna e Usa si sono impegnate a sostenere i nuovi fondi della Banca Mondiale per l’adattamento al cambiamento climatico e il trasferimento tecnologico, ma paesi poveri e gruppi ambientalisti sono piuttosto scettici, e preferiscono che queste risorse siano amministrate attraverso l’Onu. Le nazioni ricche già in passato non hanno mantenuto promesse del genere: dei promessi 600 milioni di sterline per le misure di adattamento alla fine dell’anno scorso se ne erano versati al fondo Global Environment Facility solo 90 milioni.

~ di Blog Admin on 23 Aprile 2008. Tagged: , ,

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