header image
 

“Bonifiche, l’Eni si chiama fuori”. E ti pareva …

Porto Torres. Il colosso della chimica cerca di aggirare l’accordo per il recupero ambientale della zona .

Ricorso al Tar del Lazio: chiedete i danni alla Sir.

Samuele Schirra – L’Unione Sarda – 2 Dicembre 2009

I colossi della chimica frenano le bonifiche. Sasol, Syndial e Polimeri Europa hanno presentato un ricorso al Tar del Lazio nei confronti del ministero dell’Ambiente, degli enti locali (Regione, Provincia, Comuni di Sassari e Porto Torres) e del Consorzio industriale provinciale di Sassari. La volontà delle aziende è quella di far annullare l’accordo di programma firmato lo scorso settembre, che ha destinato 8,2 milioni di euro alla caratterizzazione (analisi di terreni e acque) e alla messa in sicurezza di alcune zone inquinate del sito d’interesse nazionale, distribuite lungo trenta chilometri, da Fiume Santo alla discarica di Calancoi, alle porte di Sassari.
LA CONTESTAZIONE Le tre società, due delle quali fanno capo all’Eni (Syndial e Polimeri Europa), contestano ciò che è scritto nelle premesse del documento siglato nella sede del dicastero verde, che individua le multinazionali come «soggetti obbligati» a risarcire le somme dovute per i danni ambientali. Un’etichetta di inquinatori che i vertici dell’azienda non vogliono farsi appiccicare addosso, perché non si sentono responsabili della diffusione di veleni nell’area industriale turritana che, a loro dire, sarebbe da imputare alle industrie del passato, leggasi la Sir di Nino Rovelli. Tutto accade mentre in Tribunale pende però una richiesta di rinvio a giudizio proprio sui dirigenti Sasol ed Eni per l’inquinamento, non datato ma recente, dello stabilimento petrolchimico e dello specchio di mare antistante, accertato dall’inchiesta del pm Michele Incani nel 2005, che coinvolge anche un’altra società, la Ineos. Il giudice si esprimerà il 16 dicembre.
LA DIFESA La pattuglia di avvocati dei giganti della chimica chiede comunque l’annullamento dell’accordo di programma che sarebbe viziato, secondo le toghe, da criteri di illegittimità. Nelle istanze presentate dagli avvocati Federico Peres, Luciano Butti e Riccardo Chilosi per conto di Sasol, e da Stefano Grassi in rappresentanza dell’Eni, vengono contestate alcune righe dattiloscritte che riguardano il risarcimento per danni ambientali. Le aziende vengono identificate come «titolari di doveri di custodia delle aree contaminate che omettendo o ritardando di adottare misure indispensabili ad impedire la diffusione/dispersione incontrollata degli inquinanti presenti determinano o concorrono a determinare un inquinamento dell’aria, della falda, delle acque, dei suoli o anche solo l’aggravamento dell’inquinamento». Una tesi mal digerita dai vertici della chimica italiana che, dopo quello per i posti di lavoro nella fabbrica, avviano un nuovo braccio di ferro con il Nord Sardegna, stavolta sul fronte della tutela ambientale.
L’INTESA L’accordo di programma sulle bonifiche prevedeva un finanziamento frazionato in più segmenti: studi di fattibilità, caratterizzazioni della fascia costiera, la messa in sicurezza della discarica di Calancoi e le analisi dei terreni pubblici (le aree del Consorzio industriale provinciale, il centro intermodale regionale, i terreni agricoli, i tratti terminali dei corsi d’acqua Rio Mannu e Fiume Santo). Ma il ricorso presentato al Tar del Lazio dai Golia della chimica rischia di rimandare a data da destinarsi la cancellazione dei veleni dal sito industriale di Porto Torres.

~ di Blog Admin on 2 Dicembre 2009.

I commenti sono chiusi