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Social Yogurth


Social yogurt

Si chiama "social business", si tratta di un’impresa che produce beni e servizi sul mercato, ma non paga dividendi, bensì li reinveste in opere sociali. E’ la nuova frontiera di lotta del professor Muhammad Yunus, creatore del microcredito e premio Nobel per la Pace. Che ne ha già realizzata una in Bangladesh: la Grameen Danone. E qui si racconta a VpS.

Di Federico Bastiani

E’ bello sognare un mondo migliore, ma è possibile per ciascuno di noi fare qualcosa che porti quel mondo un po’ più vicino alla realtà? E’ la prima domanda che viene da porre al prof. Yunus, il banchiere dei poveri, padre del microcredito e premio Nobel per la Pace nel 2006. Uno che "qualcosa" l’ha fatta davvero. "Si tratta di cominciare dal "micro"", sostiene senza esitazione il professore, "creare una piccola organizzazione volta a realizzare una parte limitata dell’obiettivo, anche tre sole persone che si mettono insieme per affrontare uno specifico problema locale suscettibile di una soluzione a quella scala. Una cosa cui ho attribuito il nome di "tribuna per l’azione sociale"".
Pare che la parola "micro" sia la chiave di tutto per il prof. Yunus. E ci tiene a sottolinearlo in contrapposizione ai mega progetti che rischiano di risultare solo fumo. Nel 2000 i governanti di tutto il mondo si sono riuniti all’Onu per impegnarsi, tra l’altro, a ridurre della metà il numero dei poveri entro il 2015. Sono passati otto anni e i risultati ancora non si vedono.
"Mi fa piacere sottolineare che in questo panorama il mio paese, il Bangladesh, rappresenta una felice eccezione", dice Yunus.

Sì global, ma…

"Io sono un sostenitore della globalizzazione", precisa il professor Yunus, "però abbandonata a se stessa può essere devastante". Un esempio gli piace usare per parlare del commercio mondiale. "E’ come avere un’autostrada a cento corsie che solca la superficie del globo. Se rimane senza pedaggio, senza controlli e limiti di velocità, sarà rapidamente occupata dai tir provenienti dai paesi con le economie più potenti".
Yunus, che è una persona poco teorica e molto pratica, ha presentato da poco il suo nuovo libro "Un mondo senza povertà" (Feltrinelli, 2008) dove, appunto, non ci sono teorie ma esempi di come il business sociale nel suo paese è servito per risolvere qualche problema.
Ci sono molte ong, organizzazioni che sviluppano ottimi progetti d’aiuto allo sviluppo, ma Yunus ha voluto andare oltre. "Il settore più efficiente e più innovativo sul piano finanziario è il mondo degli affari, che non ha mai elaborato uno schema per applicare le sue tecniche alla lotta contro la povertà".

Lo yogurt sociale

Nel 2005, ancor prima di diventare premio Nobel, Yunus ha incontrato il presidente del gruppo francese Danone per sviluppare il progetto di fornire un prodotto di qualità come lo yogurt Danone alla gente povera del Bangladesh senza fare beneficenza, ma a un prezzo accessibile per tutti. E’ nata così la Grameen Danone. L’idea è semplice, come spiega Muhammad Yunus: "Un’impresa con finalità sociali è un’impresa a tutti gli effetti, ma non paga dividendi. Si limita a vendere i suoi prodotti a un prezzo tale da coprire tutti i costi". Gli azionisti possono ritirare il capitale investito nell’impresa dopo un certo periodo di tempo, ma non ricevono alcun profitto sotto forma di dividendi. Tutti i profitti che l’impresa realizza restano all’interno e sono utilizzati per finanziarne l’espansione, per creare nuovi prodotti o servizi per contribuire al bene del pianeta.
Frank Riboud, presidente di Danone, ha sviluppato questa joint venture con la Grameen Bank di Yunus riuscendo a costruire un piccolo stabilimento in una zona rurale del Bangladesh, presso la città di Bogra. Qui si produce lo Shoktidoi (letteralmente "yogurt che rende forti") con latte di mucche locali e melassa di datteri, venduto a 5 taka, circa 6 centesimi di euro. Si tratta di un prodotto concepito, insieme all’ong Gain (Global Alliance for Improved Nutrition), appositamente per il Bangladesh: la sua composizione è infatti studiata per sopperire alle specifiche carenze nutritive dei bambini che vivono nella zona dove sorge lo stabilimento. Qui però spesso non c’è elettricità e la refrigerazione dello yogurt diventa difficile, ma Yunus ha trovato la soluzione. "Lo stabilimento è stato costruito vicino al villaggio e sono le donne, quelle donne che hanno beneficiato del credito della Grameen Bank, a occuparsi della distribuzione porta a porta". Oggi la Grameen Danone produce 10.000 tazze di yogurt Shoktidoi al giorno, acquistando il latte da 400 allevatori locali, per cui rappresenta una stabile fonte di reddito. E ha creato 350 nuovi posti di lavoro per le donne.

Responsabilità d’impresa?

Ciò che Yunus tiene a precisare è che il social business si basa su presupposti diversi da quella che oggi è largamente conosciuta come responsabilità sociale d’impresa.
"I presupposti della responsabilità sociale d’impresa sono buoni", afferma Yunus, ma nella sostanza le cose stanno in modo diverso. "Potrei riassumerlo così: realizza il massimo profitto possibile anche se per farlo devi sfruttare i poveri, ma destinane poi una parte a sostegno d’iniziative sociali o per la creazione di una fondazione che persegua un programma di utilità sociale e non dimenticarti di pubblicizzare largamente quanto è generosa la tua azienda".
In pratica quello che ha fatto la Shell nel delta del Niger, in Nigeria. Ha trivellato petrolio a suo piacimento non rispettando le richieste degli indigeni, gli Ogoni, poi si è preoccupata di pubblicizzare il villaggio che ha costruito per la popolazione vicino all’impianto d’estrazione con tanto di asili, giochi per bambini e molto altro.

Manager contro la povertà

"Con l’impresa a finalità sociali – spiega Yunus – le cose vanno in modo diverso; essa è gestita con gli stessi criteri adottati dalle imprese tradizionali e quindi, molto spesso, non recupera solo i costi, ma ottiene anche profitti, però si tratta di giusti profitti, realizzati senza sfruttamento, con l’obiettivo prioritario di un miglioramento sociale".
Su questi presupposti si basa l’ottimismo di Yunus, poiché i manager del futuro potranno contare su una formazione più aperta, attenti a studiare progetti come quello della Grameen Danone dove si è riusciti nell’intento di fornire un alimento importante, ricco di calcio come lo yogurt, ai bambini poveri del Bangladesh senza fare beneficenza.
Nel libro il prof. Yunus sottolinea più volte l’entusiasmo con cui i manager della Danone si sono gettati in questa impresa nuova per loro con la consapevolezza di contribuire a un mondo migliore che li ha ripagati d’ogni sforzo, non in termini di dividendi, ma in termini di felicità.


da http://www.volontariperlosviluppo.it/cms/index.php?option=com_content&task=view&id=352&Itemid=166

~ di Blog Admin on 6 Dicembre 2009.

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